Gruppo islamico palestinese ammette legami con Al Qaida

Gruppo islamico palestinese ammette legami con Al Qaida

Minacce contro Iran e Hezbollah, “legati ad al-Qaeda ideologicamente”

GAZA – Per la prima volta un gruppo armato attivo all’interno dei territori palestinesi ammette pubblicamente il proprio legame con la rete terroristica di al-Qaeda. Il gruppo in questione si chiama «Esercito islamico». Intervistato dalla Tv satellitare al-Arabiya, il suo leader, Abu Muhammad al-Maqdisi, parla dei suoi rapporti con il gruppo di Osama Bin Laden e lancia nuove minacce contro Iran e Hezbollah, accusati di voler diffondere lo sciismo nei territori palestinesi. «Il nostro gruppo è legato ad al-Qaeda solo ideologicamente – spiega – Al momento non ci sono legami dal punto di vista organizzativo. Siamo presenti a Gaza, ma anche in Cisgiordania e all’interno dei territori occupati da Israele nel 1948».

Il leader denuncia il fatto che, seppur in modo molto limitato, a Gaza si stia diffondendo lo sciismo. «L’Iran sta cercando di diffondere lo sciismo nella regione – spiega – nonostante i contrasti esistenti con gli Stati Uniti, entrambi sono nemici di Allah e vanno combattuti. Iran e Hezbollah sono miscredenti e vanno combattuti come nemici di Allah». Questa nuova formazione jihadista palestinese sarebbe composta, a suo dire, da centinaia di combattenti e opererebbe al fianco delle altre fazioni armate, avendo già compiuto diverse operazioni contro Israele.

Al-Maqdisi ha però negato che i suoi uomini abbiano preso di mira i cristiani residenti a Gaza. «Non abbiamo niente a che fare con gli attentati compiuti contro i cristiani – aggiunge – né con quelli contro gli internet caffé o i saloni di bellezza di Gaza. Questi ultimi sono il frutto di atteggiamenti corrotti di basso profilo contro i quali non è utile usare la violenza». Nonostante ciò ha ammesso che da parte dei suoi uomini sono stati commessi alcuni errori, imputabili ai singoli, come quello dell’incendio del club giovanile cristiano di Gaza.

A proposito del sequestro del militare israeliano Gilad Shalit, pur avendo pianificato e partecipato al rapimento l’«Esercito islamico avrebbe lasciato alle altre formazioni la gestione della trattativa politica. A proposito invece del sequestro dell’inviato della Bbc Alan Johnston, rilasciato a luglio 2007 «l’obiettivo iniziale era quello di scambiarlo con la sorella Sajjada, in carcere ad Amman per gli attentati compiuti nella capitale giordana nel 2006, e con Abu Qatada, detenuto in Gran Bretagna. Ma la nostra commissione fatta da Ulema ha deciso di liberarlo per evitare che il suo sequestro provocasse lo spargimento di altro sangue palestinese».

(La Stampa, 11 giugno 2008 )

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