Ramallah: infettate due guardie del corpo del premier palestinese Salam Fayad

Ramallah: infettate due guardie del corpo del premier palestinese Salam Fayad

Una busta contenente sostanze ignote ha infettato due guardie del corpo del premier palestinese.

Due guardie del corpo del premier palestinese Salam Fayad sono state infettate la scorsa notte da una “busta venefica” recapitata nel suo ufficio di Ramallah (Cisgiordania). Lo riferisce la agenzia di stampa palestinese Maan. La agenzia precisa che gli agenti, al contatto con la busta, hanno subito una immediata reazione cutanea. Sono stati ricoverati in ospedale e quindi dimessi. L’uomo che ha recapitato la busta è stato arrestato ed interrogato, aggiunge l’agenzia che si basa su informazioni ricevute da Jamal Zaqut, un consigliere del premier.

(L’Unione Sarda, 25 maggio 2008 )

D’Alemmah parla ancora di politica estera….

Governo: D’Alema, rischio è irrilevanza Italia all’estero

(ANSA) – 12:18 – Roma, 22 mag -“Io credo che il rischio vero, al quale è esposto il nostro Paese, sia quello dell’irrilevanza. E penso che un’Italia che si precludesse il dialogo con il mondo arabo, così come viene prospettato, non serva a nessuno, né ad Israele né all’Occidente”. E’ il timore espresso dall’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema, in un’intervista a ‘L’Unita” in cui spiega come sia necessario proseguire i contatti avviati con Hamas.

“Tutto questo – sostiene D’Alema – non perché ci piaccia Hamas, ma perché vi è consapevolezza che solo coinvolgendo Hamas si possa raggiungere la pace”. Quanto ai rapporti tra l’Italia del governo Prodi e gli Usa, D’Alema rivendica di aver sempre avuto “rapporti corretti e leali con gli americani, improntati all’amicizia e alla collaborazione ma anche alla franchezza”.

Stefania Craxi: governo non parla con Hamas, l’intelligence può

Mo: S. Craxi;governo non parla con Hamas, l’intelligence può

(ANSA) – 12:28 – Roma, 26 mag -“Il governo italiano non considera e non deve considerare Hamas un interlocutore politico”. Lo ha ribadito il sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi, nel corso di un’intervista su Radio 1. “Ma – ha aggiunto – un conto sono le posizioni ufficiali del governo, un’altra cosa è parlarci pragmaticamente sul terreno attraverso meccanismi di intelligence, che servono per alleggerire la situazione militare”.

“Guai – ha avvertito la Craxi – se le diplomazie lasciassero senza alcun controllo situazioni che possono degenerare”.

Il sottosegretario ha quindi ribadito che l’Italia deve da una parte appoggiare “la posizione che vede Israele giustamente preoccupato della propria sicurezza e dall’altra non tralasciare la causa del popolo palestinese”.

“Due popoli, due Stati resta una posizione sacrosanta. Non é una strada facilissima da perseguire. Soprattutto – ha concluso la Craxi – vedo un pochino l’ansia del presidente americano Bush che sta per finire il suo mandato di porre questa soluzione su un qualche binario. Spero che non sia un binario morto né frettolosamente scelto, perché questo è il rischio vero”.

Libano: Perduca (Pd),Suleiman su Israele non fa sperar bene

Libano: Perduca (Pd),Suleiman su Israele non fa sperar bene

(ANSA) – 12:03 – Roma, 26 mag -Le prime dichiarazioni del presidente libanese Suleiman su Israele non lasciano ben sperare il senatore radicale, eletto nelle liste del Pd, Marco Perduca.

“Anzi – ha osservato Perduca – pare proprio che per suggellare la sua elezione, frutto di un compromesso che dà il potere di veto su qualsiasi decisione a Hezbollah, il Libano adesso abbia come priorità l’unità nazionale nella difesa dallo Stato ebraico. Ricordiamoci che nei mesi scorsi sono stati ammazzati diversi parlamentari della maggioranza, mentre nel solo maggio almeno 60 persone sono cadute vittime della violenza di quel “partito di dio” con cui si è oggi voluto trovare l’accordo”.

“Oltre a confermare la presenza militare italiana nel contingente Unifil2, occorre dedicare – ha concluso Perduca – iniziativa politica per individuare, come chiede la risoluzione Onu 1701, le reali cause del conflitto che ormai è sempre più a carattere regionale, sostenere il lavoro del Tribunale speciale e porre fine alle vuote celebrazioni di una stabilità a-democratica. Gli ultimi 30 anni di storia libanese dovrebbero servire da monito”.