Nuovo Patriarca di Gerusalemme: Sabbah lascia, ma la politica di mistificazione e di attacco a Israele non cambia

NUOVO PATRIARCA, “NO AL MURO, SI’ A STATO PALESTINESE”

(AGI) – CdV, 21 giu. – ”E’ ora di farla finita con il muro, e’ ora di farla finita con i check-point, e’ ora di dare vita ad uno Stato palestinese”. Lo afferma il nuovo patriarca di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, in un’intervista trasmessa dalla Radio Vaticana a commento della nomina pubblicata oggi. A dispetto della formazione diplomatica e degli anni di servizio in Vaticano, il successore di Sabbah non si discosta per nulla dalla sua linea, a cominciare dalla polemica sui visti che non vengono rilasciati ai religiosi.

”Il Patriarcato latino – ricorda – copre la Giordania, la Palestina e Israele e abbiamo bisogno di poterci spostare liberamente per poter svolgere i nostri compiti pastorali, non per parlare di politica. E invece siamo limitati: limitati perche’ fino ad oggi, Israele non si fida, Israele segue una politica della paura e la paura non e’ la condizione migliore per vivere e per condividere. Noi – spiega il nuovo Patriarca – vogliamo che tutti possano avere libero accesso ai Luoghi Santi, vogliamo la liberta’ per la gente che vive sul posto, per i nostri cristiani, quelli di Betlemme, di Ramallah, della Galilea, della Giordania, che possano visitare liberamente la Citta’ Santa, i Luoghi Santi. Finora – denuncia – questa grazia, questa benedizione, questa gioia ci sono state precluse”. (AGI)

5 Risposte to “Nuovo Patriarca di Gerusalemme: Sabbah lascia, ma la politica di mistificazione e di attacco a Israele non cambia”

  1. Daniel Says:

    A proposito di Sabbah:

    Il Vaticano non impara dai suoi errori, e concede mano libera a Michel Sabbah e a Hilarion Capucci

    A pagina 11 di Libero del 2004-12-27, Angelo Pezzana firma un articolo dal titolo «Il Papa predica bene. ma in Terra Santa i patriarchi razzolano male»

    LIBERO di lunedì 27 dicembre 2004 pubblica un articolo di Angelo Pezzana che pone a confronto gli inviti alla pace del Pontefice con la propaganda antiisraeliana di ecclesiastici cui il Vaticano ancora concede “mano libera”, come Michel Sabbah e Hilarion Capucci.

