L’opportunita’ persa

L’opportunita’ persa

hamas-siria-iran

di Piero Ostellino

Con la decisione di ritirare le truppe israeliane da Gaza, Ariel Sharon aveva offerto ai palestinesi un’opportunità. Al tempo stesso, però, il passaggio della sua amministrazione nelle loro mani aveva creato obbiettivamente le premesse di una loro spaccatura. L’opportunità consisteva nella possibilità che le fazioni nelle quali il movimento era diviso abbandonassero la lotta armata, si unificassero sotto Al Fatah e partecipassero al processo di pace con Israele, voluto da Usa e Europa. Le premesse della crisi stavano nell’eventualità di un acuirsi della divisione fra integralisti, contrari a soluzioni di pace, movimento palestinese moderato e governi islamici favorevoli. La crisi di questi giorni conferma che, fra le due prospettive, a prevalere è stata la seconda. Ancora una volta sono state le divisioni all’interno del movimento palestinese e, in parte, dello stesso mondo arabo a prevalere, riaccendendo il conflitto. Con il lancio di missili da parte di Hamas contro le popolazioni israeliane limitrofe, cui ha fatto seguito l’inevitabile reazione di Israele.

Il successo di Hamas nelle elezioni per l’amministrazione di Gaza, nel gennaio 2006; la rottura, nel giugno 2007, dell’accordo con Al Fatah, raggiunto solo poco più di tre mesi prima, nel febbraio dello stesso anno, ne erano state le avvisaglie. C’è un convitato di pietra che blocca ogni possibilità di pace. È l’Iran. Che sostiene il rivendicazionismo di Hamas; che, con la sua corsa all’armamento atomico, inquieta Israele, l’Occidente e pressoché l’intero mondo arabo, dall’Arabia Saudita—promotrice, nel marzo 2002, dell’iniziativa Arab Peace e fallita nel 2007 — all’Egitto, alla Giordania. Forse non è superfluo ricordare che l’articolo 7 della Carta di Hamas non propugna solo la distruzione di Israele, ma lo sterminio degli ebrei, così come sostiene il presidente iraniano Ahmadinejad; che all’articolo 13 si invoca la guerra santa; che il nazionalismo del movimento affonda le sue radici nell’interpretazione di Teheran della religione. La maggioranza del mondo arabo è per la pace. Lo testimoniano — al di là delle condanne di rito di Israele e delle manifestazioni di piazza—le reazioni alla crisi di Fatah. Abu Mazen, il presidente dell’Autorità palestinese, ha ricordato di aver implorato Hamas a non rompere il cessate il fuoco. L’Egitto fa trapelare che esiste un piano Iran-Hamas-Fratelli musulmani per creare disordini in Palestina e nel suo territorio. Tacciono la Giordania, l’Arabia Saudita, i palestinesi della West Bank. L’attacco israeliano—invece di ricompattarlo contro Israele, come vuole una tesi propagandistica anti israeliana — ha rinsaldato il mondo arabo contro Hamas e l’Iran. È un ulteriore segno che Ariel Sharon aveva visto bene.

(Fonte: Corriere della Sera, 29 dicembre 2008 )

Hamas e Fatah perseguitano i giornalisti ma guai a chi ne parla

Reporter palestinesi sotto tiro

Hamas e Fatah perseguitano i giornalisti ma guai a chi ne parla

di Khaled Abu Toameh

Ala Salameh lavorava in una stazione radio di Gaza. Deve aver detto qualcosa di scomodo perché i miliziani di Hamas lo hanno sequestrato per ore costringendolo a mangiare cibo contaminato. Ma i reporter occidentali tendono a occultare storie come questa. Non diventerebbero popolari e perderebbero ogni chance di vincere qualche premio. Funziona così dai tempi dell’eroico Arafat.

