Mumbai: irruzione dei terroristi nella sede della Nariman House, un centro religoso ebraico

Mumbai: irruzione dei terroristi nella sede della Nariman House, un centro religoso ebraico

La Nariman House, il centro religioso ebraico di Mumbai dove i terroristi hanno fatto irruzione

La Nariman House, il centro religioso ebraico di Mumbai dove i terroristi hanno fatto irruzione

Un rabbino, Gabriel Holtzberg, è fra gli otto israeliani sequestrati dai terroristi in azione a Mumbai da ieri sera. Lo rende noto il quotidiano israeliano Haaretz, precisando che il religioso, che ha anche un passaporto americano, si trova, insieme ad almeno altri due ostaggi, nel centro religioso ebraico della Nariman House, da cui invece stamane è stata liberata una donna e un bambino, con ogni probabilità i famigliari del rabbino. Altri “cinque o sei israeliani”, si legge inoltre, sono fra i 100-200 ostaggi sequestrati in diversi luoghi della città.

(Fonte: Haaretz)

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Terrore a Mumbai (India): Terroristi lanciano una serie di attacchi simultanei contro albergi, stazioni e siti turistici prendendo in ostaggio decine di occidentali

Anche l’India sta subendo la tragedia del terrorismo islamico

ripresi due terroristi (Ap)

Terrore a Mumbai. La capitale economica dell'India è stata colpita da una serie simultanea di attacchi ad alberghi, stazioni e siti turistici. Decine di ostaggi occidentali, soprattutto americani ed inglesi, sono tenuti in ostaggio dai terroristi negli hotel. In alto alcune immagini mostrate dalle tv locali e internazionali: ripresi due terroristi (Ap)

Mumbai sotto scacco. Come nel luglio del 2006 la capitale economica indiana è preda di attacchi simultanei. In quell’occasione morirono circa duecento persone e altre settecento furono ferite. Secondo le autorità di Delhi a colpire fu nell’occasione il gruppo Laskhar e – Toiba, formazione decisa non solo a rendere indipendente il Kashmir ma addirittura a liberare i musulmani del nord e del sud dell’India, cacciando gli induisti da quelle aree. Un gruppo cresciuto nel magma del conflitto afgano, il Lashkar, l’ala armata del Mdi, nato nel 1990 nella provincia afgana del Kunar.

E’ nato soprattutto con l’obiettivo di combattere il regime filosovietico di Najibullah. Nel 1992, dopo la vittoria dei Taliban, focalizza l’attenzione sul Kashmir. Nel frattempo si lega a doppio filo all’intelligence militare pachistana, l’Isi, che della destabilizzazione del grande e ingombrante vicino indiano ha fatto una delle sue missioni storiche e alla nascente Al Qaeda.

Ma il Laskhar è solo uno dei tanti gruppi radicali che combattono l’India. A colpire, come già qualche tempo fa a Jaipur, Bangalore, Ahmedabad, devastate da sanguinosi attentati, possono essere stati i cosiddetti “Mujahedin indiani” o l’Harkat-ul-Jihad-al-Islami, il “Movimento Islamico per la Jihad”, che ha radici in Bangladesh. Oppure un gruppo meno noto, come i Mujaheddin del Deccan, sigla jihadista poco conosciuta che avrebbe rivendicato l’azione di ieri.

Del resto la galassia radicale è assai popolata e mescola spesso sigle di comodo. Per molti militanti di quei gruppi, però è comune intersecare la lotta per la liberazione del Kashmir con l’annunciata missione di convertire con la spada l’intero subcontinente purificato dalla presenza hindu. Progetti folli, non di meno capaci di gettare il panico attraverso quel formidabile strumento politico che, nell’epoca attuale, è diventata la paura della paura.

Così i terroristi attaccano (e meno male che quelli che colpiscono in India si chiamano terroristi!) treni e alberghi, luoghi affollati e pieni di turisti, divenuti come già nell’Egitto degli anni Novanta, uno dei bersagli preferiti. In particolare quelli americani e britannici. Perché i turisti sono religiosamente “impuri”, vettori di contaminazione culturale, e con i loro comportamenti “viziosi” sostengono finanziariamente i “governi empi”. (…)

Da Repubblica

«Questa è la brutta faccia del fondamentalismo islamico, per il linguaggio e l’acredine con cui quella gente ci ha chiesto se eravamo americani o britannici», ha commentato Chamberlain.

