Neonazisti e ultrà: la nuova Europa ha un cuore nero

Neonazisti e ultrà: la nuova Europa ha un cuore nero

Manifestazione neonazista

Manifestazione neonazista

di Andrea Tarquini

BERLINO – A Budapest sfilano in centro indossando l’ uniforme nera, sventolano i gagliardetti delle Croci frecciate alleate di Hitler, giurano di salvare la patria dagli zingari, dal capitalismo e dagli ebrei. A Praga contattano ogni giorno i loro camerati tedeschi della Npd neonazista, e spesso affrontano la polizia in violenti scontri di guerriglia urbana. A Bratislava il loro partito è addirittura al governo, partner preferito ai democristiani per formare una coalizione dal premier socialdemocratico-populista Robert Fico. Europa centrale, inverno 2008: mentre il più importante dei nuovi membri dell’ Unione Europea, la Polonia, è una solida democrazia, una società dalla cultura democratica diffusa nella sua coscienza collettiva e dall’ economia ancora in boom, in altri tre paesi membri della Ue, tre giovani democrazie risorte dopo mezzo secolo di comunismo e di colonialismo sovietico (Ungheria, Repubblica Cèca, Slovacchia), il neonazismo non è più solo uno spettro, né la minaccia violenta di minoranze arrabbiate ma marginali: è realtà quotidiana, è un modo di pensare che si diffonde nei salotti buoni, è una forza politica che ha imparato a sfidare la libertà sia con la violenza di piazza sia con successi elettorali e coalizioni. Diciannove anni dopo la caduta della Cortina di ferro, quelle tre giovani democrazie appaiono infettate da una voglia di ordine diventata mostro. E il mostro è un virus contagioso: nell’ Europa senza frontiere, i successi magiari, cèchi e slovacchi possono dare esempio e forza ai suoi adepti ovunque nell’ Unione.

L’ Ungheria è il caso più appariscente della nuova sfida all’ Europa. Jobbik, cioè “i migliori”, si chiama il partito. Come sempre accade al fascismo, due volti vi convivono, il doppiopetto e il manganello. Il doppiopetto sono l’ elegante look sportivo – camicia button down e pullover inglese – del suo leader Gabor Vona, o gli abiti chic della bionda, giovane, attraente Krisztina Morvai, avvocato e docente di giurisprudenza, ex attivista per i diritti delle donne e delle minoranze, convertita al sogno della destra nazionale. Il manganello si chiama Magyar Garda, “guardia ungherese”. È la milizia paramilitare del partito, conta oltre duemila aderenti, ma presto supererà i settemila. È organizzata in compagnie e reggimenti, i suoi membri entrandovi prestano giuramento di fedeltà assoluta come si fa in un esercito regolare. E si addestrano alle arti marziali e al tiro con le armi da fuoco.

Lo sfondo nazionale è desolante. Diciannove anni dopo la fine del comunismo, l’ Ungheria è un’ economia in crisi e soprattutto uno Stato sulla soglia della bancarotta. Solo iniezioni di liquidità somministrate in extremis dal Fondo monetario internazionale e dall’ Unione Europea hanno salvato il governo socialdemocratico (postcomunista) del premier Péter Gyurcsany, ma il malcontento rimane. Fa da sedimento a una simpatia sempre più diffusa per l’ ultradestra, ha avvertito di recente Paul Lendvai, decano dei corrispondenti del Financial Times, gentiluomo ungherese fuggito a Occidente durante il comunismo che da Vienna, nei decenni della Guerra fredda, era una delle fonti più attendibili su qualsiasi cosa accadesse o si preparasse nell’ “altra Europa”.

Altre voci autorevoli sono purtroppo d’ accordo: odio xenofobo, discriminazione, diffidenza verso minoranze e diversi, spiega la sociologa Maria Vasarhely, sono sempre più diffusi in ampi strati della popolazione. Venti ungheresi su cento, avverte il suo collega Pal Tamas, sui grandi temi della politica e della vita la pensano come l’ ultradestra, e trenta su cento, secondo una sua indagine scientifica, sono da considerare antisemiti.

Manganello e doppiopetto agiscono in sinergia, nell’ Ungheria della crisi, conquistano la ribalta ogni giorno nella Budapest splendida ma dove la nuova povertà e il degrado urbano, con troppe facciate di palazzi asburgici diroccate anziché risanate come in Polonia, mostrano che qualcosa non va. A Hoesoek Tére, la piazza degli eroi, luogo-simbolo della nazione, la Magyar Garda sfila spesso e volentieri. Oppure conduce giorno e notte pattuglie, per intimidire gli zingari. O suoi simpatizzanti lanciano escrementi, pietre e uova marce contro il teatro della comunità ebraica. «Il problema dei senzatetto e degli zingari si può risolvere diffondendo batteri della tubercolosi», affermano i suoi ultrà, «perché dobbiamo difenderci».