Gaza, 19 Dicembre 2008 – Negli ultimi due anni i giornalisti palestinesi nella West Bank e nella Striscia di Gaza sono stati sottoposti a una sistematica campagna di intimidazione che ha portato alla morte di alcuni di loro e all’arresto di altri. La campagna, lanciata sia da Hamas che da Fatah, non ha ricevuto alcuna attenzione da parte dei gruppi dei diritti umani e da coloro che difendono la libertà di espressione in tutto il mondo. Al contrario, ogni volta che un giornalista palestinese viene incidentalmente ferito dal fuoco israeliano durante uno scontro con i palestinesi, l’episodio occupa tutte le prime pagine nelle maggiori testate americane ed europee.

Ciò che appare più inquietante in questa campagna di intimidazione è il fatto che sia stata lanciata dall’Autorità palestinese di Mahmoud Abbas nella West Bank. Si tratta della stessa autorità che riceve ogni mese centinaia di milioni di dollari provenienti dalle tasche di chi paga le tasse in America e in Europa, che dovrebbero servire a costruire un sistema giudiziario adeguato e a promuovere la democrazia e la trasparenza tra i palestinesi.

Non dovrebbe suscitare alcuno stupore il fatto che Hamas prenda di mira dei giornalisti. Il movimento islamista è ben noto per le dure misure che adotta contro i reporter “ostili”. Almeno 13 giornalisti palestinesi sono stati arrestati e torturati dalle milizie di Hamas da quando il movimento ha preso il controllo totale della Striscia di Gaza nell’estate del 2007. Hamas ha anche condotto delle incursioni negli uffici della maggior parte di questi giornalisti, confiscando computer e altre attrezzature. Nel caso più recente, Ala Salameh, giornalista di una stazione radio di Gaza, ha denunciato che uomini delle milizie di Hamas lo hanno sequestrato per diverse ore, costringendolo a mangiare cibo contaminato.

Nella West Bank, le forze di sicurezza di Abbas hanno concentrato i propri sforzi nella lotta contro ciascun giornalista che non dimostri la volontà di allinearsi. Quest’anno più di una decina di reporter sono stati presi di mira dalle forze di sicurezza di Fatah. La maggior parte è stata trattenuta in carcere senza che si svolgesse alcun processo e senza avere il diritto di vedere un avvocato scelto dai membri della famiglia. Alcuni dei reporter hanno raccontato di essere stati interrogati riguardo le storie “negative” da loro pubblicate in diversi giornali e riviste. Gli articoli in questione spesso trattavano della corruzione finanziaria tra pezzi grossi della leadership palestinese oppure di violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione della West Bank di Abbas.

Secondo le testimonianze rese dai giornalisti e dagli attivisti locali dei diritti umani, la maggior parte dei detenuti è stata sottoposta ad abusi fisici e psicologici per mano delle forze di sicurezza palestinesi. Quando uno dei reporter trattenuti si è lamentato circa le condizioni della sua detenzione, gli hanno detto: “Qui non siamo a Israele, dove puoi vedere un avvocato e richiedere istanza all’Alta Corte”.

La campagna anti-media di Abbas ha assunto diverse forme. Quando Al-Jazeera non è riuscita a mandare in onda in diretta un discorso tenuto a Ramallah dal presidente dell’Autorità palestinese, questi ha dato ordine di proibire agli operatori della stazione di entrare nella sua area e di seguire le notizie relative alle attività degli alti ufficiali palestinesi. In un altro recente episodio, la più grande agenzia di notizie palestinese, la Ramattan, è stata costretta a sospendere la sua attività nella West Bank a causa delle pressioni subite da parte di Abbas e dei suoi assistenti. I manager di Ramattan hanno accusato Abbas di tentare di trasformare l’agenzia indipendente in un “portavoce” dell’autorità palestinese.

Come il suo predecessore Yasser Arafat, anche Abbas ha proibito la diffusione di giornali di opposizione nella West Bank. Qualunque reporter che abbia il coraggio di riportare una notizia in grado di avere riflessi negativi su Abbas o i suoi più stretti collaboratori riceve telefonate minacciose dall’ufficio del presidente, da parte di membri delle forze di sicurezza palestinese.

