Caso all’Unesco: candidato alla presidenza afferma: «Brucerò di persona i libri israeliani»

Per fortuna questa dichiarazione da noi segnalata qui non è passata inosservata…….
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Il caso.Stato ebraico e Centro Wiesenthal sul piede di guerra per le minacce dell’esponente arabo

«Brucerò di persona i libri israeliani»

A rischio la poltrona di capo dell’ Unesco per il ministro della Cultura egiziano

Le parole di Hosni «ricordano il linguaggio e le azioni di un altro “ministro della Cultura”, il nazista Josef Goebbels»

Un personaggio a dir poco controverso, Faruq Hosni. E non certo nuovo a gaffe, polemiche, critiche. Ma questa volta il longevo e potente ministro della Cultura del Cairo (in carica da 21 anni, quasi quanto il raìs-faraone Hosni Mubarak) ha davvero esagerato. «Libri israeliani nelle biblioteche egiziane? — ha dichiarato il 10 maggio — Se li trovassi li brucerei io stesso». Frasi pronunciate in Parlamento, luogo che più pubblico non poteva essere. Frasi, ovviamente, non passate inosservate. E pensare che il ministro-pittore — nato nel 1938, un passato da (mediocre) artista ad Alessandria, poi da diplomatico a Parigi, infine a Roma — è (era?) in corsa per la prestigiosa poltrona di direttore generale dell’Unesco. A fine 2009, quando Koichiro Matsuura lascerà i vertici dell’agenzia Onu per la cultura e le scienze, molti Paesi arabi e non (si è parlato anche di Italia, Francia e Spagna) sarebbero (stati?) favorevoli a sostenerne la candidatura.

Quella frase del ministro — ex protégé di Atef Sedki (premier dal 1986 al 1996, morto tre anni fa), oggi molto vicino (si dice) alla First Lady Suzanne Mubarak, protagonista di frequenti battaglie con i Fratelli Musulmani, con i riformisti, perfino con membri del partito di governo, con quasi tutti in sostanza — ha però suscitato una vera bufera. L’ambasciatore israeliano al Cairo, Shalom Cohen, ha presentato protesta ufficiale al ministero degli Esteri egiziano. «Pronunciarsi contro la normalizzazione culturale è un conto», ha detto Cohen, riferendosi alle quasi nulle relazioni in ambito artistico, cinematografico e letterario tra i due Paesi, a frontedi una certa cooperazione economica, politica e di intelligence da Camp David in poi. «Emanare un tale odio è inaccettabile, porta alla memoria le pagine più buie della recente Storia», ha continuato l’ambasciatore, aggiungendo di «non aver una posizione particolare sulla candidatura di osni all’Unesco».

Molto più esplicita e dura la protesta del Centro Simon Wiesenthal. Che una settimana fa -ha scritto a Matsuura in persona — per mano del capo delle relazioni internazionali, Shimon Samuels — sostenendo che le parole di osni «ricordano il linguaggio e le azioni di un altro “ministro della Cultura”, il nazista Josef Gòbbels». E chiedendo la bocciatura di Hosni dalla gara per la guida dell’agenzia Onu.

Lui, il «piromane letterario» (definizione di Samuels), non ha negato. Ma ha detto che quelle parole andavano «contestualizzate». Stava rispondendo agli attacchi di un parlamentare integralista— ha detto — e sostenere che «avrebbe bruciato ogni libro israeliano si fosse trovato nelle biblioteche egiziane» era «un’iperbole». Un modo di dire che sicuramente tali libri non esistono. «Un ministro della Cultura non può chiedere di mettere al rogo nessun libro, nemmeno se israeliano», ha continuato, pur ribadendo che una «normalizzazione culturale» tra i due Paesi sarà possibile solo quando ci sarà una «pace giusta e globale» in Medio Oriente. Tesi appoggiata per altro dalla stragrande maggior parte degli intellettuali egiziani, compresi i (moltissimi) che non amano certo il loro ministro.

«Perché quella di Hosni non è politica, è solo terrorismo verbale», dice al Corriere Gamal Ghitani, il più importante scrittore egiziano, considerato l’erede di Naguib Mahfouz, direttore della rivista letteraria Akhbar al Adab su cui ha appena pubblicato un appello contro «il rogo di testi nemici». E ancora: «Per me tutti libri del mondo sono sacri, voglio poterli leggere e infatti li leggo. E se devo rispondere lo faccio con un altro libro. Quell’uomo non è certo un intellettuale, lo conosciamo bene per le sue censure di tanti scrittori egiziani, per i suoi tentativi di compiacere islamici e liberali. Che se lo prenda l’Unesco, per l’Egitto sarebbe un bene».

