New York, Giudice Federale: L’OLP può essere citato in giudizio come responsabile per la morte di cittadini USA in attentati compiuti in Israele

New York, Giudice Federale: L’OLP può essere citato in giudizio come responsabile per la morte di cittadini USA in attentati compiuti in Israele

02/10/2008 Il giudice federale George Daniels di Manhattan ha convalidato il diritto delle vittime americane di attentati terroristici in Israele di perseguire in tribunale l’Olp. Il giudice ha respinto la richiesta dell’Olp di archiviare la causa intentata nel 2004 da vittime e familiari di vittime. I difensori dell’Olp avevano cercato di sostenere che le esplosioni in un bar dell’Università di Gerusalemme e su autobus non fossero terrorismo ma atti di guerra, e che comunque l’Olp godesse di immunità in quanto ente sovrano.

(Fonte: Israele.net)

Gerusalemme, sventato un attentato nella Città vecchia

Gerusalemme, sventato un attentato nella Città vecchia

Gerusalemme - una veduta della Città Vecchia

Gerusalemme - una veduta della Città Vecchia

Gerusalemme, 29 sett – Agenti israeliani hanno neutralizzato oggi un giovane palestinese armato di pugnale mentre si preparava ad aggredire dei passanti ebrei. Secondo fonti di polizia il giovane, armato di pugnale, aveva con sè un messaggio in cui affermava di essere pronto al sacrificio per l’Islam. Il fatto è avvenuto in una Gerusalemme affollata per l’imminenza del Capodanno ebraico e della fine del Ramadan.

Sempre oggi è stato sepolto a Gerusalemme Qassem al-Mughrabi, il giovane palestinese che una settimana fa ha travolto forse intenzionalmente un gruppo di soldati israeliani ferendone una ventina. Al-Mughrabi era stato ucciso sul posto da un ufficiale israeliano.

Appello di Hamas a compiere attentati suicidi a Gerusalemme

Appello di Hamas a compiere attentati suicidi a Gerusalemme

Un responsabile di Hamas ha lanciato un appello ai gruppi armati palestinesi a riprendere gli attentati kamikaze a Gerusalemme, in occasione delle manifestazioni organizzate per la giornata di al-Qods (Gerusalemme).

“Rivolgiamo un appello a tutti i gruppi a fermare il nemico pianificando una serie di missioni con martiri simili a quelle lanciate lunedì contro alcuni soldati e (in marzo) contro una scuola Talmud”, ha affermato Ahmad Abou Halbiya davanti a migliaia di persone.

La “giornata al-Qods” è stata istituita da Ruhollah Khomeiny, il fondatore della Repubblica islamica d’Iran nel 1979.

Lunedì scorso, un palestinese al volante di un veicolo ha investito un gruppo di soldati israeliani vicino alla vecchia città di Gerusalemme, provocando 13 feriti. In marzo, otto allievi di un seminario Talmud di Gerusalemme sono stati uccisi da un palestinese armato di fucile automatico.

Abu Halbiya ha anche chiesto al presidente palestinese, Abu Mazen, di interrompere i negoziati con Israele il cui scopo è quello di raggiungere un accordo per la creazione di uno Stato palestinese, che lo stesso responsabile di Hamas definisce “assurdo”.

Da parte sua, il capo del governo di Hamas nella Striscia di Gaza, Ismail Haniyeh, ha invitato gli arabi e i musulmani a mobilitarsi per difendere la moschea d’al-Aqsa a Gerusalemme, il terzo luogo santo dell’islam, in “pericolo a causa della continuazione degli scavi, della politica giudaica e della colonizzazione”, ha aggiunto.

(l’Occidentale, 26 settembre 2008 )

Rilascio Shalit; Hamas chiede liberazione autori stragi

Rilascio Shalit; Hamas chiede liberazione autori stragi

(ANSA) – Tel Aviv 6 lug – Ci sono tutti i principali organizzatori di attentati terroristici in Israele negli ultimi anni nella lista di Hamas dei detenuti palestinesi che dovranno essere liberati in cambio del soldato israeliano Ghilad Shalit.

