Roma, professore di liceo negazionista: “La Shoah? Non esiste”

Roma, professore di liceo negazionista: “La Shoah? Non esiste”

Bambini ad Auschwitz

Bambini ad Auschwitz

di Carlo Alberto Bucci

«La Shoah è un´invenzione degli inglesi, non ci sono le prove. Basta con questa cultura sionista. I nostri compatrioti sono morti nelle Foibe e noi stiamo a parlare degli ebrei, che non sono neanche italiani». Le urla di un professore di via Ripetta si sentivano sin dalla strada dove s´affaccia la porta del liceo artistico, miste alle grida di protesta, contro le sue posizioni negazioniste, da parte dei colleghi riuniti nel consiglio di classe della IV C. È successo giovedì scorso al piano terra dello storico liceo darte romano.

Ed è una fortuna che sia accaduto di pomeriggio, così solo un paio di studenti, e una madre, hanno ascoltato le farneticazioni del professore: concetti che in Austria nel 2006 sono costate allo storico inglese David Irving, autore del libro La guerra di Hitler, la condanna in primo grado a tre anni di reclusione.

Due ragazzi della IV C, e due della III G, sono appena tornati da Auschwitz dove hanno accompagnato il sindaco Alemanno. E il professore che li ha accompagnati, Virgilio Mollicone, stava illustrando al consiglio di classe l´esito del viaggio – ma anche le nuove iniziative del progetto, che prevede una mostra e l´incontro a scuola con quattro reduci dei campi di sterminio, tra cui Shlomo Venezia – quando un suo collega ha iniziato a dare in escandescenze. Prima ha detto che si stava annoiando, poi ha aggiunto che l´Olocausto è un invenzione degli alleati. «Pensavo stesse scherzando e invece ha cominciato a chiederci le prove, le prove dello sterminio degli ebrei, capisce? Io e altri colleghi abbiamo protestato con veemenza: “Non puoi sostenere questo abominio, sei un educatore e stai prendendo parte a una riunione, ora sei un pubblico ufficiale” gli ho detto».

Il Liceo Artistico Ripetta di Roma

Il Liceo Artistico Ripetta di Roma

Richiamata dalle urla, è intervenuta la preside. Dopo poco, il professore contrario al progetto sulla Memoria promosso dal Campidoglio, è uscito dalla stanza sbattendo la porta. «Fuori – racconta Mollicone – c´erano i rappresentanti di classe, due allievi e una madre. I ragazzi hanno sentito. “Che è successo? È per il viaggio ad Auschwitz, professore?”, mi hanno chiesto. Poi so che ne hanno parlato in classe». Sembra che il professore negazionista non abbia mai manifestato le sue tesi nel corso delle lezioni. Alcune colleghe lo descrivono come un uomo stressato, facile a scatti d´ira e misogino. Le frasi esatte della violenta discussione avvenuta giovedì a via Ripetta sono racchiuse nel verbale del consiglio di classe, che non è stato ancora riconsegnato in presidenza.

«Mi sono mossa subito, sono stati fatti immediatamente passi ufficiali. L´episodio è stato segnalato a chi di dovere, di più non posso dire», ha dichiarato ieri il capo d´istituto, Maria Teresa Strani. È possibile che la preside abbia fatto partire un provvedimento di censura nei confronti del professore che nega l´Olocausto, indirizzato al consiglio d´istituto e, oppure, alla disciplinare dell´Ufficio scolastico regionale. (16 novembre 2008 )

Repubblica.it

Ancora razzi su Israele

Medio Oriente: razzi su Israele, nessun ferito

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GERUSALEMME, 17 nov 10:37 – Ancora razzi palestinesi su Israele. Almeno sei quelli lanciati oggi. Lo ha reso noto il portavoce della polizia israeliana, aggiungendo che non ci sono stati feriti. L’attacco e’ stato rivendicato dal movimento radicale palestinese, Jihad islamica. (Agr)

Mo: Gaza, ancora razzi sul Neghev

Popolazione resta nei rifugi, valichi chiusi

(ANSA) – TEL AVIV, 17 NOV – Una salva di almeno sette razzi e’ stata sparata oggi da Gaza in direzione di insediamenti ebraici nel Neghev occidentale. Lo riferiscono fonti locali. Ancora non e’ noto se vi siano vittime o danni.I razzi sono esplosi nei campi del consiglio regionale Eshkol e la popolazione resta nei rifugi,nel timore di nuovi bombardamenti. Anche oggi i valichi di transito con Israele restano chiusi.Secondo fonti militari 30 camion con generi di prima necessita’ sono entrati stamani a Gaza.

L’ “assedio” di Gaza

L’ “assedio” di Gaza

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Da un editoriale del Jerusalem Post

Ecco cosa può comprensibilmente pensare chi segue in modo frettoloso gli eventi nella striscia di Gaza: c’è un “assedio” israeliano che ciclicamente lascia un milione e mezzo di persone al buio e alla fame, masse di innocenti che subiscono una “punizione collettiva” mentre le forze israeliane lanciano raid a loro capriccio uccidendo palestinesi di Gaza. Mercoledì l’UNRWA, l’agenzia Onu che da sessant’anni è incaricata di fornire agli arabi palestinesi aiuti diretti (ma che non ha il permesso di promuovere il re-insediamento e la riabilitazione dei profughi e dei loro discendenti) ha avvertito che i suoi interventi nella striscia di Gaza entro la fine della settimana potrebbero trovarsi a corto di farina, carne, latte in polvere e olio da cucina.

