Autobomba a Gaza, Hamas accusa Fatah: 200 arresti

Sospetti Ai funerali delle vittime accuse ai «mandanti di Ramallah».

Il partito di Abu Mazen: «Sfruttate l’ attentato contro di noi»

Autobomba a Gaza, Hamas accusa Fatah: 200 arresti

Ma c’ è l’ ombra di uno scontro interno fra ala militare e politica della fazione islamista

Fratelli contro

Hamas: Il nome dell’ organizzazione (logo in alto) è l’ acronimo di «Harakat al-Muqawamah al-Islamiyya», che significa Movimento di resistenza islamica. Ma Hamas, in arabo, significa anche «ardore». Dal giugno 2007, dopo una breva battaglia contro il Fatah, ha il pieno controllo di Gaza

Fatah: È l’ acronimo di «Harakat al-Tahrir al-Watani al-Filastini», e cioè Movimento di liberazione della nazione dei palestinesi. Ma in arabo (logo sopra) significa anche «la vittoria». Partito principale dell’ Olp, ora diretto dal presidente dell’ Anp Abu Mazen, controlla solo la Cisgiordania

GERUSALEMME – A Gaza adesso raccontano due storie. La prima è quella urlata ai funerali, le grida «vendetta, vendetta» contro il «partito dei fuggitivi», le accuse ai «mandanti di Ramallah». La bomba che ha ucciso venerdì sera cinque militanti di Hamas e una bambina sarebbe un’ operazione organizzata dal Fatah, per indebolire il potere di Hamas. L’ altra viene sussurrata nella Striscia e rilanciata dagli avversari in Cisgiordania. L’ala militare del gruppo integralista è spaccata. Il leader Ahmed Al-Jabari disobbedisce agli ordini dei politici, ha una sua strategia che non risponde a quella del premier (deposto) Ismail Haniyeh. Una sfida sotterranea che è diventata pubblica al suono dei fucili mitragliatori, un mese fa, quando le divise blu della forza esecutiva, agli ordini del ministero degli Interni, tentano di arrestare gli uomini in mimetica delle Brigate Ezzedin Al-Qassam, accusati di crimini comuni. I militanti si oppongono, Jabari si rifiuta di consegnarli, il governo si rivolge al boss dei boss Mohammed Deif, per anni in cima alla lista dei più ricercati dagli israeliani.

Deif non ha un ruolo ufficiale, è considerato un simbolo del movimento. Paralizzato – dopo un’ eliminazione mirata, e mancata, dell’ esercito -, è ancora potente: decide che il nuovo capo dell’ ala militare sarà Imad Akal. Jabari rifiuta, le bombe cominciano a scoppiare. Un vice di Jabari rimane ferito (versione ufficiale: incidente d’ auto), un altro si ritrova l’ esplosivo piazzato in casa. L’ attacco di venerdì sera, una carica sotto una macchina, ha colpito vicino alla spiaggia, dove le famiglie di Gaza si affollano al venerdì sera per fuggire dal caldo. I morti sono tra i leader delle Brigate Ezzedin Al Qassam, Iyad Al-Hayeh è il nipote di un parlamentare di Hamas. L’ attentato è il più grave dagli scontri di oltre un anno fa, quando un blitz militare dei fondamentalisti ha dato al governo di Haniyeh il controllo della Striscia.

Pochi giorni fa, il presidente Abu Mazen aveva lanciato appelli alla riconciliazione. Messaggi rispediti alla Muqata dalle mitragliate di kalashnikov sparate in aria ai funerali e dalla rappresaglia decisa da Hamas. Almeno duecento attivisti di Fatah sono stati arrestati e la polizia ha perquisito una quarantina di uffici legati al movimento. «I collaborazionisti dietro a questi omicidi – ha proclamato Khalil Al-Hayeh – devono essere impiccati in piazza Palestina. Consideriamo i leader di Fatah responsabili, scelgano da che parte stanno».

Un gruppo mai sentito prima, le Brigate Al Awda, ha rivendicato l’ attacco e ha sostenuto di essere legato al Fatah. La guerra interna è ripartita, mentre il cessate il fuoco con Israele resta in vigore. A Gaza, venerdì, ci sono state altre due esplosioni. Una ha centrato il ristorante Al Jazira: è già stato il bersaglio di gruppi islamici oltranzisti, che colpiscono negozi di musica, bar e internet caffé. L’ altra bomba è saltata davanti alla casa di Marwan Abu Ras, un deputato di Hamas. «Vogliono far piombare la striscia nel caos – accusa Sami Abu Zuhri, portavoce del movimento -. Adesso dicono che gli arresti sono la seconda fase di un golpe: stiamo solo cercando gli assassini».

