IMRA: “Nessun massacro a Gaza”

IMRA: “Nessun massacro a Gaza”

imralogo

Kfar Saba, 29/12/2008 – “A coloro che dicono che le Forze di Difesa israeliane stanno perpetrando un massacro a Gaza rispondo che, se le forze israeliane volessero davvero fare un massacro, nella striscia di Gaza i morti non si conterebbero a centinaia ma a decine di migliaia”. Lo ha affermato Aaron Lerner, direttore di IMRA (Independent Media Review & Analysis). “La sola città di Gaza – ha spiegato Aaron Lerner – è piena di edifici stracolmi di civili che Israele potrebbe spianare dalla sera alla mattina con la sola artiglieria. Se questo fosse lo scopo, Israele non perderebbe tempo e denaro in attacchi aerei puntuali e mirati. Per dirla in parole semplici: quando Israele uccide con raid mirati alcune centinaia dei ventimila terroristi armati di Hamas, è semplicemente stupido affermare che vuole fare un massacro”.

(Fonte: Israele.net)

Capezzone (Pdl): Clima anti-israeliano su media italiani

Gaza/ Capezzone (Pdl): Clima anti-israeliano su media italiani

Daniele Capezzone, portavoce del Pdl

Daniele Capezzone, portavoce del Pdl

“In troppi fingono di non sapere che Hamas è terrorista”

Roma, 28 dic. (Apcom) – C’è un “preoccupante e grave clima anti-israeliano su media italiani”, secondo Daniele Capezzone, Pdl, portavoce di Forza Italia.

“E’ preoccupante e grave il permanere di un clima anti-israeliano su molti media italiani”, afferma Capezzone in un comunicato. “In troppi, ancora, fingono di non sapere che Hamas è una feroce organizzazione terroristica; che Hamas ha rotto la tregua con i suoi attacchi; e che anche tanti stati arabi più ragionevoli si augurano un’affermazione di Israele e un conseguente ridimensionamento di Hamas. Sarebbe ora che anche in Italia questo clima e questa ostilità nei confronti di Israele finissero”.

Mumbai? Colpa della “lobby ebraica mondiale”

Mumbai? Colpa della “lobby ebraica mondiale”

image_2340

L’istigazione all’odio anti-israeliano e antisemita, consueta sui mass-media siriani, si è spinta al punto di attribuire ad Israele, al movimento sionista e agli ebrei in generale anche l’attentato terroristico a Mumbai, con poca considerazione, fra l’altro, degli ebrei e degli israeliani presi direttamente di mira dai terroristi nella città indiana. Lo rileva un rapporto dell’Intelligence and Terrorism Information Center israeliano (IICC).

La cronaca sulla stampa siriana di fatti relativi agli attentati di Mumbai, riferisce il rapporto, è stata di tipo informativo, senza approfondimenti. Alti esponenti del regime hanno evitato di condannare pubblicamente gli attacchi, mentre il presidente Bashar al-Assad riteneva sufficiente far pervenire un generico messaggio di condoglianze al presidente indiano esprimendo profondo dolore per le vittime e auguri di pronta guarigione ai feriti.

Nello stesso tempo, tuttavia, la stampa siriana coglieva l’occasione degli attentati per rinnovare la sua consueta accusa a Israele, al movimento sionista e al popolo ebraico d’essere dietro al terrorismo mondiale, compreso l’attacco a Mumbai (benché Israele sia stato il paese che ha subito più vittime, dopo l’India), facendo ricorso al tradizionale stereotipo che incolpa gli ebrei di ogni guerra e di ogni crisi nel mondo.

Quelli che seguono sono brevi sunti di tre articoli di questo genere pubblicati dalla stampa siriana (tutta sotto stretto controllo governativo) dopo gli attentati a Mumbai.

