Le “fonti palestinesi” colpiscono ancora

Le “fonti palestinesi” colpiscono ancora

Da un editoriale del Jerusalem Post

La scorsa settimana i mass media sia israeliani che esteri hanno totalmente abboccato all’asserzione spacciata per un dato di fatto dal Palestinian Center for Human Rights (PCHR) secondo cui il 27 settembre un pastore adolescente originario di Akrabeh, a sud di Nablus (Cisgiordania) era stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da coloni israeliani di Gittit, nella Valle del Giordano.

Il fatto che Gittit, presso Mechora, non sia affatto un covo di estremisti non è valso a mitigare la condanna istantanea del presunto fatto. Successivamente, però, gli investigatori della polizia forense e l’autopsia eseguita sul corpo del 19enne Yihya Atta Bani-Minya hanno rivelato non solo che sulla vittima non vi erano segni di colpi d’arma da fuoco, ma anzi che la morte era stata causata in realtà dal fatto che il giovane aveva maneggiato una bomba inesplosa da 40 mm.

Il fatto che l’accusa così poco credibile avanzata dal Palestinian Center for Human Rights – la cui fama non brilla certo per attendibilità ed anzi caratterizzata da evidentissimi secondi fini propagandistici – sia stata così presa per oro colato con tanta disinvoltura persino all’interno di Israele è motivo di seria preoccupazione.

Per due giorni interi, politici e giornalisti di primo piano hanno collegato la morte (accidentale) del pastore arabo al recente attentato contro il prof. Ze’ev Sternhell e addirittura all’assassinio di Rabin, senza aspettare nemmeno le prime risultanze delle indagini. Come prevedibile, poi, le accuse infondate hanno ricevuto una risonanza, specie sul mass-media elettronici, che non è stata per nulla concessa ai successivi risultati dell’indagine.

Tutta questa fretta di emettere condanne indipendentemente dalle prove non dovrebbe mai trovare giustificazione, neanche presso coloro che sostengono che il curriculum dei coloni è tutt’altro che immacolato e che trovavano credibile la versione del Palestinian Center for Human Rights. Anche solo il fatto che venisse chiamata in causa la comunità di Gittit avrebbe dovuto suggerire qualche cautela, così come il dato di fatto che sono, in realtà, rarissimi i casi di ebrei che uccidono arabi totalmente a freddo.

Un aspetto ancora più preoccupante è che il Palestinian Center for Human Rights, alemno fino al momento in cui scriviamo, ha continuato imperterrito a diffondere senza correzioni la sua prima versione della vicenda attraverso il suo sito web, omettendo qualunque riferimento all’indagine di polizia. “Palestinian Center for Human Rights – si legge nel sedicente rapporto – condanna senza mezzi termini questo odioso crimine e ribadisce che trascurare le proteste dei civili palestinesi contro i coloni israeliani unito alla protezione garantita ai coloni dalle Forze di Occupazione israeliane, non fa che incoraggiare i coloni stessi a continuare a lanciare aggressioni contro inermi civili palestinesi”.

Non è tutto. “Secondo testimoni oculari – continua il resoconto tuttora tuttora diffuso dal Palestinian Center for Human Rights – il corpo è stato colpito da circa 20 proiettili al collo, al petto e alle gambe”. E Palestinian Center for Human Rights continua chiedere che “i responsabili vengano portati in giudizio” e che “tutti i coloni israeliani vengano disarmati”.

Questo scagliare sentenze, soprattutto se corredate di falsità, non è cosa di poco conto: può facilmente innescare veri e propri incendi. Diffondere menzogne è come gettare fiammiferi accesi in polveriera. Ma forse Palestinian Center for Human Rights desidera proprio incendiare gli animi degli arabi di qui, e fomentare sentimenti di vendetta per un crimine che non c’è stato. La cosa triste è che Palestinian Center for Human Rights vanta estesi legami con accademici e gruppi per i diritti umani israeliani, e ha co-sponsorizzato la campagna per trascinare in giudizio per crimini di guerra ex generali israeliani come Shaul Mofaz, Moshe Ya’alon e Doron Almog.

Ancora più sconsiderato è il ruolo di quegli israeliani che riecheggiano acriticamente le accuse fasulle. Quando la colpa viene indiscriminatamente addossata a tutti gli abitanti degli insediamenti, la maggioranza dei quali sono cittadini del tutto rispettosi della legge, quel che ne risulta è un esteso sentimento di alienazione e un crescente senso di isolamento. Questa alienazione dai propri stessi concittadini israeliani alimenta esattamente quelle frange estremiste che gli antagonisti politici dei coloni vorrebbero censurare. L’ultima cosa di cui la società israeliana ha bisogno è di maggiore polarizzazione, di maggiore estremismo incoraggiato da qualsivoglia elemento e per qualsivoglia ragione. Ciò di cui abbiamo più bisogno è sangue freddo e moderazione, anche al prezzo di rimetterci qualche guadagno politico immediato.

