Mo: scambio prigionieri Hezbollah, preparativi in Libano

Mo: scambio prigionieri Hezbollah, preparativi in Libano

(ANSA) – 10:16 – Beirut, 15 lug – Il movimento sciita libanese Hezbollah si prepara a riservare un’accoglienza da eroi ai cinque miliziani che domani saranno liberati da Israele in cambio della restituzione dei due soldati catturati dai miliziani dello stesso Hezbollah con un raid oltre frontiera il 12 luglio 2006 e che in molti danno per morti in prigionia.

“Grazie alle armi della resistenza libereremo i nostri prigionieri” è scritto su striscioni e manifesti affissi nei villaggi di origine dei cinque prigionieri e nei quartieri meridionali di Beirut, roccaforte del movimento sciita, dove domani ci sarà una manifestazione a cui è previsto che interverrà con un discorso trasmesso su un maxischermo anche il leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah.

Lo scambio, che sarà supervisionato dalla Croce Rossa internazionale, avverrà in mattinata al valico di Naqura.

Oltre ai cinque prigionieri – tra cui Samir Kuntar, un druso libanese condannato a cinque ergastoli per aver partecipato 30 anni fa a un grave attentato terroristico a Naharya – Israele consegnerà i resti di circa 200 miliziani, che Hezbollah definisce “martiri”.

Dopo una cerimonia di accoglienza nel Sud del Paese, i cinque verranno trasportati in elicottero all’aeroporto di Beirut, dove si svolgerà un’altra cerimonia di benvenuto, alla presenza di alti funzionari dello Stato e del movimento Hezbollah.

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L’omertà su Ron Arad continua

Edizione 142 del 10-07-2008

Nonostante le promesse Hezbollah non dà informazioni sul pilota disperso dal 1986

Su Ron Arad continua l’omertà

di Michael Sfaradi

E’ dal 1986 che Ron Arad, navigatore dell’aeronautica militare israeliana, è “Missing in action”, disperso. Da allora tutti i governi israeliani hanno cercato la sua liberazione, in un primo momento tentando uno scambio di prigionieri, poi, con il passare degli anni, scarcerando terroristi in cambio di informazioni. Tutto questo senza ottenere alcun risultato. Erano in due gli uomini dell’equipaggio del “Kfir” che fu abbattuto sui cieli libanesi, ed ambedue si lanciarono con il paracadute ed arrivarono vivi a terra. Ron Arad, per sua sfortuna, non fu recuperato dalle unità di soccorso solo perché il suo rilevatore elettronico si ruppe durante il lancio. L’unica cosa che si sa per certa è che finì prigioniero e fu poi usato come merce di scambio fra le varie frange della guerriglia palestinese. Passò di mano in mano fino a che si persero le sue tracce, il resto sono solo voci che non hanno, almeno ufficialmente, dei riscontri oggettivi. Queste voci dicono che Ron Arad è finito in mano ad Hezbollah e da lì direttamente a Teheran. Stando ad indiscrezioni di oppositori politici al regime degli Ayatollah, il prigioniero sarebbe stato sottoposto ad un intervento chirurgico per renderlo paraplegico e impossibilitargli la fuga.

Israele qualche volta è volta riuscita, pagandole con la rimessa in libertà di terroristi assassini, a riavere le salme dei suoi caduti, ma per quello che riguarda il destino di Ron Arad non si è mai riusciti a squarciare il velo di silenzio ed omertà, al punto che non è mai stato possibile avere informazioni sufficienti nemmeno per emettere una dichiarazione di morte presunta. Lo scambio dei prigionieri, che recentemente il governo israeliano ha concordato con Hezbollah, prevede da parte israeliana la restituzione di diverse salme di terroristi più un numero consistente di prigionieri con le mani sporche di sangue, fra i quali spicca il nome di Samir Kuntar, colui che uccise una bimba di quattro anni spaccandole la testa su di uno scoglio e finendola con i colpi del calcio del suo fucile mitragliatore. Di contro Hezbollah deve restituire Ehud Goldwasser ed Eldad Reghev, o quello che resta di loro, e dare informazioni precise su Ron Arad. Due giorni fa il mediatore tedesco ha consegnato al governo israeliano un fascicolo parziale sulle informazioni che Hezbollah dice di essere riuscita ad ottenere e, da quel momento, c’è stato un notevole irrigidimento da parte israeliana. Le informazioni contenute sono vecchie e risapute, ed anche se si tratta di stralci si intuisce che Hezbollah non dice tutto quello che sa. Questo per mantenere dei segreti che potrebbero tornare buoni sul tavolo di future trattative.

