Nuovo Patriarca di Gerusalemme: Sabbah lascia, ma la politica di mistificazione e di attacco a Israele non cambia

NUOVO PATRIARCA, “NO AL MURO, SI’ A STATO PALESTINESE”

(AGI) – CdV, 21 giu. – ”E’ ora di farla finita con il muro, e’ ora di farla finita con i check-point, e’ ora di dare vita ad uno Stato palestinese”. Lo afferma il nuovo patriarca di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, in un’intervista trasmessa dalla Radio Vaticana a commento della nomina pubblicata oggi. A dispetto della formazione diplomatica e degli anni di servizio in Vaticano, il successore di Sabbah non si discosta per nulla dalla sua linea, a cominciare dalla polemica sui visti che non vengono rilasciati ai religiosi.

”Il Patriarcato latino – ricorda – copre la Giordania, la Palestina e Israele e abbiamo bisogno di poterci spostare liberamente per poter svolgere i nostri compiti pastorali, non per parlare di politica. E invece siamo limitati: limitati perche’ fino ad oggi, Israele non si fida, Israele segue una politica della paura e la paura non e’ la condizione migliore per vivere e per condividere. Noi – spiega il nuovo Patriarca – vogliamo che tutti possano avere libero accesso ai Luoghi Santi, vogliamo la liberta’ per la gente che vive sul posto, per i nostri cristiani, quelli di Betlemme, di Ramallah, della Galilea, della Giordania, che possano visitare liberamente la Citta’ Santa, i Luoghi Santi. Finora – denuncia – questa grazia, questa benedizione, questa gioia ci sono state precluse”. (AGI)

Polonia: malgrado polemiche l’arcivescovo Glodz è il nuovo responsabile della Chiesa di Danzica

POLONIA: MALGRADO POLEMICHE GLODZ A CAPO CHIESA DANZICA

CONTRO NOMINA ARCIVESCOVO VICINO RADIO MARYJA ANCHE WALESA

(ANSA) – 20:11 – VARSAVIA, 17 APR – A dispetto delle polemiche sulla sua candidatura, l’arcivescovo Leszek Slawoj Glodz, noto per le sue simpatie per l’emittente ultra conservatrice cattolica Radio Maryja, è stato nominato oggi nuovo responsabile della diocesi di Danzica. Contro una sua nomina si era levato una parte autorevole dei fedeli polacchi, compreso l’ex presidente e premio Nobel per la pace 1983 Lech Walesa.

La nomina di Glodz da parte di Papa Benedetto XVI è stata ufficialmente annunciata oggi a Varsavia dal nunzio apostolico arcv. Jozef Kowalczyk. Glodz succede all’arcv. Tadeusz Goclowski, che proprio oggi compie 77 anni, e lascia per motivi di età la diocesi da lui guidata dal 1984. Walesa, che giorni fa aveva definito la nomina di Glodz “una disgrazia per Danzica”, è stato oggi più diplomatico: dichiarando fedeltà alla Chiesa ha osservato che “le sfide dello Spirito Santo sono diverse”.

Felice per la nomina si è detto invece padre Henryk Jankowski, il controverso ex capellano di Solidarnosc, allontanato dall’arcv. Goclowski dalla parocchia di Santa Brigida a Danzica per motivi di salute e la scarsa tolleranza dimostrata verso gli ebrei. “E’ una grandissima gioia, di colpo mi è tornata la salute”, ha detto.

Molto contento anche il cardinale di Cracovia Stanislaw Dziwisz. Glodz è “un uomo molto preparato che ha esperienza romana, parla le lingue e conosce bene il mondo”, ha detto l’ex segretario di Papa Wojtyla.

Goclowski ha da parte sua invitato la Chiesa di Danzica ad accogliere con pace il suo successore il quale con la “sua energia militare” potrebbe dare alla comunità ecclesiale una nuova spinta vitale. Goclowski, che stando ai media avrebbe in precedenza espresso riserve sullo stile del lavoro dell’ex capellano militare del esercito polacco, oggi ha detto che Glodz é una persona di “carattere ben diverso” dal suo, che dovrà “imparare a conoscere la Chiesa di Danzica”. Non solo il vescovo influenza la società, anche viceversa, ha detto Goclowski.

