Tregua di Hamas solo per chi ci crede

Edizione 124 del 19-06-2008

La “hudna” di Gaza non è pace, ma serve ai terroristi per riorganizzarsi

Tregua di Hamas solo per chi ci crede

di Dimitri Buffa

Bisogna conoscere il significato coranico della parola araba “hudna”, tregua, prima di iniziare a fare salti di gioia per questo flebile accordo tra Hamas e le forze armate israeliane, raggiunto ieri dopo le solite trattative sotterranee (che hanno coinvolto l’interessatissimo Egitto) a cui Ehud Olmert sta abituando i suoi concittadini. Ebbene la “hudna” è proprio quell’armistizio inventato da Maometto, su di Lui sia la pace, per tenere buoni i propri avversari coreishiti quando i rapporti di forza consigliavano una prudente ritirata. Ma quando i rapporti di forza diventarono di nuovo favorevoli a Maometto e ai suoi seguaci dell’epoca, la “hudna” non contò più niente e gli accordi poterono essere violati dall’oggi al domani senza alcun preavviso. E’ questo quanto conviene oggi allo Stato di Israele? La risposta a una simile retorica domanda è più che scontata: no e poi no.

La “hudna” di Hamas serve solo ad evitare ai terroristi, latitanti in Siria e in Libano, nuove uccisioni mirate dei loro capi e a tirarla per le lunghe con il povero caporale Shalit, ormai da due anni nelle mani di quegli assassini. E magari serve un po’ anche a Olmert per fare dimenticare gli scandali che lo riguardano e che presto ne determineranno la caduta. Ma, malgrado l’annuncio formale della tregua tra Israele e Hamas, che entrerà in vigore dalle sei di stamattina, ieri sono continuati gli attacchi dalla Striscia di Gaza. Due razzi Qassam sono stati lanciati contro il Negev occidentale e guerriglieri palestinesi hanno aperto il fuoco contro operai della compagnia di telecomunicazioni Bezeq che stavano lavorando presso la barriera difensiva, vicino al valico di Karni. Non ci sono stati feriti e i danni alle proprietà sono stati lievi. Ma questo non è di certo dipeso dalla buona volontà dei terroristi. E, con buona pace del ministro Frattini, che ieri diceva che questa “hudna” è una buona base per la ripartenza del dialogo tra israeliani e palestinesi, la “vera verità” è che i servizi di sicurezza delle Forze di Difesa israeliane si aspettano anche un “botto finale” prima della cessazione ufficiale delle ostilità. Insomma proprio una bella prospettiva in cui a gioire sono i soliti “cheer leaders” europei che non provano disagio a finanziare né Hamas, né i guerriglieri di mezzo mondo.

Il tutto in nome delle loro trite ideologie terzomondiste farcite di pseudo lotte di liberazione. Se veramente gli uomini di Hamas volessero smentire le tesi dell’assunto fin qui riportato non avrebbero che da compiere un semplice gesto di clemenza umanitaria: rilasciare il povero caporale Gilad Shalit, che oltretutto sta anche molto male. Così come lui stesso ha scritto la scorsa settimana in una toccante lettera indirizzata ai propri genitori e fatta poi filtrare alla stampa da questi ultimi. Ma, come già ai tempi di Maometto, Hamas si ferma quando il nemico ha il fiato sul collo. Poi quando la situazione sarà di nuovo stabilizzata in modo favorevole per i terroristi, lo stillicidio di razzi su Ashkelon, il Negev e Sderot continuerà come prima. Più di prima, se possibile.
Opinione.it

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