Nasrallah continua a prendere in giro, ma anche la pazienza israeliana ha un limite, e lui forse l’ha superato. I Ministri dell’Interno e della Difesa, hanno chiesto la riunione urgente del Consiglio dei Ministri per riconsiderare l’accettazione dello scambio dei prigionieri ed effettuare una nuova votazione alla luce delle informazioni ricevute. Il Dossier Ron Arad è così tornato prepotentemente alla ribalta e potrebbe mandare a monte la trattativa. C’è ancora la speranza, pur minima, che Ron Arad sia ancora vivo, ed è per questo che Israele non lascerà nulla di intentato pur di ottenere il suo rilascio o la sua salma. Pochi giorni fa Nasrallah cantava vittoria, ma la grazia a Samir Kuntar non è ancora stata firmata e, se non impara a stare ai patti e a dire tutto quello che sa su Ron Arad, rischia di dover rimandare i festeggiamenti che aveva preparato per il ritorno del massacratore di bambini.

L’Opinione

Libano: Nasrallah, raggiunto accordo con Israele per scambio prigionieri

LIBANO: NASRALLAH, RAGGIUNTO ACCORDO CON ISRAELE PER SCAMBIO PRIGIONIERI

Beirut, 2 lug. – (Adnkronos/Aki) – “Oggi vi annuncio in via ufficiale che e’ stato raggiunto un accordo con Israele e c’e’ soddisfazione da entrambe le parti per lo scambio di prigionieri: questa e’ una vittoria importante per noi”: cosi’ il leader degli Hezbollah libanesi, Hassan Nasrallah, ha annunciato in diretta televisiva il raggiungimento “con la mediazione dell’Onu e attraverso un negoziatore tedesco” di una intesa tra Israele e la sua organizzazione per uno scambio di prigionieri, che dovrebbe avvenire intorno alla meta’ del mese. “Ora dobbiamo solo aspettare la definizione dei tempi con i quali dovra’ avvenire lo scambio – ha aggiunto – Da ora in poi non ci sara’ piu’ nessun libanese presente nelle carceri israeliane e non avremo piu’ dispersi. Il Libano sara’ il primo paese ad aver concluso definitivamente la questione dei propri prigionieri in Israele: si tratta di una vittoria nazionale molto grande anche sotto il punto di vista umanitario perche’ sara’ grande la gioia delle famiglie dei libanesi che ritorneranno in patria”.

Nasrallah ha inoltre rivendicato la “liberazione di tutta la terra libanese dagli israeliani, eccetto le fattorie di Sheba’a”. In base all’accordo i cinque prigionieri libanesi detenuti in Israele, compreso Samir al-Qantar, rientreranno in patria – assieme ai corpi di altri “fratelli” arabi – in cambio dei resti dei soldati israeliani Eldad Regev ed Ehud Goldwasser morti nel 2006 durante l’attacco al Libano. Ai mediatori israeliani, ha annunciato Nasrallah, verranno forniti particolari anche su Ron Arad, il pilota israeliano abbattuto in Libano nel 1986 e sulla cui sorte non si e’ piu’ saputo nulla.

Israele ammette: forse morti i militari in mano a Hezbollah

Israele approva lo scambio con Hezbollah ma gli ostaggi sono morti

Ehud Olmert

Il governo israeliano ha dato il ‘via libera’ allo scambio di prigionieri con Hezbollah, anche se nelle mani del Partito di Dio ci sono solo le spoglie di due soldati morti. Lo hanno reso noto fonti di governo.

Nel luglio del 2006 furono gravemente feriti e catturati due militari dello Stato ebraico: Ehud Goldwasser ed Eldad Regev. Fu proprio la loro cattura a portare due anni fa a 34 giorni di guerra in Libano.

In cambio della loro liberazione, Israele ha offerto il rilascio di cinque miliziani libanesi, Samir Kuntar, un membro del Fronte per la Liberazione della Palestina che sta scontando 542 anni nelle carceri israeliane per l’uccisione di due uomini e una bimbetta di 4 anni, in un attentato nel 1979.

