Canzoni antisemite su Youtube

Dopo 3 anni Repubblica affronta nuovamente l’argomento……

Canzoni antisemite su Youtube

Circolano su You Tube parodie di canzoni famose firmate da un gruppo chiamato 99 Fosse

Strofe agghiaccianti che trovano gradimento nei forum di estrema destra

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Canzoni naziste, cd clandestini

Paserman: “Siamo sconvolti”

di MARCO PASQUA

Il loro nome si richiama a quello dei 99 Posse, uno storico gruppo che si è sciolto nel 2005, legato ai centri sociali. Con loro, però, non hanno niente a che vedere: la musica dei 99 Fosse è di chiaro stampo antisemita, auspica la morte degli ebrei e deride la Shoah e i campi di sterminio. Le loro canzoni sono apparse recentemente su Youtube, ma possono anche contare su un sito dedicato nella community di Netlog, con tanto di fan riconoscibili dai nick e dalle foto di ispirazione fascista: da Forza Nuova Macerata (che è stato rimosso nel pomeriggio) a PrincipeNeroFN, passando per Sasha Sieg Heil.

In serata tutte le canzoni e i video su You Tube sono stati oscurati. Cancellato anche il profilo dell’utente che li aveva inseriti.

Ma i 99 Fosse hanno anche ammiratori fra quelli che si riuniscono nella sezione italiana del forum neonazista “Storm Front”: sito registrato in America, che espone in homepage una croce celtica e la scritta, in inglese, “orgoglio bianco mondiale”. Il suo fondatore, Don Black, è un ex leader del Ku Klux Klan.

A caricare le canzoni antisemite dei 99 Fosse su Youtube è stato un utente italiano che si firma come “Karl Gebhardt”: era il nome del medico personale di Heinrich Himmler, ministro dell’Interno del Reich, noto per condurre esperimenti nel campo di concentramento femminile di Ravensbrück, utilizzando come cavie le prigioniere polacche e russe.

L’album dei 99 Fosse, mai pubblicato e circolato clandestinamente nei circuiti della destra estrema e degli skinhead a partire dalla fine degli anni Novanta, si intitola “Zyclon B”, proprio come il veleno usato dai nazisti per sterminare gli ebrei nelle camere a gas. Le canzoni hanno una forte connotazione antisemita, e utilizzano melodie di brani noti. Uno di questi è “Anna non c’è”, riscrittura di “Laura non c’è” di Nek. Parlando di Anna Frank, la canzone recita: “Anna non c’è, è andata via. L’hanno trovata a casa sua, nella soffitta di Amsterdam, ora è sul treno per Buchenwald”.

Altri titoli sono: Himmler (basato su “Gianna” di Rino Gaetano), Nati sotto la stella di David (da “Nata sotto il segno dei pesci” di Venditti), ma anche “Azzurro” e “Alba Chiara”. Tutte le canzoni sono liberamente consultabili, da sabato scorso, su Youtube. Già nei mesi passati, comunque, alcuni di questi brani erano stati rimossi, dopo le proteste degli internauti (ogni video può essere segnalato agli amministratori della piattaforma, se viola le regole della community).

Ma sul forum Storm Front non mancano i numerosi commenti di chi esalta i testi di questo gruppo, definito “fra i più divertenti dell’area alternativa italiana”. C’è chi sostiene la necessità di far parlare i revisionisti (“Se solo gli venisse aperta la bocca e non venissero repressi da istituzioni, università ecc.., a quest’ora l’olocausto sarebbe già diventato un mito per tutta l’umanità”); chi sostiene che il diario di Anna Frank fosse un falso (“Probabilmente è stato scritto per sensibilizzare la gente sui ‘bravi ebrei’); c’è poi qualcuno che avanza delle perplessità: “Carine queste canzoni. Anche se sembrano un po’ deridere certi avvenimenti: hanno sicuramente ragione a dire quel che dicono, ma così facendo rendono poco credibili coloro che cercano, in modo serio, di smontare alcuni luoghi comuni duri a morire, come l’Olocausto”.

Naturalmente le tesi revisionistiche sono quelle che vanno per la maggiore: “La storiella della camere a gas serve solo ad alimentare il mito antirazzista e le fantasie sadiche di qualche pervertito”, si legge sul forum. Per quanto riguarda l’identità dei 99 Fosse, un commentatore racconta che il cantante è stato visto “in un concerto skin, a Roma”. “Ovviamente – dice – può cantare solo in posti sicuri, fra gente intima”.