Lo rivela oggi con grande evidenza il quotidiano Yediot Ahronot. Il giornale scrive che in Israele sono detenuti per motivi di sicurezza 8.700 palestinesi, il 70 per cento dei quali hanno partecipato ad attentati “in cui è stato versato sangue di israeliani”. Fra di loro ci sono 101 donne, alcune delle quali hanno cercato di realizzare attentati suicidi. Secondo organizzazioni umanitarie palestinesi, il numero complessivo dei palestinesi detenuti in Israele è invece di oltre 11 mila.

Nei giorni scorsi Hamas ha reso noto che in cambio di Shalit (che è stato catturato nel 2006) Israele deve liberare mille detenuti: 450 in un primo scaglione e altri 550 in un secondo tempo. Israele, ha precisato Hamas, “può obiettare al massimo a dieci nomi”.

Nella lista di Hamas Yediot Ahronot ha trovato i responsabili dei più gravi attentati della intifada. Fra questi figura Abdallah Barghuti, un confezionatore di corpetti esplosivi per kamikaze, trovato colpevole della uccisione di 66 israeliani in una lunga serie di attentati terroristici. In particolare Barghuti preparò una ‘chitarra esplosiva’ per il terrorista suicida che si fece saltare in aria il 9 agosto 2001 nel ristorante Sbarro di Gerusalemme, uccidendo 15 persone e ferendone 130.

Hamas esige anche la liberazione di Marwan Barghuti, un dirigente di al-Fatah condannato a diversi ergastoli per aver ispirato attentati terroristici, e di Hassan Salameh, uno dei dirigenti delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas. Salameh è responsabile – secondo il giornale – della uccisione di 46 israeliani, anche mediante la esplosione di due autobus di linea a Gerusalemme (1996).

Hamas vuole inoltre liberare Abbas Awis, il terrorista che nel 2002 organizzò in un albergo di Natanya (Tel Aviv) un attentato che provocò la morte di 29 israeliani, e Ahmed Saadat, il leader del Fronte democratico per la liberazione della Palestina che nel 2001 ordinò la uccisione del ministro israeliano Rehavam Zeevi.

Fra le donne che Hamas vuole libere ci sono Ihlam Tamimi (fu lei a guidare per le strade di Gerusalemme il terrorista che compì la strage al ristorante Sbarro) e Amna Muna, una attivista di al-Fatah che attirò a Ramallah, per ucciderlo, un adolescente israeliano conosciuto via internet.

6 anni dopo il fatto, Hamas rivendica la responsabilità di attacchi terroristici

6 anni dopo il fatto, Hamas rivendica la responsabilità di attacchi terroristici

Da un articolo di Ali Waked

Hamas sabato ha rivendicato la responsabilità formale per l’attentato suicida compiuto in un night club di Rishon LeZion nel 2002, in cui morirono 15 persone e decine furono ferite. Hamas ha spiegato che aveva tardato sei anni ad assumersene la responsabilità per “ragioni di sicurezza”. L’ organizzazione ha anche rivendicato una lista di altri attentati.

Un messaggio di Izz al-Din al-Qassam, il braccio militare di Hamas, dichiarava che l’’attentato a Rishon LeZion fu compiuto da un cittadino giordano di nome Nebil Moamar. L’ organizzazione non aveva rivendicato quell’attentato prima di sabato.

Hamas ha anche rivendicato l’attentato terroristico avvenuto su un autobus in Allenby Street a Tel Aviv nel settembre 2002, in cui persero la vita cinque persone e inoltre gli attentati falliti sulla ferrovia a Lod e contro un camion nel Pi-Gliloth Petrolium Terminal. L’ organizzazione ha anche annunciato di essere stata responsabile di attacchi a fuoco nella zona degli insediamenti di Beit Hagai e Gush Etzion.

Hamas concludeva il messaggio dichiarando, “Le nostre cellule nella West Bank sono in ordine e pronte ad attaccare il nemico al momento e nel luogo ritenuti corretti, in risposta ai crimini del nemico.”

