La parata del silenzio imbarazzante

La parata del silenzio imbarazzante

A Teheran Prodi ha ascoltato le frasi antisemite di Ahmadinejad e Khamenei senza colpo ferire

di Carlo Panella

In visita a Teheran, l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha avuto una sconcertante mancanza di reazione di fronte a un Mahmoud Ahmadinejad e a un ayatollah Ali Khamenei che, in sua presenza, hanno ribadito – con l’unica accortezza di ammantare le loro frasi di prudenza lessicale – la volontà di eliminare Israele e di contrastare il legittimo governo di Baghdad.

Martedì scorso, Prodi ha partecipato nella capitale iraniana, assieme a Kofi Annan e ad altri leader occidentali, a un incontro “interreligioso” organizzato dall’ex presidente della Repubblica islamica, Mohammed Khatami. Gli ospiti sono stati ricevuti prima dal presidente, Ahamadinejad, e in seguito dal Rahabar, l’ayatollah Khamenei, che hanno pronunciato frasi inequivocabili, quanto intollerabili, anche se con linguaggio volutamente diplomatico, contro Israele.

Prodi ha fatto finta di non sentire, non ha reagito e non le ha minimamente contestate, consolidando così una sua posizione di dissociazione a malapena dissimulata dalla “linea della fermezza” sia dell’Unione europea sia dell’Onu e una sua personale insensibilità al tema della difesa intransigente di Israele dalle esplicite minacce di distruzione più volte pronunciate dai due leader fondamentalisti.

Ahmadinejad, dopo avere accusato la politica americana in medio oriente, è stato esplicito circa Israele: “Il regime sionista commette da sessant’anni crimini contro i palestinesi, e questo problema non potrà essere risolto fino a quando le terre palestinesi saranno sotto occupazione e vi saranno cinque milioni di profughi”.

Prodi sa bene che quando Ahmadinejad denuncia le “terre palestinesi sotto occupazione” intende tutto il territorio di Israele – non soltanto la Cisgiordania – e che quindi queste parole altro non sono che la reiterazione dell’auspicio della “scomparsa di Israele dalla faccia della terra” già espresso più volte dalla leadership iraniana. Ma Prodi non ha ritenuto di dovere ribattere ed è stato in silenzio anche di fronte all’ayatollah Khamenei che – sempre con linguaggio volutamente contorto, ma chiarissimo – ha sostenuto che Israele è retaggio del colonialismo europeo, che è simile alla Germania nazista e che, contro il suo governo (e anche contro il governo iracheno, sostenuto dall’Italia), l’unica risposta è il jihad: “All’origine delle tensioni attuali vi sono le passate politiche coloniali dell’occidente. Oggi ci sono governi che vogliono saccheggiare i diritti delle nazioni e avere il dominio nel mondo, come quelli del passato. Contro coloro che opprimono i popoli della Palestina e dell’Iraq l’unica azione efficace è la lotta contro la tirannia”.

Romano Prodi in compagnia dell'amico Ahmadinejad

Romano Prodi in compagnia dell'amico Ahmadinejad

Prodi, si badi bene, non è un privato cittadino, ma un ex premier e oggi è incaricato dall’Onu della presidenza della commissione per il Peacekeeping in Africa. Con questi silenzi va ben oltre la reiterazione di una posizione di “apertura” al regime di Teheran. Il fatto ben più grave è che, con questo suo atteggiamento, Prodi continua a offrire ai leader iraniani più oltranzisti l’immagine di una Italia divisa in due, rafforzando le critiche negli ultimi mesi da loro rivolte al governo Berlusconi, “colpevole” di avere chiuso la fase di accondiscendenza dimostrata dal governo dell’Unione.

Dopo un incontro con Ahmadinejad durante l’Assemblea generale dell’Onu del 2007, Prodi, assieme a Massimo D’Alema, ha continuato a sviluppare una diplomazia parallela a quella dell’Onu e dell’Ue, organizzando vertici col responsabile iraniano della sicurezza, Ali Larijani, tanto che il 21 gennaio scorso avrebbe dovuto ricevere a Palazzo Chigi il primo consigliere di Ahmadinejad, Hashemi Samareh (l’incontro è saltato poiché è caduto il suo esecutivo).

La natura opaca e addirittura equivoca di queste relazioni italo-iraniane emerse subito dopo, quando gli interlocutori di Prodi e D’Alema iniziarono a criticare “la svolta” dell’Italia nei confronti di Teheran, determinata dal governo Berlusconi. Il 26 maggio il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ali Hosseini, dichiarò: “Alcuni paesi europei mostrano reazioni negative e illogiche. Ci aspettiamo reazioni logiche dai paesi europei, e specialmente da paesi amici come l’Italia”.