Un noto artista egiziano, che chiede di non essere citato, ricorda alcuni di questi «tentativi» di piacere a tutti. Come la proibizione del film «Codice da Vinci» («per ingraziarsi i cristiani»), la condanna del velo islamico («per farsi vedere liberai»), i riavvicinamenti alternati ai Fratelli Musulmani con frasi (tipo quella sui libri) che poi gli si sono ritorte contro. «E non dimentichiamo che quasi tutti i suoi uomini sono stati processati per corruzione, due sono ancora in carcere, e che il commercio illegale di antichità non è mai stato così fiorente come nell’era Hosni». Un personaggio che inoltre e comunque, conclude l’artista, «non ha certo la statura e le competenze per guidare l’Unesco».

Cecilia Zecchinelli

(Fonte: Corriere della Sera, 26 Maggio 2008 )

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10 Risposte to “Caso all’Unesco: candidato alla presidenza afferma: «Brucerò di persona i libri israeliani»”

  1. prudentissimo Says:

    Cari Amici, questo signore Minaccia di bruciare libri israeliani e fa male. Alcuni Israeliani, invece, HANNO GIA’ BRUCIATO, in un villaggio di Israele i Vangeli, distribuiti da religiosi “concorrenti”.( vedi notizia di una decina di giorni fa, riportata da tutti i media): aveva ragione Primo Levi quando raccontava che i tedeschi del suo campo di sterminio dicevano che l’orrore che avevano organizzato avrebbe contaminato anche le vittime…
    Ciao a Tutti!
    Prudentissimo

  2. Focus on Israel Says:

    Caro prudentissimo,

    come al solito la disinformazione imperante ha fatto sì che in molti credessero a quella notizia….come lei potrà leggere nel link seguente le cose invece sono andate diversamente….

    http://www.deborahfait.ilcannocchiale.it/post/1915628.html

  3. prudentissimo Says:

    Cari Amici, le polemiche lasciano il tempo che trovano, tutti rimangono della loro opinione ed è fiato specato. Non sarò io quello che si imbarca in una polemica. Vorrei, però, attirare la vostra attenzione sull’affermazione del vice-Sindaco Uzi Aharon ( così come riportato dalla sig.ra DeborahFait: “Noi li abbiamo pregati piu’ volte di lasciar perdere. per noi il proselitismo e’ vietato, non cercheremmo mai di convertire all’ebraismo chi pratica un’altra religione ma non possiamo tollerare che altri lo facciano con noi prendendo di mira soprattutto i piu’ deboli, i ragazzi, i piu’ facili da convincere.” Se ho capito bene in quella città NON si può fare proselitismo religioso, così come non si può fare in tanti Paesi islamici. Di questi ultimi lo sapevo, di quella Città israeliana, no. Adesso so una cosa in più. Infine, a voler essere precisi, forse causidici, il sig. vice Sindaco non ha negato che dei libri religiosi non ebraici sono stati bruciati ( forse senza intenzioni malevoli) in occasione di una festa locale. Apprezzo, peraltro, che abbiate pubblicato il mio post, perchè in altri siti che si dicono “liberali” e favorevoli a Israele qualunque obiezione, anche non sguaiata, non passa.
    Ciao a tutti!
    Prudentissimo

  4. Focus on Israel Says:

    Credo anche Lei converrà con noi se diciamo che una cosa è una affermazione di un Ministro della Cultura di uno stato come l’Egitto, un’altra una azione- contrastata fortemente dalle autorità- di poche persone

  5. Emiliano Says:

    Mi sembra giusto ridimensionare l’accaduto – ma andrebbe fatto anche quando i riflettori vengono puntati su altre realtà – ed allo stesso tempo riflettere sul fatto che dentro l’ebraismo, inteso come religione, vi siano alcune fratture (ad es. il fenomeno da me scoperto grazie a questa notizia dei messianici). Il fatto che un sindaco dichiari “non gradito” il proselitismo può essere letto sotto diversi aspetti. Per un laico come me sarebbe il mondo ideale, ma all’interno di altre realtà ed altre visioni non è un esempio di limpida democrazia.
    In generale, se è ovvio che stiamo parlando di un episodio circoscritto, è altrettanto ovvio che quei ragazzi non potevano non sapere cosa stavano facendo. A me basterebbe vedere applicata l’ovvia risposta (“si tratta di quattro imbecilli, ma è giusto vigilare”) a tutti i casi in cui ciò debba applicarsi….

