Pacifisti o pacifinti?

Le contraddizioni dei pacifisti danneggiano la pace

La pace secondo i pacifinti

La pace secondo i pacifinti

Mi chiedo da un po’ di tempo chi sono i pacifisti. Se si tratti davvero di difensori della pace o di qualcos’altro. La risposta che mi sono dato è che a loro della pace non interessa nulla. Anzi essi sono attratti solo dalle guerre. O meglio da certe guerre, e in particolare da chi le fa certe guerre. I pacifisti si muovono solo quando le guerre vedono protagonisti gli Stati Uniti e Israele. Non si vedono pacifisti protestare contro la dittatura di Mugabe in Zimbabwe, andare nel Nord Kivu per fare gli scudi umani nella guerra civile del Congo e nelle altre guerre dell’Africa dimenticata. Perché andare in quei luoghi significa non avere alcuna visibilità magari rischi anche di morirci. Ai pacifisti non interessa il dramma del Darfur. Nè i massacri e le persecuzioni che i cristiani subiscono in India e nei paesi arabi. Loro sono razionali e razionalisti e non hanno tempo da perdere con chi si va a complicare la vita per una fede religiosa. Che poi non sarebbe altro che sciocca superstizione. Loro non bruciano la bandiera dell’Iran in cui essere omosessuali è un reato che ti può costare la vita. A bruciare spesso è la bandiera di Israele. E questo gli unisce a quel fine intellettuale di Ahamadinejad che vorrebbe che quello stato non esistesse neppure.

Difendere la pace significherebbe andare in Kashmir e fare in modo che India e Pakistan non si scannino più per un lembo di territorio di confine. O mobilitarsi in occasione di attentati come quello di Mumbai. O condannare il regime castrista e quello cinese per le continue violazioni dei diritti umani. La pace non conosce latitudini : è tale in tutte le parti del mondo. Ma ai pacifisti il concetto di pace non interessa. Essi hanno trasformato la pace in un -ismo. Il pacifismo è un ideologia, come il capitalismo, il comunismo, lo jihadismo. Essa ha i suoi dogmi di cui i pacifisti sono i gelosi custodi. Sacerdoti consacrati all’antiamericanismo e all’antisionismo che talvolta si tramuta in antisemitismo ( sempre altri -ismi), sono estremamente selettivi sia riguardo agli obiettivi da difendere sia ai tempi in cui concentrare il proprio impegno.

le bandiere bruciate sono sempre le stesse…

Torino, 1° Maggio 2008: le bandiere di Israele e degli USA vengono bruciate alla fine del corteo organizzato da Free Palestine

La pace non fa clamore. Difendere la pace avrebbe significato muoversi mesi prima dello scoppio della crisi contro Siria e Iran che rifornivano di armi Hamas. O fare sit in di protesta nella zona di confine tra Gaza ed Egitto dove anche le pietre sanno che passano armi e munizioni destinate poi ad essere rivolte contro gli ebrei. Nulla di tutto questo è avvenuto. Perché non se li sarebbe filati nessuno. Anzi rischiavano di finire in qualche prigione palestinese per ostacolo ai piani di Hamas. E perchè loro parteggiano per i palestinesi sempre e comunque; sia che a guidarli ci sia il corrotto Arafat che metteva i soldi degli aiuti nei suoi conti all’estero invece di usarli per costruire scuole o ospedali per la sua gente, sia che ci siano quei razzisti, omofobi e misogini di Hamas.

Ma la pace a differenza del pacifismo non conosce partigianeria. La pace è semplicemente un’altra cosa

Animale (a)sociale

I paesi arabi moderati a Israele: «Uccidete i capi di Hamas»

I paesi arabi moderati a Israele: «Uccidete i capi di Hamas»

di Fiamma Nirenstein

A perdere la pazienza sono soprattutto ormai i paesi arabi moderati: una notizia bomba fa rumore fra le decine di missili Kassam e Grad che hanno terrorizzato e ferito gli israeliani di Sderot e dei kibbutz vicini a Gaza alla vigilia della fine della tahadiyeh, la tregua con Hamas, che si conclude oggi.

Israele è incerta sull’intervento, ha di fatto già lasciato che la copertura della tregua lasciasse che Hamas si munisse di armi di lunga gittata e di un sistema di difesa efficiente, e consolidasse un grande sistema di tunnel. Il ministro della difesa Ehud Barak insiste nel dire «decideremo stadio dopo stadio qual è la strada migliore», mentre i cittadini di Sderot invocano l’intervento dell’esercito che li salvi dalle bombe. Ma certi Paesi arabi non sono della stessa opinione del mondo politico israeliano: scrive sul quotidiano Ma’ariv il famoso commentatore Ben Caspit che certi messaggi di leader arabi chiedono a Israele di eliminare i capi di Hamas. Uno di questi messaggi dice: «Tagliategli la testa». I leader temono che Hamas ricominci una guerra terroristica capace di infiammare tutta l’area.