La comunità ebraica condanna duramente i video e i loro autori. A cominciare da Leone Paserman, presidente della Fondazione museo della Shoah, che si dice “sconvolto”: “Siamo davanti ad una palese apologia del nazismo, all’irrisione dei milioni di vittime morte nei campi di concentramento. Non riesco a capire come la gente possa tollerare frasi del genere”. Per il portavoce della comunità ebraica di Milano, Yasha Reibman, “ci sono delle leggi che andrebbero applicate, come quella di apologia del fascismo: siamo in un Paese dove questo non sempre avviene, e non solo per questa materia”. La vicenda, spiega Reibman, sarà discussa dalla comunità ebraica milanese, che valuterà se procedere con una denuncia.

(19 novembre 2008 )

Repubblica.it

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Il mistero della nave iraniana: la morte che arriva dal mare

Il mistero della nave iraniana: la morte che arriva dal mare

Data: 16 ottobre 2008
Autore: La Redazione
Testata: Logan’s Centro Studi sul Terrorismo
Titolo: Attacco dell’Iran contro Israele?

Che l’Iran cercasse la distruzione di Israele era ovvio, Ahmadinejad non ne ha mai fatto un mistero però tutti hanno pensato ad un attacco nucleare. Un fatto sconvolgente di questi giorni, invece, fa intravedere una nuova prospettiva.

Avevamo già riportato un articolo di Guido Olimpo relativo alla nave iraniana Deyanat attaccata dai pirati della Somalia, alcuni giorni fa, però ci sono stati degli sviluppi importanti a questo riguardo che sono stati riportati in un articolo di Brian Harrig.

Il mistero della nave iraniana: la morte che arriva dal mare

una bomba sporca galleggiante?

La nave Deyanat: una bomba sporca galleggiante?

Di Brian Harrig

Il 21 agosto 2008 la MV Iran Deyanat, una nave porta rinfuse, di 44458 tonnellate di portata, era in rotta verso il Canale di Suez. Mentre stava passando il corno d’africa, a circa ottanta miglia a sudest di al-Makalia nello Yemen, viene circondata da motoscafi carichi di bande di pirati somali, che usano attaccare navi commerciali , tenere in ostaggio navi ed equipaggi insieme al carico. Il comandante della nave è chiaramente impotente di fronte a quaranta pirati armati di Ak-47 e di granate a razzo che gli bloccano la via di fuga. Non ha altra scelta che scagliare la nave contro.
Quello che i pirati non avevano previsto è che questa non era una nave normale.

La MV Iran Deyanat è di proprietà ed opera per conto della Islamic Republic of Iran Shipping Lines – IRISL – Linee Navali della Repubblica Islamica dell’Iran – una compagnia governativa amministrata dall’esercito iraniano che è stata sanzionata dal Dipartimento del Tesoro statunitense il 10 settembre, poco dopo il dirottamento della nave. Secondo il governo americano, la compagnia falsifica regolarmente i documenti di navigazione per nascondere l’identità degli utenti finali, utilizzando anche termini molto generici per descrivere i carichi ed in questo modo deviare l’attenzione delle autorità navali; in più adotta l’utilizzo di entità nascoste per evitare le sanzioni delle Nazioni Unite per facilitare la proliferazione militare del Ministero della Difesa iraniano.

La MV Iran Deyanat è salpata da Nanjing, in Cina, il 28 luglio e, secondo la sua documentazione, era diretta a Rotterdam, dove avrebbe dovuto scaricare 42 500 tonnellate tra metallo e prodotti industriali non ben identificati, ordinati da un anonimo cliente tedesco. La nave ha un equipaggio di 29 uomini compreso il comandante pachistano, un ingegnere iraniano, 13 altri iraniani, 3 indiani, 2 filippini, e 10 uomini dell’Europa dell’est, risultati poi essere albanesi.

La MV Iran Deyanat viene dirottata ad Eyl, un piccolo villaggio di pescatori a nordest della Somalia ed è sorvegliata da un grande numero di pirati – 50 uomini a bordo e 50 uomini sulla spiaggia. I pirati somali tentano in un primo momento di ispezionare i sette containers che si trovano a bordo della nave che però sono chiusi e sigillati. I membri dell’equipaggio affermano di non essere in possesso dei codici d’accesso e che non sono in grado di aprirli. I pirati ritengono di non avere la possibilità di aprirli senza causare dei danni gravi alla nave e minacciano di farla saltare in aria. Il capitano e l’ingegnere della nave iraniana vengono contattati per chiedere loro di rivelare la vera natura del misterioso “carico polveroso” però il comandante il comandante ed i suoi ufficiali rimangono molto vaghi al riguardo. Inizialmente affermano che il cargo trasporta petrolio grezzo, in seguito dichiarano che trasporta “minerali”. Dopo questo tentativo di depistaggio, i pirati scassinano uno dei containers e scoprono che è pieno di sacchetti che descrivano come “sporchi di una polvere sottile come la sabbia”.