La verità è che le disgrazie di Gaza sono in gran parte disgrazie auto-inflitte. Hamas fa esplicitamente della guerra contro Israele la sua massima priorità, senza curarsi minimamente dei danni che ciò provoca alla società palestinese: la sua stessa Carta fondamentale propugna l’annientamento dello stato ebraico. Paradossalmente Hamas rimane estremamente popolare, tant’è che alcuni politici israeliani sostengono che non abbia senso cercare di abbattere il regime di Hamas giacché la popolazione stessa è Hamas.

Tuttavia Hamas si preoccupa di come viene vista in occidente. Per questo i suoi portavoce hanno risuscitato l’offerta a Israele di una tregua di dieci anni. In cambio di cosa? Del totale ritiro israeliano sulle linee armistiziali del 1949, della scarcerazione di tutti i detenuti palestinesi senza alcuna distinzione di reato, della creazione di uno stato palestinese militarizzato, dell’inondazione di Israele da parte di milioni di profughi e loro discendenti. Il tutto questo in cambio di una semplice tregua…

Nell’estate 2005 Israele si è disimpegnato unilateralmente dalla striscia di Gaza e teoricamente l’Autorità Palestinese avrebbe potuto iniziare a trasformare quel territorio in una Singapore sulle cose del Mediterraneo, facendone il prototipo di ciò che dovrebbe essere il futuro stato palestinese. Invece, l’Autorità Palestinese sotto Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha completamente sprecato l’occasione.

Quando Hamas ha buttato fuori spodestato Abu Mazen prendendo il potere a Gaza nel giugno 2007, il primo ministro israeliano Ehud Olmert e il ministro della difesa Ehud Barak adottarono una strategia che puntava a mettere la popolazione di Gaza contro Hamas, a isolare gli islamisti in ambito internazionale e ad impedire loro di rovesciare Abu Mazen anche in Cisgiordania. Solo quest’ultimo obiettivo è stato effettivamente conseguito, e solo grazie al fatto che le Forze di Difesa israeliane rimangono schierate in quel territorio.

Dopo che Hamas ha preso il controllo della striscia di Gaza, Israele ha imposto un parziale embargo al territorio diventato nemico. Ciò nondimeno ogni giorno permette l’ingresso di decine di camion di alimenti, carburante e medicinali; lo shekel continua ad essere la moneta usata a Gaza; Stati Uniti e Unione Europea spendono milioni di dollari in aiuti destinati ai palestinesi comuni e Abu Mazen continua a pagare (grazie agli aiuti) gli stipendi della maggior parte dei dipendenti pubblici palestinesi.

Nel giugno scorso Israele a Hamas hanno accettato un cessate il fuoco di sei mesi mediato dall’Egitto, dando un po’ di respiro alla popolazione di Sderot e dintorni (bersagliata per anni da Qassam e mortai palestinesi). Ultimamente però Hamas ha iniziato concretamente ad attrezzarsi per il prossimo round.

Lo scorso 4 novembre le forze israeliane sono intervenuto per distruggere un tunnel che secondo l’intelligence stava per essere usato dai terroristi per infiltrarsi in Israele e catturare dei soldati da tenere in ostaggio (come avvenne due anni e mezzo fa con Gilat Shalit). Da quando è stato sventato l’attacco, Hamas ha lanciato più di 60 Qassam e decine di granate di mortaio sugli agglomerati civili israeliani. Lo scontro a fuoco di mercoledì con quattro terroristi abbattuti mentre cercavano di penetrare all’altezza di Kissufim non è che il proseguimento dell’aggressione di Hamas ai confini con Israele. Dal momento che Hamas spara, Israele ha chiuso i valichi di transito che servono al passaggio di beni e carburante.

A quel punto Hamas ha cinicamente disposto la chiusura dell’unica centrale elettrica della striscia, gettando Gaza nel buio, e ha portato migliaia di bambini nelle strade con le candele in mano per protesta. La centrale, in realtà, fornisce solo un quarto dell’elettricità della striscia di Gaza. Israele garantisce un altro 70% attraverso linee ad alta tensione, e l’Egitto il resto: e nessuno dei due ha interrotto le forniture.

Evidentemente la strategia israeliana a Gaza non sta funzionando. Lo stesso Olmert ritiene che “lo scontro con Hamas sarà inevitabile”. Hamas ha usato la tregua per migliorare ulteriormente le sue linee di rifornimento sotterranee: vengono importati armamenti avanzati così come tabacco, bestiame e pezzi di ricambio per auto. Il tutto tassato dalla “Amministrazione tunnel” di Hamas. Il gasolio fatto arrivare attraverso le “condotte” sotto il Corridoio Philadelphia (tra Egitto e striscia di Gaza) è così tanto che si ha notizia di un’eccedenza sul mercato interno di Gaza. Solo cemento e ferro sembra che possano essere facilmente contrabbandati.

Dunque, che fare? Gli ufficiali della difesa israeliani non vogliono che il cessate il fuoco vada a pezzi. Allo stesso tempo Gerusalemme non vuole una escalation strisciante delle violenze di Hamas. Se gli islamisti porranno fine alla tregua, il prezzo dovrebbe essere una caccia inesorabile ai loro capi, in modo da ridurre drasticamente la capacità di governo di Hamas. Sul lungo periodo, Israele semplicemente non può tollerare il consolidarsi tra la Giordania e il mare di un regime islamista votato alla sua distruzione. Tutti coloro che hanno sinceramente a cuore il bene della popolazione di Gaza dovrebbero fare pressione nella giusta direzione, e dire a Hamas di fermare le violenze.

(Da: Jerusalem Post, 13.11.08 )

Nella foto in alto: gennaio 2008, il parlamento di Hamas riunito a Gaza al lume di candela, ma la luce dietro le tende delle finestre mostra che la foto è stata scattata in pieno giorno.

Pioggia di Qassam e mortai palestinesi

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