Una delle prime azioni di Arafat, dopo essere entrato nella West Bank e nella Striscia di Gaza nel 1994, è stata quella di ordinare dure misure di repressione nei confronti dei media palestinesi, per essere sicuro che tutti coloro che lavoravano in quel campo gli fossero fedeli al 100%. Questo atteggiamento ha fatto sì che la maggior parte dei reporter palestinesi avesse troppi timori nel riportare notizie o trattare argomenti relativi alla corruzione finanziaria e alle violazioni dei diritti umani nell’era arafattiana.

L’aspetto più inquietante di tutta questa vicenda è il fatto che i giornalisti occidentali che si trovano in Israele tendono a chiudere un occhio riguardo alla situazione dei loro colleghi palestinesi. Alcuni di questi reporter stranieri ammettono di aver paura delle possibili ripercussioni qualora osino far arrabbiare Abbas o Hamas. Altri dichiarano che i propri direttori sono interessati a storie del genere soltanto nel caso in cui i responsabili siano soldati israeliani. Come sottolineato recentemente da un corrispondente straniero: “Più storie anti-Israele invio al mio giornale, più sono le probabilità che la mia popolarità cresca e che aumentino le mie possibilità di vincere un premio”.

Ma quello che i giornalisti occidentali devono capire è che la campagna contro i giornalisti palestinesi sta colpendo anche il loro lavoro. Tutti i reporter stranieri dipendono fortemente dai loro colleghi palestinesi quando è il momento di trattare questioni palestinesi. E così quando un giornalista palestinese ha paura o si sente minacciato, ci penserà due volte prima di riferire ai corrispondenti occidentali quello che sa.

Traduzione di Benedetta Mangano

Tratto da Hudson New York

L’Occidentale

PMW: I programmi televisivi per bambini della tv dell’Autorità Palestinese negano l’esistenza di Israele

PMW: I programmi televisivi per bambini della tv dell’Autorità Palestinese negano l’esistenza di Israele

Israele NON ESISTE!

La geografia secondo la tv dell'ANP: Israele NON ESISTE!

Gerusalemme, 10/12/2008 – I programmi televisivi per bambini della tv dell’Autorità Palestinese negano l’esistenza di Israele. Secondo uno studio dell’istituto Palestinian Media Watch, il messaggio principale che questi programmi continuano a inviare è che Israele non esiste affatto e va sostituito con lo “Stato di Palestina”.

Ecco qualche dato di geografia trasmesso dalla tv di Fatah: le città della Palestina comprendono Tiberiade, Acco, Nazareth, Giaffa, Haifa, Ashkelon, Eilat, Ashdod, Safed, Beer Sheva (tutte in Israele); la superficie della Palestina è di 27.000 kmq (Cisgiordania e striscia di Gaza sono in totale 6.000 kmq); la valle di Jezreel (israeliana) è chiamata il “granaio della Palestina”; Safed (nella Galilea israeliana) viene definita “capoluogo della Palestina settentrionale”.

(Fonte: Israele.net)

Striscia di Gaza: Hamas impedisce pellegrinaggio alla Mecca

M.O.: Hamas impedisce pellegrinaggio alla Mecca

il più importante luogo sacro dell'Islam (foto Olympia)

La Kaaba a La Mecca: il più importante luogo sacro dell'Islam (foto Olympia)

Striscia di Gaza, 29/11/2008 14:03 – La polizia di Hamas ha impedito oggi ad alcune migliaia di palestinesi della Striscia di Gaza di entrare in Egitto per andare in pellegrinaggio alla Mecca, tenendo chiuso il valico di Rafah, che era stato aperto per due giorni sul versante egiziano dalle autorità del Cairo. La ragione del provvedimento, a quanto si è appreso da fonti informate palestinesi di Gaza, è stata una ripicca di Hamas in reazione al fatto che i pellegrini, che avevano ottenuto i visti per andare alla Mecca dall’ Autorità palestinese a Ramallah risultavano essere tutti sostenitori del Fatah ma nessuno del movimento islamico. I pellegrini sono stati fermati dalla polizia di Hamas la scorsa notte a poca distanza dal valico di Rafah e a quanto si è appreso ci sono stati incidenti nel corso dei quali una dozzina di persone sono state ferite.