Vona e la signora Morvai no, non giungono a tanto. Ma affermano a ogni comizio: «Chi sono gli zingari? Amano l’ Ungheria o no? Hanno voglia di lavorare? Vogliono adattarsi e assimilarsi o no? Possiamo fidarci?». E più spesso ancora diffondono l’ idea che nel dopo Guerra fredda i politici dei partiti democratici hanno «trasformato l’ Ungheria in un Paese sconfitto, una colonia dell’ Occidente». Siamo a un passo dal mito mussoliniano della “vittoria mutilata”. La Grande Ungheria è il loro sogno, il rifiuto del Trattato di Trianon che nel 1918 tolse ai magiari (parte dell’ Impero asburgico) i territori ora slovacchi o romeni è slogan e bandiera. Erano le idee-forza della dittatura dell’ ammiraglio Miklos Horthy, alleato di Hitler, e degli estremisti delle Croci frecciate di Imre Szalasi.

Ma nell’ ex Europa asburgica il nuovo fascismo si diffonde anche dove le tradizioni democratiche dovrebbero essere più solide. Guardiamo poco più a ovest, nella splendida, prospera Praga, capitale di un Paese devastato dal mezzo secolo bolscevico e ora tornato al capitalismo ma anche segnato dalla corruzione e dall’ instabilità politica. Il Partito dei lavoratori (Ds, guidato da Tomas Vandas) ha chiare matrici neonaziste e contatti con la Npd tedesca. Qualche settimana fa nella città di Litvinov ci sono voluti oltre mille poliziotti in assetto di guerra per affrontare in una notte di guerriglia urbana almeno settecento squadristi del Ds decisi a dare l’ assalto a un quartiere abitato da gitani. I loro slogan sono ancor più duramente anti-occidentali di quelli dei camerati ungheresi: «Alzati, lotta contro il liberalismo», titolava uno degli ultimi numeri di Delnické listy, il loro organo. Il partito neofascista cèco è in prima fila, come i comunisti nostalgici dell’ occupazione sovietica, contro i piani Nato sullo scudo difensivo in Cèchia e Polonia per affrontare i missili iraniani.

E sull’ esempio magiaro, anche nella Repubblica cèca un altro gruppo, il Partito nazionale, ha fondato una sua milizia paramilitare. Guidato da Petra Edelmannova, il partito vuole presentarsi alle elezioni politiche del 2010 proponendo la «soluzione finale della questione degli zingari». Linguaggio senza pudore, che evoca esplicitamente quello del nazismo hitleriano nella «soluzione finale», cioè l’ Olocausto. Il governo cèco non vuole restare a guardare, anzi non può permetterselo anche perché tra poco gli toccherà la presidenza di turno dell’ Unione Europea. Per cui sta studiando la possibilità giuridica di una messa al bando dei nuovi fascisti.

Una possibilità del genere è lontana anni luce a Bratislava, la capitale della Slovacchia. Perché qui Robert Fico, primo ministro e leader del locale partito socialdemocratico (schierato su posizioni di sinistra nazionalpopulista, era stato persino temporaneamente sospeso dal gruppo socialista all’ Europarlamento), ha scelto di governare e garantirsi il potere alleandosi non con i democristiano-conservatori bensì con lo Sns, il Partito nazionalista slovacco di estrema destra. Lo guida Jan Slota, politico di provincia che ama abbandonarsi a eccessi alcolici per poi scatenarsi ancor meglio nei comizi. Propone «la frusta» per risolvere (rieccoci) «il problema degli zingari», sogna di diventare europarlamentare per «rendere di nuovo vive le acque marce e sporche di Bruxelles e di Strasburgo». I suoi bersagli preferiti sono, oltre ai gitani, la minoranza ungherese e gli omosessuali.

