Francia: magliette antisemite, fermata proprietaria boutique

Francia: magliette antisemite, fermata proprietaria boutique

(ANSA) – Parigi, 13 ago – 16:59 – Sono in stato di fermo di polizia da ieri sera la proprietaria e la commessa del negozio parigino che vendeva le magliette con lo slogan antisemita “Entrata al parco vietata agli ebrei”. Lo ha riferito una fonte della polizia, precisando che la procura ha aperto un’inchiesta preliminare per “incitazione all’odio razziale attraverso iscrizioni a carattere antisemita”. Un provvedimento che arriva dopo l’esposto presentato dall’Ufficio nazionale di vigilanza contro l’antisemitismo (Bnvca), che lunedì scorso ha scoperto le T-shirt razziste.

Le due donne sono state poste in stato di fermo presso la caserma della Brigata di repressione della delinquenza contro la persona (Brdp). Gli inquirenti stanno cercando di risalire al fabbricante, al grossista e all’importatore eventuale – la scritta è in tedesco – delle T-shirt. Lo slogan riportato è quello che negli anni quaranta vietava agli ebrei del ghetto di Lodz, in Polonia, di entrare nei parchi della città.

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«Il Manifesto, testata che perde la testa quando parla di Israele»

«Il Manifesto, testata che perde la testa quando parla di Israele»

Water Map of Israel and the Territories – Adapted from “Water and War in the Middle East,” Info Paper No. 5, July 1996, Centre for Policy Analysis on Palestine/The Jerusalem Fund, Washington, DC

da Tempi – 31 luglio 2008 – di Yasha Reibman

Il Manifesto, “quotidiano comunista”, è riconosciuto per la grande ironia ed efficacia che contraddistingue le prime pagine. Ironia e intelligenza che sembra perdere drammaticamente quando parla di Israele. Qualche giorno fa, titolava “Apartheid dell’acqua”. Un richiamo alla discriminazione razziale contro i neri del regime razzista bianco sudafricano, dove c’erano due categorie di cittadini e le persone di colore non potevano entrare negli stessi locali dei bianchi e nemmeno sedersi vicini sugli autobus. Cosa avrà fatto di così terribile Israele? Lo stato ebraico è accusato di dare tanta acqua agli israeliani e poca ai palestinesi e di farla pagare a prezzi diversi (ah, il rapporto tra ebrei e denaro!).

Questa è pura discriminazione, devono aver pensato alla redazione del Manifesto. E quindi hanno titolato sull’apartheid. Un paragone terribile. Eppure, il redattore responsabile del titolo avrebbe potuto leggersi tutto l’articolo: la quantità di acqua che Israele deve dare ai palestinesi è stabilita dagli accordi di Oslo del 1993, che Israele non solo rispetta, ma fornisce addirittura più acqua di quella prevista. Inoltre Israele non fa pagare l’acqua in modo diverso ai propri cittadini arabi ed ebrei, non si tratta di una discriminazione tra cittadini di uno stesso stato, ma la differenza di prezzo viene fatta tra i cittadini del proprio stato e quelli di uno diverso. E’ come se la Francia vendesse agli italiani la corrente elettrica a un prezzo maggiore di quanto la fa pagare ai cittadini francesi. Dov’è lo scandalo? Il lettore del Manifesto viene dunque ingannato.

Non viene nemmeno proposta una semplice riflessione. Dal 1993 al 2008 la dirigenza palestinese che ha fatto per dare acqua ai palestinesi? Ha costruito a Gaza centrali per desalinizzare l’acqua del mare? Ha migliorato gli acquedotti per collegarsi meglio a quelli israeliani, giordani o egiziani? Domande purtroppo retoriche, i soldi sono serviti per le armi e gli esplosivi dei terroristi.

Friends of Israel

Attaccato da hacker il sito Israele.net

Nel pomeriggio del 13 Agosto 2008 il sito Israele.net è stato attaccato da hacker. Ecco il testo della notizia pubblicato dalla redazione del sito, a cui va il nostro appoggio incondizionato:

Israele.net attaccato da hacker ostili

Mercoledì pomeriggio il nostro sito www.israele.net ha subito un attacco informatico politicamente motivato proveniente da un paese arabo, che ne ha sconvolto la funzionalità per alcune ore. Non è stato il primo attacco di questo genere, ma certo è stato dannoso (costandoci tempo, fatica e denaro).

Si tratta di aggressioni virtuali che si qualificano da sé, svelando la mentalità totalitaria e liberticida dei loro autori.

Per quanto ci riguarda, la nostra risposta è sempre una sola: continuare con rinnovato impegno e ferma convinzione il nostro lavoro al servizio di un’informazione libera, onesta e veritiera, e dunque anche al servizio della pace.

Anche questa volta, un grazie a tutti i lettori che ci hanno immediatamente segnalato il problema e manifestato solidarietà.

La Direzione di http://www.israele.net
(13.08.08 )

Nell’immagine in alto: La figura che gli hacker ostili hanno usato per cercare di oscurare il sito israele.net

Heri dicebamus

Israele.net