1) Al-Thawra (3.12.08): Ahmed Hamada, membro del comitato di direzione del giornale, scrive che le “impronte della lobby ebraica e del Mossad”, entrambi abitualmente impegnati a incoraggiare guerre civili, si possono trovare in tutto il mondo: “Dal Darfur alla Georgia, dall’Iraq a Mumbai, da un capo all’altro del mondo la mano distruttrice degli israeliani e della lobby sionista, che ficca il naso in ogni dove, semina guerre etniche e civili e fomenta dissidi politici e diplomatici tra le nazioni e i governi… Ciò che è avvenuto in Georgia è la prova migliore del ruolo negativo del Mossad nell’innescare crisi… Oggi appaiono evidenti le mani occulte del sionismo e il loro ruolo nefando nelle esplosioni a Mumbai, a dimostrazione del ruolo distruttivo di Israele in ogni angolo del globo”.

2) Al-Thawra (30.11.08): l’editoriale afferma che dietro alle accuse al mondo musulmano d’essere responsabile del terrorismo globale ci sono Israele e il sionismo, e che dietro al terrorismo globale e alla sua diffusione ci sono gli obiettivi e gli interessi strategici di grandi soggetti internazionali (riferimento agli Stati Uniti). “Il vero pericolo – dice l’editoriale – non è l’islam ma l’estremismo politico”, e aggiunge che l’aggressione contro l’islam è la migliore dimostrazione che la comunità internazionale, guidata dagli Stati Uniti, non fa sul serio quando affronta il terrorismo anche se sostiene di combattere una guerra contro di esso. “Noi affermiamo inequivocabilmente che il terrorismo rimarrà un problema finché il sionismo potrà liberamente istigare le cose da dietro le quinte ovunque voglia farlo”.

3) Al-Watan (1.12.08): in un commento il giornale sottolinea che Israele approfitta abitualmente di ogni attacco terroristico in tutto il mondo e lo sfrutta per far soffrire i palestinesi. Ciò che è accaduto a Mumbai, secondo l’articolo, non è diverso da ciò che è accaduto a New York e in altre città arabe e nel resto del mondo. Ma l’interrogativo ancora senza risposta è: a chi giovano tali eventi (come la distruzione del World Trade Center l’11 settembre 2001)? E chi è che li sfrutta per fare la parte della vittima? Secondo il giornale siriano, coloro che hanno pianificato l’attentato a Mumbai volevano raggiungere diversi obiettivi: accentuare le tensioni fra Pakistan e India, spingere i paesi arabi e islamici a sostenere Israele nel colpire il terrorismo islamico attraverso una stretta collaborazione su sicurezza e intelligence, e realizzare il concetto del sogno israelo-americano di un nuovo Medio Oriente allargato.

(Da: http://www.terrorism-info.org.il, 8.12.08 )

Nella foto in alto: Moshe Holtzberg, due anni, orfano di entrambi i genitori uccisi dai terroristi nel centro ebraico a Mumbai dove lavoravano.

Tra Mumbai e Tel Aviv

Combattere il terrorismo sul piano delle idee e della cultura

Israele.net

Riccardo Cristiano: una storia che è bene non dimenticare

Riccardo Cristiano: una storia che è bene non dimenticare

riccardo-cristiano

L’11 Ottobre del 2000 a Ramallah vennero LINCIATI dei soldati riservisti israeliani da parte di una folla di palestinesi scatenata; le immagini degli autori con le mani insanguinate fecero il giro del mondo in pochi giorni, ma in Italia vennero trasmesse solamente da parte dei telegiornali Mediaset. Dopo pochi giorni l’allora responsabile della RAI in Israele scrisse una lettera al più importante quotidiano palestinese spiegando come la RAI non fosse responsabile della diffusione del filmato che testimoniava quanto accaduto. Per la cronaca il signor Riccardo Cristiano lavora ancora alla RAI!!!!

