Da Gaza piovono ancora razzi su Israele

M. O.: RAZZO CONTRO IL SUD DI ISRAELE, NESSUN FERITO

Effetti di un "innocuo" razzo Qassam (foto d'archivio)

Effetti di un “innocuo” razzo Qassam (foto d’archivio)

(AGI) – Gerusalemme, 14 set. – Un razzo sparato dai miliziani palestinesi e’ finito in un campo di Sderot, nel sud di Israele, senza causare feriti. Il razzo Qassam, il primo sparato dalla Striscia di Gaza nelle ultime tre settimane, rischia di far nuovamente vacillare il fragile cessate il fuoco tra Hamas e Israele concordato il 19 giugno grazie alla mediazione egiziana. In questi tre mesi le due parti si sono accusate reciprocamente di violare la tregua: Hamas chiede a Israele di revocare il blocco della Striscia di Gaza, lo Stato ebraico accusa il movimento islamico di approfittare del cessate il fuoco per riarmarsi.

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Estremisti islamici minacciano Paul McCartney: “Se canti in Israele diventerai un nemico del mondo islamico”

GB: ESTREMISTI ISLAMICI MINACCIANO DI UCCIDERE MCCARTNEY

Londra,14 Settembre 2008, 23:37 – Paul McCartney e’ finito nel mirino degli estremisti islamici. E’ quanto scrive in prima pagina il Sunday Express secondo cui Omar Bakri, lo sceicco di origine siriana espulso dal Regno Unito nel 2005 perche’ ritenuto vicino a al Qaeda, ha annunciato su un sito web che l’ex beatles sara’ ucciso da un kamikaze se non cancellera’ il concerto, previsto per il 25 settembre prossimo a Tel Aviv, in occasione delle celebrazioni per i 60 anni di Israele. Secondo Bakri, al momento in Libano, McCartney, accettando di partecipare alle feste per la fondazione dello Stato ebraico “e’ diventato un nemico del mondo islamico…e se tiene alla sua vita mr. Mccartney non deve andare in Israele. Non sarebbe al sicuro li. I martiri (kamikaze) lo stanno aspettando”. Sir Paul ha fatto sapere di essere spaventato ma non ha intenzione di piegarsi alle minacce e il 25 settembre terra’ comunque il concerto a Tel Aviv, anche per sancire la fine della messa al bando contro i Beatles decisa nel 1965 dal governo israeliano di Levi Eshkol.

Repubblica.it