Per la tv di Hamas Tel Aviv era una città palestinese!!!

Traduzione dalla MEMRI-TV: Tel Aviv era una città palestinese

Dispaccio speciale n.1928 –14 Maggio 2008

Autorità Palestinese/Progetto studi sul Jihad e sul terrorismo

Il nonno della tv di Hamas insieme al coniglio Assud insiste che Tel Aviv era una città palestinese

Quelli che seguono sono un estratto dallo show per i bambini della tv di Hamas “Pionieri del domani”, che è andato in onda sulla tv di Al-Aqsa il 9 Maggio 2008.

Questo testo è seguito da altre clips degli archivi della MEMRI-TV riguardo “Pionieri del domani”.

“Tel Aviv si chiamava Tel Al Rabi’, ma i Sionisti e gli Ebrei hanno ebraicizzato il nome in Tel Aviv”

Assud il coniglio: “Nonno, dove vivevi? In quale città”?

Nonno: “Noi vivevamo nel più bel posto in Palestina”

Assud: “Dove”?

Nonno: “Mio caro, tu non hai mai visto questo posto. Vivevamo a Tel Al-Rabi(la parola araba per indicare la primavera, che in ebraico è aviv). Che bel posto. Mio Dio, quando la richiamo Tel Al-Rabi’, che i Sionisti hanno chiamato…”

Assud: “Non c’è nessun posto che si chiama Tel Al-Rabi’. Che c’è, nonno? Sei diventato senile”?

Nonno: “Non sono senile. La mia testa funziona bene. Come fai a dire che sono senile? Questo posto si chiamava Tel Al-Rabi’, ma i Sionisti e gli Ebrei hanno ebraicizzato il nome in Tel Aviv. Da dove viene questa Tel Aviv? E’ stata Tel Al-Rabi’ per generazioni, nella terra di Palestina, accanto a Yafa. Come fai a dire che sono senile? Io so questo. La mia testa funziona bene. Stai provando a confondermi? Io non sono senile. Io ho documenti e prove. Ho tutto le carte qui. I documenti sono qui con me. Come fai a dire che sono senile? Ho tutti i documenti qui con me. E’ tutto qui, dai tempi dei britannici ed anche prima. Questa è la nostra terra, così come i campi, gli alberi e le case. Posso mostrarti la chiave. Mi chiami ancora senile? Io ho le prove”.

Assud: “Perdonami nonno, non è colpa nostra. E’ colpa dei programmi scolastici, che non ci insegnano che Tel Aviv si chiama Tel Al-Rabi’ e viceversa“.

Nonno: “No, mio caro, non prendertela con me. Io lo so e ho le carte ed i fatti che lo dimostrano. Il nome Tel Al-Rabi’ è stato cambiato dagli Ebrei ed ebraicizzato in Tel-Aviv. Loro hanno inventato tutti questi nomi. Ashdod infatti è Isdud. Ashkelon è Al-Majdal. Dove hanno preso questi nomi? Al-Sab’ si chiama Beer-Sheva! Sono tutti una bugia. Sono tutti pseudonimi. Yafa, Al-Lydd, Al-Ramla, Al-Sab’, hanno cambiato tutti questi nomi e li hanno ebraicizzati ed ora dicono: Cos’è Tel Al-Rabi’? Non esiste. E’ Tel Aviv. E’ tutta una bugia. Tutti questi nomi sono stati ebraicizzati dagli Ebrei”.

Per vedere questa clip, cliccate qui

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Clips dagli archivi della MEMRI-TV riguardo lo show “I Pionieri del domani”

Il coniglio di Hamas Assud esorta a boicottare i prodotti danesi e minaccia di uccidere i danesi a causa delle vignette su Maometto

Il coniglio di Hamas, Assud, sostituisce suo fratello “martirizzato” Nahoul(l’ape), vuole liberare Al-Aqsa e mangiare gli Ebrei

L’ape della tv di Hamas, Nahoul, piange per la sua famiglia “martirizzata” e parla con i bambini riguardo la macellazione degli animali

Ospite della tv di Hamas, la bambina Saraa Barhoum, canta “Abbiamo liberato Gaza con la forza”

L’ape di Hamas, Nahoul, minaccia gatti e leoni nello zoo di Gaza ed invita a liberare la Moschea di Al-Aqsa

L’ape Nahoul sostituisce Farfour, il topolino della Tv di Hamas e sostiene di continuare il suo sentiero di martirio e Jihad

Farfour, il topolino di Hamas, viene “martirizzato” nell’episodio finale dello show per i bambini della tv di Hamas “Pionieri del domani”

La tv di Hamas insiste nell’incitamento dei bambini nei propri show

Traduzione di Davide Santoro -Redattore di Ebraismo e Dintorni e membro dell’associazione romana “Amici d’Israele”

Memri

Israele e il fronte della menzogna

Israele e il fronte della menzogna

Israele è sotto assedio intellettuale e morale, in Europa, nei giorni del suo sessantesimo compleanno. Minoranze faziose e rumorose contestano brutalmente il suo diritto alla festa, alla presenza come stato ospite, dunque come paese e come popolo, come identità nazionale, in manifestazioni culturali come le fiere del libro di Torino e di Parigi. C’è diritto al dissenso, sebbene il «boicottaggio» e il rogo delle bandiere siano livelli di rottura delle convenzioni polemiche, e di odio, duri da sopportare. Ma la questione vera è: che cosa significa questo dissenso?

