Israele, Zawahiri chiede attentati e Hamas uccide un kibbutznik

Israele, Zawahiri chiede attentati e Hamas uccide un kibbutznik

Roma, 5 giu (Velino) – La “ricaduta”, il termine usato per definire la guerra dei Sei Giorni (al-Naksa) che si differenzia da al-Nakba, il disastro, con cui si ricorda la guerra del 1948, “ci ha fatto scoprire la corruzione presente nei nostri regimi”. Gli eserciti arabi venivano mandati in Yemen e Congo, “ma quando è giunto il momento di combattere sul serio hanno fallito”. Secondo il numero due di al Qaeda, Ayman al Zawahiri, questo avvenimento storico avrebbe chiarito una volta per tutte i limiti dei regimi arabi e indicato che serve una nuova strategia di attentati contro Israele. Stamani si registrava l’ennesimo israeliano ucciso da una bomba nel kibbutz di Nir Oz, già sventrato in passato dai razzi di Hamas. “Nella guerra del 1973 è emersa subito la viltà dei traditori e dopo un solo giorno di guerra Sadat ha informato gli americani di non voler portare a fondo i combattimenti – aggiunge Zawahiri -. La risposta americana e israeliana è stata quella di bombardare il fronte egiziano e siriano che è subito ceduto. È emerso il fatto che questi regimi ufficiali non seguono nessun principio e non si basano su nulla se non sulla necessità di mantenere le loro poltrone e per questo sono falliti”. Partendo da questa parte della storia del mondo arabo, al-Zawahiri giunge alla conclusione che le trattative diplomatiche con Israele non porteranno risultati dando come unica soluzione ai palestinesi il ricorso alle armi. “Questo regime che ha venduto la Palestina è lo stesso che sta seguendo la via fallimentare delle concessioni ed è lo stesso regime che ha lasciato parte della Palestina e che attua l’embargo su Gaza per accontentare le volontà israeliane – afferma riferendosi all’Egitto -. O nazione musulmana, tu che sei la nazione più ricca al mondo, dove sono le tue ricchezze? Dove sono nascosti i proventi del petrolio? Nelle banche degli invasori crociato sionisti. Non c’è riforma e cambiamento politico se non col Jihad. L’islam è l’unica via vincente che potrà risollevare la nazione e tutta l’umanità”.

Nel ricordare quindi il ruolo centrale giocato dall’Egitto all’interno del mondo arabo-islamico, il numero due di al Qaeda invita le fazioni palestinesi a proseguire negli attentati kamikaze e nel lancio di missili contro Israele come unica soluzione per una fine vittoriosa del conflitto. “Questo anniversario della ricaduta ci fa capire il ruolo centrale giocato dall’Egitto nella storia dell’islam. Quando avrà una direzione di mujahidin guiderà tutta la nazione – conclude -. Dico ai fratelli palestinesi di ricordarsi di questa data per capire che bisogna ritornare ai confini del 1967. Dobbiamo mantenere i confini del 4 giugno 1967. Non fate marcia indietro, raddoppiate gli attentati kamikaze, il numero dei missili che lanciate e gli agguati contro Israele, non esiste un’altra soluzione”. Il messaggio è stato reso noto all’indomani della disponibilità di Hamas e del presidente palestinese Abu Mazen a tornare al tavolo dei colloqui e nell’anniversario della guerra dei Sei Giorni.

(Giulio Meotti) 5 giu 2008 15:08

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Continua la pioggia di razzi Qassam su Israele, un morto e tre feriti

Continua la pioggia di razzi Qassam su Israele, un morto e tre feriti

Gaza ,5 giugno 2008 – Un israeliano è morto per le ferite riportate dopo un attacco con razzi dalla Striscia di Gaza. Lo riferiscono fonti mediche israeliane. Secondo la tv panaraba al Jazeera ci sarebbero anche tre feriti, di cui due gravi.

Il razzo Qassam è caduto a Nir Oz, nel quadro di una evidente escalation di attacchi dalla Striscia negli ultimi giorni. Nel solo mese di maggio, del resto, gli attacchi con razzi o colpi di mortaio verso il territorio israeliano sono stati più di 300, anche se alcuni ordigni sono poi caduti di qua dal confine.

Rainews24

Testi palestinesi: ebrei denigrati come serpenti assassini

Testi palestinesi: ebrei denigrati come serpenti assassini

Durante il primo periodo sotto l’amministrazione del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), gli autori dei testi scolastici palestinesi avevano fatto qualche passo avanti, sfumando un po’ i toni tradizionalmente ostili con cui avevano fino ad allora descritto ebrei e Israele nei loro libri. Questi progressi però sono stati prontamente annullati dopo che Hamas ha vinto le elezioni generali palestinesi nel 2006.

È quanto emerge da un rapporto intitolano “Libri scolastici palestinesi: da Arafat ad Abu Mazen a Hamas”, approntato dall’Institute for Monitoring Peace and Cultural Tolerance in School Education (IMPACT-SE) e dall’American Jewish Committee.

La conclusione che sembra confermare la denuncia di parte israeliana secondo cui i testi scolastici palestinesi continuano ad essere in stridente contraddizione con lo spirito e la lettera del processo di pace avviato fra le parti sin dal 1993.

