Mumbai (India): strage alla Nariman House, il centro ebraico gestito dai Chabad Lubavitch

Mumbai (India): strage alla Nariman House, il centro ebraico gestito dai Chabad Lubavitch

Sei ostaggi uccisi venerdì nel centro ebraico Chabad a Mumbai. Tra loro il rabbino Gavriel Holtzberg e la moglie Rivka, di Afula (Israele)

Sei ostaggi uccisi venerdì nel centro ebraico Chabad a Mumbai. Tra loro il rabbino Gavriel Holtzberg e la moglie Rivka, di Afula (Israele)

Strage al centro ebraico: trovati sei cadaveri

di Aldo Baquis

Israele ha seguito minuto per minuto, prima con angoscia e poi con profondo cordoglio, l’evolversi del dramma nel Centro ebraico ultraortodosso Chabad di Mumbai (Nariman House) dove per due giornate terroristi hanno tenuto in ostaggio cittadini israeliani.

Solo ieri sera si è appreso che nell’operazione condotta da una unità speciale indiana sono rimasti uccisi sei ostaggi (tra cui il rabbino Gavriek Noach Holtzberg e la moglie Rivka) e due terroristi. Secondo il New York Times, il rabbino era originario di Brooklyn ed aveva la nazionalità americana. Il figlio della coppia, il piccolo Moshe, 2 anni è stato salvato da una cuoca del centro di Mumbai e si trova attualmente con i nonni. In precedenza era stato ucciso sul tetto del palazzo anche un maggiore dell’esercito indiano.

L’altro ieri il ministro israeliano della difesa Ehud Barak aveva offerto ai responsabili indiani della sicurezza di inviare subito a Mumbai l’unità anti-terrorismo di Israele. Ma la proposta è stata respinta. Agli israeliani non è rimasto dunque che seguire dagli schermi televisivi la calata da un elicottero sul tetto dei Nariman House dei commando indiani, poi la loro conquista dei due piani superiori dell’edificio (di cinque piani), quindi l’apertura di un varco con l’esplosivo.

Nel tardo pomeriggio le forze indiane erano emerse dal palazzo ostentando segni di vittoria: ma poi si è appreso che nessun ostaggio era sopravvissuto.

Il centro Chabad appartiene ad una rete internazionale istituita dalla setta rabbinica dei Lubavitch per sopperire alle svariate necessità religiose degli ebrei anche nelle località più sperdute al mondo. Ogni ostello Chabad diventa così un polo di attrazione per gli ebrei e gli israeliani che si trovano nelle vicinanze. Sono migliaia gli emissari di Chabad come il rabbino Gabriel Holzberg e la moglie che gestivano il centro di Mumbai: ora si si sentono tutti nel mirino del terrorismo islamico, al pari delle rappresentanze diplomatiche di Israele. Il ministro degli esteri Tzipi Livni ha confermato che quel Centro è stato colpito intenzionalmente «in quanto obiettivo ebraico-israeliano». Al calar delle tenebre è iniziato il riposo sabbatico e i congiunti in Israele sono stati costretti a chiudere gli apparecchi radio-televisi e a recarsi in sinagoga. Al termine di 24 ore ci si metterà a lutto.

Il Tempo.it

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2 Risposte to “Mumbai (India): strage alla Nariman House, il centro ebraico gestito dai Chabad Lubavitch”

  1. Focus on Israel Says:

    Continua la battaglia al Taj Mahal. 160 morti negli attacchi. 18 gli stranieri
    Mumbai, vittime al centro ebraico
    Oberoi sotto controllo: salvi i 7 italiani

    Morti ostaggi e terroristi al Chabad. Le forze speciali entrano nell’hotel: britannici 2 degli attentatori arrestati

    MUMBAI (India) – Dopo oltre 48 ore dall’inizio degli attacchi terroristici a Mumbai, si continua ancora a sparare all’interno dell’hotel Taj Mahal, dove sarebbero ancora asserragliati due o tre terroristi, secondo quanto riferisce la rete televisiva indiana NDTV. Le teste di cuoio hanno inoltre fatto irruzione al centro ebraico Chabad (detto Nariman House), all’interno del quale sono stati ritrovati i corpi senza vita di sei ostaggi. La calma sembra invece essere tornata all’hotel Oberoi-Trident, l’altro albergo di lusso assaltato mercoledì sera: i terroristi sono stati neutralizzati (nove di loro sono rimasti uccisi negli scontri con gli agenti) e gli ostaggi rimessi tutti quanti in libertà. Si parla di 148 persone liberate. Tra loro anche i sette italiani che erano rimasti bloccati all’interno dell’edificio. L’ultimo bilancio delle vittime è di 160 morti, fra cui almeno 18 stranieri. I feriti sono 327.