L’Unione Sarda

Da Gaza una pioggia continua di razzi Qassam

Da Gaza una pioggia continua di razzi Qassam

Gli effetti di uno dei tanti lanci degli "innocui" razzi Qassam

Gli effetti di uno dei tanti lanci degli "innocui" razzi Qassam

Gaza, 11/11/2008 – Missile Qassam palestinese lanciato lunedì sera dalla striscia di Gaza vesro Israele si è abbattuto su un terreno non edificato vicino al kibbutz Or Haner. Rivendicazione delle “Cellule Ayman Djuda” uno dei gruppi armati affiliati alle Brigate Martiri di Al Aqsa (Fatah).

Gaza, 11/11/2008 – Missile Qassam palestinese lanciato lunedì pomeriggio dalla striscia di Gaza verso Israele si è abbattuto sui campi tra Sderot e Nir Am.

(Fonte: Israele.net)

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Hamas boicotta vertice per la riconciliazione con Fatah

M.O./ Riconciliazione palestinese, Hamas boicotta vertice Egitto

Scontri tra uomini di Fatah e uomini di Hamas (Settembre 2008)

Scontri tra uomini di Fatah e uomini di Hamas (Settembre 2008)

Annuncio di un portavoce: movimento radicale non sarà al Cairo

Damasco, 8 nov. (Ap) – Il movimento radicale palestinese Hamas ha deciso di boicottare il vertice previsto lunedì prossimo al Cairo, in Egitto, per il dialogo di riconciliazione palestinese. Lo ha annunciato un portavoce del gruppo islamico.

La riunione, inizialmente prevista per domani, era stata rinviata di 24 ore per ragioni imprecisate. Nabil Shaath, che guida il movimento di al Fatah nei negoziati con le altre fazioni palestinesi, aveva annunciato la presenza di Abu Mazen “come presidente palestinese e non come leader del movimento”.

Striscia di Gaza: Hamas vieta celebrazioni per anniversario morte Arafat

GAZA: HAMAS VIETA CELEBRAZIONI PER ANNIVERSARIO MORTE ARAFAT

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(IRIS) – ROMA, 7 NOV: I dirigenti di Hams hanno vietato una cerimonia commemorativa per il 4 anniversario della morte del leader Arafat, voluta da Al-Fatah.

Le ragioni del divieto sono state motivate da probblemi di sicurezza, data l’elevata tensioni di questi giorni dove, per il terzo giorno consecutivo, alcuni razzi sono stati sparati da palestinesi contro il Neghev israeliano.

Il leader palestinese moriva l’11 novembre del 2004 nell’ospedale militare Percy di Parigi.

Iris Press

Perché finanziare una tv che indottrina all’odio?

Perché finanziare una tv che indottrina all’odio?

Da un articolo di Itamar Marcus

Firmereste un assegno da 120 milioni di dollari per darlo a un ex-terrorista senza controllare attentamente che cosa intende fare col vostro denaro? Ebbene, questo è esattamente ciò che sta facendo con i soldi dei contribuenti la Norvegia, presidente del Comitato di Collegamento Ad Hoc che coordina gli aiuti internazionali all’Autorità Palestinese.

Nonostante la una vasta documentazione portata da Palestinian Media Watch sull’opera di promozione dell’odio fatta dalla tv ufficiale di Fatah-Autorità Palestinese, il ministro degli esteri norvegese Jonas Gahr Støre ha recentemente rilasciato una serie di dichiarazioni a difesa della tv dell’Autorità Palestinese che indicano quanto egli sia totalmente all’oscuro dei reali contenuti di quell’emittente. Poi, tanto per usare il suo denaro in modo coerente con la sua disinformazione, ha firmato un altro assegno da 85 milioni di corone destinato all’Autorità Palestinese di Mahmoud Abbas (Abu Mazen), il cui ufficio controlla la tv palestinese.

