Più armi e uomini, l’Iran riorganizza Hezbollah

Alta tensione Il gruppo fondamentalista sciita diventa sempre più forte e Teheran allarga la sua influenza nella regione

Più armi e uomini, l’Iran riorganizza Hezbollah

Manifestazione di Hezbollah

Manifestazione di Hezbollah

Un pasdaran è il nuovo capo dell’apparato militare: gestisce la strategia aggressiva in Libano

Gli islamici si riorganizzano dopo l’attentato che ha eliminato lo stratega del terrore, Imad Mughniyeh

di Guido Olimpio

WASHINGTON – Il suo nome è Mohammed Reza Zahedi, alias Hassan Mahdavi. Ed è l’uomo degli intrighi al quale Teheran ha affidato il comando dei pasdaran in Libano. Con una missione speciale: coordinare le attività segrete degli Hezbollah. Sarà lui a tenere i rapporti tra l’apparato clandestino e i servizi siriani, sarà ancora lui ad assistere i militanti nella costruzione di nuove posizioni nel Libano meridionale e a garantire un flusso continuo di armi. Zahedi – secondo fonti libanesi a Washington eredita la posizione tenuta fino a febbraio da Imad Mughniyeh, l’alto esponente Hezbollah ucciso a Damasco dall’esplosione di un’autobomba.

Dal giorno dell’omicidio era il 12 febbraio – il movimento libanese pro-Iran aveva affidato le attività clandestine a un «comitato collettivo », un modo per garantire la sopravvivenza in caso di un altro attacco da parte dei tanti nemici (Israele, i sauditi, i giordani) e dare peso a personaggi rimasti nell’ombra. Ma adesso che la situazione sull’asse Libano-Siria è di nuovo tesa serve qualcuno esperto. E Zahedi rappresenta una garanzia. In Iran, come responsabile del reparto «Thar Allah», si è occupato della sicurezza del regime per la regione di Teheran. Parla bene l’arabo, conosce a fondo il paese, dispone di una solida rete di contatti personali. Rapporti forgiati quando operava in passato in Libano come secondo segretario all’ambasciata (1998-2000) e guidava gli uomini dell’apparato Qods, l’unità per le operazioni speciali dei pasdaran. La sua nomina è stata voluta dal capo dei guardiani Mohammed Jaafari, preoccupato di quanto sta avvenendo nella regione. Movimenti di truppe siriane, scambi di minacce tra Israele – che promette «rappresaglie sproporzionate» e l’Hezbollah che minaccia «una grande sorpresa».

Il ruolo è certamente delicato, rischioso, riservato. L’identità di chi lo ricopre deve essere protetta. Lo rivela un particolare: il nome del suo predecessore – Mohammed Pakpour – non è mai emerso malgrado abbia coperto la posizione per ben tre anni.

Le prime mosse di Zahedi che è finito nella lista nera statunitense sono state politiche e militari. In virtù della sua carica ha diritto a una delle due posizioni nel Consiglio Sciita riservate agli iraniani la occupa con l’alias di Mahdavi e dunque ha partecipato a una fitta serie di consultazioni. Quindi si è lanciato in un lavoro di «analisi e sviluppo» per migliorare il dispositivo bellico dell’Hezbollah. Una missione che lo avrebbe portato a visitare molti villaggi nel sud. Numerosi centri abitati sono stati trasformati in piccoli avamposti ben mimetizzati. Con razzi nascosti dietro finte pareti nelle case o in bunker sotterranei. Ogni villaggio è affidato a un nucleo autonomo di guerriglieri pronto a fronteggiare come è avvenuto nel 2006 un’eventuale incursione israeliana.

Zahedi, infine, ha affrontato il tema della sicurezza interna. Se sono riusciti ad eliminare Mughniyeh vuol dire che si è verificata una breccia nel sistema di protezione. Un varco che l’Hezbollah vuol chiudere in fretta e con decisione. Per questo sarebbe stato ucciso, in agosto, il dirigente Jamal Saleh. Ai familiari hanno raccontato che è deceduto «in un incidente», ma sembra che lo abbiano eliminato perché aver collaborato con i rivali di Jumblatt.