    PRIME CONFESSIONI – Uno dei terroristi arrestati avrebbe rivelato che l’operazione a Mumbai è stata pianificata sei mesi fa e che il commando è partito da Karachi, in Pakistan. La confessione sarebbe avvalorata anche dai primi risultati dell’esame dei cellulari rinvenuti addosso ai terroristi uccisi. Allo studio dei servizi indiani anche un telefono e un gps rinvenuti a bordo di un peschereccio abbandonato a circa 5 miglia nautiche da Mumbai. All’interno del peschereccio, il Kuber, è stato trovato il cadavere del comandante con una benda sugli occhi e la gola squarciata. Secondo il quotidiano ‘Times of India’, l’imbarcazione sarebbe stata utilizzata per trasportare alcuni dei terroristi a Mumbai. Tra i guerriglieri catturati dalle teste di cuoio ci sarebbero anche due cittadini britannici originari del Pakistan, un dettaglio questo su cui è al lavoro anche il ministero degli Esteri di Londra. D’altra parte il ministro degli Esteri di Islamabad ha detto di voler cooperare a tutti i livelli con New Delhi e di voler incontrare il premier e il leader dell’opposizione indiani.

    CENTRO EBRAICO – Al centro ebraico Chabad i commandos inviati dal governo di Nuova Delhi si sono calati dall’alto, con una fune appesa ad un elicottero, e hanno preso il controllo del tetto dell’edificio, mentre tiratori scelti appostati sui tetti hanno sparato verso l’interno. Due terroristi sono stati uccisi. All’interno del centro sono stati ritrovati i corpi senza vita di sei ostaggi: tra questi il rabbino americano Holtzberg Gavriel e la moglie, Bentzion Chroman, un cittadino israeliano con doppia cittadinanza americana, e l’americano Leibish Teitlebaum. Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha dichiarato all’emittente tv Channel 1 che alcune delle vittime sono state trovate legate e che due donne sono state uccise molte ore prima che i loro corpi venissero recuperati.

    L’HOTEL TAJ MAHAL – Non è invece ancora del tutto sotto controllo l’hotel Taj Mahal, l’altra struttura alberghiera presa di mira. All’interno ci sarebbero ancora due o tre terroristi: lo ha reso noto un alto dirigente della National Security Guard (Nsg), i reparti speciali indiani in prima fila nella battaglia in corso da 48 ore contro il commando di terroristi che ha attaccato la megalopoli indiana. Secondo alcune testimonianze, all’interno dell’albergo sono presenti diversi cadaveri e sono state udite numerose esplosioni. La polizia ha fatto sapere di avere trovato anche grandi quantità di esplosivo all’interno dell’albergo, sistemato in diverse zone dell’edificio. Se fatto saltare in aria, hanno detto gli agenti, avrebbe potuto causare una strage di proporzioni ancora maggiori.

    IL RILASCIO DEGLI OSTAGGI – L’intervento all’Oberoi è stato deciso a due giorni dagli attentati di un gruppo di fondamentalisti islamici che hanno gettato il Paese, e il mondo intero, nell’angoscia e nel terrore. Dall’hotel gli ospiti ben vestiti e in alcuni casi con le loro valigie in mano sono usciti e subito sono stati presi in carico dai poliziotti e scortati in autobus e automobili. Tra loro, come ha confermato la Farnesina,vi erano anche la bimba di sei mesi e la madre italiana, moglie di Emanuele Lattanzi cuoco dell’hotel. Un medico del consolato è stato chiamato appositamente per dare assistenza alla piccola, figlia di Lattanzi, che stremato ed emozionato, dopo oltre 36 ore di angoscia, ha detto in collegamento con «Unomattina» che la sua bambina «sta bene». Mamma e neonata, insieme ad altri tre italiani sono usciti con un gruppo di 93 ostaggi, molti dei quali stranieri. In un secondo momento circa venti persone sono state liberate: sono quasi tutti cittadini occidentali e membri degli equipaggi della Lufthansa e dell’Air France. Infine tutti gli altri.