In una prima dichiarazione alla sezione polacca di Radio Vaticana, Glodz ha detto di avere intenzione di “continuare l’opera del vescovo Goclowski” e sottostare alle decisioni del Santo Padre. Inoltre ha assicurato di essere ben consapevole del ruolo nella storia e nella mentalità polacca di Danzica, da cui negli anni ’80 si e’ levato “il vento del mare” che ha cambiato l’Europa dell’est. “Non sono il vescovo al servizio della Radio Maryja”, ha detto, aggiungendo che si tratta di un mezzo di informazione che come tutti può essere imperfetto.

Glodz lascia la diocesi del distretto Praga a Varsavia guidata dal 2004. Nato nell’ agosto 1945, ha studiato a Roma e ha lavorato per dieci anni alla Congregazione per le Chiese orientali del Vaticano. Nel 1991 è stato nominato primo cappellano militare polacco e nel 1993 fu nominato generale nell’esercito. E’ membro del Consiglio permanente dell’episcopato polacco e responsabile del Consiglio per i mezzi di comunicazione sociale. L’insediamento a Danzica è previsto per il 26 aprile. Dopo le critiche alla sua candidatura di alcuni media, l’episcopato, in una nota il 10 aprile, ammoniva che sulle nomine dei vescovi devono essere rispettate le competenze del Pontefice nonché l’autonomia della Chiesa rispetto allo Stato, garantita dal concordato fra il Vaticano e la Polonia in vigore dal 1998.

Rassegna Stampa di giovedì 28 Febbraio 2008

RASSEGNA STAMPA – giovedì 28 febbraio 2008

Su Newsweek Michael Hirsh e Dan Ephron (da leggere) analizzano la posizione di Barack Obama su Israele e ebrei. Pare che le accuse di essere filopalestinese siano diffuse ad arte dalla staff della Clinton e dai repubblicani preoccupati. In realtà Obama più volte si sarebbe dichiarato sostenitore di Israele.

Sono a uno stallo i negoziati tra Israele e Santa Sede: lo denuncia con preoccupazione l’Avanti. Il motivo: Roma pretende l’esenzione fiscale, di cui godeva già prima della fondazione di Israele, il governo non è d’accordo.

E mentre le relazioni con i cattolici paiono in crisi, un gesto distensivo viene dai musulmani: Caterina Maniaci su Libero quotidiano illustra la proposta di un gruppo di studiosi islamici ed ebrei del Wolf Institute of Abrahamic Faith di Cambridge per migliorare le relazioni e la stima reciproca.

Ma sembra l’unico questo squarcio di positività, in una situazione che continua a deteriorare. Giovanni Sallusti su Libero quotidiano recensisce la “Guida (policamente scorretta) all’Islam e alle crociate” che uscirà in Italia domani per i tipi di Lindau: un saggio dell’americano Robert Spencer, direttore del centro Jihad watch che vive in località segreta sotto protezione. Spencer sostiene che l’aggressività è parte fondante dell’Islam, in quanto Maometto era un profeta guerriero, e racconta come sia fasulla l’immagine “tollerante” che oggi si cerca di accreditare ai musulmani: sarebbe una favola persino la presunta “età dell’oro” in Spagna, in cui sotto i musulmani cattolici ed ebrei sarebbero vissuti in concordia e tolleranza.

Sul Corriere della Sera Magazine Stefano Jesurum intervista Sayed Kashua, il più noto scrittore israelo-palestinese (scrive in ebraico), attore di reality show in tv e commentatore sul quotidiano liberal Haaretz. Nonostante queste credenziali, Kashua aderisce al boicottaggio della Fiera del Libro di Torino e denuncia la sua difficoltà di essere arabo in Israele: “per l’israeliano medio io voglio comunque infilargli un coltello nella pancia, per l’arabo medio sono il leccaculo degli ebrei”.