Due mesi dopo, il 14 luglio 2008, lo stesso interlocutore diretto di Prodi e D’Alema, Ali Larijani, diventato speaker del Parlamento iraniano, il Majlis, ha direttamente attaccato “alcune prese di posizione del nuovo governo italiano sulle questioni mediorientali”, riferendosi chiaramente alle dichiarazioni di Franco Frattini che, nel corso di un viaggio in Israele, aveva abbracciato la linea della fermezza verso l’Iran e le sue ambizioni nucleari.

(Fonte: Il Foglio, 16 Ottobre 2008 )

7 Risposte to “La parata del silenzio imbarazzante”

  1. Focus on Israel Says:

    Roma: Protestano Ruben e Bertolini (Pdl) per visita Prodi a Teheran

    Roma, 16 ott – I deputati Pdl, Isabella Bertolini e Alessandro Ruben, hanno presentato un’interrogazione parlamentare al governo e al ministro degli affari esteri per sapere se l’esecutivo fosse a conoscenza della visita dell’ex premier Romano Prodi al presidente dell’Iran Ahmadinejad e dei motivi dell’incontro. “Ritengo questa visita un fatto veramente grave, specie dopo le dichiarazioni di Ahmadinejad all’Onu sull’esistenza dello stato di Israele. Mi sorprende che un ex premier, nel suo nuovo incarico al suo primo viaggio, incontri il presidente iraniano. E il motivo, secondo quanto riporta la stampa, sarebbe stato un incontro dedicato alla storia delle religioni”. “Sempre secondo quanto riporta la stampa, Prodi avrebbe sostenuto che finché ci saranno truppe straniere in quell’area non ci potrà essere pace. Vorrei ricordare a Prodi che ci sono anche soldati italiani. Una linea duale che certo non fa bene alla politica estera italiana così egregiamente portata avanti dal ministro Frattini e che rappresenta il reale pacifismo nella zona”.

  2. Focus on Israel Says:

    Frattini a Prodi
    «Io non avrei incontrato il leader iraniano»

    ROMA – «Io non l’ avrei fatto». È lapidario il ministro degli Esteri Franco Frattini nel commentare la visita in Iran domenica dell’ ex premier italiano Romano Prodi, ora capo della task force per l’ Africa delle Nazioni Unite, durante la quale ha incontrato il presidente Ahmadinejad. «Respingo con forza e assoluta fermezza» le dichiarazioni del presidente iraniano «contro gli Usa e sulla distruzione di Israele», ha detto Frattini. «C’ è una grande differenza tra il mio contatto con il capo negoziatore iraniano per il nucleare e l’ incontro con il presidente iraniano che continua a esprimersi in termini per noi inaccettabili nei confronti di Israele».Esteri Franco Frattini

    Pagina 18 – (18 ottobre 2008) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/2008/ottobre/18/non_avrei_incontrato_leader_iraniano_co_9_081018027.shtml

  3. Gianni Says:

    Prodi a Teheran, lo sdegno della comunita’ iraniana in Italia

    Davood Karimi, presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia ci ha segnalato una nota che potete leggere al seguente link:
    http://irandemocraticoweb.blogspot.com/

    LO SDEGNO, IL DOLORE E LA DISAPPROVAZIONE DELLA COMUNITA’ IRANIANA VERSO IL VIAGGIO E LA PRESTAZIONE DI PRODI A TEHERAN
    PRODI STRINGE LE MANI DI AHMADINEJAD, STESSE MANI CHE HANNO UCCISO MIGLIAIA DI GIOVANI IRANIANI E NON

    Atefe, 16 anni uccisa in piazza pubblica durante la presidenza di Khatami
    B.S. minorenne ucciso poche settimane fa nella citta di Shiraz
    Esecuzione collettiva in piazza pubblica di pche settimane fa nella citta di Bojnurd
    Un cittadino curdo ferito durante i combattimenti e impiccato in piazza in Kurdistan nonstante fosse ferito e paralizzato di entrambe le gambe.

    http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/2008/10/20/poli_prodi_a_teheran_lo_sdegno.html

  4. Daniele Coppin Says:

    La cosa che maggiormente infastidisce di quanto accaduto è che, collegandosi al sito del “Professore”, risulta impossibile lasciare un qualsivoglia commento. Bell’esempio di apertura mentale.