Ma nel corso della riunione di governo, il premier Ehud Olmert ha confermato oggi quello che molti temevano: Goldwasser e Regev sono gia’ morti e dunque in patria tornerano solo le loro spoglie.

Secondo la radio dell’esercito, Olmert lo ha detto chiaramente durante la riunione: “Nonostante tutte le esitazioni e dopo aver valutato i pro e i contro, io sono favorevole all’accordo”.

L’ipotesi di uno scambio con Hezbollah ha suscitato un’accesa polemica in Israele anche perche’ il timore, ormai quasi una certezza, e’ che i due soldati siano gia’ morti.

“Sappiamo che cosa e’ accaduto a Eldad e Ehud”, ha continuato ancora Olmert. I due vennero catturati dal Partito di Dio durante un raid oltre-frontiera, il 12 luglio 2006 e probabilmente in quell’occasione rimasero gravemente feriti.

Hezbollah di fatto non ha mai fornito alcuna prova che siano ancora vivi. Olmert, che finora era sembrato in dubbio, ha chiesto al Consiglio dei Ministri di votare a favore dello scambio “nonostante il suo alto prezzo”.

Nel governo, a fronteggiare la contrarieta’ degli uomini dei servizi di intelligence (tanto il Mossad che lo Shin Bet), c’e’ anche il ministro della difesa Ehud Barack: “Come soldato, come ufficiale come ministro della difesa penso che abbia la suprema responsabilita’ di riportare a casa i nostri figlio, vivi o morti”, ha detto stamane, in un comunicato prima del meeting.

Rai News

Israele, l’angoscia di un grande Stato sui suoi soldati rapiti

Israele, l’angoscia di un grande Stato sui suoi soldati rapiti

Roma, 26 giu (Velino) – “Anni fa mi capitò di vedere con i miei occhi la sorella di un soldato israeliano scomparso, probabilmente nelle mani di un gruppo terrorista, balzare letteralmente sulla scrivania del ministro della Difesa, alla presenza di sei alti ufficiali delle forze armate, e gridare fra le lacrime: ‘Portare a casa mio fratello, portate a casa mio fratello!’. È una cosa che non potrebbe accadere in nessun altro paese al mondo per la semplice ragione che in qualunque altro paese la sorella non sarebbe nemmeno arrivata nell’ufficio del ministro della Difesa, per non dire in quello del primo ministro. Al massimo sarebbe stata ricevuta da qualche alto funzionario che l’avrebbe congedata senza nulla di concreto”. Eitan Haber su Yedioth Ahronoth coglie un felice e tragico paradosso della storia d’Israele. È l’unico stato al mondo che fa di tutto, di tutto, per riportare a casa i suoi soldati rapiti. Nel 1994, ad esempio, 82 soldati e ufficiali fra i migliori combattenti che il popolo d’Israele abbia mai avuto furono mandati in missione profondamente all’interno del Libano con il compito di catturare il capo di Amal Mustafa Dirani che forse sapeva qualcosa della sorte dell’aviatore Ron Arad caduto nelle mani di Amal otto anni prima.

In qualunque altro paese del mondo, o quasi, dei soldati catturati e certamente di quelli dispersi ci si occupa molto meno, in molti casi vengono considerati come “caduti”. Molti paesi non danno alcuna possibilità di farsi ricattare, né di avviare qualche forma di trattativa. “Tutti i primi ministri e ministri della difesa israeliani, nel corso degli anni, hanno sempre deciso e agito in modo totalmente opposto a ciò che suggerivano la ragione e l’interesse nazionale del paese. Tale interesse, se avessero agito in base ad esso, avrebbe dettato una posizione dura e inflessibile del tipo: signori ricattatori, andate all’inferno. Ma in questi casi non è la ragione quella che detta i comportamenti di un primo ministro e di un ministro della Difesa israeliani. È piuttosto il loro cuore, e per questo continuiamo a pagare un prezzo terribile, pesantissimo e intollerabile. Ma è proprio questo che fa la differenza fra Israele e tanti altri paesi ed eserciti”. Tutto Israele oggi si interroga sulla sorte dei tre nelle mani di Hamas e Hezbollah, i soldati Shalit, Regev e Goldwasser. Vi sono state persino occasioni in cui Israele ha scarcerato detenuti e restituito salme in cambio di brandelli di informazioni, o soltanto di effetti personali di soldati dispersi, come anche nel caso di Ron Arad.