Difficoltà palestinesi le racconta anche Antonio Ferrari, recensendo su Corriere della Sera Magazine un libro in uscita da Giunti di Sahar Kalifah, nota scrittrice palestinese. “Una primavera di fuoco” è l’accorata analisi femminile della tremenda situazione dei palestinesi tra desideri di pace e attrazione per il terrorismo.

Per chi è interessato a riflettere sulla cultura ebraica, da non perdere la lectio magistralis di Moni Ovadia, pubblicata da La Stampa (che la riprende da Strumenti critici del Mulino) in occasione della sua laurea honoris causa a Pavia. “L’ebreo ingombrante” è una attenta e originale analisi sul significato dell’ebraismo nel mondo contemporaneo.

Un altro libro di grande interesse, presentato ieri in Campidoglio con prefazione di Walter Veltroni è la “Vita di Ernesto Nathan” di Nadia Ciani (Claudia Azzera, Unità Roma). Il primo sindaco di Roma, ebreo, massone e inglese di nascita, viene descritto come un personaggio di grande rettitudine, modernità e spirito democratico. E’ un bene che si cominci a conoscere di più l’apporto politico e culturale degli ebrei alla vita italiana.

In Francia, riportato da trafiletti su tutti i quotidiani, Sarkozy ha rinunciato al suo progetto, molto criticato anche da parte ebraica, di far adottare ai bambini dell’ultima classe elementare, un bambino ebreo francese perito nella Shoah. La decisione è stata presa da una commissione a cui partecipava anche Claude Lanzmann.

E infine, i problemi a Gaza. Ieri sono stati uccisi 11 palestinesi, terroristi secondo gli israeliani – ma tra le vititme anche tre bambini- e un civile israeliano a Sderot –ma ci sono anche due feriti gravi e quattro ricoverati sotto choc. Secondo Umberto De Giovannangeli sull’Unità, il 64% degli israeliani sarebbe favorevole ad aprire una trattativa con Hamas la notizia ripresa dal quotidiano Haaretz. De Giovannangeli affronta anche il problema delle presunte infiltrazioni di Al Qaeda nella Striscia di Gaza, in seguito alla temporanea apertura della frontiera con l’Egitto, ma appoggia la tesi diffusa da Hamas che si tratti in realtà di infiltrati dei servizi segreti dell’Anp, una mossa studiata ad arte per giustificare future operazioni arabo-israeliane nella Striscia.

Secondo Francesca Paci sulla Stampa il pericolo di una apertura di Hamas a Al Qaeda è reale, e potrebbe essere l’inizio della grande offensiva tanto paventata dagli israeliani (che secondo alcuni potrebbe culminare durante la visita di Bush in Israele per le celebrazioni dei 60 anni dalla fondazione dello Stato ebraico.

Perché la Palestina non dichiara l’indipendenza come il Kosovo? Se lo chiede Yasha Reibman sul Giornale Tempi. Per gli israeliani andrebbe bene, anzi sarebbe liberatorio. Ma non andrebbe bene, secondo il commentatore, per i palestinesi perché vorrebbe dire rinunciare al tavolo da gioco, a ottenere di più con le trattative, e soprattutto, alle generose sovvenzioni concesse da tutto il mondo all’ANP in quanto senza Stato. Però così la Palestina potrebbe evitare di riconoscere Israele.

Viviana Kasam

Ucei.it

Preghiera Ebrei: profonda deplorazione dei lefebvriani

PREGHIERA EBREI: PROFONDA DEPLORAZIONE DEI LEFEBVRIANI

(ANSA) – 19:28 – CITTA’ DEL VATICANO, 25 FEB – Oltre al mondo ebraico e ai tradizionalisti cattolici, la riformulazione della preghiera in latino del venerdì santo “pro judaeis” ha scontentato anche i lefebvriani, che avevano invece apprezzato la liberalizzazione della messa in latino.