(Fonte: Corriere della Sera, 7 Ottobre 2008 )

Hebron 1929: scene da un massacro

Hebron 1929: scene da un massacro

Sangue sulle scale a Hebron durante il pogrom anti-ebraico del 1929

Sangue sulle scale a Hebron durante il pogrom anti-ebraico del 1929

Vent’anni fa un ebreo di circa 70 anni entrò in casa di Gershon Gera, studioso della terra d’Israele e delle sue fotografie, e pose sul tavolo un pacco di fotografie avvolte in una vecchia carta marrone. “Saprai che cosa farne”, disse l’uomo, che rifiutò di identificarsi o di spiegare da dove venissero le foto e si precipitò fuori dalla casa. Quando Gera aprì il pacco rimase attonito.Dentro c’erano 111 foto di cadaveri, vittime del massacro di Hebron del 1929, scattate poco dopo la morte, oltre alle foto dei feriti. Sul retro di ogni foto c’era il nome della vittima, l’età e il luogo in cui era stata ricoverata (se lo era stata), oltre ad altri particolari. Gera mise da parte il materiale. Essendo un ricercatore serio, ha spiegato qualche giorno fa la moglie Shulamit, non poteva pubblicare materiale la cui origine fosse ignota. Qualche mese fa, sette anni dopo la morte di Gera, la moglie ha trasferito la collezione di fotografie a Noam Arnon, uno dei più famosi restauratori della comunità ebraica di Hebron, A sua volta impegnato in ricerche sulla comunità ebraica della città nel corso delle generazioni. Oggi le foto si possono vedere sul sito Internet della comunità ebraica di Hebron, con la seguente avvertenza: “Foto estremamente dure. Non è facile guardarle”.

Per Arnon e per la comunità ebraica di Hebron, si tratta di un’ulteriore documentazione dell’orrore che costituisce parte del diritto di ricostituire la comunità ebraica della città. “Oltre all’antico patrimonio culturale dei patriarchi e al lascito delle comunità ebraiche che hanno vissuto qui per centinaia d’anni – spiega Arnon – facciamo costantemente fronte alla sacra impresa di riscattare il sangue di queste disgraziate vittime, costruendo e sottolineando che questa comunità, che i massacratori del 1929 cercarono di annientare, continua ad esistere. I miei amici ed io stiamo realizzando in parte la loro volontà e riportando in vita questo posto”.

Arnon e il Comitato per la comunità ebraica di Hebron stanno programmando un grande evento l’anno prossimo per ricordare l’80esimo anniversario del massacro. Le foto che hanno ricevuto dalla famiglia Gera consentiranno loro di rendere noto il massacro del 1929 anche al di là dell’ambito di Hebron: la collezione che lo sconosciuto lasciò sulla scrivania di Gera documenta anche le stragi a Motza, Tel Aviv, Safed e altrove in Israele. Questo materiale aiutò Arnon ad abbinare le foto dei cadaveri con quelle delle stesse persone quando erano in vita, correggendo alcuni errori in precedenti resoconti che erroneamente attribuivano al pogrom Hebron le vittime di tumulti in altri luoghi. Un esempio, dice Arnon, è il libro di Rehavam Ze’evi sul massacro a Hebron che conteneva foto di parecchie delle vittime, come Yaakov Albucher o Yitzhak Shimon, e le elencava come vittime uccise a Hebron mentre in realtà erano stati uccisi a Gerusalemme e dintorni. Arnon osserva che nel cimitero di Rumeida, dove sono sepolte alcune delle vittime del massacro di Hebron, ci sono due tombe contenenti cadaveri non identificati. “Forse questa collezione, combinata con altro materiale, ci porterà più vicino alla soluzione del mistero”, dice.

Poiché ricollegano direttamente l’odierna comunità ebraica nella Città dei Patriarchi con la comunità di un tempo, i residenti ebrei di Hebron incoraggiano la ricerca e le pubblicazioni sulla storia della città e dei suoi abitanti ebrei. Recentemente sono stati pubblicati due libri che possono essere interessanti anche per coloro che non si identificano necessariamente con la ricostituzione odierna della comunità ebraica di Hebron.