E a proposito di Arad, c’è da dubitare che qualunque altro paese si sarebbe adoperato tanto, impegnando i suoi migliori agenti, rischiando i suoi migliori combattenti e spendendo decine di milioni di dollari nel tentativo di scoprire qualcosa sulla sorte di un singolo soldato. “Siamo intrappolati in un gigantesco braccio di ferro tra il cuore e il cervello, una lotta tra logica ed emozioni” scrive Stewart Weiss sul Jerusalem Post. “La storia passata in Medio Oriente dimostra che la maggior parte dei terroristi scarcerati torna a fare ciò che sa fare meglio: uccidere israeliani innocenti”. È lecito per riavere i tre soldati liberare un terrorista assassino di bambini ebrei? Ecco il dilemma tragico di Israele. Perché Hezbollah ha fatto della questione “Samir Kuntar” un evento simbolico. Già nell’ottobre 1985, un commando di terroristi palestinesi prese in ostaggio la nave da crociera italiana Achille Lauro, pretendendo la scarcerazione di Kuntar. Durante il sequestro, i terroristi palestinesi uccisero il passeggero ebreo americano Leon Klinghoffer, costretto su una sedia a rotelle, e ne gettarono il corpo in mare. Samir Kuntar ha sempre rivendicato con orgoglio la “missione” compiuta nel 1979 a Nahariya. Nel marzo 2006 l’Autorità Palestinese ha annunciato che gli avrebbe conferito la cittadinanza onoraria palestinese. La sua “missione” fu di uccidere la piccola Einat e il padre Danny Smadar sulla spiaggia, con un colpo alla nuca e con il calcio del fucile.

Tre mesi fa, all’indomani dell’uccisione del terrorista internazionale Imad Mughniyeh in un attentato con auto-bomba a Damasco, Kuntar ha scritto una lettera a Nasrallah nella quale celebra il martirio e le gesta dei terroristi, e promette solennemente di continuare sulla via del terrorismo “fino alla completa vittoria”. “Il mio giuramento e la mia promessa è che il mio posto sarà sul fronte di battaglia, intriso del sudore del tuo dono e del sangue dei martiri più amati, e che continuerò lungo la via fino alla completa vittoria. Porgo a te, signore Abu Hadi (appellativo di Hassan Nasrallah) e a tutti i combattenti della jihad le mie congratulazioni e la mia rinnovata lealtà”. Nasce da qui l’angoscia fatale e commovente dello Stato ebraico costretto a barattare tre suoi figli con uno spietato terrorista.

(Giulio Meotti)

Il Velino

Libano, i prigionieri perduti

Edizione 130 del 26-06-2008

In Israele è polemica dopo le notizie confuse sui militari rapiti da Hezbollah nel 2006

Libano, i prigionieri perduti

di Michael Sfaradi

Il destino di Gilad Shalit, Ehud Goldwasser ed Eldad Regev, i tre militari attualmente prigionieri in mano nemica è l’argomento che in Israele tiene banco sia sui giornali che nei cuori della gente. C’è tanta confusione intorno a questa faccenda. Questo perché al contrario di quello che avviene per i terroristi detenuti nelle prigioni israeliane, che vengono trattati secondo le convenzioni di Ginevra sotto la supervisione della Croce Rossa Internazionale, degli israeliani in mano nemica si perdono le tracce. Questo vale per il Capitano Ron Arad, fatto prigioniero in Libano nel 1986 e del quale non si è più avuta nessuna notizia certa. Vale per il Caporale Shalit, in mano ad Hamas, e per i riservisti Goldwasser ed Regev rapiti da Hezbollah. Per quello che riguarda questi ultimi due, una prima tragica notizia la si è avuta ieri quando il Ministero della Difesa e Sicurezza ha inoltrato al Rabbinato Militare i documenti con le informazioni raccolte su di loro dai servizi segreti. Questo passaggio è un atto che potrebbe portare, in tempi brevi, ad una dichiarazione di morte presunta e sepoltura in luogo sconosciuto. Questo perché, tranne pochissimi casi, ogni volta che un soldato israeliano è stato fatto prigioniero da Hezbollah è tornato, e non tutti sono tornati, dentro una cassa di legno. Inoltre si sa che Goldwasser e Regev, al momento del loro rapimento, furono feriti ed in base alla quantità di sangue rimasta a terra, i periti hanno dichiarato che le ferite loro inferte non erano di lieve entità.