(Da: Jerusalem Post, 5.10.08 )

Fabbrica di menzogne

Israele.net

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3 Risposte to “Le “fonti palestinesi” colpiscono ancora”

  1. Benny Says:

    E’ un argomento molto complesso che nessuno vuole affrontare sul serio. Perche’ quelli che dovrebbero affrontarlo sul serio sono complici di questo status quo: l’incapacita’ di offrire un’immagine chiara, onesta ed immediata non a 7 milioni di Israeliani soltanto, ma al mondo intero! Israele (E CHI PER LUI!!!) non riesce a far breccia positiva nell’informazione pur avendone le risorse (non le capacita’)! Perche’ manca proprio la capacita’, la manodopera, the human resources, affinche’ ci si batta per Israele senza se e senza ma!!! E invece siamo alle solite: cosa ci guadagno io??? E’ una vocina che solo orecchie molto bene affinate riescono a percepire…!!!
    E da’ fastidio!!! Da’ molto fastidio! L’articolo giustamente finisce cosi: “…anche al prezzo di rimetterci qualche guadagno politico immediato”.
    Laila Tov

  2. Ester DV Says:

    Ragazzi, non so se questo può essere il posto giusto ma vi lascio postata una discussione tra la sottoscritta e i responsabili di un nuovo partito che si chiama “Per il Bene Comune” con i quali mi sono trovata in contrasto su questioni a noi care. L’argomento è il famoso video di qualche mese fa del soldato israeliano che sembrava aprisse il fuoco su un palestinese bendato e inerme:

    From: Ester
    Date: 26-lug-2008 11.24
    Subject: [pbc_lazio] Ogg: Lettera aperta al Presidente della Repubblica e prossime mosse di PBC
    To: pbc_lazio@yahoogroups.com

    -Continuo a non capire il perchè di tanta faziosità.
    Dal CORRIERE della SERA del 22 luglio 2008, la cronaca di Davide Frattini:
    Il filmato, del 7 luglio, mostra un manifestante arabo che viene portato verso una jeep militare, ammanettato e bendato. Un soldato carica il fucile e gli spara una pallottola di GOMMA in un piede, mentre un ufficiale lo tiene fermo. La sequenza — ripresa da una ragazza di 14 anni — si ferma.

    Riprende con il palestinese a terra e un medico che lo controlla. «La protesta era pacifica — racconta Ashraf Abu Rahma, 27 anni —. Sono stato arrestato, la mia carta
    d’identità confiscata.Il soldato ha cominciato a gridarmi: ti colpisco con una pallottola di gomma. Ho urlato: perché mi vuoi sparare? Ho sentito il proiettile centrare l’alluce sinistro». E’ stato rimandato a casa, «con una ferita molto lieve, un gonfiore», dice il portavoce delle forze armate.

    Non che giustifichi l’accaduto ma è evidente che il filmato su corrent vuol far crede tutt’altra cosa!!Perchè non si riportano invece mai notizie di atti terroristici ai danni di civili israeliani!!!Persone che si trovano in autobus, ristoranti, discoteche ecc e muoiono per attacchi terroristici non rientrano nel bene comune?

    Questa è stata la risposta (sempre al newsgroup che conta alcune centinaia di persone) che ho ricevuto da parte di Monia Benini, Presidente della lista. Vi segnalo la parte riguardante i Tg nazionali e i loro direttori…..se non è pregiudizio questo….

    From: Monia Benini – PBC
    To: pbc cris
    Cc: programma-per-il-bene-comune@googlegroups.com
    Sent: Saturday, July 26, 2008 10:38 PM
    Subject: [Per il bene comune] Re: Fwd: [pbc_lazio] Ogg: Lettera aperta al Presidente della Repubblica e prossime mosse di PBC

    Appunto informazione…

    http://www.informationclearinghouse.info/article20320.htm

    il primo dei due video in allegato- ancora più “efficace” – è stato rimosso da you tube perchè è bene addomesticare le informazioni, anzichè lasciar trasparire qualcosa ad esempio sulle 73 risoluzioni ONU violate da Israele, che occupa territori non propri.

    Per il bene comune è sempre disponibile ad organizzare un viaggio in Israele e Palestina: la questione ci sta molto a cuore e non va giudicata sui singoli casi, anche se questi sono sicuramente illuminanti.

    Dopodichè l’informazione si paleserebbe per tutti, magari anche per Davide Frattini, giornalista notoriamente “embedded”.

    Come per gli inceneritori, c’è una lunga ed attenta campagna di disinformazione sulla questione israelo-palestinese. PBC non è ovviamente per la violenza, ma sostiene la fine dell’occupazione (che genera uno stillicidio costante) ed il rispetto delle risoluzioni ONU. D’altronde, se consideriamo Il COrriere della Sera fazioso per l’informazione in generale (compreso per l’ambiente, per l’economia, per il lavoro, per le banche), in politica estera non fa molta differenza.

    Le più importanti testate giornalistiche e i direttori dei TG sono ebrei: mi pare opportuno sentire anche qualche organo informativo non palesemente di parte….

    Ma io mi fermo qui.

