Dallas: condannati finanziatori di Hamas

Terrorismo/ Fondi ad Hamas, colpevole organizzazione benefica Usa

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Verdetto in Texas per 5 imputati della “Holy Land Fundation”

Roma, 25 nov. (Apcom) – La “Holy Land Fundation”, che fino a qualche anno fa era considerata come la maggiore organizzazione benefica musulmana degli Stati Uniti, ha finanziato il movimento radicale palestinese Hamas. Dopo i sospetti e un lungo processo, è arrivata ieri la sentenza del giudice federale del Texas. Cinque responsabili dell’organizzazione sono stati riconosciuti colpevoli di avere girato almeno 12 milioni di dollari su conti che facevano riferimento al movimento islamico al potere a Gaza.

Il verdetto, si legge oggi sul quotidiano El Mundo, rappresenta una vittoria per Washington nell’ambito degli sforzi profusi per smantellare le reti di finanziamento del terrorismo all’interno degli Stati Uniti.

La fondazione operava da Richardson, un sobborgo di Dallas. Il verdetto è stato annunciato dopo otto giorni di camera di consiglio e dopo che il primo processo era stato annullato nell’ottobre del 2007, vanificando due mesi di testimonianze e 19 giorni di camera di consiglio.

I cinque imputati non sono stati accusati di avere finanziato direttamente attentati suicidi o attività criminali, ma di avere sostenuto economicamente il movimento Hamas dopo che quest’ultimo era stato inserito da Washington nella lista nera delle organizzazioni terroristiche.

Striscia di Gaza: frattura interna tra i leader di Hamas

Striscia di Gaza: frattura interna tra i leader di Hamas

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Secondo il quotidiano Haaretz a dimostrare la divisione sarebbe la corrispondenza tra membri del movimento islamico intercettata dall’Autorità nazionale palestinese.

Esiste una frattura interna tra i leader di Hamas. A dimostrarlo sarebbe la corrispondenza tra membri del movimento islamico intercettata dai rappresentanti dell’Autorità nazionale palestinese e ottenuta dal quotidiano Haaretz.

In base a queste lettere, infatti, ci sarebbe una profonda divisione tra la leadership dell’organizzazione all’estero e quella della Cisgiordania da un lato, e i leader di Gaza dall’altro. Nei documenti ottenuti dal giornale israeliano si legge che la leadership che si trova all’estero sostiene di non voler “controllare completamente Gaza perderendo così la Cisgiordania”.

Questi leader sostengono che Hamas a Gaza abbia ostacolato le opportunità di giungere a un governo palestinese di unità nazionale ponendo condizioni “impossibili” e rifiutandosi di togliere il loro controllo assoluto della Striscia. Hamas nella Striscia di Gaza è attualmente guidato da Mahmoud Zahar, Said Siyam e Halil al-Haya, mentre la leadership estera è capeggiata da Khaled Meshal, capo dell’ala politica del movimento, e dal suo vice, Musa Abu-Marzuk.

Fonti palestinesi ritengono che Hamas a Gaza stia chiedendo un aumento del proprio peso politico all’interno della leadership del movimento, la Shura. In sostanza chiede che la propria rappresentanza passi dal 34 per cento al 51 per cento. A sostegno di questa richiesta enuncia il crescente sostegno dimostrato dai sostenitori e avverte i leader all’estero o in Cisgiordania dal non imporre il proprio modello a Gaza.

L’Occidentale