Dal Corriere

Esperimento

Dallas: condannati finanziatori di Hamas

Terrorismo/ Fondi ad Hamas, colpevole organizzazione benefica Usa

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Verdetto in Texas per 5 imputati della “Holy Land Fundation”

Roma, 25 nov. (Apcom) – La “Holy Land Fundation”, che fino a qualche anno fa era considerata come la maggiore organizzazione benefica musulmana degli Stati Uniti, ha finanziato il movimento radicale palestinese Hamas. Dopo i sospetti e un lungo processo, è arrivata ieri la sentenza del giudice federale del Texas. Cinque responsabili dell’organizzazione sono stati riconosciuti colpevoli di avere girato almeno 12 milioni di dollari su conti che facevano riferimento al movimento islamico al potere a Gaza.

Il verdetto, si legge oggi sul quotidiano El Mundo, rappresenta una vittoria per Washington nell’ambito degli sforzi profusi per smantellare le reti di finanziamento del terrorismo all’interno degli Stati Uniti.

La fondazione operava da Richardson, un sobborgo di Dallas. Il verdetto è stato annunciato dopo otto giorni di camera di consiglio e dopo che il primo processo era stato annullato nell’ottobre del 2007, vanificando due mesi di testimonianze e 19 giorni di camera di consiglio.

I cinque imputati non sono stati accusati di avere finanziato direttamente attentati suicidi o attività criminali, ma di avere sostenuto economicamente il movimento Hamas dopo che quest’ultimo era stato inserito da Washington nella lista nera delle organizzazioni terroristiche.

Striscia di Gaza: frattura interna tra i leader di Hamas

Striscia di Gaza: frattura interna tra i leader di Hamas

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Secondo il quotidiano Haaretz a dimostrare la divisione sarebbe la corrispondenza tra membri del movimento islamico intercettata dall’Autorità nazionale palestinese.

Esiste una frattura interna tra i leader di Hamas. A dimostrarlo sarebbe la corrispondenza tra membri del movimento islamico intercettata dai rappresentanti dell’Autorità nazionale palestinese e ottenuta dal quotidiano Haaretz.

In base a queste lettere, infatti, ci sarebbe una profonda divisione tra la leadership dell’organizzazione all’estero e quella della Cisgiordania da un lato, e i leader di Gaza dall’altro. Nei documenti ottenuti dal giornale israeliano si legge che la leadership che si trova all’estero sostiene di non voler “controllare completamente Gaza perderendo così la Cisgiordania”.

Questi leader sostengono che Hamas a Gaza abbia ostacolato le opportunità di giungere a un governo palestinese di unità nazionale ponendo condizioni “impossibili” e rifiutandosi di togliere il loro controllo assoluto della Striscia. Hamas nella Striscia di Gaza è attualmente guidato da Mahmoud Zahar, Said Siyam e Halil al-Haya, mentre la leadership estera è capeggiata da Khaled Meshal, capo dell’ala politica del movimento, e dal suo vice, Musa Abu-Marzuk.

Fonti palestinesi ritengono che Hamas a Gaza stia chiedendo un aumento del proprio peso politico all’interno della leadership del movimento, la Shura. In sostanza chiede che la propria rappresentanza passi dal 34 per cento al 51 per cento. A sostegno di questa richiesta enuncia il crescente sostegno dimostrato dai sostenitori e avverte i leader all’estero o in Cisgiordania dal non imporre il proprio modello a Gaza.