    “Ovunque nel mondo c’è bisogno di pace”, sono state le parole che il Papa ha pronunciato nel tradizionale messaggio di Natale.
    Ma c’è chi non ha imitato il Pontefice, chi ha celebrato la messa di mezzanotte ricordando ai fedeli non solo il significato di quella nascità. C’è chi ha abusato della notte santa per fare propaganda politica, seminando odio invece di pace. Monsignor Michel Sabbah,patriarca latino , più che una predica, a Betlemme ha tenuto un comizio. “Cadano tutti i muri che circondano Betlemme e la Cisgiordania. Cadano i muri che circondano i nostri cuori”, ha dichiarato, avendo ben cura di sottolineare quanto il “muro”, che poi è la barriera difensiva di Israele, rappresenti una violazione dei diritti dei palestinesi. Il titolo che gli deriva dal suo grado è “Sua Beatitutine”, due parole che però ben poco si confanno ad una attività più politica che pastorale. Nelle molte interviste che Sabbah elargisce regolarmente all’Unità, non manca mai di affermare che il ” muro ha conseguenze devastanti, sta distruggendo ciò che resta del processo di pace”, ignorando che è grazie al reticolato che divide gli israeliani dai palestinesi che il terrorismo è stato messo sotto controllo.E che se il processo di pace ha una probabilità di ritornare in vita è solo grazie alla scomparsa di Arafat. Per Sua Beatitudine è vero il contratrio. Il terrorismo, che ha ucciso più di mille civili israeliani, per lui non è mai stato un problema. Alla messa di Betlemme, tra il pubbblico, c’era anche Abu Mazen, il probabile leader dell’ANP che uscirà dalle prossime elezioni, sempre Hamas permettendo. Anche la sua presenza è stata strumentalizzata da Rai3, come se negli anni passati ad Abu Mazen fosse stato impedito di andarci. Non ci ha detto Rai3 che invece l’unico posto in prima fila a Betlemme era riservato ad Arafat e a lui solo. Persino quando non ci è andato negli ultimi due anni, restando nel suo quartier generale alla Muqata, gli schermi televisivi ci hanno bombardato con quell’immagine della sedia vuota, con la sola keffia al posto lasciato vuoro dal rais. Ma se Abu Mazen, ed altri con lui, non si sono mai recati alla messa di mezzanotte a Betlemme era solo perchè i riflettori dovevano essere puntati solo su Arafat e su nessun altro. Monsignor Sabbah non è però una novità nella politica diplomatica vaticana verso la cosidetta “Terra Santa”. La sua attività di agit prop anti-israeliano ha un illustre precedente, un altro monsignore, Hilarion Capucci, che nel 1974 venne arrestato dalle autorità d’Israele mentre trasportava nel bagaglio della sua mercedes nera con targa diplomatica un arsenale di armi, munizioni,dinamite, destinate a rifornire Al Fatah,cioè Arafat, per attentati contro i civili israeliani.Capucci fu condannato a 12 anni di prigione, in realtà ne fece solo tre, grazie all’intercessione del Vaticano, che ottenne la sua liberazione in cambio dell’impegno da parte della Santa Sede che non avrebbe più rimesso piede in Medio oriente e che non avrebbe mai più svolto attività politica. Come sono poi andate le cose lo sanno tutti. Capucci è uno dei capataz di ogni manifestazione italiana che veda i vari no global-sinistre-disobbedienti bruciare bandiere israeliane e americane, per lui gli attentatori suicidi sono dei martiri e le nostre TV sono il suo megafono amplificatore. Come si vede monsgnor Sabbah non è che un epigono di Capucci, solo un po’più scaltro di quest’ultimo. Non è più il Gondrand del trasporto armi, mestiere divenuto troppo pericoloso ma anche inutile, sostituito da Hamas-Siria-Iran che provvedono alla bisogna sotto l’occhio miope e semichiuso dell’Unione Europea.
    A Roma il Papa invoca la pace. A Betlemme Sabbah si augura che vengano abbattute le difese di Israele. Che nella diplomazia vaticana ci sia una corrente che non ha mai digerito la normalizzazione dei rapporti con Israele non è una novità. Che il patriarca di Gerusalemme venga sempre scelto in funzione ostile allo Stato ebraico è purtroppo una tradizione. Che i cristiani in “Terra Santa” siano sempre meno, che lascino quelle terre a causa delle violenze e restrizioni che subiscono dai regimi dittatoriali arabi sembra interessare poco al Vaticano, se giudichiamo dai criteri che stanno alla base della scelta del patriarca. Nella prima guerra del golfo il Vaticano si schierò dalla parte di Saddam Hussein, commettendo un grave errore di valutazione, politica e diplomatica. La mano libera concessa a monsignor Sabbah – e a Capucci nel suo dorato esilio romano – dimostrano quanto poco il Vaticano faccia tesoro degli errori commessi.

    http://www.informazionecorretta.com

  2. Daniel Says:

    A proposito di Fouad Twal:

    Per amore di Israele… – 25-7-07

    (349 letture)

    di Bocche Scucite

    BoccheScucite incontra e intervista Mons. FUAD TWAL, Vescovo Coadiutore del Patriarcato Latino di Gerusalemme
    Come si vive o sopravvive in Terrasanta con il sistema di occupazione che ha realizzato un blocco totale del movimento? E cosa è possibile concretamente fare per uscire da questa situazione?
    In una parola: è un dramma. Un dramma quotidiano. È normale, purtroppo: ogni volta che vorrei incontrare i miei preti: decidiamo un orario ma sappiamo già che ognuno arriverà ad un’ora diversa e alcuni, dai territori occupati, all’incontro non arriveranno mai.