Fonti palestinesi ritengono che Hamas abbia inviato il messaggio per ammonire Israele che, nel caso che l’accordo di cessate il fuoco non funzionasse, gli operativi dell’organizzazione sarebbero di nuovo in grado di compiere attentati terroristici in tutto il paese.

(Da: YneNews, 9.06.08 )

Israele.net

Kerem Shalom: sventato attentato

18/04/2008 Attentato sventato. Due terroristi palestinesi hanno tentato di attraversare il valico di Kerem Shalom fra striscia di Gaza e Israele. Uno dei due è stato ucciso dall’intervento delle forze israeliane, l’altro è fuggito. Il braccio armato di Hamas ha confermato che uno dei suoi uomini è stato ucciso a Kerem Shalom mentre con altri tentava di infiltrarsi in Israele. “Questo incidente – ha detto un responsabile della difesa israeliana – dimostra ancora una volta che Hamas prende di mira i valichi di passaggio per provocare una crisi umanitaria a Gaza”.

(Fonte: Israele.net)

Il Tibet non è la Palestina: storia dei due pesi e due misure

Il Tibet non è la Palestina: storia dei due pesi e due misure

Scritto da Miriam Bolaffi
mercoledì 16 aprile 2008

Onestamente indispone leggere che “è in corso una campagna mediatica contro la (povera) Cina, portata avanti da politici, organizzazioni e organi di stampa”, specie quando a scrivere queste cose sono gli stessi che chiamano “resistenti” i palestinesi di Hamas.

Orbene, mi piacerebbe molto che questi signori mi spiegassero perché i palestinesi sono considerati resistenti e i tibetani invece sono considerati terroristi. Mi piacerebbe che mi spiegassero perché considerano gli israeliani invasori di un territorio mentre non fanno altrettanto per i cinesi. Mi piacerebbe che mi spiegassero perché parlano di difesa dei diritti dei palestinesi ma, nel caso del Tibet, parlano clamorosamente di difesa dei Diritti cinesi. Forse che i sacrosanti diritti dei palestinesi non sono uguali a quelli, altrettanto sacrosanti, dei tibetani?

Mi piacerebbe poi sapere perché, questi signori (si fa per dire) non parlano dei Diritti violati per mano cinese dei birmani, degli Zagawa in Darfur, della popolazione dello Zimbabwe etc. etc. Ma no, in questo caso addirittura si arriva a sostenere che “ non a caso, a promuovere questa Crociata non è certo il Terzo Mondo, che alla Cina guarda con simpatia e ammirazione, ma l’Occidente che a partire dalle guerre dell’oppio ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo e in un’immane tragedia, dalla quale un popolo che ammonta ad un quinto dell’umanità sta finalmente fuoriuscendo”.

Quale terzo mondo guarda la Cina con “ammirazione e simpatia”? Forse gli oligarchi che dagli affari con la Cina traggono immensi vantaggi, ma sfido chiunque a trovare una popolazione del terzo mondo che guarda la Cina con simpatia e ammirazione. E poi, cos’è questa storia che “l’occidente ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo”? La Cina è stata precipitata nel sottosviluppo dal comunismo reale, come del resto tutti gli ex paesi comunisti, non dall’occidente.

Vogliamo dire la verità? Chi oggi difende la Cina non difende un Diritto, difende chi il Diritto lo calpesta in tutto il mondo ed è abbastanza ipocrita da considerare pochi pacifici monaci tibetani alla stregua di terroristi, ma non fa altrettanto per i cosiddetti “resistenti” palestinesi che, loro si, mettono bombe, fanno attentati sui civili e lanciano missili (sempre sui civili). Ma che con che coraggio fanno questo? Con quale ipocrisia?

Arrivano a scrivere che “mentre proclama di essere alla testa della lotta contro il fondamentalismo, l’Occidente trasfigura nel modo più grottesco il Tibet del passato (fondato sulla teocrazia e sulla schiavitù e sul servaggio di massa)” evitando però di dire che i cosiddetti “resistenti” palestinesi (o se vogliamo iracheni) fondano tutto proprio sulla teocrazia e sulla schiavitù dell’altro. Ma loro sono resistenti, mica terroristi, loro ammazzano israeliani e americani, mica attaccano i cinesi.