L’Occidentale

L’Onu dà il via alla stagione contro Israele

Edizione 254 del 25-11-2008

Antisionismo: l’Onu dà il via alla stagione contro Israele

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di Dimitri Buffa

Sabato l’Onu “celebrerà” con sei nuove condanne anti israeliane l’annuale giornata dedicata ai palestinesi. Ogni 29 novembre il rito si ripete mentre in molte capitali europee, a cominciare da Roma, i soliti brucia bandiere no-global, di estrema destra o di estrema sinistra, daranno sfogo ai propri bassi istinti in manifestazioni di odio diventate ormai di repertorio. Quest’anno la novità è che lo stato ebraico sta meditando di rinunciare a difendersi davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite: “costa troppo ed è inutile mettersi contro qualcosa premeditato a tavolino dalla Lega Araba e dai tanti Stati dittatoriali e autocratici che ci odiano”, ha detto al Jerusalem Post un importante “senior diplomat”. Aggiungendo: “tanto vale che li facciamo sfogare così, ormai l’opinione pubblica è con noi e giudica queste risoluzioni Onu poco meno di niente”. Nonostante tutto però, Gabriella Shalev, l’ambasciatrice israeliana all’Onu, svolgerà il proprio discorso di difesa degli interessi di Israele durante la giornata del 29 novembre. Ma molte Ong vicine allo stato ebraico, come Un Eye, giudicano ormai con scetticismo ogni iniziativa ufficiale all’interno del Palazzo di Vetro: “questa giornata del 29 novembre non è in realtà un appuntamento che serve a ricordare al mondo che esiste la questione dei palestinesi e del loro eventuale futuro Stato, ma è solo un memorandum d’agenda con cui i Paesi arabi, con l’appoggio Onu, ricordano all’umanità che loro continuano a ritenere illegittimo lo Stato di Israele, la sua fondazione e il suo ostinarsi ad esistere”.

Come si diceva, in molte capitali europee, a cominciare da Roma, i soliti guastatori ed esperti di odio e di oltraggio alla bandiera israeliana sono già pronti per un sabato indimenticabile. A Roma, segnatamente, Forum Palestina menerà le danze e già dai primi di ottobre mandava appelli in rete in cui tra l’altro si rivendicava la bontà del boicottaggio tentato (ma non riuscito) al Salone del Libro di Torino la scorsa estate. Condendo il tutto con apprezzamenti non molto lusinghieri sul nostro Capo dello Stato che invece a quel Salone ha dato il patrocinio. Adesso è stata promossa anche un’altra subdola campagna di boicottaggio economico (che peraltro in tempi di crisi come questi equivale a comportarsi come quei mariti cornuti che si castrano per far dispetto alla moglie), quella contro le aziende italiane ed europee che fanno affari con Israele. Naturalmente per chi fa affari con l’Iran quelli di Forum Palestina non hanno mai usato simili premure. A Roma il loro manifesto recita: “invitiamo tutti a manifestare con noi: per la fine dell’occupazione israeliana della Palestina, per uno Stato palestinese sovrano con Gerusalemme capitale, per il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi, come previsto dalla risoluzione Onu 184, per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, per lo smantellamento del regime di apartheid e delle colonie israeliane, per lo smantellamento dell’assedio imposto alla Striscia di Gaza, per la revoca degli accordi di cooperazione militare Italia-Israele e per il ritiro delle truppe dai vari teatri di guerra”. Anche quest’anno la stagione di caccia all’ebreo e all’israeliano si riapre quindi puntualmente sotto l’egida Onu.E gli antisemiti mascherati da antisionisti, per usare le parole di Napolitano, in questa maniera si sentiranno legittimati più che mai a inneggiare al terrorismo. Sicuramente più di quanto si sentano legittimati gli israeliani ad avere un proprio Stato.

L’Opinione.it

Napolitano: “Condanniamo i proclami contro Israele”

NAPOLITANO: CONDANNIAMO I PROCLAMI CONTRO ISRAELE

ITALY PERES

GERUSALEMME – ”L’Italia fa la sua parte per bloccare i programmi nucleari dell’Iran che vanno al di la’ della produzione di energia”, ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo un colloquio con il presidente israeliano Shimon Peres.

L’Italia, ha sottolineato, applica le sanzioni decise dell’Onu che hanno avuto come conseguenza una riduzione del 22% in un anno dell’interscambio italo-iraniano. L’Italia ha inoltre deciso una copertura piu’ limitata per le esportazioni verso l’Iran. ”L’Italia fara’ di piu’ quando lo decidera’ la Comunita’ internazionale”.

Napolitano ha condannato “i deliranti proclami” contro l’esistenza dello Stato di Israele ed ha affermato che l’Italia “non può che reagirvi con indignazione e rafforzare il proprio impegno affinché tali voci siano per sempre bandite e mai più l’umanità torni a rivivere le aberrazioni del passato”, lo ha detto rispondendo all’indirizzo di saluto del presidente israeliano Shimon Peres.

“Il momento della pace non può più essere differito”, ha detto il presidente della Repubblica. “La pace – ha aggiunto – richiede scelte coraggiose e non è di facile conseguimento. Ma è anche la migliore, l’unica vera garanzia dei diritti dei popoli della Regione e, fra questi di quello di Israele ad esistere e prosperare come Stato ebraico”. “Per la prima volta dopo lunghi anni – ha aggiunto – gli sforzi coraggiosi di recente hanno portato a riannodare il filo spezzato del dialogo e lasciano intravedere per la prima volta, dopo lunghi anni, un concreto orizzonte di speranza”.