    GLI ALTRI ITALIANI – Tutti e sette gli ostaggi italiani sono dunque adesso al sicuro. Due di questi sono Angelica Bucalossi e il suo compagno Fulvio Tesoro. A confermare la notizia è la sorella dell’albergatrice fiorentina, Beatrice, che è stata avvertita dalla Farnesina. «Non sono riuscita ancora a parlare con Angelica – ha detto – ma dal ministero mi hanno dato questa splendida notizia». Tra i liberati c’è anche Arnaldo Sbarretti, direttore dell’hotel Galles di Milano, che si trova ora al sicuro a casa del console italiano a Mumbai. Gli ultimi due italiani tratti in salvo sono Patrizio Amore e Carmela Zappalà, genitori di un ispettore della polizia di Stato. Al momento dell’attacco terroristico, la coppia – che non alloggiava nell’hotel, ma vi si era recata per cenare al ristorante – ha trovato rifugio in uno sgabuzzino.

    Antonio Di Lorenzo (Ap)
    LA VITTIMA ITALIANA – Tra le vittime straniere c’è anche l’italiano Antonio Di Lorenzo. La Farnesina ha reso noto il decesso del connazionale attraverso un comunicato e il premier Silvio Berlusconi ha espresso il cordoglio suo e del governo alla famiglia. Il connazionale, un uomo d’affari di passaggio nella città indiana, è morto all’interno dell’hotel Oberoi, colpito dall’esplosione di una granata lanciata dagli attentatori. Dopo gli attacchi terroristici il Casa, Comitato di analisi strategica antiterrorismo, ha deciso di intensificare l’attività di osservazione negli ambiti degli estremisti presenti in Italia.

    GLI OBIETTIVI DEGLI ASSALTI – Intanto si cominciano a chiarire meglio i contorni dell’ attacco terroristico che ha seminato sangue e paura. A compierlo 25 terroristi giovanissimi, definitisi Mujaiddin del Deccan, alcuni dei quali arrivati dal mare con gommoni partiti da una nave-base.I siti colpiti dagli attacchi terroristici simultanei nella città indiana sono stati almeno dieci. Esplosioni ci sono state all’hotel Taj Mahal, all’hotel Oberoi e alla Nariman House. Gli attentati hanno preso di mira i due alberghi più lussuosi della città e i locali frequentati dai turisti. Vi sono state anche sparatorie vicino ad alcuni edifici dell’area di Colaba-Nariman Point, dove si trovano gli alberghi e altri luoghi frequentati dai turisti, tra cui molti italiani, come il pub Leopold’s. Esplosioni e spari sono stati avvertiti anche a Mazgaon, la stazione di scambio della metropolitana e nell’area di Crawford market. Il premier indiano Manmohan Singh ha puntato il dito contro gruppi militanti che vivono in Paesi vicini all’India, in un’allusione al Pakistan, facendo temere nuove tensioni tra i due Paesi.

    PASSAPORTI DELLA MAURITANIA – I terroristi autori dell’attacco concertato ai principali alberghi di Mumbai erano in possesso di carte di credito e documenti d’identità mauritani. Lo riferisce la televisione indiana Ndtv citando fonti dei commando indiani che, dall’alba di questa mattina, stanno portando avanti le operazioni di evacuazione degli ostaggi. Negli zainetti dei terroristi sono state trovate, inoltre, riviste, frutta secca e dollari.