La leadership di Gaza che si chiederebbe di colpire ha nomi e cognomi, secondo Caspit. Fra gli armati, Ahmad Labari, capo dell’ala militare e Ibrahim Gandur, più volte ferito. Fra i politici, si parla addirittura di Ismail Haniya, il primo ministro, di Said Siam, ministro degli Interni e di Mahmud al Zahar, uno dei leader più duri. Per capire le ragioni dell’eventuale richiesta araba, bastano due fattori. Il primo è quello dell’appartenenza di Hamas ai Fratelli Musulmani, diramata in tutto il Medio Oriente, jihadista senza compromessi contro ogni atteggiamento moderato. Hamas, specie sull’Egitto con cui ha un rapporto molto teso dopo averne rifiutato la mediazione con Abu Mazen e aver disertato con molta sfacciataggine l’incontro del Cairo che avrebbe dovuto costruire l’unità, ha un effetto domino che minaccia i regimi correnti.

La seconda ragione riguarda l’Iran, che minaccia i regimi moderati «forse più di quanto minacci Israele», ci dice il vice capo di Stato maggiore Dan Harel. Hamas è ormai una pedina strategica del regime degli ajatollah: Teheran e Damasco sono stati i primi responsabili dell’abbandono del tavolo egiziano da parte di Hamas, in particolare lo è stato Khaled Masha’al, che ha base a Damasco. Questo asse preme perchè Hamas non rinnovi l’accordo di tregua, sia per incastrare Israele in una guerra che lo metta nell’angolo dell’opinione pubblica internazionale, sia per impedire che l’Egitto possa vantare una vittoria strategica moderata.

Ma anche i più aggressivi fra i personaggi di Hamas sanno che la linea dura potrebbe essere la loro fine. Israele per ora pare abbia risposto che non leverà le castagna dal fuoco a nessuno: i nostri primi obiettivi, pare pensi la leadership militare, sono i terroristi che sparano i missili sui nostri cittadini, e non i grandi capi.

Il Giornale

Thanks to Esperimento

Iran: studenti attaccano sede diplomatica Egitto colpevole di “cooperazione con Israele”

Iran: attacco contro ufficio Egitto

studenti attaccano ufficio Egitto

Iran: studenti attaccano ufficio Egitto

Studenti fondamentalisti contestano cooperazione con Israele

(ANSA) – TEHERAN, 8 DIC – Scontri sono avvenuti a Teheran fra polizia e studenti fondamentalisti che cercavano di attaccare la sezione d’interessi dell’Egitto. Lo riferisce l’agenzia Fars. Durante una manifestazione per ”protestare contro la cooperazione del governo egiziano con il regime sionista”(Israele), alcuni giovani, appartenenti alle milizie dei volontari islamici, hanno lanciato petardi contro la sede diplomatica. Poi hanno fatto un sit-in nella strada antistante e recitato preghiere prima di andarsene.

Quella stretta di mano peccaminosa

Quella stretta di mano peccaminosa

La stretta di mano tra Muhammad Sayid Tantawi e Shimon Peres

La stretta di mano tra Muhammad Sayid Tantawi e Shimon Peres

La massima autorità dell’Islam sunnita, il Grande Imam della Moschea di Al-Azhar, nonché Grande Sceicco della correlata Università di Al-Azhar (Cairo), Muhammad Sayid Tantawi, non sa chi è Shimon Peres. O quantomeno, questa è la spiegazione che ha addotto per giustificare la stretta di mano con il presidente Israeliano durante una cena nel corso dell’incontro interreligioso svoltosi a New York lo scorso 14 novembre, sotto l’egida dell’ONU.

La foto della stretta di mano ha provocato lo sdegno di numerosi politici egiziani, per la maggior parte gli indipendenti affiliati ai Fratelli Musulmani, tanto che c’è stato chi, come il parlamentare Moustafa Bakri, ha chiesto le dimissioni di Tantawi dalle sue autorevoli cariche, sostenendo che l’incontro con Peres sia stato “un affronto a tutti i Musulmani in qualsiasi luogo”.

Frattanto, nell’evenienza che qualcuno avesse potuto pensare diversamente, un portavoce del Ministero degli Esteri Iraniano non ha mancato di riaggiornarci sulla posizione del suo paese, per cui “l’Iran esprime il suo dissenso in merito alla normalizzazione dei rapporti con Israele sotto ogni profilo”.

(E pensare che “lo scopo dell’incontro interreligioso è quello di promuovere una comprensione reciproca”, aveva detto il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon, aggiungendo: “Spero che si crei un’atmosfera favorevole che possa portare ad affrontare le differenze nelle questioni politiche”. Ma questo non ci turba particolarmente, perché non abbiamo mai riposto troppa fiducia in questo genere di incontri).