    Questo accade ogni giorno per tutti i milioni di palestinesi, Abu Mazen o Mons. Sabbah compresi. Tutti pagano il prezzo di una sopravvivenza drammatica che distrugge la gioia di vivere e fa crescere la disperazione. È come un Venerdi Santo senza fine… Dobbiamo avere il coraggio della denuncia. E noi cristiani continuare a pregare, ad organizzare pellegrinaggi, a fare pressione sui nostri governi, ad attivare progetti con la gente, cristiana e musulmana. Sì, insieme, perchè è da quindici secoli che noi cristiani in Terra Santa viviamo con i musulmani e la nostra vocazione su questa terra è vivere insieme. Lo sperimentiamo ogni giorno nelle nostre scuole, con ragazzi cristiani e musulmani che vivono e crescono insieme.

    Gli eventi vengono riferiti dai media ma non ci vengono letti e interpretati nel loro reale significato. Ci prova a leggere per esempio gli ultimi fatti accaduti in Israele e Palestina per farci capire meglio?
    Per capire l’oggi parto da… Morto Arafat è stato letto Abu Mazen. Lui è in assoluto il leader più moderato che possa esistere. Noi lo conosciamo molto bene. Ci ha invitati a Pasqua per farci gli auguri e a Natale siamo soliti pranzare con lui. Bene, luiè il più moderato ma non ha potuto realizzare niente di niente semplicemente perché nessuno lo ha appoggiato. Non Israele, ma nemmeno l’Occidente l’ha sostenuto. È un disegno preciso: non ci dev’essere un leader palestinese con cui essere costretti al negoziato. Dopo un anno, spinti da questo rifiuto del mondo, i palestinesi hanno fatto nuove elezioni, assolutamente democratiche, libere. Sono arrivati osservatori da tutto il mondo e il mondo democratico gridava: “devono essere elezioni democratiche, come facciamo noi in occidente; noi che siamo i tutori della democrazia!” Sono venuti per insegnarci la democrazia dai paesi “democratici”, perfino nelle carceri (perché siccome siamo arabi pensano che noi non possiamo davvero essere democratici…). Sotto l’occhio del mondo abbiamo fatto elezioni democratiche a 100% ma poi, una volta che la volontà popolare è stata espressa, l’occidente democratico non ha accettato questo risultato! E vi dico io perché tutti i nostri cristiani di Betlemme o di Nablus hanno votato Hamas: perché quel povero moderato di Abu Mazen nessuno l’ha aiutato. La gente, delusa dall’impossibilità di raggiungere qualsiasi risultato dal più moderato, è stata incoraggiata a cercare in Hamas una via d’uscita. Hamas è più vicina ai bisogni della gente. È un’organizzazione più ordinata, che fa assistenza ai poveri. Adesso la situazione è ancora più drammatica. Abbiamo fatto un governo di unità nazionale ma nessuno ci ha sostenuto, anzi, mi ha detto il Console italiano che a Ramallah ci sono 22 milioni di dollari bloccati nelle banche. È Israele che blocca questo denaro, e questi soldi sono dei palestinesi, non d’Israele! Ma dovremmo accettare in silenzio che sia Israele a decidere che non dobbiamo usarlo… I nostri impiegati statali, e di conseguenza le loro famiglie, è da un anno che non ricevonolo stipendio perchè l’occidente ha deciso “democraticamente” di tagliare qualsiasi collaborazione con Hamas. 150.000 impiegati senza stipendio, con relative famiglie e figli che non possono più pagare la scolarità. Ma nessuno si chiede se questo disastro non generi più odio, più violenza, più kamikaze…

