Siria, una catena di omicidi misteriosi

ATTENTATO DI DAMASCO, I PRECEDENTI

Siria, una catena di omicidi misteriosi

Un'immagine scattata sul luogo dell'attentato a Damasco (Epa)

Un'immagine scattata sul luogo dell'attentato a Damasco (Epa)

Aumentano i segnali di tensione e instabilità in un regime che in passato riusciva a nascondere quello che accadeva

WASHINGTON – L’attentato di Damasco, che ha causato 17 vittime civili, è solo l’ultimo episodio di una catena di eventi misteriosi attribuiti, di volta in volta, a responsabili diversi. Segnali comunque di tensione e instabilità in un regime che in passato è sempre apparso solido o che comunque riusciva a nascondere quello che accadeva. Per la strage le autorità parlano di “terrorismo” mentre fonti libanesi suggeriscono un altro obiettivo: un importante dirigente dell’intelligence.

Nel febbraio di un anno fa, sempre un’auto-bomba ha ucciso nella capitale siriana Imad Mughnyeh, il capo delle operazioni clandestine dell’Hezbollah libanese. Da tempo sulla lista nera di Stati Uniti, Israele e di alcuni paesi arabi era considerato l’architetto di attentati e azioni clandestine. Per la sua uccisione i sospetti si sono accentrati sul Mossad israeliano o su altri 007 (arabi, americani) ma non si è escluso l’ipotesi di un “lavoro interno”. Mughnyeh potrebbe essere stato assassinato perché testimone scomodo di troppi intrighi che coinvolgevano anche Damasco.

In agosto un cecchino, appostato su un battello, ha ucciso il generale Mohammed Suleiman, fidato consigliere del presidente Assad. Un delitto eccellente. Pochi giorni fa il direttore dell’Aiea El Baradei ha sostenuto che l’uccisione di Suleiman ha tolto di mezzo un teste importante per l’indagine internazionale sui presunti piani nucleari della Siria. Inoltre il generale era considerato uno snodo importante: seguiva il dossier libanese, i progetti di armamento, la sicurezza. Anche nel suo caso si è speculato su una possibile faida all’interno dell’intelligence siriana dopo l’apparente giubilazione dell’influente Asif Shawkat. Cognato del raìs, era uno dei responsabile degli 007: strane ricostruzioni (degli oppositori) lo hanno legato ad un progetto di golpe.

Pochi giorni fa altro episodio tutto da chiarire. Un dirigente di Hamas sarebbe stato freddato ad Homs. Circostanza però negata dal movimento palestinese. Le trame di Damasco si incrociano infine con la presenza – crescente – di islamisti, capaci di organizzare attacchi. In particolare è attiva la fazione di ispirazione qaedista Jund Al Sham e formazioni che hanno la loro base in Libano. Non bisogna dimenticare che la Siria è il punto di passaggio per i volontari che vogliono andare a combattere la Jihad in Iraq. Un viaggio garantito da un network che può trasformarsi in minaccia interna.

Guido Olimpio, 27 settembre 2008

Corriere.it

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