Siamo sempre allo stesso punto, sebbene proprio questo punto sia futilmente, ipocritamente negato: è in discussione il diritto all’esistenza di uno stato ebraico in Medio Oriente. Alcuni tra gli odiatori di Israele negano che questa sia la posta in gioco e si rifugiano nella distinzione fra la critica della politica dei governi, legittima, e l’inimicizia verso lo stato. Altri, più duri ma più chiari e sinceri, stanno sulla scia di Tariq Ramadan, il controverso predicatore e agitatore islamista euro-occidentale che vuole uno stato senza radici ebraiche al posto di Israele, cioè la scomparsa del sionismo, del focolare nazionale degli ebrei.

Teoricamente Israele potrebbe voltarsi dall’altra parte e occuparsi della vera minaccia alla sua sicurezza, che è la minaccia nucleare dell’Iran di Mahmoud Ahmadinejad. A 60 anni quel paese benedetto, quella democrazia unica in quelle forme in Medio Oriente, quello stato-guarnigione uscito dalle tragedie del Novecento e da sogni plurisecolari gode per certi aspetti di buona salute, ha fatto immensi progressi. Nell’analisi del Financial Times, gli israeliani «hanno molte ragioni per guardare con soddisfazione alla loro storia e con fiducia al loro futuro». Il loro è un paese ricco, robusto, con una rete di alleanze solida, a partire da quella con il paese più potente del mondo, gli Stati Uniti; e hanno un esercito non invulnerabile ma che torreggia sui vicini, come d’altra parte primeggiano le loro tecnologie, il loro grado di felice integrazione di etnie, lingue ed esperienze diverse, la forza delle istituzioni e della cultura laica e religiosa. Ma Israele non si volta dall’altra parte, e ha ragione di non farlo, davanti alle provocazioni ideologiche delle élite e dei gruppi militanti antisionisti in Europa.

Quando Gianni Vattimo, un filosofo che ama scherzare con le proprie idee nichiliste, rivaluta i Protocolli degli anziani savi di Sion, cioè il clamoroso falso antisemita che l’Europa ha esportato in terra islamica e ora reimporta dopo nuovi nutrimenti e consolidamenti in lingua araba, il veleno della delegittimazione e dell’odio ricomincia a circolare e il disagio prenucleare di Israele, quello che conta come pericolo imminente e chiaro, si ripropone in tutta la sua portata. Gli ayatollah e Ahmadinejad hanno giocato la carta del negazionismo e dell’antigiudaismo in modo chiaro, hanno costruito ponti con la comunità intellettuale europea invitando i suoi studiosi antisemiti a convegni storici parodistici ma insidiosi, l’assedio di Israele stringe insieme un fronte molto più robusto e ampio di quanto non sembri, da Teheran a Torino, a Oxford, alla Rive gauche: il fronte della menzogna.

Israele può essere minacciato esistenzialmente perché non esiste nelle carte geografiche su cui studiano generazioni di arabi e di iraniani, e può essere messo in stato d’assedio perché la sua storia viene negata in Europa. Negata come vicenda umana fatta di emigrazione, di guerre contro il rifiuto arabo, di lotta per l’indipendenza sotto il mandato britannico. Negata come fatto e come diritto sancito dalle Nazioni Unite

Giuliano Ferrara

(Fonte: Panorama, 14 Maggio 2008 )

Libano: catturati iraniani, combattevano a fianco di Hezbollah

Libano: catturati iraniani, combattevano a fianco di Hezbollah – Yalibnan

Anche se gli Hezbollah si sono ritirati – per loro scelta (e quindi potrebbero ritornare e riprendere le ostilità) – da Beirut, con l’appoggio iraniano/siriano il gruppo terrorista libanese sta combattendo sulle colline circostanti.

Le mie fonti esclusive dei servizi segreti libanesi mi confermano che che un certo numero di terroristi combattenti di Hezbollah sono stati presi, nel corso del fine settimana e che non è in grado di parlare arabo, ma soltanto Farsi. Si tratta di iraniani e si sono qualificati o sono stati identificati da terzi come membri dei Guardiani della rivoluzione iraniana. Lo stesso gruppo che, sotto Khomeini, ha assunto si impadronì dell’ambasciata degli Stati Uniti a Tehran e tenne in ostaggio in Iran per oltre 444 giorni dei civili americani.

Come ho segnalato, la settimana scorsa, il capo dei Drusi, Walid Jumblatt, ha chiesto la fine dei voli in Libano dall’Iran. Sostenuto che probabilmente questi voli sono stati usati per trasportare i combattenti iraniani e le loro armi in Libano per una grande operazione ed un cambio del potere.

Ora, i suoi timori sono confermati.

Di nuovo, i membri dei Guardiani della rivoluzione iraniani stanno combattendo in nome di Hezbollah sul territorio libanese, nei pressi di Beirut.

L’Iran sta ampliando la condizione provvisoria di territorio satellite, dal sud del Libano all’intero paese. Dove è George Bush in questo frangente? Nessuno l’ha visto.

Debbie Shlussel – Yalinan – Traduzione Hurricane 53

Liberali per Israele