La Fraternità San Pio X, – che raccoglie i seguaci italiani di mons. Marcel Lefebvre, scismatici, – infatti “deplora profondamente” la decisione del Papa di modificare la preghiera: “In seguito alle pressioni esterne alla Chiesa cattolica”, scrive l’ultimo numero di Dici (Documentazione informazione cattoliche internazionali), l’organo di comunicazione della casa generalizia della Fraternità, “il Papa si è creduto in obbligo di cambiare la molto venerabile orazione per gli ebrei che è parte integrante della liturgia del venerdì santo. Essa risale circa al terzo secolo, ed è stata dunque recitata, attraverso tutta la storia della Chiesa, come la piena espressione della fede cattolica. Bisogna notare – prosegue la comunità sacerdotale – che i commenti del cardinal Kasper, che si può pensare siano stati autorizzati ufficialmente, danno a questa amputazione un’aura di vera e propria trasformazione che esprime una nuova teologia dei rapporti con il popolo ebreo. Essa si iscrive nello sconvolgimento liturgico che è la marca caratteristica del Concilio e delle riforme che ne sono derivate. Sebbene la necessità di accettare il Messia al fine di essere salvati sia stata conservata – concludono i lefebvriani – non si può non deplorare profondamente questo cambiamento”.

Antisemitismo: Steinberg, in Italia c’è “asse del male”

Antisemitismo: Steinberg, in Italia c’è “asse del male”

elan_steinberg.jpg

lunedì 11 febbraio 2008

“Gli ultimi tre incidenti italiani ci allarmano, non parlo solo del blog coi nomi dei presunti professori ebrei e del boicottaggio anti-Israele alla fiera di Torino ma anche della decisione del Papa di resuscitare la preghiera tridentina, che esorta gli ebrei a riconoscere Gesù come messia, se vogliono essere salvati. Ci ha catapultati indietro di decenni, distruggendo i ponti ebrei-cattolici faticosamente costruiti dal predecessore”. È quanto afferma il direttore esecutivo emerito del World Jewish Congress, nonché vicepresidente della più grande associazione di sopravvissuti dell’Olocausto, Elan Steinberg (foto).

“Il responsabile vaticano dei rapporti con gli ebrei – afferma Steinberg – il cardinale tedesco Kasper, ha solo aggiunto benzina sul fuoco. Tanto che vertici del mondo ebraico si incontreranno oggi a Washington per formulare una risposta ufficiale e unitaria al Papa. Esprimendo la totale solidarietà al rabbino capo di Roma Di Segni che ha chiesto la sospensione temporanea del dialogo tra ebrei e Vaticano”.

Sul pericolo antisemita, sottolinea Steinberg, “oggi in Italia esiste un vero e proprio ‘asse del male’: l’alleanza stranissima e sempre più organizzata tra estrema sinistra, estrema destra e fondamentalisti islamici, uniti dal loro comune odio per l’America di Bush e per Israele”. ”A questo triunvirato si aggiunge l’operato di un Vaticano che invece di andare avanti va indietro. E poi – conclude Steinberg – c’è la sorpresa del comunisti” ovvero la “partecipazione dei comunisti italiani al boicottaggio di Torino”.(fonte Adnkronos)

Agenzia Radicale

I rabbini al Papa: pausa nel dialogo

Nuove polemiche sulla preghiera modificata dal Vaticano. Protestano anche i tradizionalisti cattolici

I rabbini al Papa: pausa nel dialogo

L’assemblea italiana protesta. si impone un momento di riflessione

Il comunicato firmato dal presidente Laras: la nuova versione della preghiera è una sconfitta del dialogo

ROMA — L’Assemblea rabbinica italiana vede nella nuova preghiera «per gli ebrei» pubblicata l’altro ieri dall’«Osservatore romano» una «sconfitta del dialogo» che impone «una pausa di riflessione» in ordine alla sua «prosecuzione». Per il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni quella preghiera costituisce una «marcia indietro di 43 anni» perché richiama la finalità della «conversione» degli ebrei alla Chiesa cattolica. Per David Rosen, presidente del Comitato ebraico internazionale per le consultazioni interreligiose (Ijcic), è un «passo indietro rispetto alla strada intrapresa con il secondo Concilio vaticano».