Per chi volesse saperne di più sull’IGNOBILE linciaggio di due riservisti dell’esercito israeliano avvenuto l’11 Ottobre 2000 a Ramallah consigliamo questa lettura

L’appello di Riccardo Cristiano apparso sul quotidiano palestinese di Ramallah “Al Hayat Al Jadida” del 16 ottobre 2000

Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana.

Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini.

Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato.

Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere.

Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri.

Riccardo Cristiano

Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina

Per non dimenticare. Per ricordare a coloro che amano raccontare e raccontarsi che la “favola” dei corrispondenti esteri obbligati a impegnarsi a non diffondere mai notizie che possano mettere in cattiva luce l’autorità palestinese se vogliono operare nei territori sottoposti alla sua giurisdizione sarebbe una nostra invenzione, che questa realtà è ampiamente documentata. Per ricordare che da allora niente è cambiato, e i fatti sono qui a dimostrarlo.

Colgo l’occasione per alcune annotazioni sul testo dell’ineffabile Riccardo Cristiano: nella sua prima comunicazione dopo il linciaggio di Ramallah, esordisce congratulandosi con gli amici di Palestina: per che cosa si sta congratulando? Il bestiale linciaggio viene graziosamente chiamato “gli eventi”, così come il feroce terrorismo algerino degli anni Sessanta e l’altrettanto feroce repressione francese venivano graziosamente chiamati, sui giornali francesi dell’epoca, “les événements d’Algerie”. E infine, dopo avere ripetuto che mai e poi mai la RAI si permetterebbe di commettere una simile scorrettezza come quella di documentare un bestiale linciaggio messo in atto dagli amici di Palestina, si congeda porgendo i migliori auguri: di che cosa? Di buon proseguimento?

Barbara

PMW (Palestinian Media Watch): ecco come vengono educati i bambini palestinesi

PMW (Palestinian Media Watch): ecco come vengono educati i bambini palestinesi

L’ “assedio” di Gaza

L’ “assedio” di Gaza

image_2313

Da un editoriale del Jerusalem Post

Ecco cosa può comprensibilmente pensare chi segue in modo frettoloso gli eventi nella striscia di Gaza: c’è un “assedio” israeliano che ciclicamente lascia un milione e mezzo di persone al buio e alla fame, masse di innocenti che subiscono una “punizione collettiva” mentre le forze israeliane lanciano raid a loro capriccio uccidendo palestinesi di Gaza. Mercoledì l’UNRWA, l’agenzia Onu che da sessant’anni è incaricata di fornire agli arabi palestinesi aiuti diretti (ma che non ha il permesso di promuovere il re-insediamento e la riabilitazione dei profughi e dei loro discendenti) ha avvertito che i suoi interventi nella striscia di Gaza entro la fine della settimana potrebbero trovarsi a corto di farina, carne, latte in polvere e olio da cucina.

La verità è che le disgrazie di Gaza sono in gran parte disgrazie auto-inflitte. Hamas fa esplicitamente della guerra contro Israele la sua massima priorità, senza curarsi minimamente dei danni che ciò provoca alla società palestinese: la sua stessa Carta fondamentale propugna l’annientamento dello stato ebraico. Paradossalmente Hamas rimane estremamente popolare, tant’è che alcuni politici israeliani sostengono che non abbia senso cercare di abbattere il regime di Hamas giacché la popolazione stessa è Hamas.

Tuttavia Hamas si preoccupa di come viene vista in occidente. Per questo i suoi portavoce hanno risuscitato l’offerta a Israele di una tregua di dieci anni. In cambio di cosa? Del totale ritiro israeliano sulle linee armistiziali del 1949, della scarcerazione di tutti i detenuti palestinesi senza alcuna distinzione di reato, della creazione di uno stato palestinese militarizzato, dell’inondazione di Israele da parte di milioni di profughi e loro discendenti. Il tutto questo in cambio di una semplice tregua…

Nell’estate 2005 Israele si è disimpegnato unilateralmente dalla striscia di Gaza e teoricamente l’Autorità Palestinese avrebbe potuto iniziare a trasformare quel territorio in una Singapore sulle cose del Mediterraneo, facendone il prototipo di ciò che dovrebbe essere il futuro stato palestinese. Invece, l’Autorità Palestinese sotto Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha completamente sprecato l’occasione.