  6. Daniele Coppin Says:

    La notizia degli opuscoli cristiani usati per i piccoli falò di una ricorrenza ebraica, è stata giustamente ridemensionata per quello che era. Se per accendere un fuoco utilizzassi uno di quegli opuscoli distribuiti dalle varie sette cristiane che spesso disturbano il riposo domenicale non credo che potrei essere definito un intollerante religioso. Qualcosa di simile a questo è accaduto perchè quei ragazzi non hanno fatto nemmeno caso a ciò che prendevano per accendere il fuoco.
    Cosa ben diversa sono i falò nazisti o le dichiarazioni che abbiamo letto qui.
    Il paragone tra Israele e gli Stati musulmani sul divieto di proselitsmo non è calzante: l’islam, come il cristianesimo, prevede il proselitismo e, quindi, il divieto negli Stati musulmani sancisce una disparità di trattamento tra religioni; non così in Israele, visto che la religione ebraica non prevede il proselitismo e, quindi, il divieto garantisce la parità tra religioni.

  7. prudentissimo Says:

    Egregio Daniele, mi ha molto colpito la Sua ultima frase “non così in Israele, visto che la religione ebraica non prevede il proselitismo e, quindi, il divieto garantisce la parità tra religioni.” Essa infatti lascia intendere che lo Stato di Israele è una teocrazia basata sulla Religione ebraica e che, pertanto, divieti e permessi non siano quelli indicati dalle Leggi che provengono dal Parlamento nazionale, bensì dai Testi sacri. Nè più nè meno di quanto accade in tanti Stati islamici dove la fonte del diritto è il Corano o dallo Stato della Città del Vaticano dove dal Vangelo e dai Canoni procede il diritto. Quanto dice è, per me, una cosa nuova che non sapevo e che adesso so.
    Ciao a Tutti!
    Prudentissimo

  8. Daniele Coppin Says:

    Egregio prudentissimo, le parole si possono interpretare in tanti modi, malevoli e non. Io preferisco considerare i fatti.
    1) La religione ebraica non si basa sul proselitismo e questo rappresenta innegabilmente una forma di rispetto per l’altro (inteso come non ebreo).
    2) L’islam si basa sul proselitismo, con le buone o con le cattive, e ciò rappresenta altrettanto innegabilmente una forma di prevaricazione dell’individuo.
    3) Israele è lo Stato degli Ebrei ed è nato come tale in quanto la sua ebraicità rappresenta l’unica garanzia per il suo popolo di non subire persecuzioni.
    4) Israele è uno Stato dove sono garantiti i diritti di tutti i suoi cittadini (con passaporto israeliano): gli arabi possono eleggere i loro rappresentanti in Parlamento; i non ebrei possono essere esentati dal servizio militare; donne e uomini, senza differenze di alcun tipo, possono accedere a tutti i ruoli della vita civile.

  9. Daniele Coppin Says:

    Voler a tutti i costi paragonare Israele ad una teocrazia musulmana significa non considerare le differenze sostanziali della vita quoitidiana, che sono quelle che contano veramente, ed ignorare (gli ebrei mi perdonino l’apparente paradosso) il carattere “laico” della religione ebraica che la distingue dall’Islam e dal Cristianesimo.
    Forse è proprio per questo che gli Ebrei sono riusciti a conservare il loro carattere di Nazione per duemila anni, risuscitando una lingua più antica del latino e realizzando il desiderio espresso a Pesach con la frase “il prossimo anno a Gerusalemme”.
    Non sono ebreo, ma credo che la capacità degli Ebrei di essere laici e, allo stesso tempo, credenti sia il vero segreto della loro forza morale difficilmente eguagliabile.

  10. Focus on Israel Says:

    EGITTO: HOSNY, BRUCIARE LIBRI EBRAICI? E’ PURA IDIOZIA

    (AGI) – Il Cairo, 6 dic. – “Figuriamoci – aggiunge il ministro – io da studioso ho avuto modo di interessarmi alla letteratura ebraica e facendolo qui in Egitto ho dovuto pagare di tasca mia per farmi tradurre i testi. Come possono pensare che mi venga in mente di bruciarli? Questa e’ una follia”. Per Hosny e’ dunque incredibile che siano state fatte artatamente circolare certe voci mentre al contrario – precisa – si “omette di attribuirmi un merito di cui sono orgoglioso, e cioe’ di aver operato da ministro per conservare ‘il patrimonio degli ebrei’. Vorrei ricordare che in questi ultimi anni ho fatto restaurare dieci sinagoghe e ho costruito un museo di storia ebraica in Egitto, e questo perche’ ho vissuto la mia infanzia con ebrei, italiani, greci’. ‘Io rispetto la letteratura, la poesia e le arti’,conclude il ministro, ‘indipendentemente se appartengano a Israele o a chiunque altro’. Hosny si e’ quindi definito ‘un servitore della cultura, in Egitto e nella societa’ intera’.(AGI)

    http://www.design-oggi.it/archives/0003582.html


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