Il primo è il libro di Arye Klein “Hatzerot B’Ir Ha’avot” (I cortili nella città di Hebron), che tratta in parte della sezione occidentale della strada del mercato nella città vecchia, descrivendo i suoi sviluppi storico-geografici, raccontando la storia degli ebrei che ci vivevano. Klein, guida turistica ed esperto di studi israeliani che vive a Hebron da 23 anni, cita la storia sconosciuta di due fratelli, Alexander Zisha ed Arye Leib, della famiglia Hoisman, che lasciarono l’Ungheria nel 1853, andarono a Gerusalemme e, dopo 13 anni, si stabilirono a Hebron. I due fratelli erano membri della setta hassidica Karlin e, poiché non appartenevano a Chabad Hasidism, non si stabilirono nel “Cortile ebraico” di Hebron. La casa di Alexander Zisha era nota come Me’arat Hamachpela (Tomba dei Patriarchi) per via della sua struttura. I suoi discendenti fecero da emissari del rabbino Chabad, Shalom Duber, per acquistare Beit Romano, che oggi ospita la yeshiva (scuola talmudica) Shavei Hevron. Klein descrive una situazione di vicinanza e buoni rapporti tra gli arabi e gli ebrei di Hebron, come i legami tra Alter Rivlin, che parlava arabo e siriaco-aramaico, e fu nominato rappresentante ebraico al consiglio comunale di Hebron.

Il secondo libro è “Shikhehat Hevron” (“L’abbandono di Hebron”), pubblicato da Yona Even. Si tratta sostanzialmente di una collezione fotografata di articoli pubblicati 70 anni fa da suo padre, insegnante e giornalista, Eliyahu Yehoshua Levanon. Levanon registrò le sue impressioni durante la sua permanenza come insegnante alla scuola ebraica di Hebron. “E’ molto difficile per un ebreo svolgere il lavoro di giornalista a Hebron”, scriveva Levanon negli anni ‘30 e raccontava dello “sdegno dei mendicanti per le tangenti alla Tomba dei Patriarchi” e del “pericolo di prendersi una pietra in testa”.

“Prima dei tumulti del 1929 – annotò in un’altra occasione – gli insegnanti andavano a lavorare a Hebron con entusiasmo. Da allora hanno evitato di andarci e Hebron è diventata simile a una città proibita”.

(Da: Ha’aretz, 23.09.08 )

Liberali per Israele

Una ulteriore testimonianza del massacro di ebrei avvenuto a Hebron nel 1929 la potete trovare qui

Hamas e Fatah spaccati su estensione mandato Abbas

M.O., Hamas e Fatah spaccati su estensione mandato Abbas

Roma, 6 ott (Velino) – Nuova frattura nel mondo politico palestinese. Faraj al-Ghoul, alla guida della commissione Affari giuridici del Consiglio legislativo palestinese (Plc) – il Parlamento uscito dalle elezioni del gennaio del 2006 e dominato dagli islamici di Hamas -, ha dichiarato che il prolungamento “anche per un solo giorno” del mandato di Mahmoud Abbas sarebbe “incostituzionale”.

Eletto per quattro anni alla guida dell’Anp, Abbas concluderà il suo incarico l’8 gennaio del 2008. Parlando all’agenzia Ma’an, al-Ghoul ha precisato che dopo quella data la carica presidenziale sarà considerata “vacante” e che lo speaker del Plc subentrerà ad Abbas come facente funzioni per i 60 giorni necessari all’organizzazione di nuove elezioni presidenziali.

Diversamente, Abbas e il suo partito, il movimento laico Fatah, ritengono che le presidenziali dovrebbero tenersi assieme alle legislative in programma invece per il gennaio 2010. E che fino ad allora dovrà estendersi la durata della presidenza in carica. “Se Abbas non indice elezioni presidenziali l’8 ottobre, tre mesi prima della fine del suo mandato – ha ribadito invece al-Ghoul -, lo farà allora la Commissione elettorale”.