Il premier Fico tace, volta la testa dall’ altra parte. Si preoccupa solo di litigare col governo ungherese, perché l’ ultima partita di calcio tra squadre dei due paesi, a Dunajska Streda, si è conclusa con una notte di duri scontri tra teppisti magiari e slovacchi, tutti legati alle due ultradestre. E alla fine la polizia slovacca per una volta è intervenuta duramente, ma pestando quasi soltanto i violenti ungheresi. L’ unica, debole speranza dell’ Unione Europea è questa: che la furia nazionalista dei nuovi fascisti nell’ Europa ex asburgica sia talmente virulenta da indurli a volte a considerarsi tra loro nemici mortali anziché alleati. Ma anche in questo il rovescio della medaglia è l’ abdicazione del potere statale. Dopo la notte di sangue a Dunajska Streda, la Magyar Garda ha presidiato e chiuso i valichi di frontiera con la Slovacchia; nessuno glielo ha impedito. I nuovi radicalismi, denunciava l’ altro giorno Joseph Croitoru sulla Frankfurter Allgemeine, sono un’ ipoteca grave e imprevista sul futuro delle tre giovani democrazie europee. L’ epidemia è scoppiata non in paesi lontani, ma all’ interno dei confini aperti della Ue e della Nato.

(Fonte: Repubblica, 07 dicembre 2008, pag. 30)

Roma: rimossi striscioni firmati Militia con scritte contro Israele e Fini

Striscioni a firma Militia, Maurizio Boccacci denunciato

Maurizio Boccacci in una foto del 1994

Maurizio Boccacci in una foto del 1994

Roma, 20 nov (ANSA)-Roma, ancora scritte a firma Militia sono apparse il 19 novembre, in tarda serata, sul Muro Torto, a poca distanza da Piazza del Popolo. I bersagli di questi striscioni sono stati il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini e Israele. Un investigatore ha rilevato che questi ultimi striscioni non contenevano discriminazioni razziali, segno di uno stile di comunicazione che sta cambiando.Tra i bersagli delle scorse settimane il presidente del Senato, Renato Schifani, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il presidente della Comunità ebraica capitolina, Riccardo Pacifici.

Sono quelli del Muro Torto i primi striscioni apparsi dopo la denuncia fatta, nelle scorse settimane, dalla Digos di Roma, nei confronti di Maurizio Boccacci, 52 anni, ex leader del disciolto Movimento Politico Occidentale, che ha ammesso la paternità degli striscioni. Vecchia conoscenza di chi negli ultimi 20 anni si è occupato di movimenti terroristici. Al suo nome sono risaliti gli investigatori studiando le sigle che compongono la nuova destra estrema.

Maurizio Boccacci, ex bancario, ex sindacalista della Cisnal, si è sempre definito lontano dalla destra in giacca e cravatta. É stato colui che ha portato, tra gli altri, la politica di destra negli stadi, una politica di scontro con le forze dell’ordine. Fu l’organizzatore dei presidi di solidarietà per l’ex SS Erich Priebke responsabile dell’eccidio alla Fosse Ardeatine.Nel 1984 a Grottaferrata aveva fondato il Movimento Politico Occidentale, ne fu il leader fino allo scioglimento avvenuto nel 1993. In quegli anni avvennero alcune azioni quali : un’aggressione nei confronti di un giovane di sinistra e, nell’aprile del 1994, guidò un centinaio di naziskin all’assalto del centro sociale Break Out di Primavalle.
Il suo nome è comparso anche negli scontri dello stadio di Brescia, anch’essi avvenuti nel 1994, nei quali resto ferito il vicequestore Giovanni Selmin.

Adesso sul tavolo del Procuratore Capo di Roma, Giovanni Ferrara, c’è il fascicolo aperto sul movimento di Militia e sul suo ispiratore che anche questa volta fa riferimento ai principi cardine della militanza politica di Maurizio Boccacci.

ROMA: RIMOSSI STRISCIONI CON SCRITTE CONTRO ISRAELE E FINI SUL MURO TORTO

Roma, 20 nov. – (Adnkronos) – Due enormi striscioni antisemiti recanti le scritte ‘Israele non e’ mai esistito, quella striscia di terra si chiama Palestina’ e il secondo, rivolto al presidente della Camera, ‘Fini rinnegato, infame e antifascista, fascismo stile di vita’, sono comparsi nella tarda serata di ieri a Roma sul Muro Torto, nei sottovia di Piazzale Brasile e di Corso d’Italia. Entrambi gli striscioni riportavano la firma del gruppo di estrema destra ‘Militia’ col relativo simbolo. Sono intervenuti sul posto, a seguito di una segnalazione al 112 di un cittadino, i carabinieri della compagnia Roma Centro, che hanno rimosso le scritte e sequestrato sia gli striscioni sia il materiale utilizzato per incollarli. Le indagini si stanno attualmente orientando nei confronti del disciolto Movimento Politico Occidentale: Maurizio Boccacci, 52 anni, leader del gruppo, e’ ascoltato dagli inquirenti per accertare le sue eventuali responsabilita’ nell’atto dimostrativo.