Quando Hamas ha buttato fuori spodestato Abu Mazen prendendo il potere a Gaza nel giugno 2007, il primo ministro israeliano Ehud Olmert e il ministro della difesa Ehud Barak adottarono una strategia che puntava a mettere la popolazione di Gaza contro Hamas, a isolare gli islamisti in ambito internazionale e ad impedire loro di rovesciare Abu Mazen anche in Cisgiordania. Solo quest’ultimo obiettivo è stato effettivamente conseguito, e solo grazie al fatto che le Forze di Difesa israeliane rimangono schierate in quel territorio.

Dopo che Hamas ha preso il controllo della striscia di Gaza, Israele ha imposto un parziale embargo al territorio diventato nemico. Ciò nondimeno ogni giorno permette l’ingresso di decine di camion di alimenti, carburante e medicinali; lo shekel continua ad essere la moneta usata a Gaza; Stati Uniti e Unione Europea spendono milioni di dollari in aiuti destinati ai palestinesi comuni e Abu Mazen continua a pagare (grazie agli aiuti) gli stipendi della maggior parte dei dipendenti pubblici palestinesi.

Nel giugno scorso Israele a Hamas hanno accettato un cessate il fuoco di sei mesi mediato dall’Egitto, dando un po’ di respiro alla popolazione di Sderot e dintorni (bersagliata per anni da Qassam e mortai palestinesi). Ultimamente però Hamas ha iniziato concretamente ad attrezzarsi per il prossimo round.

Lo scorso 4 novembre le forze israeliane sono intervenuto per distruggere un tunnel che secondo l’intelligence stava per essere usato dai terroristi per infiltrarsi in Israele e catturare dei soldati da tenere in ostaggio (come avvenne due anni e mezzo fa con Gilat Shalit). Da quando è stato sventato l’attacco, Hamas ha lanciato più di 60 Qassam e decine di granate di mortaio sugli agglomerati civili israeliani. Lo scontro a fuoco di mercoledì con quattro terroristi abbattuti mentre cercavano di penetrare all’altezza di Kissufim non è che il proseguimento dell’aggressione di Hamas ai confini con Israele. Dal momento che Hamas spara, Israele ha chiuso i valichi di transito che servono al passaggio di beni e carburante.

A quel punto Hamas ha cinicamente disposto la chiusura dell’unica centrale elettrica della striscia, gettando Gaza nel buio, e ha portato migliaia di bambini nelle strade con le candele in mano per protesta. La centrale, in realtà, fornisce solo un quarto dell’elettricità della striscia di Gaza. Israele garantisce un altro 70% attraverso linee ad alta tensione, e l’Egitto il resto: e nessuno dei due ha interrotto le forniture.

Evidentemente la strategia israeliana a Gaza non sta funzionando. Lo stesso Olmert ritiene che “lo scontro con Hamas sarà inevitabile”. Hamas ha usato la tregua per migliorare ulteriormente le sue linee di rifornimento sotterranee: vengono importati armamenti avanzati così come tabacco, bestiame e pezzi di ricambio per auto. Il tutto tassato dalla “Amministrazione tunnel” di Hamas. Il gasolio fatto arrivare attraverso le “condotte” sotto il Corridoio Philadelphia (tra Egitto e striscia di Gaza) è così tanto che si ha notizia di un’eccedenza sul mercato interno di Gaza. Solo cemento e ferro sembra che possano essere facilmente contrabbandati.