Neanche la delegazione tedesca, che cura le trattative fra le parti, è attualmente in grado di confermare la loro esistenza in vita e tutto lascia pensare al peggio. La notizia è stata data dalla radio militare senza che le famiglie fossero state preventivamente avvertite, per questo ci sono stati strascichi polemici fra i familiari dei due prigionieri ed il portavoce del Ministero della Difesa.
C’è chi ha pensato che si potesse trattare di una mossa studiata a tavolino dal governo israeliano per costringere Hezbollah a produrre delle prove o, al contrario, far capire che due cadaveri non possono valere la scarcerazione di quei terroristi di cui Hezbollah chiede la liberazione. A conferma di questo il portavoce dell’organizzazione sciita si è subito affrettato a mettere in chiaro che le loro richieste per il cambio dei prigionieri non cambieranno anche in caso di una dichiarazione di morte presunta, ma si è guardato bene dal dare una qualsiasi prova che i prigionieri siano ancora vivi. Hezbollah vuole la liberazione di feroci assassini che in molti casi si sono macchiati di crimini contro la popolazione civile, è naturale che Isreale tentenni nel prendere una decisione, anche perché ci sono, è giusto ricordarlo, anche delle voci fuori dal coro che si chiedono, con amarezza, se valga la pena, per riavere indietro delle salme, di rimettere in libertà assassini, gente che, una volta in libertà, tornerebbe ad essere un grave pericolo e ricomincerebbe immediatamente a seminare terrore fra la popolazione civile israeliana.

Opinione.it

25 Giugno 2008: da due anni Gilad Shalit è in mano ai carnefici

25 GIUGNO 2008: DA DUE ANNI GILAD SHALIT È IN MANO AI CARNEFICI

Appello per la liberazione di Ghilad Shalit a due anni dal suo rapimento

Il 25 giugno del 2006 il soldato oggi ventiduenne di Tzahal, Ghilad Shalit, veniva rapito in territorio sovrano israeliano, al confine con la Striscia di Gaza, da terroristi di Hamas. Sono due anni che questo ragazzo è stato privato della sua libertà mentre compiva il suo dovere di servire lo Stato. Da allora non sono pervenute notizie accreditate circa il suo stato di salute e nemmeno la Croce Rossa Internazionale è mai stata autorizzata a visitarlo, così come nel caso di Eldad Reghev e Ehud Goldwasser, i due soldati rapiti sul fronte settentrionale da Hezbollah, 17 giorni dopo Ghilad Shalit.

In questi giorni, il governo israeliano e quello egiziano – che funge da mediatore nelle trattative con Hamas – stanno intensificando i contatti per includere la liberazione di Shalit negli accordi di tregua. Tregua che è stata oggi violata con il lancio di 4 razzi Qassam sulle città israeliane del Neghev occidentale. Tra le richieste di Hamas, quella di rilasciare 450 detenuti palestinesi, molti dei quali con sangue sulle mani, oltre a rappresentare una contropartita sproporzionata per garantire la libertà di un soldato e cittadino israeliano, è un prezzo estremamente alto per la sicurezza stessa dello Stato d’Israele.

In un’ultima lettera presumibilmente di pugno di Ghilad Shalit, recapitata alla sua famiglia il 9 giugno scorso, il soldato esprimeva tutta la sofferenza e le difficoltà di salute, oltre che psicologiche, in cui si trova. Il momento è critico e auspichiamo che le trattative non vengano interrotte e che la mediazione egiziana possa portare ad esiti soddisfacenti. Ci rivolgiamo quindi al governo e alla società italiani affinché, in questa delicata situazione in cui le trattative su entrambi i fronti sembrano essere più che mai aperte, si mobilitino per rompere l’isolamento in cui si trovano Ghilad Shalit, nelle mani di Hamas, e Golwasser e Reghev, nelle mani di Hezbollah, a ormai due anni dal loro allontanamento forzato da casa.

È possibile aderire all’appello qui.

Thanks to Barbara