Il protocollo dei savi di Wall Street

Il protocollo dei savi di Wall Street

Le tesi sulle crisi dei mercati finanziari,offrono un’infinita possibilità di variazioni tematiche, ma non ci si era ancora accorti che mancava, tra critiche al liberismo, rivalse marxiane, nostalgie di Keynes, la più classica di tutte: quella del complotto ebraico.

Ovviamente l’ha lanciata il presidente iraniano Ahmadinejad. E’ bellissima: secondo l’Iran il crack nasce perchè dei funzionari ebrei della Lehman Brothers avrebbero sottratto surrettiziamente 400 miliardi di dollari dai fondi della banca per trasferirli in banche israeliane. Così Israele finge di preoccuparsi della situazione, mentre i suoi banchieri si tuffano nell’oro. Se la storiella di Ahmadinejad fosse vera, il segretario all’Economia Usa, Paulson avrebbe fatto davvero bene a far fallire una banca che si lascia sottrarre 400 miliardi di dollari senza accorgersene. E i mercati mondiali potrebbero tirare un sospiro di sollievo: i soli stanziamenti annunciati dal piano della Casa Bianca coprirebbero abbondamentemente l’ammanco. Ma il problema non è l’incredibilità della ricostruzione avanzata dall’Iran, quanto il fatto che questa si è potuta conoscere solo attraverso un giornale, l’Unità che unico in Italia ha rilanciato quelle posizioni e non nell’inserto satirico, dove pure farebbero la loro figura, ma nelle pagine dedicate solennemente all'”allarme economia”.

Una pagina, per l’esattezza, di due articoli dove il secondo è quello sulla posizione iraniana, senza alcun commento. Senza neppure un tentativo di predendere le distanze. Ci sarebbe da credere in un antisemitismo di ritorno, neanche troppo mascherato dal senso del pudore, a cui l’Unità proprio non sa resistere.

(15 Ottobre 2008 )

L’Occidentale

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Una Risposta to “Il protocollo dei savi di Wall Street”

  1. Focus on Israel Says:

    Questo è l’articolo originale dell’Unità….certo non c’è una presa di posizione netta contro le dicerie iraniane…ma si capice cosa pensa l’autore del testo, Umberto De Giovannangeli:

    Anche Israele trema in Borsa e c’è chi grida al complotto

    Riapertura e subito il crollo, poi la ripresa ma si chiude a -5%. Colpiti soprattutto i titoli immobiliari

    di Umberto De Giovannangeli / Roma

    COMPLOTTO È la prima notizia dei telegiornali. Ruba la scena agli scontri tra ebrei e arabi nell’antica S.Giovanni d’Acri. Oscura gli sforzi della premier incaricata,
    Tzipi Livni, di formare un nuovo governo. E riporta in auge la tesi, sciagurata, del “complotto ebraico” mondiale. Israele trema. Non per la minaccia nucleare iraniana. E neanche per il rischio, peraltro elevato, che al conflitto con i palestinesi si aggiunga quello tra ebrei e arabi con passaporto israeliano.

    A far tremare Israele è la risposta della Borsa alla crisi che dagli Stati Uniti è deflagrata nel resto del mondo. Dopo un avvio disastroso, un buon recupero nel pomeriggio non è bastato a tirare su una giornata negativa anche per la Borsa di Tel Aviv. Dopo la serie di feste ebraiche legate allo Yom Kippur e al fine settimana, ieri è stata la prima giornata in cui il mercato azionario sperava in una reazione alla crisi planetaria. In calo, oltre ai tecnologici, anche i titoli legati al settore immobiliare, che anche in Israele ha risentito del terremoto abbattutosi sui mutui. Dal -16 per cento del mattino al -12 per cento di metà giornata, sino al -5 per cento della chiusura. Le contrattazioni borsistiche si erano aperte ieri con 45 minuti di ritardo, per cercare di dare un segnale di riflessione in più, ma la misura non ha avuto gli effetti sperati.

    A riprova dell’agitazione degli operatori, ieri nelle prime ore il sito web della Borsa di Tel Aviv è collassato, per il troppo carico di lavoro e l’eccesso di contatti da parte dei surfer. Il sito si è ristabilito nel pomeriggio.

    Il governatore della Banca centrale, Stanley Fischer, e il ministro delle Finanze Roni Bar-On (Kadima), in consultazione permanente, stanno valutando se praticare iniezioni di capitali freschi alle banche. I maggiori timori degli investitori israeliani riguardavano i titoli immobiliari, di compagnie che finanziano progetti di costruzione e acquisizioni attraverso forti indebitamenti. La stretta creditizia fa sì che gli investitori siano terrorizzati dalla prospettiva che le imprese non abbiano più risorse sufficienti per far fronte ai debiti a scadenza.

    Tutto questo, però, secondo alcuni è solo uno specchietto per le allodole, giacché Israele in realtà sarebbe il vero beneficiario della crisi globale. Ciò, almeno, in base a una ridda di “spiegazioni” e “rivelazioni” circolanti su vari siti internet da alcuni giorni, in cui di ripropone la teoria, dura a morire, di un planetario complotto ebraico. Il quotidiano Haaretz, senza perdere l’abituale senso dello humour, parla di “Protocolli dei savi di Wall Street”, richiamandosi al noto falso antisemita fatto circolare ai primi del Novecento. In particolare, secondo queste “tesi”, prima che la Lehman Brothers crollasse, da questa banca furono trasferiti su tre banche in Israele 400 miliardi di dollari, prelevati surrettiziamente da funzionari infedeli, naturalmente ebrei, che avrebbero alleggerito i conti di poveri investitori. Tale colossale furto sarebbe avvenuto contando sul fatto che, trattandosi di un’ intesa tra ebrei, non sarebbe stato applicato il trattato di estradizione esistente fra i due Paesi. Una cospirazione. Tesi rilanciata dai falchi del regime iraniano: il disastro finanziario mondiale? Colpa della lobby ebraica e dello Stato sionista. Parola di Mahmud Ahmadinejad, presidente della Repubblica islamica dell’Iran.

    (Fonte: L’Unità, 13 Ottobre 2008 )


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