    28 novembre 2008

    http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_28/italiani_liberati_1ada8a3a-bd13-11dd-b7d7-00144f02aabc.shtml?fr=correlati

  2. Daniel Says:

    29.11.2008 Nel centro ebraico non c’erano ostaggi, erano stati uccisi subito
    ecco i fatti come sono andati veramente

    Testata:Il Foglio – Il Giornale – La Repubblica
    Autore: direzione-Gian Micalessin-redazione-Michael Sfaradi
    Titolo: «Strage nel centro ebraico»

    Sulla strage di Mumbai, riprendiamo tre servizi, l’editoriale del FOGLIO, la cronaca dal GIORNALE, una breve da REPUBBLICA sulle reazioni in Israele e un servizio di Michael Sfaradi. Da parte nostra una riflessione. Gli ebrei non sono mai stati “ostaggi”, perchè sono stati uccisi subito. Chiamarli ostaggi è sbagliato, significa che avrebbero anche potuto salvarsi, come può accadere a degli ostaggi. L’antisemitismo e l’odio contro Israele non prevedono ostaggi.

    Sul FOGLIO di oggi, 29/11/2008, a pag.3, il primo editoriale è dedicato al massacro degli ebrei nel Centro Chabad:

    ” Gli ebrei trucidati perchè ebrei ”

    Soltanto dopo avere consumato l’indignazione per la caccia agli occidentali negli hotel di lusso di Mumbai, simboli del turismo internazionale; soltanto dopo aver dedicato articoli preoccupati ai flussi turistici verso l’India; soltanto dopo tutto questo, il mondo occidentale si è accorto dell’orrore vero e principale della strage, che pure era noto sin dal primo momento. Tra i principali obiettivi dei terroristi islamici c’era infatti quello di trucidare ebrei, proprio e soltanto perché ebrei, di infangare e distruggere un centro ebraico, soltanto perché di ebrei. Unico, terribile, obiettivo pregno di valori religiosi tra tutti i simboli che i jihadisti hanno deciso di riempire di odio e sangue. Penetrate con la forza e con feroci combattimenti nel centro ebraico Chabad alla Nariman House di Mumbai, dopo una battaglia durata 48 ore, le forze di sicurezza indiane hanno scoperto che il rabbino Gavriel Holtzberg, preso in ostaggio tra i primi mercoledì sera, sua moglie e altri tre ebrei erano stati trucidati con ferocia dagli islamisti. La Nariman House è stata attaccata e semidistrutta dai terroristi proprio perché ospita un centro chassidico, una sinagoga e svolge attività di assistenza. Non ha nulla, assolutamente nulla a che farecon Israele (alcune correnti chassidiche sono addirittura contrarie al sionismo e giudicano illegittimo Israele), nulla a che fare con la questione palestinese, ma ha tutto a che fare con una delle più preziose componenti dell’ebraismo, simbolo, tra i tanti, della tolleranza e del cosmopolitismo prezioso della vecchia Bombay. Per questo è stata distrutta, per questo il suo rabbino è stato trucidato: perché l’antisemitismo più feroce è il segno distintivo del fondamentalismo e del terrorismo islamico, perché trucidare ebrei, massacrare un rabbino, sua moglie e i suoi correligionari è una delle massime aspirazioni di questa parte dell’islam. Certo, quello che produce i ragazzini che seminano morte a Mumbai è un islam ultraminoritario, non rappresenta che una piccola parte del grande mondo musulmano. Ma sino a quando non avremo notizia che da tutte le capitali arabe e islamiche, da tutte le grandi università coraniche, sono arrivate forti parole di sdegno e di condanna per la morte del rabbino Holtzberg, per sua moglie e le altre vittime ebree di Mumbai – e temiamo di non avere mai queste notizie – rivendichiamo il diritto di sentire un profondo senso di angoscia nei nostri cuori.

    Il Giornale- Gian Micalessin: “Strage di ostaggi nel centro ebraico, liberi gli italiani”