Il ministro degli esteri norvegese non è cattivo. E non lo sono né gli europei né gli americani, che pire hanno di recente concordato di trasferire all’Autorità Palestinese altri 150 milioni di dollari portando il totale del loro aiuto all’Autorità Palestinese nel solo anno 2008 a più di 700 milioni: più di quanto gli Stati Uniti si fossero impegnati a versare durante la conferenza dei paesi donatori tenutasi lo scorso dicembre.

Tuttavia sono paesi che versano denari nelle tasche di Abu Mazen con un tale entusiasmo da far pensare che si tratti di un clone di madre Teresa di Calcutta. Purtroppo, invece, se dobbiamo guardare ai messaggi che invia ai bambini e ragazzi palestinesi, Abu Mazen sembra molto più un clone del suo predecessore, il capo terrorista Yasser Arafat, che non un costruttore di pace.

Difendendo la sua spesa folle per Abu Mazen, Støre ha dichiarato: “Non si può dire che questa emittente [di Fatah-Autorità Palestinese] sia coinvolta nell’indottrinamento dei bambini o nel negare il diritto di Israele ad esistere”, ed ha aggiunto d’essere contrario al fatto che una tv venga usata per “diffondere odio e istigare al terrorismo”, tutte cose che – a suo dire – non vengono fatte dalla tv dell’Autorità Palestinese.

Purtroppo si sbaglia di grosso. Nel corso degli undici anni da quando è attivo Palestinian Media Watch, non c’è mai stato un periodo caratterizzato da una così intensa demonizzazione di Israele, da continua promozione dell’odio e dalla negazione dell’esistenza di Israele da parte dei mass-media controllati dall’Autorità Palestinese (e da Fatah) come negli undici mesi trascorsi dopo la Conferenza di pace di Annapolis.

Ebrei e israeliani vengono demonizzati dall’Autorità Palestinese attraverso una serie di feroci calunnie, come le menzogne secondo cui Israele diffonderebbe intenzionalmente Aids e droghe fra i palestinesi, condurrebbe esperimenti medici di tipo nazista sui detenuti palestinesi, avrebbe rapito bambini palestinesi nel 1948 per crescerli come ebrei, e preparerebbe la distruzione della moschea di al-Aqsa a Gerusalemme.

Un documentario “storico” della tv dell’Autorità Palestinese ha trasmesso odiose contraffazioni, fra cui delle immagini di cadaveri filmati in Libano nel 1982 spacciate come “prove” di massacri che Israele avrebbe perpetrato nel 1948. Israele viene persino accusato di allevare dei ratti geneticamente modificati che cacciano si accaniscono contro gli arabi, e solo gli arabi, che vivono Gerusalemme.

Per quanto riguarda il riconoscimento di Israele, la tv di Abu Mazen non è diversa da quella di Hamas che senza mezzi termini nega l’esistenza e il diritto di esistere dio Israele.

Si considerino, ad esempio, questi recenti spezzoni della tv palestinese dove dei bambini palestinesi vengono fatti recitare un copione in cui si ribadisce che Israele, da Metulla a Eilat, è tutto “Palestina occupata” che dovrà alla fine essere “restituita”.

Bambino: “Il mio nome è Hiyam e provengo dalla città occupata di Safed”.
Bambino: “Il mio nome è Raad è provengo dalla città occupata di Acco”.

Bambino: “Il mio nome è Arhaf è provengo dalla città occupata di Haifa. Spero che la Palestina tornerà e che noi la difenderemo”.