    Ma sui nostri giornali si legge che i governi occidentali non hanno sostenuto i governi palestinesi perché non riconoscono esplicitamente Israele.
    Chi è sincero sa che anche l’ultimo governo palestinese di unità nazionale è nato sull’esplicito riconoscimento della legalità internazionale. Questo implica naturalmente l’accettazione degli accordi e il riconoscimento indiretto dell’esistenza di Israele. Ma siamo onesti: quando ci chiederemo perché non si parla mai di riconoscimento anche per la Palestina? Perché non dovrebbe esserci anche in questo la reciprocità? Io non ho mai visto neanche una piccola volontà di reciprocità da parte di Israele. O pensate forse che Israele abbia rconosciuto la Palestina! La pace non ci sarà mai per una sola parte… Solo per entrambi si può ottenere la pace. O insieme godremo della pace o non l’avremo mai.

    Ma la pace da chi dipende prima di tutto in questo momento?
    Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che l’ostacolo più grande alla pace è Israele. Tanti discorsi, tanta propaganda, tanti contatti internazionali, tante parole…ma oggi una precisa volontà di pace da parte di Israele proprio non c’è.È inutile negare che Israele cerca di evitare una reale ripresa del processo di pace. Solo Israele, che è evidentemente il più forte, può e deve fare un gesto decisivo verso la pace. Non lo si può certo pretendere da chi è oppresso e sotto occupazione, da chi è ormai agli stenti, da chi non può più pagare il salario ai propri impiegati, da chi muore di fame. Israele in realtà, invece di risolvere il conflitto si limita a gestire il conflitto. Israele non perde molto dal conflitto; ci convive discretamente. D’altra parte ance il prezzo che paga in termini di vittime è comunque limitato, visto che se anche al massimo in un anno muoiono per il conflitto 10-15 israeliani innocenti, a causa degli incidenti stradali ne muoiono 500, e quindi conviene comunque mantenere il sistema di occupazione poichè, nell’impunità totale, Israele ha la possibilità e il potere assoluto di entrare in Palestina in qualsiasi momento distruggendo, uccidendo, annettendo terra. Nessuno, proprio nessuno al mondo ha la forza o il coraggio di fermare Israele che si auto-concede in qualsiasi momento il semaforo verde di occupare la Palestina! Arriva sempre puntualmente la benedizione dell’America per ogni atto di Israele nei Territori Occupati… e noi siamo lì inermi a subire, a difenderci come possiamo da questa aggressione continua.

    Lei parla con coraggio ma tanti, troppi forse, preferiscono tacere…
    I 27 Vescovi francesi che poche settimane fa sono venuti in visita a Betlemme hanno irritato il Governo israeliano solo perché edendo coi loro occhi gli effetti disastrosi dell’occupazione hanno aperto la bocca… Uno di loro per esempio, il Card. Maissner, è rimasto sconvolto dal muro dichiarando: “neanche per gli animali si potrebbe accettare questo muro e questa prigione!”. Tanto forti sono state le proteste di Israele che i Vescovi sono stati obbligati a chiedere scuse ufficiali. Ma io ho detto loro: “Possibile che abbiate paura di dire semplicemente quello che vedete con i vostri occhi!” E ho anche scherzato dicendo ai Vescovi: “Non avrete mica paura per la vostra carriera ecclesiastica!” E se non parleremo noi Pastori, chi parlerà? Siamo ancora liberi o temiamo rappresaglie dei potenti? Dopo di loro sono arrivati i Vescovi delle Chiese protestanti tedesche e anche a loro ho chiesto il coraggio di parlare chiaro alla gente.