Canzoni antisemite su Youtube

Dopo 3 anni Repubblica affronta nuovamente l’argomento……

Canzoni antisemite su Youtube

Circolano su You Tube parodie di canzoni famose firmate da un gruppo chiamato 99 Fosse

Strofe agghiaccianti che trovano gradimento nei forum di estrema destra

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Canzoni naziste, cd clandestini

Paserman: “Siamo sconvolti”

di MARCO PASQUA

Il loro nome si richiama a quello dei 99 Posse, uno storico gruppo che si è sciolto nel 2005, legato ai centri sociali. Con loro, però, non hanno niente a che vedere: la musica dei 99 Fosse è di chiaro stampo antisemita, auspica la morte degli ebrei e deride la Shoah e i campi di sterminio. Le loro canzoni sono apparse recentemente su Youtube, ma possono anche contare su un sito dedicato nella community di Netlog, con tanto di fan riconoscibili dai nick e dalle foto di ispirazione fascista: da Forza Nuova Macerata (che è stato rimosso nel pomeriggio) a PrincipeNeroFN, passando per Sasha Sieg Heil.

In serata tutte le canzoni e i video su You Tube sono stati oscurati. Cancellato anche il profilo dell’utente che li aveva inseriti.

Ma i 99 Fosse hanno anche ammiratori fra quelli che si riuniscono nella sezione italiana del forum neonazista “Storm Front”: sito registrato in America, che espone in homepage una croce celtica e la scritta, in inglese, “orgoglio bianco mondiale”. Il suo fondatore, Don Black, è un ex leader del Ku Klux Klan.

A caricare le canzoni antisemite dei 99 Fosse su Youtube è stato un utente italiano che si firma come “Karl Gebhardt”: era il nome del medico personale di Heinrich Himmler, ministro dell’Interno del Reich, noto per condurre esperimenti nel campo di concentramento femminile di Ravensbrück, utilizzando come cavie le prigioniere polacche e russe.

L’album dei 99 Fosse, mai pubblicato e circolato clandestinamente nei circuiti della destra estrema e degli skinhead a partire dalla fine degli anni Novanta, si intitola “Zyclon B”, proprio come il veleno usato dai nazisti per sterminare gli ebrei nelle camere a gas. Le canzoni hanno una forte connotazione antisemita, e utilizzano melodie di brani noti. Uno di questi è “Anna non c’è”, riscrittura di “Laura non c’è” di Nek. Parlando di Anna Frank, la canzone recita: “Anna non c’è, è andata via. L’hanno trovata a casa sua, nella soffitta di Amsterdam, ora è sul treno per Buchenwald”.

Altri titoli sono: Himmler (basato su “Gianna” di Rino Gaetano), Nati sotto la stella di David (da “Nata sotto il segno dei pesci” di Venditti), ma anche “Azzurro” e “Alba Chiara”. Tutte le canzoni sono liberamente consultabili, da sabato scorso, su Youtube. Già nei mesi passati, comunque, alcuni di questi brani erano stati rimossi, dopo le proteste degli internauti (ogni video può essere segnalato agli amministratori della piattaforma, se viola le regole della community).

Ma sul forum Storm Front non mancano i numerosi commenti di chi esalta i testi di questo gruppo, definito “fra i più divertenti dell’area alternativa italiana”. C’è chi sostiene la necessità di far parlare i revisionisti (“Se solo gli venisse aperta la bocca e non venissero repressi da istituzioni, università ecc.., a quest’ora l’olocausto sarebbe già diventato un mito per tutta l’umanità”); chi sostiene che il diario di Anna Frank fosse un falso (“Probabilmente è stato scritto per sensibilizzare la gente sui ‘bravi ebrei’); c’è poi qualcuno che avanza delle perplessità: “Carine queste canzoni. Anche se sembrano un po’ deridere certi avvenimenti: hanno sicuramente ragione a dire quel che dicono, ma così facendo rendono poco credibili coloro che cercano, in modo serio, di smontare alcuni luoghi comuni duri a morire, come l’Olocausto”.

