CeSDIS: terrorismo navale in Medio Oriente

CeSDIS: terrorismo navale in Medio Oriente

Sembra che il terrorismo navale sia stata individuato dal mondo jihadista come la nuova frontiera della guerra all’Occidente; attraverso numerosi media di propaganda infatti viene sottolineata la necessità per i movimenti fondamentalisti islamici combattenti di condurre operazioni terroristiche in ambiente navale, sul modello di quella condotta nel 2000 contro la USS Cole in Yemen. E proprio al largo delle coste yemenite, alla luce dell’importanza strategica per l’economia mondiale delle rotte che di lì transitano, si incita a condurre attacchi contro le navi occidentali, al fine di portare la jihad anche sul mare.

Jamestown

Cesdis

6 anni dopo il fatto, Hamas rivendica la responsabilità di attacchi terroristici

6 anni dopo il fatto, Hamas rivendica la responsabilità di attacchi terroristici

Da un articolo di Ali Waked

Hamas sabato ha rivendicato la responsabilità formale per l’attentato suicida compiuto in un night club di Rishon LeZion nel 2002, in cui morirono 15 persone e decine furono ferite. Hamas ha spiegato che aveva tardato sei anni ad assumersene la responsabilità per “ragioni di sicurezza”. L’ organizzazione ha anche rivendicato una lista di altri attentati.

Un messaggio di Izz al-Din al-Qassam, il braccio militare di Hamas, dichiarava che l’’attentato a Rishon LeZion fu compiuto da un cittadino giordano di nome Nebil Moamar. L’ organizzazione non aveva rivendicato quell’attentato prima di sabato.

Hamas ha anche rivendicato l’attentato terroristico avvenuto su un autobus in Allenby Street a Tel Aviv nel settembre 2002, in cui persero la vita cinque persone e inoltre gli attentati falliti sulla ferrovia a Lod e contro un camion nel Pi-Gliloth Petrolium Terminal. L’ organizzazione ha anche annunciato di essere stata responsabile di attacchi a fuoco nella zona degli insediamenti di Beit Hagai e Gush Etzion.

Hamas concludeva il messaggio dichiarando, “Le nostre cellule nella West Bank sono in ordine e pronte ad attaccare il nemico al momento e nel luogo ritenuti corretti, in risposta ai crimini del nemico.”

Fonti palestinesi ritengono che Hamas abbia inviato il messaggio per ammonire Israele che, nel caso che l’accordo di cessate il fuoco non funzionasse, gli operativi dell’organizzazione sarebbero di nuovo in grado di compiere attentati terroristici in tutto il paese.

(Da: YneNews, 9.06.08 )

Israele.net

Procedimento alle Nazioni Unite contro una ONG ebraica

Procedimento alle Nazioni Unite contro una ONG ebraica

La Commissione delle Nazioni Unite sulle ONG (Organizzazioni Non Governative) è riunita da mercoledì a Washington con un ordine del giorno che prevede, fra l’altro, la possibilità di togliere all’organizzazione ombrello dell’ebraismo riformato – la World Union of Progressive Judaism – lo status di osservatore riconosciutole sin dal 1972. “Sarebbe un gesto estremamente ingiusto e arbitrario – ha dichiarato il presidente dell’organizzazione, il rabbino Uri Regev – Sarebbe una presa di posizione particolarmente deprimente per il modo in funzionano dibattito e decisioni oggi all’Onu”.

È Cuba che ha chiesto la revoca dello status dell’Unione Mondiale dell’Ebraismo Progressive dopo una sessione del Consiglio Onu per i Diritti Umani tenuta lo scorso gennaio a Ginevra dal titolo: “Violazioni dei diritti umani derivanti dalle incursioni militari israeliane nel territori occupati”.

Durante i lavori, per protestare contro l’attenzione della sessione centrata esclusivamente su Israele, il rappresentante dell’Unione David Littman ha cercato di leggere alcuni brani della Carta Fondamentale di Hamas che invoca la distruzione di Israele. Littman veniva interrotto per tre volte dalla presidenza sulla base del fatto che l’ideologia di Hamas non era argomento per il Consiglio. A quel punto, prima di tornare a sedere, Littman affermava rivolto alla presidenza che “c’è del marcio nella condizione di questo Consiglio”. Tale affermazione suscitava immediate proteste da parte soprattutto dei paesi islamici, che sostenevano che l’Onu era stata insultata dal rappresentante della World Union of Progressive Judaism.

La settimana scorsa la World Union of Progressive Judaism veniva informata dell’iniziativa a suo carico intrapresa presso la Commissione delle Nazioni Unite sulle ONG, e le veniva data un settimana di tempo per preparare la sua replica.

Lo status di osservatore permette ai rappresentanti delle ONG di accedere alle istituzioni dell’Onu, seguirne i lavori e prendere la parola durante le riunioni. Ora per la World Union of Progressive Judaism queste prerogative sono messe in forse: la Commissione è presieduta dal Sudan e, fra i suoi 19 membri, figurano Pakistan, Cuba, Egitto, Angola e Qatar. Gli altri membri sono: Burundi, Cina, Columbia, Rep. Dominicana, Guinea, India, Perù, Romania, Russia, Turchia, Stati Uniti, Regno Unito e Israele.

(Da: Jerusalem Post, 5.06.08 )

Si veda anche:

The Covenant of the Islamic Resistance Movement (HAMAS), August 18, 1988 (in inglese)

La tragica barzelletta dei falsi diritti umani

Sempre e solo contro Israele

Israele.net

Libano: Capo Fatah Al Islam critica Hezbollah in nuovo messaggio

LIBANO/ CAPO FATAH AL ISLAM CRITICA HEZBOLLAH IN NUOVO MESSAGGIO

Strali contro politici sunniti e l’Hezbollah sciita

Beirut, 10 giu. (Ap) – Shaker Youssef al Absi, leader in fuga del Fatah al Islam, il gruppo militante libanese ispirato ad al Qaida, ha registrato un nuovo messaggio audio in cui attacca i politici sunniti libanesi ma anche il movimento sciita di Hezbollah.

Nella registrazione, pubblicata su internet e trasmessa da diverse emittenti televisive locali, al Absi dice che è giunto il momento della vendetta contro i “nemici di Dio” e aggiunge che i kamikaze sono pronti all’azione. L’autenticità della registrazione non è stata ancora verificata.

Quello odierno è il secondo messaggio audio di al Absi, condannato a morte quest’anno da un tribunale libanese per un duplice attentato nel 2007. Attualmente è latitante. Lo scorso settembre era riuscito a scappare dal lungo confronto armato fra il suo gruppo e l’esercito libanese.