E’ così che i prodi difensori dei Diritti vedono le cose, sempre pronti a bruciare in piazza le bandiere dei capitalisti ma poco propensi a fare la stessa cosa se la bandiera capitalista ha una falce e martello o una stella rossa. Che dire? Desolante.

Miriam Bolaffi

Secondo Protocollo

Ramallah: ricostruita la casa del mandante dell’attentato di Gerusalemme

Ramallah ricostruisce la casa del terrorista di Gerusalemme

Proprio mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel si recava in visita al Memoriale dell’Olocausto e rendeva omaggio alle sei milioni di vittime del genocidio nazista, ieri i palestinesi celebravano a modo loro la strage degli otto studenti ebrei di Gerusalemme, assassinati da un terrorista affiliato ad Hezbollah mentre studiavano testi sacri.

L’Autorità Palestinese (il governo di Ramallah, dunque, non Hamas) ricostruirà la casa della famiglia di Muhammad Shahade, il mandante della strage al seminario Mercaz Harav ucciso dalle forze israeliane la scorsa settimana a Betlemme. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Economia Kamal Hassuneh, e immediate sono scattate le reazioni. “Se il governo non distruggerà la casa del killer, lo farò io”, ha dichiarato ieri il padre di una delle vittime alla Radio militare israeliana.

Salah Haniyeh, portavoce del ministero palestinese dei Lavori pubblici, ha detto che la morte di Shehadeh “ha scioccato la società palestinese”. Che invece aveva salutato la strage di Gerusalemme come un “atto eroico”. Anche Hamas e Hezbollah, d’altra parte, erano in gara per ricostruire la casa del terrorista

(L’Opinione, 18 marzo 2008)

Attentato Collegio Rabbinico a Gerusalemme: glorificato in un video l’attentatore

Attentato Collegio Rabbinico a Gerusalemme: glorificato in un video l’attentatore

L’attentato di due settimane fa a Gerusalemme avrebbe valenza religiosa e per questo Ala Abu Dheim sarebbe un martire per la causa dell’Islam palestinese

Un martire per la causa Palestinese. È questo il motivo del video mandato in onda “in esclusiva” dal sito del braccio armato di Hamas, Brigate Ezzedin al-Qassam, che glorifica Ala Abu Dheim, il palestinese che due settimane fa ha ucciso otto seminaristi ebrei nel collegio rabbinico Merkaz ha-Rav a Gerusalemme.

L’attentato è stato rivendicato con una telefonata anonima dalle “Brigate dei Liberi della Galilea” e da questi dedicato alla figura di Imad Mughniyeh, il capo militare Hezbollah ucciso in un attentato a Damasco oltre un mese fa.

Tra quelli considerati martiri ora c’è anche Abu Dheim, ossia i combattenti caduti per l’Islam palestinese.

Nel video si spiega che l’attentato ha sicuramente una matrice religiosa per che prima di partire per la sua missione di fatto suicida, Abu Dheim si era rasato il volto, ma cinque giorni, durante l’inumazione, la barba era ricresciuta. Dal cadavere, viene aggiunto, non emanava alcun odore particolare e sul volto era disegnato un eloquente sorriso. Tutti elementi che, secondo i curatori del filmato ripreso con un telefono cellulare al momento della sepoltura, dovrebbero confermare la valenza religiosa.

(L’Unione Sarda, 18 marzo 2008)

Il mio viaggio col macellaio della Jihad

Il mio viaggio col macellaio della Jihad

di Fiamma Nirenstein

Ucciso dagli israeliani Mohammed Shahade, 43 anni: era la mente dell’attacco alla scuola rabbinica di Gerusalemme costato la vita a otto giovani studenti israeliani. Era uno dei capi della Jihad islamica, ricercato da otto anni per numerosi attentati

Da Mohammed Shahade mi portarono su una macchina scassata facendomi fare mille giri dentro e fuori Betlemme. Mi aspettava, un tipo atletico di 42 anni, un gigante con la barba nera seduto su un divanetto in una casa a due piani, con le galline nel cortile e voci di ragazzini al piano superiore. Aveva l’aria sbattuta, le occhiaie nere, l’M16 a fianco; mi parlò con tono gentile, si scusò nel dirmi: «Ci dovremo spostare fra quaranta minuti, sono quindici anni che mi cercano, ormai mi sanno individuare alla svelta, qualcuno che mi ha visto qui potrebbe telefonare agli israeliani». I suoi uomini sogghignano, si agitano un po’, mi controllano i documenti, cominciano ad abbozzare qualche domanda su quel cognome così strano per essere italiano.