La forza esecutiva di Hamas è entrata nell’ ufficio di Ziad Abu Amr, parlamentare indipendente, e in quello di Zakharya Al-Agha, membro del comitato esecutivo dell’ Organizzazione per la liberazione della Palestina. La casa di Mohamed Awidat, un altro capo di Fatah, è stata bersagliata con i lanciagranate perché si consegnasse. Il partito di Abu Mazen accusa Hamas di sfruttare l’ attentato come giustificazione per cancellare la fazione avversaria. «A Nablus – replica Abu Zuhri – loro continuano ad arrestare i nostri attivisti». Quarantacinque chilometri dividono Gaza dalla Cisgiordania. «Non sono mai sembrati così tanti», commenta sconsolato un giornalista di Al Ayam. Il suo giornale, voce ufficiale dell’ Autorità, nella Striscia non entra più, ordine di Hamas.

Frattini Davide

(Fonte: Corriere della Sera, 27 Luglio 2008, pag.9 )

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Una Risposta to “Autobomba a Gaza, Hamas accusa Fatah: 200 arresti”

  1. Sergio Says:

    «Cari pacifisti, la keffiah non si porta più»

    Ecco un miliziano di Hamas catturare un suo fratello palestinese e sparargli nelle gambe per immobilizzarlo. Questa volta non è colpa di Israele. Eccone uno di Al Fatah entrare in un ospedale e finire a colpi di kalashnikov un nemico arabo ferito in un letto di dolore. Questa volta non è colpa di Israele. Ecco un drappello di soldati con la keffiah trascinare il cuoco di Abu Mazen per 15 piani giù dalle scale e minacciarlo di morte. Questa volta non è colpa di Israele. Ecco una pattuglia di Al Fatah ritirarsi dalla striscia di Gaza e, facendolo, non dimenticarsi di sparare un paio di missili su una scuola israeliana, con bambini israeliani dentro. E anche questa volta non è colpa di Israele. Sono tutti palestinesi. Tutti vittime dell’Occidente ricco e grasso? Tutti cittadini disperati con solo diritti e niente doveri? Tutti eroi della rivoluzione mediorientale come ancora oggi piace pensare alla nostra gauche caviar? La mattanza di Gaza spiazza gli intellettuali europei. La mattanza di Gaza crea problemi di coscienza neppure troppo piccoli. Perchè senza Israele, senza la Cia, senza l’imperialismo amerikano e senza l’indignazione della sinistra di piazza San Giovanni, i palestinesi si stanno uccidendo fra loro. Il problema sta persino nelle definizioni. Come la chiamiamo, guerra civile? Facciamolo pure, e alcuni giornali lo stanno già facendo per non irritare la sensibilità progressista dei lettori. Ma non è una guerra civile, tutt’al più è un golpe di quelli che andavano di moda in Sudamerica una ventina d’anni fa. Un golpe contro un governo eletto dal popolo, contro il tentativo (debole, balbettante, forse corrotto, ma tentativo) di dare delle regole democratiche certe a un’area in perenne ebollizione. Questa è la Jihad, la volontà precisa di infiammare un’area sotto la regìa del fondamentalismo islamico. Contestati quando sono arrivati, presi a pietrate quando hanno provato a mostrare i muscoli, condannati quando hanno mostrato la faccia cattiva davanti ai kamikaze di Hamas, alla fine gli israeliani se ne sono andati da Gaza. Esattamente come pretendeva l’Europa, esattamente come hanno scandito gli studenti italiani in keffiah in dieci, cento, mille manifestazioni di piazza. Tutti indignati a senso unico, tutti prigionieri del riflesso condizionato che voleva i palestinesi buoni e gli israeliani cattivi. Ecco il risultato: lasciati soli, i palestinesi regolano i loro conti come dopo un misterioso e feroce otto settembre. E adesso, a chi mettiamo la keffiah? Chi è l’eroe della storia che ripete se stessa da 60 anni? In queste ore persino i nostri pacifisti in servizio permanente effettivo sono in imbarazzo. Sconsigliamo vivamente ad Agnoletto, a Casarini, a Caruso e a qualche altro campione no global di provare a organizzare una marcia della pace a Gaza. Non ci sono israeliani da condannare, quindi la cosa non è fashion. E poi non si rischia solo qualche schiaffo, ma la vita. Meglio pontificare da qui. Meglio buttarla sulla sociologìa e sperare nell’Onu; una conferenza di pace non si nega a nessuno. Meglio far finta di non sapere, sotto la keffiah stinta e ormai priva di nemici da condannare, che già negli anni Trenta i nonni di Hamas gettavano i nonni di Al Fatah nelle fosse piene di scorpioni

    DI Giorgio Gandola fonte La Provincia di Sondrio del 18.06.2007


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