Si tratta di una preghiera di nuova formulazione destinata a sostituire quella tradizionale contenuta nel vecchio messale, il cui uso Benedetto XVI ha reso più facile con un «motu proprio» pubblicato il luglio scorso. Essa sarà usata fin da quest’anno nella liturgia del Venerdì santo ma solo nelle chiese dove un gruppo di cultori del vecchio rito ne faccia richiesta. Nella normalità delle celebrazioni continuerà a essere usata la preghiera contenuta nel messale di Paolo VI (1970) che non allude più alla conversione degli ebreL Nel testo dell’altro ieri invece i fedeli vengono invitati a pregare affinché gli ebrei «riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini».

La protesta più impegnativa — al momento — è quella espressa dall’Assemblea rabbinica italiana con un comunicato firmato dal presidente Giuseppe Laras: la nuova preghiera costituisce «una sconfitta dei presupposti stessi del dialogo» ed è «solo apparentemente meno forte» di quella tradizionale (che conteneva le espressioni «accecamento» e «tenebre», dalle quali gli ebrei dovevano essere «liberati»).

Con questa preghiera — continua il comunicato — «si legittima anche nella prassi liturgica un’idea di “dialogo” finalizzato, in realtà, alla conversione degli ebrei al Cattolicesimo, cosa che è ovviamente per noi inaccettabile». Questa è la severa conclusione: «In relazione alla prosecuzione del dialogo con i cattolici, si impone quantomeno una pausa di riflessione che con- senta di comprendere appieno gli effettivi intendimenti della Chiesa cattolica circa il dialogo stesso». Come a dire: attendiamo chiarimenti.

Per il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni il nuovo testo «non è un fulmine a cielo sereno: nei mesi scorsi avevamo fatto presente le nostre perpiessità e ci avevano dato ampie assicurazioni, ma ora ci troviamo davanti al peggio». Come causa dell’«inciampo» Di Segni indica il problema «dell’immagine del popolo ebraico per la Chiesa cattolica», dove «la domanda è sempre la stessa: cosa ci stanno a fare gli ebrei su questa terra?»

Conclusione: «Se questo è il presupposto del dialogo, è intollerabile. Evidentemente la Chiesa ha il problema di riscoprire i fondamenti della sua ortodossia».

Protestano anche i tradizionalisti cattolici legati alla vecchia liturgia. Una nota dell’associazione «Una Vox» si chiede come mai si sia «ritenuto indispensabile cambiare una preghiera usata per secoli: la Chiesa si vergogna del suo passato, della sua preghiera, della sua dottrina?»

Fonte: Corriere della Sera, 7 Febbraio 2008, pag. 23

Jihad via internet ed antigiudaismo:il nuovo e l’antico

24.12.2007 Jihad via internet ed antigiudaismo:il nuovo e l’antico
L’analisi di Federico Steinhaus

Testata: Informazione Corretta
Data: 24 dicembre 2007
Pagina: 1
Autore: Federico Steinhaus
Titolo: «Jihad via internet e antigiudaismo:il nuovo e l’antico»

JIHAD VIA INTERNET ED ANTIGIUDAISMO: IL NUOVO E L’ANTICO

Abbiamo già segnalato in diverse occasioni il fenomeno, sempre più vasto ed incisivo, dei messaggi che i fautori del Jihad globalizzato lanciano attraverso internet: siti e forum, ora anche blog, che servono per scambiarsi informazioni, lanciare proposte, confrontare opinioni ma anche dare istruzioni operative. Ugualmente abbiamo già segnalato in passato che molti di questi siti sono ospitati da server occidentali, spesso statunitensi.