    Il referente nazionale per le questioni internazionali è Elvio Arancio earancio@fastwebnet.it ed è estremamente disponibile.

    Nel frattempo suggerisco il libro dell’autore israeliano Ilan Pappe: “La pulizia etnica della Palestina”, Fazi Editore. Affronterò volentierissimo un confronto sull’informazione di parte in merito alla situazione di Israele e Palestina con chiunque avrà letto il testo, senza fermarsi al…Corriere della sera. Se ci attestassimo su quanto riportato fra le sue pagine, ci potremmo mettere a fare gli aerosol sui fumi degli inceneritori…

    Ciao,
    Monia

  3. Ester DV Says:

    Questa è l’ultima risposta che ho ricevuto (sempre sul newsgroup) da parte della dirigenza della lista:

    Da: angela lano libero
    Data: 07/28/08 10:21:13
    A: ester
    Cc: Monia Benini; earancio
    Oggetto: Fw: [Per il bene comune] Re: Fwd: [pbc_lazio] Ogg: Lettera aperta al Presidente della Repubblica e prossime mosse di PBC

    Gentile signora ,

    la faziosità emerge dai nostri quotidiani, in genere embedded.

    L’incidente del soldato che spara contro palestinesi (e pacifisti in generale) inermi è quotidianità e non casualità.

    Diciamo che è la prassi usata da Tsahal. Lo raccontano molto bene i bombardamenti con armi non convenzionali contro Libano e Striscia di Gaza, di due anni fa, e quelli continuati fino alla firma della “tregua” rispettata dai palestinesi ma più volte violata dagli israeliani, che hanno provocato morti e feriti e che stanno sviluppando patologie varie – alta incidenza di tumori e malformazioni, ad esempio. Ci sono documentari prodotti e mandati in onda da RaiNews 24, davvero eccellenti.

    Certo, di questo i nostri solleciti media a grande diffusione non ci parlano mai. Bisognerebbe andare a vedere chi li dirige, chi è l’editore, chi li finanzia, ecc.

    Quanto alla “gomma” che riveste i proiettili, provi a documentarsi nel sito dell’ottimo B’Tselem – organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani: si tratta di proiettili di acciaio (con il cuore di acciaio) rivestiti di gomma. Anni fa, in un campo profughi della Cisgiordania, presi in braccio un bimbetto palestinese con la gamba devastata da questo “innocuo” proiettile di gomma. Credo che non lo dimenticherò mai.

    Per favore, prima di parlare di faziosità, si documenti a fondo. Se non vuole farlo con siti palestinesi, navighi su internet: troverà quelli di pacifisti israeliani o di istituzioni internazionali.

    Israele si macchia da 60 anni di crimini di guerra: le risoluzioni dell’Assemblea gen. dell’Onu e del Consiglio di Sicurezza contro tali pratiche ormai non si contano più e sono rimaste tutte lettera morta.

    La cecità di giudizio e di vedute di molti europei nuoce gravemente proprio agli israeliani: la società israeliana, seppur in percentuali non alte, è molto più combattuta e critica nei confronti dei propri governi e dell’Esercito rispetto a quanto emerge in Occidente. Ci sono pacifisti, refusenik, scrittori, giornalisti coraggiosi difensori dei diritti dei palestinesi – gente che qui neanche ci sognamo – e a cui facciamo un enorme torto con atteggiamenti unilaterali e acritici che non li aiutano nella loro lotta. Si tratta di cittadini che si oppongono alle brutalità di Tsahal a fianco dei palestinesi: le settimanali proteste nonviolente di Bil’in e Nil’in (e di altre cittadine meno famose) lo dimostra da anni. Tuttavia, a fronte di sporadici attacchi terroristici palestinesi (tutti assolutamente esecrabili!), nulla si sa di tante e diffuse lotte nonviolente.

    Ricordo, invece, che furono le bande sioniste, prima della creazione di Israele, a usare per prime gli attacchi terroristici. Si legga la storia dell’attentato contro l’hotel King David di Gerusalemme o il massacro di Deir el Yassine, tanto per citarne un paio. Tali pratiche sono continuate fino ad ora.

    Se davvero desidera conoscere la situazione israelo-palestinese non dal Corriere, Repubblica, Stampa o altro, saremo ben felici di aiutarla, magari attraverso gli scritti di ebrei e israeliani.

    Intanto, la invito a visitare http://www.btselem.org/English/; http://ilanpappe.com/; http://www.bilin-village.org/

    Un cordiale saluto,

    Angela Lano

    Ps.
    Il video-shock del soldato israeliano è stato realizzato grazie al progetto di B’Tselem “shooting back” (http://www.democracynow.org/2007/12/26/shooting_back_the_israeli_human_rights): sono state distribuite ai palestinesi videocamere per filmare abusi e aggressioni di coloni e soldati. Il video è stato diffuso dall’organizzazione che ha presentato denuncia suscitando molti dibattiti all’interno di Israele. Già…all’interno di Israele. Come sempre, l’Italia vuole essere più realista del re…


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