Naturalmente le tesi revisionistiche sono quelle che vanno per la maggiore: “La storiella della camere a gas serve solo ad alimentare il mito antirazzista e le fantasie sadiche di qualche pervertito”, si legge sul forum. Per quanto riguarda l’identità dei 99 Fosse, un commentatore racconta che il cantante è stato visto “in un concerto skin, a Roma”. “Ovviamente – dice – può cantare solo in posti sicuri, fra gente intima”.

La comunità ebraica condanna duramente i video e i loro autori. A cominciare da Leone Paserman, presidente della Fondazione museo della Shoah, che si dice “sconvolto”: “Siamo davanti ad una palese apologia del nazismo, all’irrisione dei milioni di vittime morte nei campi di concentramento. Non riesco a capire come la gente possa tollerare frasi del genere”. Per il portavoce della comunità ebraica di Milano, Yasha Reibman, “ci sono delle leggi che andrebbero applicate, come quella di apologia del fascismo: siamo in un Paese dove questo non sempre avviene, e non solo per questa materia”. La vicenda, spiega Reibman, sarà discussa dalla comunità ebraica milanese, che valuterà se procedere con una denuncia.

(19 novembre 2008 )

Repubblica.it

Il Centro Wiesenthal: «Via i gruppi neonazi da Facebook»

La denuncia

Il Centro Wiesenthal: «Via i gruppi neonazi da Facebook»

Uno dei gruppi contro gli zingari presenti su Facebook

Uno dei gruppi contro gli zingari presenti su Facebook

Lettera al social network: «Inaccettabili e offensive minacce di gruppi che incitano all’odio»

GERUSALEMME – “Buttate gli zingari nella benzina!”. “Lavori utili per gli zingari: cavie per le camere a gas”. “Bruciamoli tutti!”. Una volta c’erano gli ultimi nazisti da cacciare, ora ci sono i nipotini di quei fanatici da controllare. Una volta c’erano le bombolette spray e i muri da cancellare, oggi ci sono i social network: e i blog, i video, i siti web. Il lavoro non manca al Centro Simon Wiesenthal. Segnalazioni, ricerche, denunce.

LA LETTERA – L’ultima battaglia è contro Facebook e i neonazi italiani. Una lettera di protesta spedita al suo fondatore, Mark Zuckerberg, proprio nei giorni delle commemorazioni per i settant’anni dalla Notte dei Cristalli e dall’inizio delle persecuzioni naziste: «È vergognoso – scrive il rabbino Marvin Hier – che sulla rete, sotto il vostro marchio, si trovino inaccettabili e offensive minacce di gruppi che incitano all’odio». L’obbiettivo sono in particolare sette formazioni italiane, neofascisti elencati per nomi e responsabili, che secondo il Centro Wiesenthal «avvelenano» da tempo la rete e ora stanno lanciando un’offensiva contro i Rom. «Sono gruppi socialmente pericolosi», è la denuncia, presentata assieme ad alcuni parlamentari del gruppo socialista al Parlamento europeo (fra di loro c’è anche Martin Schultz, quello che Berlusconi definì pubblicamente «un kapò»): «Facebook non può aiutare e incoraggiare chi veicola questi messaggi».

LA RISPOSTA – La scuse del social network sono arrivate subito: con una email di risposta, i responsabili rassicurano il Centro Wiesenthal che «dopo avere verificato gli abusi che ci avete segnalato, abbiamo rimosso tutti i contenuti offensivi, come prevedono le nostre regole d’utilizzo della rete». Facebook promette più attenzione, chiede di denunciare e garantisce che «verranno intraprese le iniziative più adatte» per tutelarsi da queste incursioni. È un messaggio che a Gerusalemme, dove il Wiesenthal è impegnato nella costruzione del Museo della Tolleranza, aspettavano da un po’. Già a gennaio, Hier era dovuto intervenire perché alcuni messaggi l’avevano «strumentalizzato» nella campagna elettorale americana, facendo apparire il centro come schierato contro «il musulmano Obama». E a febbraio, in un discorso, il direttore dell’istituto aveva pubblicamente avvertito della nazi-propaganda su internet: «Quando nel 1995 ci fu la strage di Oklahoma City – aveva detto -, esisteva un solo sito che inneggiava alle camere a gas. Oggi, i nostri ricercatori ne hanno individuati almeno ottomila. E non fanno eccezione Facebook o YouTube, dove s’insegnano le tecniche del terrore, chi odiare e chi uccidere». Hier ama ripetere sempre una frase di Albert Einstein: «Il mondo è un posto pericoloso: non perché c’è chi fa del male, ma perché c’è chi lo vede e non fa nulla».