    Sono riemersi dall’inferno. Erano 7 italiani e 141 cittadini del mondo. Erano i prigionieri dell’orrore, gli ultimi ostaggi dell’Oberoi, la macelleria a cinque stelle. Si son lasciati dietro l’odore di cordite e la paura, iniziano l’ultimo orripilante slalom tra corpi straziati, laghi di sangue, resti umani. Se li lasciano dietro tra i saloni, la lobby, le scale. Poi sono fuori, tutti liberi, tutti salvi anche la minuscola Clarice di due mesi, la mamma ed Emanuele Lattanzi il papà e cuoco coraggioso che per assisterle ha sfidato i terroristi. Ma non è finita. Quei 24 cadaveri abbandonati nelle sale dell’Oberoi, quei 148 volti pallidi, stralunati, sono solo un fotogramma, una felice, ma breve sequenza in un film dell’orrore senza requiem. Quel film non concede il lieto fine al rabbino Rabbi Gavriel Noach Holtzberg, a sua moglie Rivka e altri quattro ostaggi della Chabad House il centro ebraico teatro di un disordinato assalto delle teste di cuoio indiane. L’impreparazione delle forze di sicurezza, lo scarso coordinamento, l’avventatezza degli assalti al Taj Mahal all’Oberoi e alla Chabad House sono probabilmente fra le cause, oltre alla crudele determinazione dei terroristi, di un bilancio che ormai supera i 160 morti e i 325 feriti.
    A far capire che nell’operazione, battezzata Tornado Nero, qualcosa non funziona basta la rocambolesca vicenda del Taj Mahal. L’imponente albergo vittoriano è stato dichiarato completamente bonificato già giovedì sera. Eppure ieri, a 24 ore dall’avventato annuncio, nei suoi corridoi si riprende a sparare finché non si sa che altri due terroristi sono ancora dentro. Non si capisce molto, ma un terrorista o forse più tiene sotto scacco le forze di sicurezza, salta da un piano all’altro, sfugge ai cecchini, s’apre la strada a colpi di granate, facendosi scudo con una decina di ostaggi dimenticati. È l’ultimo smacco, l’ultima umiliazione dopo il tragico e grottesco assalto alla Chabad House condotto in mezzo a una folla esultante e conclusosi con un massacro. Anche lì tutto inizia come su un set di Hollywood. Un elicottero lento come un piccione gravido svolazza tra le casette del quartiere ebraico, volteggia incerto intorno al tetto della Chabad House, sputa una selva di corde e uomini armati. I commandos si calano in fretta, ma non sfuggono alle telecamere, ai giornalisti in prima fila e alla folla urlante. Un attimo dopo la notizia del blitz lampeggia sui telefonini, dilaga alla radio, riecheggia nel tifo da stadio, arriva alle orecchie degli stessi terroristi. Intanto il blitz si trasforma in un’odissea. Mentre uno o più terroristi tentano la fuga e ingaggiano una sparatoria tra la folla i commandos iniziano una tormentata discesa dal tetto alla sala, due piani più sotto, dove sono gli ostaggi. Forse sono già morti da 24 ore, ma nel caso non lo fossero i militanti hanno il tempo di provvedere. In quella specie di tragica scatola oscura della Chabad House le teste di cuoio hanno davanti solo tre militanti, ma nonostante la copertura dei cecchini dall’esterno non riescono a schiodarsi dal tetto. Ci provano per tre volte mentre tra le mura della Chabad rimbombano esplosioni e raffiche. Poi un altro gruppo fa saltare un muro della casa ed entra da lì. Ma a quel punto c’è poco da fare. A terra ci sono i cadaveri del rabbino di sua moglie, di altre due donne e di un quinto ostaggio. Accanto i cadaveri di tre terroristi. Il valzer dell’imperizia e dell’approssimazione continua al Taj Mahal dove i Marcos, gli incursori della marina indiana non riescono ad aver la meglio del misterioso terrorista sopravvissuto a tutti i loro assalti. Secondo i servizi di sicurezza in ognuno degli hotel ha operato una cellula di non più di cinque militanti armati di kalashnikov ed equipaggiati con zaini colmi di granate e caricatori. In uno degli zaini sono stati ritrovati anche documenti d’identità mauritani e circa 1200 dollari. Almeno due militanti potrebbero essere cittadini inglesi originari del Kashmir. Due basisti con armi e munizioni avrebbe preso alloggio negli alberghi già martedì e preparato il grande assalto.
    La Repubblica- ” La rabbia della Livni: Israele nel mirino”