Nel giro di tre giorni, i pirati che avevano aperto il container con un carico granuloso simile alla polvere, hanno tutti sviluppato strane complicazioni sanitarie, incluse una serie di ustioni cutanee e la perdita di capelli. Nel giro di due settimane, sedici pirati sono a catena, chi sulla nave chi sulla spiaggia.

Notizie relative alla strana malattia e al carico hanno raggiunto velocemente Garowe, sede del governo della regione autonoma del Puntland. Arrabbiati per l’ondata di atti di pirateria e con forti sospetti circa il carico della nave iraniana, il 4 settembre , le autorità hanno inviato una delegazione guidata dal ministro delle risorse minerali e del petrolio, Hassan Allore Osman, per esaminare la questione, che ha assistito ad alcune delle morti dovute all’esposizione a “qualcosa su quella nave”.

I pirati somali inizialmente avevano fissato il riscatto della nave a 2 milioni di dollari e il governo iraniano consegna 200000 dollari ad un intermediario locale “per facilitare lo scambio”. La consegna dei 2 milioni di dollari di riscatto, che deve aver luogo il 6 settembre, non viene rispettata per ragioni sconosciute. Dopo il 10 settembre, vengano applicate sanzioni contro la IRISL perché la compagnia è ritenuta essere compromessa in traffici illeciti per conto dei Guardiani della Rivoluzione.

Le negoziazioni ufficiali vengano interrotte completamente. Le autorità iraniane negano che ci siano stati degli accordi di pagamento di riscatto e neanche di aver pagato alcun cifra ai pirati. Tuttavia, dopo che le sanzioni sono state poste alla IRISL il 10 settembre, Osman ha dichiarato che gli iraniani avevano comunicato ai pirati che il patto era saltato: “ Hanno Comunicato ai pirati che non potevano venire per la presenza della marina statunitense”. La regione è pattugliata dalla task-force multinazionale 150, che include navi della quinta flotta degli Stati Uniti.

In seguito, è stato rilevato che il governo degli Stati Uniti aveva offerto di pagare 7 milioni di dollari ai pirati per “ avere il permesso di salire a bordo e di ispezionare la nave”. Gli ufficiali del Pentagono e del Dipartimento di Stato hanno rifiutato nella maniera più assoluta di commentare a questo riguardo.

L’esatta natura del cargo rimane ufficialmente un mistero, ma alcuni ufficiali di Puntland e di Baidoa sono convinti che la nave trasportasse carichi di armi verso l’Eritrea destinati ai ribelli islamisti . “Non possiamo ancora ispezionare il cargo ”, ha dichiarato Osman, “ma siamo sicuri che si tratti di armi”.

La marina degli Stati Uniti, quella francese e quella russa sono state avvistate davanti alle coste di Eyl, se il cargo iraniano fosse stato liberato, non sarebbe potuto andare da nessuna parte, perchè sarebbe stato catturato appena avesse preso il mare. Delle clausole specifiche approvate dalle Nazioni Unite e dal Congresso, avrebbero permesso alla marina degli Stati Uniti di catturare la nave poiché posta a sospetti. Il sospetto che ci fossero armi a bordo, e la possibilità che queste potessero essere armi chimiche, ha garantito che, quanto meno, un’ispezione della nave da parte delle autorità sarà assicurata. Mentre scrivo, la MV Iran Deyanat è ancora sorvegliata attentamente dalle unità navali statunitensi, francesi e russe.

Anche se l’intelligence americana e il governo stanno mantenendo uno stretto riserbo sulla vicenda, lo stesso non è stato applicato dai russi ed è in questo modo che siamo venuti a conoscenza della vera storia della MV Iran Deyanat. Si tratta di un’enorme bomba sporca galleggiante che avrebbe dovuto esplodere dopo aver oltrepassato il canale di Suez al limite orientale del mediteranno a prossimità delle città costiere di Israele.

L’intero carico di sabbia radioattiva, acquistata dall’Iran alla Cina – quest’ ultima necessita disperatamente di petrolio dall’Iran- e trasportata nei container, sarebbero saltati in aria, dopo che fossero state innescate delle cariche sulla nave e dopo che l’equipaggio sarebbe salito a bordo di scialuppe di salvataggio, in un luogo dove venti forti avrebbero trasportato la nube radioattiva verso terra.