Francesco Battistini

14 novembre 2008 (ultima modifica: 15 novembre 2008 )

Corriere.it

Roma: fermato dalla Digos l’autore delle scritte antisemite firmate Militia

Roma: fermato dalla Digos l’autore delle scritte antisemite firmate Militia

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ROMA (12 novembre) – La Digos ha identificato l’autore degli striscioni, a firma Militia, contenenti frasi offensive nei confronti del presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici e il sindaco della Capitale Gianni Alemanno. La persona fermata, autore anche dei manifesti contro il presidente del Senato Renato Schifani, è Maurizio Boccacci, 52 anni, leader del disciolto Movimento Politico Occidentale. L’informativa della Digos relativa all’identificazione dell’autore degli striscioni è stata consegnata al Procuratore di Roma Giovanni Ferrara ed al pm Diana De Martino.

Boccacci è stato convocato dal dirigente della Digos, Lamberto Giannini, e si è assunto «la paternità e la responsabilità delle azioni, oltre all’ esposizione di striscioni a firma del gruppo Militia, sigla che avrebbe ideato dopo essere fuoriuscito dal movimento sociale Fiamma Tricolore».

Maurizio Boccacci in una foto del 1994

Maurizio Boccacci in una foto del 1994

Boccacci è stato denunciato dalla polizia in base alla legge Mancino del ’93. Legge che prevede sanzioni a chiunque si riferisca ad ideologie nazifasciste e a discriminazioni razziali. Gli striscioni sarebbero quelli del 24 settembre, del 17, 22 e 27 ottobre e del 6 novembre.

La scritta Militia era riapparsa a Roma settimane fa. L’ultima volta il 5 novembre sul ponte Pietro Nenni, tra i lungotevere Da Brescia e Michelangelo: erano stati affissi due striscioni di circa 7 metri ciascuno firmati dal movimento di estrema destra Militia. «Alemanno-Pacifici: Roma-Auschwitz solo andata» e «Banche e usurai pagherete caro, pagherete tutto!» le scritte apparse.

Manifesti del genere erano comparsi nella Capitale già altre tre volte: il 23 ottobre, anche in quell’occasione contro il sindaco Alemanno. Il 24 ottobre un manifesto negava l’Olocausto sostenendo che il genocidio degli ebrei da parte della Germania nazista non sarebbe mai realmente avvenuto e si minacciava il presidente del Senato, Renato Schifani.

Il Messaggero

Roma: scritte antisemite contro Pacifici e…..Alemanno!

Roma: razzismo, nuove scritte antisemite contro Alemanno

Lo striscione di Militia esposto ieri sera a Roma

Lo striscione di Militia esposto ieri sera a Roma

Roma, 06/11/2008 03:15 – Nuove scritte antisemite, firmate dal movimento di estrema destra ‘Militia’, sono comparse questa notte a Roma. Due striscioni di circa 7 metri ciascuno, sono stati affissi sul ponte Pietro Nenni, tra i lungotevere Da Brescia e Michelangelo: “Alemanno-Pacifici: Roma-Auschwitz solo andata”, “Banche e usurai pagherete caro, pagherete tutto!”, entrambi accompagnati dalla firma ‘Militia’ e da un fascio littorio.

Il Sindaco di Roma Gianni Alemanno

Il Sindaco di Roma Gianni Alemanno

Manifesti del genere erano comparsi nella Capitale già altre tre volte: l’ultima il 23 ottobre scorso, anche in quell’occasione contro il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

L’Unione Sarda e Repubblica.it

Roma: scontri tra studenti di destra e sinistra a Piazza Navona

ROMA, SCONTRI TRA STUDENTI DESTRA E SINISTRA A PIAZZA NAVONA

scontri tra studenti a Piazza Navona

29 Ottobre 2008: scontri tra studenti a Piazza Navona

Roma, 29 Ottobre 2008 12:29 – Piazza Navona si e’ trasformata in campo di battaglia per gli scontri tra i ragazzi del blocco studentesco e gli studenti universitari di sinistra arrivati dalla Sapienza. Nella parte di piazza continua a piazza delle cinque lune sono volati tavolini e sedie di bar mentre in diversi punti della piazza si vedono ragazzi feriti e sanguinanti cercare di medicarsi come meglio possono. Alcuni a viso coperto si sono difesi con manici di piccone ed e’ servito l’intervento in forze di polizia e carabinieri per riportare la calma.

Repubblica.it

Per guardare altre foto degli scontri cliccare qui