Negli ultimi mesi il sito di monitoraggio MEMRI, dopo aver presentato una relazione molto accurata al Congresso degli Stati Uniti, ha dedicato ampio spazio a questo argomento sfuggente ma di capitale importanza.

Solo per dare ai lettori la sensazione dell’ampiezza di questo uso “funzionale” e perverso di internet – in sé uno strumento di libertà culturale e di liberazione dal predominio di una informazione guidata e manipolata – citiamo di seguito alcuni di questi siti, fra le molte dozzine di cui sono stati pubblicati da MEMRI i dettagli:

Sito associato alla sezione irachena di Al Qaeda “Stato Islamico dell’Iraq”: http://sadcom.montadamoslim.com/ ospitato da un server del Texas

Sito ufficiale di Kata’ib Thawrat Al-Ishrin: http://kataeb-20.org/main/ ospitato da un server del Texas

Sito ufficiale di Assa’ib Al-Iraq Al-Jihadiyya: http://www.asaeb.net/, ospitato da un server olandese

Sito che ospita messaggi e comunicati della Jihad irachena: Minbar Al-Ru’ya Al-Wataniyya Al-Munahidha lil-Ihtilal, http://www.iraqipa.net, ospitato da un server danese

Sito analogo, Subhanaka forum, http://sobhank.com/vb/, ospitato da un server della California

Blog che promuove il terrorismo in Iraq: http://kjgafd.blogspot.com/, ospitato da un server californiano

Il Fronte Islamico della Resistenza Irachena ha un sito http://www.jaami.info/ ospitato in Germania

Al-Basra Minbar Al-Iraq ha un sito http://www.albasrah.net/index.php ospitato da un server in Spagna

Il blog che diffonde i messaggi video dei massimi capi del terrorismo, tra i quali figurava spesso Al-Zarqawi, http://almagribi.blogspot.com/ è ospitato da un server della California.

Un esempio concreto del tipo di messaggi che circolano è il seguente.

Il sito http://www.ek-ls.org, ospitato da un server della Florida, ha postato lo scorso 19 novembre una proposta molto articolata sull’uso del “lupo solitario” da parte di Al Qaeda, formulata da un certo “Jihadi Salafi”. La traduciamo in sintesi.

“Ciò che non fa dormire l’FBI è il pensiero che un “lupo solitario” possa compiere attentati…perché non facendo parte di una cellula organizzata non avrebbe motivo di temere tradimenti o infiltrazioni…Ecco ciò di cui avrebbe bisogno:

1)Una conoscenza eccellente del linguaggio colloquiale…2) un aspetto personale che non riveli alcuna connessione col mondo arabo o islamico…3) una carta d’identità falsa, molto facile da ottenere negli Stati Uniti….ed un nome messicano o brasiliano perché fisicamente vi sono somiglianze fra loro e noi …4) dovrebbe risiedere in un quartiere nel quale non vi siano vicini curiosi o bianchi…5) la zona di residenza non dovrebbe essere infestata da spacciatori di droga…6) conoscenza approfondita di computer ed internet… e poi ovviamente ottima capacità di usare fucili di precisione, con silenziatore, da combattimento, e di preparare cinture esplosive e bombe.

Fantascienza? John Allen Muhammad nel 1985 aveva servito nell’esercito degli Stati Uniti ed era stato addestrato nell’uso delle armi automatiche. Nel 2003 sparò ad 11 persone con un fucile di precisione e fu catturato dall’FBI solo per aver commesso una imprudenza; ma egli aveva progettato, con un suo compagno, di uccidere 6 persone al giorno per un mese.