Dato il gran numero di vittime fra i pirati somali, è ovvio che quando il contenuto del carico chiuso si fosse dissolto in area, avrebbe raggiunto la costa ed il danno in vittime sarebbe stato enorme. Questa nave era né più né meno l’attacco iraniano ad Israele da tempo promesso.

Non un attacco missilistico preventivato che avrebbe potuto essere intercettato dagli israeliani ma un attacco maggiormente letale ed inaspettato che arrivava dal mare.

E’ interessante notare che il governo israeliano nelle scorse settimane, aveva ripetutamente e fortemente richiesto che gli Stati Uniti ponessero un blocco navale all’Iran.

La ragione di questo blocco sarebbe stata una prevenzione certa contro qualsiasi nave iraniana con carichi mortali per impedire un attacco contro Israele o contro qualunque altro bersaglio dal mare.

Logan’s Centro Studi sul Terrorismo

L’Ue “equivicina” a Sderot e a Gaza

Edizione 246 del 15-11-2008

Su Israele piovono razzi, ma Bruxelles preme perché riprendano i rifornimenti ai palestinesi

L’Ue “equivicina” a Sderot e a Gaza

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di Dimitri Buffa

Dal giorno dell’elezione di Obama, la tregua già fragile tra i terroristi di Hamas e lo stato di Israele sembra definitivamente essere saltata. Dal 4 novembre a oggi, infatti, sono stati sparati da Gaza sulla cittadina di confine di Sderot più di 20 razzi. Che hanno colpito quello stesso territorio che da metà dello scorso giugno viveva una tregua apparente che esisteva solo nelle parole dei diplomatici. Dall’inizio dell’anno ad oggi sono stati lanciati 1151 razzi e sparati 1239 colpi di mortaio. 70 razzi sono stati lanciati dall’inizio della tregua il 19 giugno scorso. Solo ieri ben 10 razzi hanno colpito Sderot e 4 la città di Ashkelon. Quello che irrita è la contemporaneità di questo attacco con quello politico da parte dei paesi Ue che sempre ieri hanno chiesto a Israele di allentare le misure di sicurezza su Gaza. Nell’attacco di ieri una donna è rimasta leggermente ferita ma la popolazione di confine ormai vive come gli ebrei in Polonia durante la Seconda Guerra Mondiale: perennemente rifugiata negli scantinati. Basti pensare che i Qassam caduti su Sderot e Ashkelon, dall’inizio della seconda Intifadah a tutt’oggi sono stati oltre diecimila. Oramai anche i termini “guerriglia” e “terrorismo” stanno stretti ad attacchi di vera e propria guerra di logoramento, chiaramente supervisionata da Siria e Iran. Israele ieri ha prontamente colpito alcune postazioni di guerriglieri a Gaza provocando due feriti a sua volta. Tramite l’Egitto, che ha condotto la mediazione per la tregua, Israele ha fatto sapere di non voler giungere ad una escalation ma di voler rispondere ad ogni provocazione.

Si diceva dell’Europa: la Commissione Europea, ieri, invece di solidarizzare con Israele ha lanciato un forte appello al governo in carica a Gerusalemme affinché apra subito i valichi di Gaza alle forniture di gasolio e all’assistenza umanitaria. “Sono profondamente preoccupata per le conseguenze in cui incorre la popolazione di Gaza per la totale chiusura dei valichi di Gaza alle forniture di gasolio e assistenza umanitaria di base”, ha affermato in una nota diffusa a Bruxelles il commissario europeo alle Relazioni Esterne, Benita Ferrero-Waldner, “pertanto invito Israele a riaprire i valichi ai flussi umanitari e commerciali, in particolare cibo e medicine”. Il comunicato poi prosegue perentoriamente affermando che le “forniture di gasolio alla centrale elettrica di Gaza devono riprendere immediatamente”. La Waldner, molto salomonicamente, sottolinea anche che le “norme internazionali prevedono l’accesso ai servizi essenziali come elettricità e acqua potabile alla popolazione civile” e a proposito delle recenti violazioni da parte di Hamas della tregua concordata in giugno se la cava con il solito auspicio all’europea: “non devono portare a un nuovo ciclo di violenze, per questo invito tutte le parti alla moderazione”. Tradotto in linguaggio “non ipocritese” la cosa si traduce così: “cari israeliani prendetevi i razzi e non reagite in maniera sproporzionata”.

L’Opinione.it