Libano, Frattini: Unifil può usare forza. Hezbollah disarmi

Libano, Frattini: Unifil può usare forza. Hezbollah disarmi

Roma, 27 maggio (Velino) – “Si è molto parlato delle regole d’ingaggio. L’uso della forza è consentito alle forze Unifil, per assicurare che quell’area non sia teatro di operazioni ostili o usata per resistere alle forze internazionali“. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini, nel corso dell’informativa resa sulla recente crisi libanese. “L’obiettivo – ha aggiunto – è quello di applicare in modo efficace le regole moltiplicare gli interventi di controllo. Noi confermiamo – ha proseguito – il nostro sostegno alla missione Unifil II, che riscuote un apprezzamento unanime, ha garantito la realizzazione di una zona cuscinetto. Certamente la risoluzione 1701 dà mandato di fornire assistenza alle forze libanesi per creare un’area libera dalle armi. Spetta comunque alle sole forze libanesi il disarmo. Le pattuglie congiunte stanno lavorando bene, per rendere ancora più efficace la nostra presenza, e ci terremo strettamente in contatto con l’Europa, gli Usa e i Paesi arabi”.

Quanto alla recente soluzione della crisi libanese, sancita dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica Michel Suleiman, Frattini ha osservato che “l’intesa raggiunta può essere la premessa di una nuova stabile pagina della storia del Libano. Non c’è stata ancora una decisione sulla ripartizione dei portafogli, sul programma del governo, sul rapporto con la Siria, sulle relazioni tra Libano e Israele. È evidente che in tutto questo vi è una condicio sine qua non, per la stabilizzazione del Libano: la necessità di attuare la risoluzione 1559 dell’Onu, che prevede il disarmo delle milizie, e in particolare di quella Hezbollah. Se non ci sarà lo smantellamento delle milizie e il consolidamento dell’esercito libanese, il consolidamento istituzionale del Libano non ci sarà. Il partito di Hezbollah – ha proseguito il ministro – è di fronte a una sfida: o assumere una corresponsabilità per realizzare l’accordo di Doha, oppure mantenere un atteggiamento di distinzione tra le parti dell’accordo che si preferiscono e le parti che si vogliono nascondere”.

“Dopo il conflitto del 2006, Hezbollah ha perso il favore di larga parte della popolazione libanese. La seconda incognita è il contesto regionale: vedo in prospettiva una possibilità di normalizzazione tra Libano e Siria. Damasco ha apprezzato, con la presenza del ministro degli Esteri, l’elezione di Suleiman. Questo è un punto chiave. Il principio di autonomia e di indipendenza sarà la chiave per avviare un negoziato sulla normalizzazione. È un aspetto ci dà ottimismo: fonti – ha aggiunto Frattini – parlano di contatti avanzati tra Israele e Libano per la restituzione a Israele di due soldati presi in ostaggio nel conflitto del 2006. Il negoziato è serio”.

(Mauro Bazzucchi) 27 maggio 2008 12:09

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