Dopo questa messinscena, telefona un bambino che dice: “Io provengo dalla città di Beersheba”. E il conduttore della tv dell’Autorità Palestinese immediatamente lo corregge: “Dalla città occupata di Beersheba, naturalmente, dal Negev occupato. Noi benediciamo tutti i bambini del Negev, e sono molto felice che chiamino i nostri bambini dalle terre occupate di Palestina, da quelle terre occupate da Israele”. (Nota: tutte le località nominate in questo brano sono israeliane sin dalla nascita dello stato)

Domanda a un telequiz per bambini. Bambino che conduce: “Elenco dei porti palestinesi?”. Risposta esatta: “I porti di Haifa, Giaffa, Ashkelon, Eilat, Ashdod e Gaza”. (Nota: tutti, tranne l’ultimo, sono su terriorio israeliano sin dalla nascita dello stato)
Bambino che conduce: “Qual è la superficie dello stato di Palestina?”
Haidar: “27.000 kmq”.
Conduttore: “Esatto”.

Attenzione: Giudea e Samaria, note come Cisgiordania, e la striscia di Gaza ammontano a 6.000 kmq. Per arrivare alla cifra di 27.000 kmq bisogna comprendere tutto lo stato di Israele pre-’67, immaginando cioè uno “stato di Palestina” al posto di Israele.

Non sono che due di una serie praticamente infinita di esempi possibili.

Il mondo si infuriò quando il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad annunciò in televisione la sua visione di un mondo da cui fosse cancellato Israele, e vi fu chi propose che fosse posto sotto processo per questo. Invece, quando la tv di Abu Mazen insegna ai bambini palestinesi una identica visione di un mondo in cui non c’è posto per Israele, i paesi occidentali accorrono con il libretto degli assegni in mano.

La tv dell’Autorità Palestinese celebra apertamente i terroristi, anche quelli che hanno ucciso dopo la conferenza di Annapolis. Il terrorista suicida di Dimona, l’altro che ha ucciso otto studenti in una scuola talmudica di Gerusalemme, l’arci-terrorista internazionale di Hezbollah Imad Mughniyeh e tanti altri sono stati celebrati nel corso del 2008 come shahid (martiri della guerra santa) da giornali e tv ufficiali dell’Autorità Palestinese.

Per più di un anno la tv dell’Autorità Palestinese ha mandato in onda un video-clip musicale con il martellante messaggio rivolto a Israele: “O mio nemico, o mio nemico… o serpente avvinghiato alla terra… tu non hai altra scelta, o mio nemico, che quella di andartene dal mio paese”.

Inoltre la dirigenza della tv dell’Autorità Palestinese abbraccia e proclama apertamente in tv la tradizionale ideologia di Arafat volta a distruggere Israele per fasi. In una recente intervista, un parlamentare di Fatah ha dichiarato: “Non vuol dire che rinunciamo alle terre del 1948 [cioè, a distruggere Israele], ma nel nostro attuale programma politico noi diciamo che vogliamo uno stato sulle linee del 1967”.

Dopo che avevamo presentato questa documentazione in un seminario al parlamento norvegese la scorsa settimana, Siv Jenson, presidente del Progress Party, si è alzata e ha annunciato pubblicamente che il suo partito, se vincerà le prossime elezioni (è in testa nei sondaggi), taglierà i fondi all’Autorità Palestinese. Ma il problema è più urgente. L’attuale governo norvegese, in quanto presidente del comitato che coordina gli aiuti, ha l’obbligo morale non solo di congelare immediatamente i fondi destinati alla macchina della propaganda di odio dell’Autorità Palestinese, ma anche di raccomandare che tutto il gruppo dei paesi donatori internazionali faccia altrettanto, condizionando la ripresa delle donazioni all’Autorità Palestinese ad una rigorosa revisione dei libri di testo palestinesi e a un cambiamento totale di prospettiva. Finché i leader dell’Autorità Palestinese continuano a vedere il processo attuale come una fase verso la distruzione di Israele, l’Autorità Palestinese non dovrebbe ricevere nessun sostegno finanziario. Spetta all’Autorità Palestinese dimostrare che ha iniziato finalmente a promuovere la pace presso la propria gente, in arabo, e non solo a parlare di pace in inglese quando sono accese le telecamere straniere.