Per difendersi dagli attacchi, Tantawi ha dichiarato al giornale egiziano Al Masri Al Youm: “Ho stretto la mano di chi me la porgeva. Tra questi c’era anche Shimon Peres, che non ho riconosciuto, così gli ho stretto la mano come ho fatto con gli altri, per caso, senza nemmeno sapere chi era. Ma anche se avessi saputo chi era, una stretta di mano è un’eresia?“. Inoltre Tantawi ha definito quanti hanno pubblicato la foto incriminata “uno branco di lunatici”.

Non so cos’è peggio: essere un leader mondiale di tale stazza, un’autorità spirituale e giuridica rappresentativa del 90% della popolazione egiziana (per limitarci al paese che firmò, nel 1979, gli accordi di pace con Israele) e non sapere chi è quel vecchietto onnipresente di Shimon Peres, o quantomeno l’attuale presidente di quello Stato che quotidianamente occupa ampi spazi sui giornali egiziani; oppure mentire spudoratamente per non fare saltare i gangheri a quanti, a 30 anni dalla firma degli accordi, ancora mettono in discussione la pace con Israele.

Haaretz

Thanks to Esperimento

Striscia di Gaza: Hamas impedisce pellegrinaggio alla Mecca

M.O.: Hamas impedisce pellegrinaggio alla Mecca

il più importante luogo sacro dell'Islam (foto Olympia)

La Kaaba a La Mecca: il più importante luogo sacro dell'Islam (foto Olympia)

Striscia di Gaza, 29/11/2008 14:03 – La polizia di Hamas ha impedito oggi ad alcune migliaia di palestinesi della Striscia di Gaza di entrare in Egitto per andare in pellegrinaggio alla Mecca, tenendo chiuso il valico di Rafah, che era stato aperto per due giorni sul versante egiziano dalle autorità del Cairo. La ragione del provvedimento, a quanto si è appreso da fonti informate palestinesi di Gaza, è stata una ripicca di Hamas in reazione al fatto che i pellegrini, che avevano ottenuto i visti per andare alla Mecca dall’ Autorità palestinese a Ramallah risultavano essere tutti sostenitori del Fatah ma nessuno del movimento islamico. I pellegrini sono stati fermati dalla polizia di Hamas la scorsa notte a poca distanza dal valico di Rafah e a quanto si è appreso ci sono stati incidenti nel corso dei quali una dozzina di persone sono state ferite.

L’Unione Sarda

Hamas boicotta vertice per la riconciliazione con Fatah

M.O./ Riconciliazione palestinese, Hamas boicotta vertice Egitto

Scontri tra uomini di Fatah e uomini di Hamas (Settembre 2008)

Scontri tra uomini di Fatah e uomini di Hamas (Settembre 2008)

Annuncio di un portavoce: movimento radicale non sarà al Cairo

Damasco, 8 nov. (Ap) – Il movimento radicale palestinese Hamas ha deciso di boicottare il vertice previsto lunedì prossimo al Cairo, in Egitto, per il dialogo di riconciliazione palestinese. Lo ha annunciato un portavoce del gruppo islamico.

La riunione, inizialmente prevista per domani, era stata rinviata di 24 ore per ragioni imprecisate. Nabil Shaath, che guida il movimento di al Fatah nei negoziati con le altre fazioni palestinesi, aveva annunciato la presenza di Abu Mazen “come presidente palestinese e non come leader del movimento”.

Gaza: ancora morti in crollo tunnel

M.O./ Gaza, 4 morti e 3 dispersi in crollo tunnel

La via sotterranea collegava la Striscia con l’Egitto

Roma, 3 nov. (Apcom) – Quattro persone hanno perso la vita e altre tre risultano disperse in conseguenza del crollo di un tunnel sotterraneo che collega la Striscia di Gaza con l’Egitto. Lo riferiscono responsabili di Hamas, il movimento palestinese che controlla la regione. I tunnel tra Gaza e l’Egitto sono utilizzati dai palestinesi, in gravi difficoltà economiche a causa del blocco israeliano che dura ormai da oltre un anno, per trasportare nella Striscia prodotti alimentari e carburante. Secondo gli israeliani, tuttavia, vengono utilizzati principalmente per il traffico d’armi.

Egitto: scoperti missili in bunker sotterraneo nella penisola del Sinai

Egitto: scoperti missili in bunker sotterraneo nella penisola del Sinai

31/10/2008 Egitto: la polizia ha scoperto 8 missili in un bunker sotterraneo nel nord della penisola del Sinai. I missili terra-terra e terra-aria erano molto probabilmente destinati alle organizzazioni terroristiche nella striscia di Gaza.