    Quali sono per esempio, le questioni che non vengono affrontate e che sono invece decisive per la pace?
    Due questioni urgenti che Israele dovrebbe affrontare se volesse verament la pace sono il problema dei profughi e quello dei confini. Israele tutti i giorni parla del “diritto al ritorno” degli ebrei da ogni parte del mondo in Israele, ma si rifiuta di parlare e affrontare il “diritto al ritorno” dei profughi palestinesi scacciati dalla loro terra. Diciamo la verità: Israele non vuole neanche parlarne. Per la questione dei confini la situazione non è meno drammatica: forse non tutti si rendono conto che è l’unico Stato al mondo a non aver frontiere! La comunità internazionale accetta che lo Stato d’Israele non si sa dove inizi e dove finisca… E così diventa”normale” che Israele entri ed esca quando vuole nei Territori Occupati. Così, di conseguenza, i palestinesi hanno solamente alcune città autonome da Israele, staccate una dall’altra e senza legame territoriale riconducibile ad un’unica realtà statuale, isolate da una rete di check-point… Ma allora chiediamoci: che tipo di autonomia può avere questa “realtà”? E basterebbe che tutti guardassero queste mappe dell’OCHA che Pa Christi Italia ha stampato e diffuso con una encomiabile iniziativa nel vostro Paese, e capirebbero subito quale drammatica situazione stiamo vivendo in Palestina… Allora fate tutto il possibile non solo per organizzare pellegrinaggi ma anche per informare i nostri cristiani sulla reale situazione della Terrasanta.

    Cosa fa e cosa dovrebbe fare l’Europa e l’Occidente per la pace?
    Bisogna dire a voce alta quanti danni sta facendo”l’occidente democratico” alla Palestina! Siamo realmente ciechi. Per questo insisto che ci siano sempre più persone a poter venire qui per vedere con i loro occhi. Si accorgerebbero e si accorgono subito che qualcosa non funziona… È anche vero che spesso vengono in visita ufficiale tanti politici da ogni parte del mondo e come il vostro D’Alema o quattro senatori americani che sono venuti recentemente, iniziano quasi sempre affermando “We love Israel! Noi siamo amici di Israele!” Ed io rispondo sempre: “Complimenti, perché noi cristiani preferiamo sepre amare piuttosto che odiare. Quando si ama è sempre una bella cosa… Ma è più giusto amare tutti e due o amare solo uno dei due contro l’altro facendo in modo che sia sempre più forte così da schiacciare l’altro? Non ha senso amare uno contro l’altro. Ma se dite di amare Israele, avete mai detto, almeno una volta, a chi amate che sta sbagliando? (Glielo dovete dire proprio perché l’amate!) Quando l’avete detto anche una sola volta? Forse mentre tutto il mondo attraverso l’Onu condannava Israele per la costruzione del muro? O forse avete preferito addirittura mettere il veto a queste decisioni internazionali? Chiedetevi: è forse questo il vostro amore per Israele?

    (In esclusiva per BoccheScucite)

    http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=4421

  3. Daniel Says:

    Sempre su Sabbah:

    28/11/2007 19.59.43

    ISRAELE Smentite le difficoltà finanziarie del Patriarca latino

    GERUSALEMME, 28nov07 – Secca smentita delle notizie che vorrebbero il Patriarca Latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, in difficoltà finanziarie per coprire i costi delle cure mediche dopo un incidente in Africa. La smentita è giunta oggi direttamente dal Patriarcato Latino di Gerusalemme. In una nota, firmata da don Humam Khzouz Cancelliere del Patriarcato si legge: “Sta circolando, in questo momento, una falsa voce che riguarda Sua Beatitudine Michel Sabbah, Patriarca Latino di Gerusalemme. Secondo la notizia, Sua Beatitudine ha soggiornato in Africa: Congo, Ruanda, etc., ed è stato ricoverato in seguito ad un incidente, ed ha bisogno di un urgente sostegno finanziario per coprire i costi delle cure mediche. Tutte queste informazioni sono false. Sua Beatitudine è a Gerusalemme e sta molto bene, grazie a Dio. Vi preghiamo di ignorare tali voci”.
    (Sir-MANCINI)

    http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=170431

  4. Daniel Says:

    qui si spiega meglio che tipo di personaggio è Sabbah:

    http://www.leggendanera.splinder.com/post/9129785


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