Il mondo non deve scordare che la macchina della propaganda di odio dell’Autorità Palestinese, finanziata dall’occidente dal 1994 al 2000, fu determinante nel lanciare la più lunga e sistematica campagna terroristica della storia. Alla sua testa v’erano Yasser Arafat e il suo fido confidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen). È cambiato da allora? È vero che in inglese parla di pace, ma la sua voce in arabo, attraverso i suoi mass-media, è più che mai velenosa e carica di odio.

Dopo la presentazione al parlamento di Oslo, un giornalista mi ha chiesto se mi pare giusto che la Norvegia interferisca nella libertà d’espressione dei palestinesi. La mia risposta è stata diretta: i palestinesi hanno l’inalienabile diritto di indottrinare i loro bambini al all’odio più cieco e distruttivo, ma la Norvegia e l’occidente hanno l’obbligo morale di smettere di finanziare tale indottrinamento.

(Da: Jerusalem Post, 28.10.08 )

Nell’immagine in alto: Mappa trasmessa dalla tv dell’Autorità Palestinese subito dopo la Conferenza di pace di Annapolis: Israele è cancellato dai coloro della bandiera palestinese

”Da Haifa a Gerusalemme a Beer Sheva”

“AqsaTube” celebra on-line il terrorismo

Israele.net

Thanks to Piero

Hebron (Cisgiordania): 550 uomini dell’ANP si dispiegano in città

M.O./ Forze Anp si dispiegano a Hebron, in Cisgiordania

Abu Mazen vuole rafforzare il suo controllo sul territorio

Hebron (Cisgiordania), 25 ott. (Ap) – Le forze di sicurezza palestinesi si sono dispiegate nelle ultime ore a Hebron, per rafforzare il controllo del presidente palestinese Abu Mazen sulla Cisgiordania. Circa 550 agenti hanno preso posizione nella cittadina, la terza della Cisgiordania, considerata una roccaforte del gruppo islamista Hamas.

Hamas ha preso con la forza il controllo della Striscia di Gaza nel giugno 2007, estromettendo le forze vicine al partito rivale al Fatah, e il presidente Abu Mazen vuole prevenire un’azione simile in Cisgiordania. Il dispiegamento degli agenti a Hebron viene effettuato in coordinamento con le forze israeliane. Nel centro della cittadina vivono centinaia di coloni, sotto strette misure di sicurezza. Le forze palestinesi non pattuglieranno le strade limitrofe alla enclave ebraica.

Hamas decreta la pena di morte per i membri di Fatah

Hamas decreta la pena di morte per i membri di Fatah

Hamas, pena di morte per ufficiali sicurezza Cisgiordania legati a Israele (Aki) – Il movimento islamico Hamas, che dal giugno 2007 controlla la Striscia di Gaza, ha chiesto che venga comminata la pena di morte a quei responsabili della sicurezza in Cisgiordania fedeli a Fatah, che hanno rapporti con Israele. Lo riferisce l’agenzia di stampa ‘Xinhua‘ (…)

Da AdnKronos

(Hamas lawmakers on Thursday called for executing security chiefs loyal to rival Fatah movement for making security liaison with Israel in West Bank.

The Hamas lawmakers considered the security liaison as “high treason that requires death penalty.” Forces of Palestinian President Mahmoud Abbas of Fatah control West Bank where Hamas accuses them of cracking down against the Islamic movement supporters.

The demands were made during a meeting for Hamas lawmakers in the Hamas-controlled Gaza Strip to discuss the issue of security coordination between Israel and Palestinian National Authority.

“It is time for President Mahmoud Abbas to say his word regarding the security liaison in West Bank,” said Mushier al-Masri, secretary of Hamas parliamentary bloc. “It seems Abbas to be standing still.”

Meanwhile, another lawmaker, Mohammed Shehab, called for Abbas and his Prime Minister Salam Fayyad, whose government controls the West Bank, to “stand before trial for their systematic crimes against the Palestinian resistance.”

The Palestinian Legislative Council has been disabled since Hamas took over control of Gaza Strip by force last year. Hamas lawmakers hold their sessions unilaterally in Gaza Strip while Fatah lawmakers do not participate in the sessions with an increasing argument about their legality.)

Esperimento