Shahade era uno dei grandi capi della Jihad islamica: lo cercai fino a trovarlo il 25 gennaio del 2006 perché, da latitante super ricercato, aveva fatto una strana scelta: candidarsi alle elezioni dell’Autonomia palestinese. Aveva fatto attaccare i manifesti nelle vie di Betlemme in cui il suo faccione feroce prometteva unità: già, lui non era né di Fatah né di Hamas, ed era un buon voto in favore del terrorismo religioso comunque. Sapevo che era stato implicato in due attentati grossi nel dicembre 2001 e nel marzo del 2002, più in molti altri attacchi, era un maestro in bombe, brandelli di corpi che volano, cinture. Un perfetto mandante, e anche uno che non faceva lo schizzinoso nell’agire personalmente. Sapevo anche che si era fatto sciita, una cosa straordinaria, quasi un tradimento per un sunnita: le due parti infatti si odiano. Lui lo ammise malvolentieri. Conosceva bene l’importanza politica della cosa: era il primo di quei palestinesi «iraniani» che hanno segnato il nuovo corso del terrorismo. La notizia di questa conversione, dopo la mia intervista, finì sul tavolo di Cheney per mano di un suo consigliere, l’orientalista David Wurmser. E fu studiata a fondo, secondo Wurmser.

Shahade mi spiegò con voce bassa, esausta, mentre io sedevo rigida su una poltrona alla sua destra e il mio stringer Nadem sudava, ambedue nel mirino di tre uomini che non si misero mai a sedere durante la nostra conversazione, che aveva 7 figli ed era stufo di scappare sempre; quindi, se Abu Mazen fosse riuscito a trattare con Israele la riabilitazione dei ricercati, lui era pronto a cedere le armi. Armi affilate, che nell’80 gli erano costate 25 anni di prigione, interrotta da uno scambio di prigionieri nell’85. Non mangiò nulla mentre i suoi uomini addentavano un panino con la shawarma; assaggiò alla fine un po’ di yogurt, svogliatamente, mi disse che anche se ricercato aveva sempre comunicato con mezzi elettronici e così avrebbe seguitato a fare in Parlamento. Parlava molto rapidamente. Si agitò molto quando gli chiesi se era vero che si era convertito alla Shia. Era vero, disse, ma che c’entra?

Passarono quaranta minuti. Grande e grosso, imbacuccato in una giacca di pelle nera, sollevò appena le palpebre quando i suoi gli mostrarono l’orologio: «Via, fuori di qui». Andiamo, mi caricano su un vecchio pulmino scassato, tutti tengono il mitra puntato fuori, comincia un interrogatorio serrato sul mio cognome, dico che ci sono tanti immigrati con cognomi stranieri in Italia. Uno di loro insiste: chiede se ci sono ebrei in Italia. Fu per fortuna che mentre mugugnavo «Pochi», una macchina rossa ci venne incontro troppo velocemente. L’attenzione cambio focus. Bloccarono di schianto, spalancarono le porte, saltarono giù pronti a sparare temendo che si trattasse di una pattuglia israeliana: penso sia stata la stessa scena esatta di ieri. Ma quella volta, la macchina rossa era, o finse di essere perché vide me e il mio stringer sull’ultimo sedile, una macchina normale. Ieri, è andata diversamente. Il terrorista della Jihad Islamica Mohammed Shahade, che aveva coltivato per qualche giorno nel 2006 l’idea di smettere di spostarsi ogni 40 minuti, è stato eliminato.

(Il Giornale, 13 marzo 2008)