(Fonte: Israele.net)

Gaza:cede tunnel contrabbando,morti 3 palestinesi

Gaza:cede tunnel contrabbando,morti 3 palestinesi

Da inizio anno gia’ 49 palestinesi hanno avuto stessa sorte

(ANSA) – GAZA, 25 OTT – Tre manovali palestinesi sono morti a Rafah(a sud di Gaza)nel crollo di un tunnel usato per il contrabbando di merci dal Sinai egiziano. Lo riferiscono fonti mediche locali. Dall’inizio del 2008 sono 49 i palestinesi morti in crolli di tunnel nella stessa zona. Fonti palestinesi precisano che parte dei crolli sono da imputare ad attivita’ condotte sul versante egiziano del confine da reparti militari impegnati nella lotta al traffico di armi fra il Sinai e la striscia di Gaza.

Gaza, diventa legale il contrabbando via tunnel.Israele teme il traffico di armi

Da 16 mesi la Striscia e’ isolata da un embargo

Gaza, diventa legale il contrabbando via tunnel.Israele teme il traffico di armi

Gaza – Il contrabbando di merci provenienti dall’Egitto attraverso tunnel scavati sotto il confine diventa legale nella Striscia di Gaza. I proprietari delle tantissime gallerie hanno infatti firmato un accordo con le autorità di Hamas, attualmente al potere a Gaza, che prevede il pagamento di un’indennità per i lavoratori e la possibilità di allacciarsi alla rete elettrica locale. Quella che, fino a poco tempo fa, era un’attività illegale, esce quindi allo scoperto.

I tunnel sotterranei non sono una novità: i primi sono infatti comparsi negli anni Ottanta, dopo la restituzione della penisola del Sinai all’Egitto da parte di Israele. Ma il vertiginoso aumento del contrabbando tramite gallerie risale agli ultimi sedici mesi. Da giugno del 2007, quando Israele ed Egitto hanno chiuso i confini con Gaza in seguito alla presa di potere di Hamas nella Striscia, i tunnel rimangono infatti l’unico canale che collega Gaza con il mondo esterno.

Attraverso i tunnel – alcune stime ne contano almeno 200 – vengono introdotte nella Striscia merci di ogni genere. Principalmente si tratta di cibo, vestiti, elettrodomestici, benzina. Ma, soprattutto, armi. Secondo dati dell’intelligence israeliana, a partire dal ritiro di Israele da Gaza, nel 2005, Hamas ha armato tra i 20.000 e i 30.000 combattenti proprio grazie al contrabbando di armi via tunnel.

Sia dagli Stati Uniti che da Israele sono più volte arrivate pressioni all’Egitto, affinché blocchi il contrabbando con Gaza. Il Cairo, anche grazie agli aiuti economici provenienti da Washington, afferma di aver distrutto molti tunnel da giugno del 2007, ma secondo Aviv Shiron, portavoce del ministero degli Esteri israeliano, dovrebbe fare di più.

Tel Aviv è infatti molto preoccupata per l’afflusso di armi a Gaza, armi che per Shiron rappresentano una minaccia per l’intera regione, e non solo per Israele. La presenza di terroristi armati poco lontani dai confini israeliani rischia inoltre di diventare l’ennesimo ostacolo al raggiungimento di un accordo di pace con i palestinesi.

Accordo che, secondo l’impegno preso ad Annapolis lo scorso novembre dall’attuale premier uscente israeliano Olmert e dal presidente palestinese Abu Mazen, dovrebbe essere raggiunto entro la fine del mandato del presidente Usa Bush, a gennaio 2009. Un termine troppo vicino che fa temere che, ancora una volta, non si riuscirà a mettere d’accordo israeliani e palestinesi, soprattutto dal momento che Tel Aviv si rifiuta di firmare qualunque intesa finché Hamas rimarrà al potere a Gaza (in Cisgiordania invece il governo è in mano a Fatah, il partito del presidente Abu Mazen).

I tunnel sono tuttavia estremamente importanti per la precaria economia di Gaza, e i contrabbandieri non si lasciano fermare dalla distruzione delle gallerie da parte dell’Egitto, ma ne costruiscono subito di nuove. Anche Hamas, appena salito al potere, ne aveva distrutti alcuni. Poi ha stretto accordi con i contrabbandieri, e adesso controlla tutto quello che arriva dall’Egitto, per evitare il traffico di armi e droga, come ha spiegato Ehab Ghussen, portavoce del ministero degli Interni.

Quest’anno 45 operai sono morti nei tunnel, in incidenti o nel corso delle operazioni anticontrabbando delle forze egiziane. Proprio per questo, Hamas ha chiesto ai proprietari dei tunnel di proteggere i lavoratori e di impegnarsi a pagare quello che la legge islamica chiama “diyeh”, il prezzo del sangue, alle famiglie degli operai morti.

Simone Storti

La Voce d’Italia