  5. Daniel Says:

    E sotto i riflettori finiscono gli affari tra i due Paesi

    La parata iraniana imbarazza Berlino

    Un diplomatico tedesco alla cerimonia, dove si parlava di distruggere Israele

    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

    BERLINO — Gli eccessi di zelo fanno spesso male ai burocrati tedeschi. Quel attaché militare a Teheran mandato dal suo ambasciatore alla sfilata di Mahmoud Ahmadinejad — gesto di amicizia estrema finalizzata a strappare contratti — è diventato un imbarazzo serio per il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier. Ha riacceso i riflettori sugli affari tra Germania e Iran, ancora consistente nonostante le sanzioni legate al programma nucleare iraniano e nonostante le promesse della cancelliera Angela Merkel di ridurre l’interscambio. Il fatto è successo lo scorso 21 settembre.

    Il responsabile militare dell’ambasciata tedesca in Iran ha partecipato, unico diplomatico occidentale, alla parata annuale di commemorazione della guerra contro l’Iraq. Discorso di Ahmadinejad, corteo di mezzi di guerra tra cui i missili Shihab 3 con scritte tipo «Israele deve essere spazzata via dalle mappe ». Striscioni del genere «Israele dovrebbe essere cancellata dal mondo». Scandalo. I governi tedeschi sostengono di avere obblighi morali nei confronti di Israele, vista la storia: un loro rappresentante che assiste a una sfilata minacciosa e aggressiva non è passato inosservato. Non solo. La Germania è il «più uno» del gruppo 5+1 che sta trattando con Ahmadinejad per impedirgli di proseguire nel programma nucleare. Di più: tre anni fa, l’Unione europea ha deciso che nessun rappresentante dei 27 avrebbe partecipato alla sfilata militare iraniana. Steinmeier ha dunque convocato il suo ambasciatore in Iran, Herbert Honsowitz, noto nel mondo della diplomazia per l’impegno strenuo che mette nel promuovere le buone relazioni d’affari tra imprese tedesche e iraniane. Honsowitz è stato a Berlino un paio di settimane, ha avuto più incontri per spiegare come mai ha mandato un suo uomo all’imbarazzante sfilata.

    Pochi giorni fa, è tornato a Teheran e ora Berlino ammette che il suo rappresentante ha violato le direttive della Ue. Grave. Soprattutto perché, così, l’attenzione si è spostata sui rapporti d’affari tra Germania e Iran, che stanno al fondo dello scivolone. Il governo e i media israeliani sono molto critici. Gli americani fanno sapere di essere irritati. Ieri, il Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale nel quale sottolinea che nei primi sette mesi di quest’anno la Germania ha approvato 1.926 operazioni d’affari con l’Iran, il 63% in più dell’anno scorso. Un aumento delle esportazioni del 14,1%. E che la Camera di commercio tedesco-iraniana ha quasi duemila membri. In effetti, è vero che da 30 anni a questa parte la Germania è il primo esportatore mondiale in Iran (ora, forse superato dalla Cina) e che due terzi delle imprese iraniane hanno commerci con i tedeschi. Ma è anche vero che, in termini di volumi, l’interscambio è in caduta e lo Stato tedesco dà sempre meno crediti all’ esportazione verso Teheran. Ciò nonostante, l’ambasciatore Honsowitz e il suo attaché militare hanno fatto arrossire Berlino.

    Il ministro Steinmeier ha convocato l’ambasciatore a Teheran: i 27 Paesi Ue avevano deciso di disertare la sfilata militare Reazioni Critiche dagli israeliani Anche gli Usa sono irritati con la Germania: troppi business con gli Ayatollah Spettatore Il responsabile militare dell’ambasciata tedesca in Iran (foto) ha assistito, unico tra i diplomatici occidentali, ad una parata militare a Teheran il 21 settembre, mettendo in difficoltà il ministero degli Esteri tedesco

    Danilo Taino
    17 ottobre 2008

    http://www.corriere.it/esteri/08_ottobre_17/diplomatico_tedesco_merkel_d402925e-9c0d-11dd-962f-00144f02aabc.shtml

  6. Daniel Says:

    21.10.2008 “Le grandi potenze stanno cercando di promuovere l’estremismo nel mondo”; lo ha sostenuto Romano Prodi a Teheran, secondo l’agenzia ufficiale del regime Irna

    Testata: osservatorio-sicilia.it
    Data: 21 ottobre 2008
    Pagina: 1
    Autore: la redazione
    Titolo: «Clamorose affermazioni di PRODI : le grandi potenze promuovono il terrorismo nel mondo»

    Riportiamo dal sito OSSERVATORIO-SICILIA.IT:

    In sordina, quasi di nascosto (forse per postuma vergogna), l’ex presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi, vola a Tehran per partecipare alla conferenza “Religioni nel mondo moderno”, stringe la mano all’uomo che da mesi va affermando che Israele va cancellato e afferma che le grandi potenze “are trying to promote extremism throughout the globe” – stanno cercando di promuovere l’estremismo … – che in pratica sta a significare promuovere il terrorismo in tutto il mondo e che la causa dei problemi nella regione asiatica discendono dalla presenza delle truppe straniere. Questo è quanto riporta l’agenzia iraniana IRNA.