Dunque, che fare? Gli ufficiali della difesa israeliani non vogliono che il cessate il fuoco vada a pezzi. Allo stesso tempo Gerusalemme non vuole una escalation strisciante delle violenze di Hamas. Se gli islamisti porranno fine alla tregua, il prezzo dovrebbe essere una caccia inesorabile ai loro capi, in modo da ridurre drasticamente la capacità di governo di Hamas. Sul lungo periodo, Israele semplicemente non può tollerare il consolidarsi tra la Giordania e il mare di un regime islamista votato alla sua distruzione. Tutti coloro che hanno sinceramente a cuore il bene della popolazione di Gaza dovrebbero fare pressione nella giusta direzione, e dire a Hamas di fermare le violenze.

(Da: Jerusalem Post, 13.11.08 )

Nella foto in alto: gennaio 2008, il parlamento di Hamas riunito a Gaza al lume di candela, ma la luce dietro le tende delle finestre mostra che la foto è stata scattata in pieno giorno.

Pioggia di Qassam e mortai palestinesi

Israele.net

“Il Tempio di Gerusalemme? Mai esistito”

“Il Tempio di Gerusalemme? Mai esistito”

abuala1

Il Tempio ebraico non è mai esistito e Israele non fa che “inventare” legami storici tra ebrei e Gerusalemme. È quanto ha dichiarato mercoledì scorso il capo dei negoziatori dell’Autorità Palestinese Ahmed Qorei (Abu Ala) durante un incontro ristretto con il reporter di WorldNetDaily, quello del quotidiano palestinese Al-Ayam e il corrispondente per gli affari arabi di un importante quotidiano israeliano. Il giornale israeliano, tuttavia, ha preferito non riportare la frase di Ahmed Qorei, cosa che invece ha fatto con evidenza il giornale palestinese.

“Le autorità d’occupazione israeliane – ha detto Ahmed Qorei – cercano di trovare un presunto legame storico ebraico” tra Gerusalemme e il Monte del Tempio, “ma tutti questi tentativi sono destinati a fallire. L’Haram Al-Sharif [Monte del Tempio] è musulmano al cento per cento. Il mondo deve mobilitarsi contro tutti questi tentativi israeliani di cambiare i simboli e i segni di Gerusalemme – ha continuato il rappresentante di Abu Mazen ai negoziati – Non c’è nulla di ebraico circa la moschea di Al Aqsa, e il presunto Tempio ebraico non è mai esistito: è una fantasia. Gerusalemme è musulmana al cento per cento. Il mondo arabo è chiamato a intervenire per fermare i piani israeliani a Gerusalemme, per fermare i tentativi israeliani di attribuire un carattere ebraico a Gerusalemme e alla moschea Al Aqsa. E anche alla Città Vecchia, che è il primo passo nella guerra per difendere Gerusalemme e Al Aqsa. Stanno correndo contro il tempo allo scopo di creare fatti sul terreno nei dintorni del Tempio immaginario”.

Ahmed Qorei (Abu Ala) reagiva alla riapertura, il mese scorso, di una sinagoga chiusa da tempo a circa 100 metri del Monte del Tempio. La struttura, che si trova nella parte della Città Vecchia nota come quartiere musulmano, venne abbandonata nel 1938 in seguito a un’ondata di violenze arabe contro gli ebrei che, a quell’epoca, vivevano a migliaia nel quartiere. La sinagoga riaperta è la struttura religiosa ebraica più vicina al Monte del Tempio, a parte il Muro Occidentale (detto “del pianto”).

Ahmed Qorei, considerato un moderato da politici sia israeliani che americani, guida i colloqui di pace con Israele avviati con il summit di Annapolis del novembre scorso con l’obiettivo di creare uno stato palestinese, per lo meno sulla carta, prima della fine del mandato del presidente George W. Bush.