Quindi, ha concluso, si deve “innalzare lo sguardo e mirare lontano, verso l’ineludibile traguardo della pacifica convivenza di due Stati sovrani, in cui i due popoli che vivono su questa terra ricca di storia potranno finalmente realizzare, assieme ai loro legittimi ed inalienabili diritti le loro aspirazioni alla pace e le loro potenzialità di sviluppo”. Napolitano, che è accompagnato dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha sottolineato gli ottimi rapporti tra Italia e Israele e la vicinanza al popolo ebraico che ha affrontato “prove durissime” e in particolare “l’immane tragedia della Shoah”. “L’Italia gli è vicina – ha detto – nella difesa del suo irrinunciabile diritto di vivere in pace e sicurezza accanto agli altri Paesi della Regione”.

ANSA

Roma: sospeso il professore che nega l’Olocausto

Roma: sospeso il professore che nega l’Olocausto

negazionismo

ROMA – Negazionismo, la lezione è finita. Il portone del liceo artistico di via Ripetta da oggi rimane chiuso per il professor Roberto Valvo. E’ stato sospeso dall’ Ufficio scolastico regionale del Lazio il docente che la settimana scorsa ha messo in dubbio lo sterminio degli ebrei davanti a colleghi (in consiglio) e studenti (sabato, in classe) affermando, tra l’ altro: «La Shoah è un’ invenzione degli alleati»; «le prove mancano e sono state spesso contraffatte»; «gli ebrei non sono italiani».

Oggi è scattato l’ allontanamento per il professore di storia dell’ arte del più antico liceo artistico romano, a due passi da piazza Augusto imperatore. Un provvedimento d’ urgenza e temporaneo – ma netto, che scarta compromessi come l’ assenza per malattia – in attesa che il procedimento disciplinare segua il suo lungo iter. Gli ispettori dell’ Ufficio scolastico, mandati subito dal direttore Raffaele Sanzo, nonostante il settore sia sotto organico, si sono più volte recati nei giorni scorsi a scuola.

La richiesta di tempi celeri, e di «provvedimenti esemplari», era stata espressa domenica scorsa da un «offeso» Gianni Alemanno: era stato lo stesso sindaco ad accompagnare quattro studenti di via Ripetta, con altri 246 ragazzi romani, nel viaggio della Memoria ad Auschwitz. Quale sarà la sanzione per il professore – che da domenica scorsa, quando Repubblica ha riportato le farneticazioni sulla Shoah espresse durante il consiglio di classe della IVC di mercoledì 12, ha continuato a fare lezione – lo deciderà la disciplinare del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione.

Ma intanto s’ è mossa la Procura di Roma che ha aperto un fascicolo dopo l’ esposto presentato sabato scorso ai carabinieri dalla preside, Maria Teresa Strani. In Italia manca un legge come esiste in Francia, Germania o Austria, dove il negazionista inglese David Irving è stato condannato nel 2006 a tre anni in primo grado. Il magistrato incaricato dovrà quindi stabilire se il professore ha violato la legge Mancino che punisce fino a tre anni «chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’ odio razziale o etnico».

Ieri tensione al collegio docenti straordinario. I docenti di via Ripetta avrebbero votato a maggioranza per dissociarsi dalla preside perché non li ha immediatamente informati dell’ accaduto e perché non avrebbe manifestato agli organi di stampa la totale estraneità del liceo rispetto alle tesi negazioniste di Valvo, né evidenziato le iniziative del liceo in ricordo delle vittime della Shoah. La scuola ha molte volte partecipato ai viaggi della Memoria. E nel 2004 l’ aula magna ha ospitato un’ installazione realizzata dai ragazzi usando la frase piazzata dai nazisti all’ entrata di Auschwitz, Arbeit Macht Frei. «La prima cosa – fa notare una professoressa – che leggono i nuovi studenti nel nostro libricino di benvenuto è: “Nessuna discriminazione può essere compiuta per motivi riguardanti sesso, razza, etnia, lingua, religione”».

di Carlo Alberto Bucci

(Fonte: Repubblica, 22 Novembre 2008, pag. 18 )