    Una conferenza, cha ha affrontato (?) il problema di come i religiosi e i responsabili politici potrebbero collaborare per promuovere la pace attraverso la tutela dei diritti umani, valori morali e religiosi, la diversità e la convivenza pacifica nella pluralistica, società moderne.

    L’aspetto più inquietante di tutto ciò è il modo in cui il signor Prodi si è fatto fotografare stringendo la mano all’uomo che da mesi va pubblicamente affermando che la Shoah non è mai esistita e che Israele va cancellato dalla faccia della terra.
    Tehran ringrazia

    http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=249&sez=120&id=26308

  7. Alberto P. Says:

    «L’Iran pagò Prodi per farlo venire a Teheran»

    di Alessandro M. Caprettini

    L’accusa dei Guardiani della rivoluzione: 2,5 milioni a Kofi Annan. Ignoto l’ingaggio del Prof

    Roma«Ha pagato pur di avere ospiti internazionali come Kofi Annan e Romano Prodi!». L’accusa, sferzante, all’ex-presidente (riformista) Mohammed Khatami giunge dalle pagine di Sobh-e-Sadeq, settimanale dei Guardiani della rivoluzione, legatissimi al presidente Mahmud Ahmadinejad.

    Dall’articolo diffuso ieri a Teheran si apre una scia di polemiche sul convegno a favore del dialogo interreligioso organizzato due settimane fa nella capitale iraniana dall’ex presidente. Ma in realtà – complici forse le non perfette condizioni fisiche del premier – l’uscita ha tutto il sapore di una nuova fase della guerra tra ultrà e moderati in un Iran lacerato sotto una formale apparenza unitaria. L’attacco a Khatami è durissimo. Lo si accusa di aver sperperato una enormità di soldi pubblici per il convegno. E si arriva a far sapere che al solo Kofi Annan, ex-segretario generale Onu, sarebbero andati ben 30 miliardi di rial, pari a 2 milioni e mezzo di euro.

    Nessuna cifra invece viene fatta per la presenza dell’ex-premier italiano ed ex-presidente della Ue, Romano Prodi, coinvolto comunque dai pasdaran negli invitati cui sarebbe stato pagato lauto cachet. Né si cita il fatto che l’ospite italiano, nei tre giorni in Iran, ha incontrato assieme ad altri ospiti della conferenza tanto la guida suprema, l’ayatollah Alì Khamenei, che proprio il leader Ahmadinejad.

    Analisti della situazione persiana ritengono che l’attacco di Sobh-e-Sadeq si debba alla volontà del gruppo conservatore di tagliare alla radice sin dal suo fiorire la volontà dei riformisti di aprirsi al dialogo con altri Paesi.

    Meglio azzopparne subito l’ideatore che trovarsi a dover fare i conti con la crescita di un dissenso interno alimentato dall’apertura a democrazie occidentali. Non è un caso del resto che al settimanale dei pasdaran abbia replicato un quotidiano riformista, Karzogan. «Alcuni organi vicini al governo – ha replicato all’attacco portato contro l’ex-presidente – hanno fatto queste affermazioni pensando che anche Khatami faccia come loro quando pagano le autorità di certi Stati per venire in visita a Teheran». Un riferimento chiarissimo, quest’ultimo, alle ricche sovvenzioni che l’Iran fornisce a Paesi come la Siria, il Venezuela, alcuni Stati africani e soprattutto a gruppi sciiti che si muovono nel Medio Oriente.

    Nel corso della conferenza sul dialogo interreligioso tenutasi a Teheran, proprio Khatami aveva tenuto a far presente come «quella che viene presentata in tutto il mondo come religione, in particolare quando si parla di Islam, non ha niente a che vedere con la religione reale». Tesi suffragata da Kofi Annan, il quale aveva rilevato come il problema «non siano la Bibbia o il Corano, ma come alcuni ambienti ne abusino per i loro obiettivi politici».

    (Fonte: Il Giornale, 29 Ottobre 2008, pag. 14)


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