Il Monte del Tempio è considerato il luogo più sacro dell’ebraismo. Secondo la tradizione biblica, il Primo Tempio vi venne eretto da re Salomone nel X sec. a.e.v. e venne distrutto dai babilonesi del 586 a.e.v. Il Secondo Tempio, eretto nel 515 a.e.v. dopo la liberazione dalla cattività babilonese, venne ampliato da Erode il Grande nel I sec. a.e.v. e distrutto dai romani nell’anno 70 e.v.: è il Tempio dove pregò anche Gesù di Nazareth, secondo i Vangeli.

Il Tempio era il centro della culto ebraico, ospitava il Santo dei Santi che conteneva l’Arca dell’Alleanza ed era considerato il luogo della “shehinà” o “presenza di Dio”. Tutte le feste ebraiche erano incentrate sul culto del Tempio, che era anche il luogo principale dei sacrifici e delle riunioni del popolo ebraico. Secondo il Talmud, la pietra di fondazione del Tempio era venerata come il luogo da cui venne creato il mondo e coinciderebbe con il Monte Moriah, il luogo del sacrificio di Isacco. Secondo la tradizione ebraica, il Mashiach (Messia) tornerà e ricostruirà il terzo ed ultimo Tempio sul Monte di Gerusalemme.

Il Kotel (Muro) occidentale costituisce ciò che rimane dei contrafforti del Monte del Tempio sopravvissuti alla distruzione romana. La documentazione di tutte le comunità ebraiche conosciute in Diaspora testimonia che gli ebrei non dimenticarono mai il legame con Gerusalemme e la speranza del ritorno. Ancora oggi gli ebrei in tutto il mondo pregano rivolti verso il Monte del Tempio, mentre i musulmani pregano rivolti verso La Mecca (all’occorrenza volgendo le spalle al Monte del Tempio).

La moschea di Al Aqsa venne costruita intorno al 709 e.v. vicino alla precedente Cupola della Roccia, eretta pochi anni prima dopo la conquista araba della città avvenuta nel 637 e.v. Circa cento anni fa la Cupola della Roccia venne associata al luogo venerato dai musulmani come quello da cui il Profeta Muhammad (Maometto) ascese al cielo. Gerusalemme come tale, tuttavia, non è mai menzionata nel Corano. Secondo la tradizione islamica, Maometto fece in una notte un viaggio dalla “moschea sacra” (che si ritiene fosse alla Mecca, in Arabia) alla “moschea più lontana” e qui, da una roccia, ascese al cielo per ricevere rivelazioni da Allah destinate a diventare parte del Corano.

Oggi i palestinesi rivendicano la sovranità esclusiva sul Monte del Tempio e i leader palestinesi negano sistematicamente qualunque legame storico degli ebrei con il luogo. Storicamente, tuttavia, si sa che fino a tempo relativamente recenti i musulmani non reclamavano la moschea Al Aqsa some loro terzo luogo santo ed anzi riconoscevano l’esistenza nell’antichità del Tempio ebraico. Solo verso la fine del XIX secolo, in coincidenza con l’inizio dell’immigrazione ebraica moderna in Terra d’Israele/Palestina, alcuni studiosi musulmani iniziarono a sostenere che Maometto aveva legato la sua cavalcatura al Muro Occidentale associando il suo mistico viaggio notturno con il Monte del Tempio. Ma ancora nel 1925 una guida (“Guide Book to Al-Haram Al-Sharif”) pubblicata dal Supremo Consiglio Islamico di Gerusalemme catalogava il Monte come il sito del Tempio di Salomone. Diceva, a pagina 4: “La sua identificazione con il Tempio di Salomone è al di sopra di ogni dubbio. Questo è anche il luogo, secondo la credenza universale, in cui Davide costruì un altare per il Signore”.

(Da: WorldNetDaily.com, 9.11.08 )

Nella foto in alto: Ahmed Qorei (Abu Ala)

Perché finanziare una tv che indottrina all’odio?

Le “fonti palestinesi” colpiscono ancora

Israele.net