Molti server occidentali hanno rimosso i siti islamisti legati al terrorismo, ma non tutti come si constata dalla quantità che ancora esistono, e del resto anche i gestori di questi siti si sono attrezzati per questo genere di emergenze. Una delle nuove strategie consiste nel servirsi di molti server in catena, per consentire al sito di rimanere attivo anche se uno o due di questi server lo dovessero cancellare. Il forum Al-Ekhlaas, ad esempio, che è diventato uno dei principali e più popolari e pubblica i comunicati ed i video delle organizzazioni terroristiche, le opinioni delle autorità religiose e le loro fatwe, e magari consigli per “buone” letture oltre che informazioni operative e formazione ideologica; esso viene oggi ospitato da 4 server distinti, tre negli Stati Uniti (Florida, Arizona) ed uno in Malaysia (citiamo solo quello malaysiano: http://www.al-ekhlaas.net/forum/TMIDC-MY).

Di ben altra natura è il secondo argomento al quale vogliamo dedicare la nostra attenzione.

Lo scorso 19 dicembre il Patriarca Latino di Gerusalemme Michel Sabbah ha affermato che il riconoscimento dell’identità di Israele come “stato ebraico” costituisce una discriminazione nei confronti dei non ebrei. Questa dichiarazione pretende di posizionare la Chiesa sulla linea dell’oltranzismo islamico che vorrebbe negare ad Israele questa sua identità in un futuro accordo di pace, ma crea anche una continuità con le posizioni preconciliari della Chiesa di Roma . Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, in epoca di persecuzioni antiebraiche ma anche di nascita e sviluppo del movimento sionista, la parola d’ordine del Vaticano era: sia fatto tutto per aiutare gli ebrei come individui, ma non sia fatto nulla per favorire la nascita di uno stato ebraico in Palestina. Lo stesso Sabbah ha avuto modo in passato di specificare meglio il suo pensiero: “Alla fine li manderemo via (gli ebrei) esattamente come (noi arabi) abbiamo fatto coi crociati”. Uno scomodo testimone è anche il vescovo Hylarion Capucci, espulso da Israele per collusione col terrorismo (era entrato in Israele dal Libano con la vettura diplomatica stracarica di armi e munizioni) e tuttora sempre bene in vista nelle cerimonie pubbliche del cosiddetto pacifismo italiano.

Non è certamente una novità che Sabbah sia schierato e dia prova di una faziosità non solo anti-israeliana ma anche antiebraica. Tuttavia questa dichiarazione, che si inserisce in una fase politica delicata, fa eco a quanto – come ha segnalato qualche tempo fa in una acuta analisi Giorgio Israel – ha scritto anche un personaggio ben più illustre ed influente della Chiesa, il cardinale Martini: la religione ebraica è degradata , non più autentica espressione di fede, e pertanto non sussiste altra scelta che dichiararla sostituita per volontà di Dio dal cristianesimo.

Anche l’attenzione, giustificata ma forse un pò ossessiva, che la Chiesa dedica al problema dei Luoghi Santi in Israele (dopo aver ignorato il problema nel periodo in cui erano sotto dominazione araba) si contrappone al silenzio della medesima Chiesa dinanzi alle persecuzioni anticristiane nel mondo arabo, inclusi i territori controllati dall’Autorità Palestinese dai quali i cristiani sono costretti a fuggire.

Ricordiamo quanto ha scritto Amnon Rubinstein: la risoluzione dell’ONU del 1947 ha riconosciuto la natura di stato ebraico di Israele, e tutta la legislazione e simbologia di Israele (dall’inno nazionale alla dichiarazione d’indipendenza) ha questa identità come punto di partenza e di arrivo. Al contempo Israele è anche uno stato che rispetta e tutela tutte le religioni ed i loro luoghi di culto, senza distinzione alcuna. Privare Israele di questa identità significherebbe privare a priori il popolo ebraico, unico al mondo a subire questa ingiustizia, del diritto ad avere una patria.

Questo è quel che vorrebbero gli arabi ed il mondo islamico; questo è quel che vorrebbe Sabbah. E’ anche quel che vorrebbe la Chiesa? Se, come riteniamo che sia, la risposta univoca proveniente da Roma non può che essere un chiaro no, è forse giunto il momento per la Chiesa di pronunciarlo.

Informazione Corretta