    GERUSALEMME – Nariman House, il centro ebraico ultraortodosso Chabad di Mumbai, «è stato colpito intenzionalmente in quanto obiettivo ebraico-israeliano». È la convinzione di Tzipi Livni, ministro degli Esteri di Israele. All´inizio in Israele ci si chiedeva se il Centro fosse stato attaccato per caso, data la vicinanza all´Hotel Taj Mahal, uno degli obiettivi principali dei terroristi. Ieri però la Livni ha confermato che l´attacco è stato deliberato. Finora la nazionalità delle vittime non è stata chiarita. «Non abbiamo alcun ottimismo» ha ammesso la Livni. La sensazione diffusa è che i terroristi abbiano ucciso i coniugi Holzberg e due loro ospiti, ebrei religiosi.
    Nello Stato ebraico il dramma dell´assalto e del sequestro di ostaggi è stato seguito minuto per minuto. Il ministro della Difesa Ehud Barak aveva offerto all´India di inviare a Mumbai l´unità anti-terrorismo di Israele, ma la proposta è stata respinta. La stampa israeliana si interroga sulla sorpresa dei servizi segreti di fronte al mega attentato di Mumbai. L´intelligence di Israele aveva fiutato la possibilità di un attentato contro un centro Chabad in Thailandia, ma la possibilità che Mumbai potesse essere teatro di dieci attentati islamici simultanei non era stata prevista.

    Michael Sfaradi -” Ebrei, bersagli mobili nel mondo”

    Sigle strane e sconosciute, sono quelle che hanno rivendicato gli attentati che hanno sconvolto Mumbai in India. La dinamica usata negli attacchi, cioè colpire contemporaneamente più obiettivi, in modo da seminare morte e creare confusione nelle reazioni della polizia e nel portare i soccorsi è però quella che caratterizza Al Qaeda. Gli attentati di New York, Londra e Madrid, hanno avuto in comune questo stesso filo conduttore e con una probabilità che si avvicina al 100% dietro queste fantomatiche sigle c’è la lunga mano dello sceicco del terrore. Già da tempo era nell’aria la possibilità che Al Qaeda allungasse la sua scia di sangue, e negli ultimi mesi diversi rapporti dei servizi segreti inglesi e della Cia avevano allertato alcuni governi sulla possibilità di nuovi attacchi subito le elezioni presidenziali americane. Il governo indiano era fra i primi della lista. In Israele si segue costantemente l’evolversi della situazione e si sta soltanto aspettando una risposta ufficiale prima di inviare a Mumbai una spedizione di cui faranno parte medici,20paramedici e specialisti nel riconoscimento dei cadaveri. L’India è una delle mete preferite dai turisti israeliani che la visitano in tutti i periodi dell’anno e negli ultimi mesi il ministero del turismo israeliano aveva fatto stampare un vademecum informativo sul comportamento da tenere in caso di necessità con indicazioni di massima e numeri di telefono in caso di bisogno.

    Il governo israeliano sa che i suoi cittadini in viaggio all’estero per turismo o per lavoro sono dei veri bersagli mobili ed è per questo che da sempre si raccomanda prudenza soprattutto quando si è in gruppo e più facilmente riconoscibili. Questo perché anche nel caso di attentati terroristici non rivolti direttamente ad istituzioni ebraiche o israeliane, come nel caso di Mumbai, gli attentatori prestano una particolare attenzione alla loro eventuale presenza. Le agenzie di stampa israeliane e Y.net riportano che la Nariman House, un’organizzazione religiosa ebraica di assistenza ai bisognosi con annessa sinagoga è stata occupata da un gruppo nutrito di attentatori. Sono stati presi 10 ostaggi. Fra di loro ci sono, probabilmente, anche il direttore dell’organizzazione con la moglie e la loro figlia di pochi mesi di età. Tutti gli ostaggi sono stati liberati in serata, anche se, nel momento in cui scriviamo, il ministero degli Esteri israeliano non ha ancora confermato la notizia. Dall’esterno si sono uditi colpi di arma da fuoco e delle esplosioni, probabilmente granate, e non si sa se ci siano morti o feriti. Il ministro Barak, parlando con funzionari del ministero degli esteri indiano, ha offerto la piena collaborazione all’India per la lotta al terrorismo, ed anche se l’Fbi ha escluso un collegamento fra gli attentati di ieri sera e l’allarme lanciato nei giorni scorsi per eventuali attentati nella metropolitana di New York, il livello d’allarme e repentinamente salito e c’è da immaginare che le prossime vacanze di Natale, sia in Israele e nel resto del mondo saranno blindate.

    http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=26774


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