Il rapporto diffuso martedì scorso, che fa parte di un progetto che ha analizzato come vengono percepiti ebrei e Israele in 120 libri di testo palestinesi pubblicati fra il 2000 e il 2006, prende in considerazione in particolare i testi destinati agli allievi dell’11esimo e 12esimo anno di scuola, pubblicati negli anni 2005 e 2006. Con questi, infatti, è giunto a compimento un processo editoriale durato sette anni con il quale l’Autorità Palestinese ha a poco a poco sostituto con testi propri i vecchi testi scolastici giordani ed egiziani che erano in uso in tutte le classi delle scuole palestinesi.

I nuovi testi per le classi dal primo al decimo anno sono stati redatti durante l’amministrazione di Yasser Arafat, quelli per l’11esimo anno sotto il suo successore Abu Mazen, mentre quelli per il 12esimo sono stati approntati sotto il governo Hamas: pertanto l’analisi comparata dei testi rende conto dei cambiamenti intervenuti nelle scelte degli autori in questo lasso di tempo.

Dal 2001 l’istituto IMPACT-SE (già CMIP, Center for Monitoring the Impact of Peace) ha pubblicato 6 rapporti sui libri di testo dell’Autorità Palestinese.

Per inciso, l’Istituto ha anche analizzato con regolarità i libri di testo in uso nelle scuole israeliane, in particolare sotto il profilo della trattazione di temi come arabi, palestinesi, islam e processo di pace. L’analisi dei testi israeliani ha registrato un miglioramento nel tempo per quanto riguarda la descrizione del conflitto, la presentazione dell’islam, l’educazione alla tolleranza.

La maggior parte dei testi palestinesi per i primi dieci anni di scuola, quelli pubblicati sotto l’amministrazione Arafat – spiega l’autore dell’ultimo rapporto Arnon Groiss – non facevano cenno ad alcuna presenza ebraica nell’antica terra d’Israele/Palestina, e non rappresentavano lo stato di Israele sulle mappe moderne. Gli ebrei venivano denigrati come cospiratori e assassini.

Nei testi per l’11esimo anno di scuola, pubblicati sotto l’amministrazione Abu Mazen, sono comparse un paio di mappe che mostrano Israele all’interno della cosiddetta Linea Verde (la linea armistiziale tra Israele e stati confinanti in vigore tra il 1949 e il 1967). Questi libri trattano anche brevemente della storia ebraica in Medio Oriente. È in questi testi che è comparso per la prima volta il nome “Israele”.

Nel 2006, però, è salito al governo dell’Autorità Palestinese il movimento islamista Hamas, e nei testi per il 12esimo anno di scuola pubblicato sotto la nuova amministrazione questi miglioramenti sono immediatamente scomparsi. Gli ebrei vengono anzi equiparati a serpi assassine, e la lotta armata in nome della Palestina viene profusamente celebrata.

In questi libri di testo le autentiche rivendicazioni palestinesi rispetto a Israele – come le attività edilizie negli insediamenti in aree che i palestinesi rivendicano per il loro futuro stato o il tracciato della barriera difensiva là dove si discosta in modo significativo dalla ex-linea armistiziale – vengono mescolate a concetti schiettamente antisemiti.

“Rimostranze da parte dei palestinesi sono perfettamente legittime – dice Groiss – giacché essi si sentono duramente colpiti da Israele. Ma il punto è che gli israeliani e persino gli ebrei in generale vengono presentati solo e unicamente sotto questa luce senza alcun equilibrio né proporzione, il che è sbagliato”.

Il ritorno all’atteggiamento precedente appare completo, e persino peggiorato. Ad esempio, l’accusa a Israele di essere illegittimo perché eserciterebbe discriminazione razzista verso i palestinesi, introdotto negli anni ’90 in un testo-prova e poi omesso, ora è riapparsa e occupa gran parte del capitolo dedicato al fenomeno della discriminazione razziale nel mondo. Il processo di pace viene a mala pena citato e non in modo favorevole, in contrapposizione all’esaltazione della “liberazione” per mezzo della forza. Viene persino introdotto il concetto di “ribat”, già usato nei testi per allievi dal quinto al decimo anno ai tempi di Arafat , e che in questo contesto indica l’occupare posizioni contro i nemici dell’islam,. L’uso di questo termine, riferito ora a tutta la popolazione musulmana della Palestina, è inteso ad intensificare l’aspetto religioso della lotta contro Israele ed è propedeutico al concetto (non menzionato esplicitamente) di jihad. A differenza dei testi per l’11esimo anno, quelli per il 12esimo, così come quelli precedenti redatti ai tempi di Arafat, menzionano il concetto di “martirio” addirittura negli esercizi: uno di questi esercizi paragona il “martirio” ad una festa di nozze.

(Da: Jerusalem Post, http://www.edume.org, 4.06.08 )

Nell’immagine in alto: Dal testo per alunni del 12esimo anno “Il mondo islamico oggi”, p. 12, part. della mappa “Gli stati della Lega Araba”: la “Palestina” copre anche il territorio di Israele (che non compare).

Vedi anche:

Il testo del rapporto (in inglese)
http://www.edume.org/research/pa/index.html

“Gli ebrei vogliono corrompere e dominare il mondo“

Israele.net