Iran: Lavaggio del cervello di massa contro lo Stato ebraico

Edizione 209 del 03-10-2008

Iran: lavaggio del cervello di massa contro lo Stato ebraico

di Michael Sfaradi

L’Ayatollah Khamenei, nel suo ultimo sermone, tanto per cambiare, ha profetizzato la fine di Israele, e la frase centrale è stata: “Israele ha imboccato la strada che porterà alla sua fine, e l’attuale generazione di palestinesi riprenderà ciò che è suo”. Le parole “Israele è il cancro del mondo”, hanno chiuso il discorso di Khamenei ai fedeli. Niente di nuovo, la stampa araba in generale ripete questi concetti, fino alla noia, ogni volta che cita Mahmoud Ahmadinejad presidente dell’Iran, Hassan Nasrallah capo di Hezbollah o Ismail Haniyeh capo di Hamas. Queste prese di posizione, quasi fossero una parola d’ordine scritta su dispaccio ciclostilato, non lasciano spazio a nessun dubbio e coloro che credono ancora alla possibile convivenza fra i due popoli, arabo ed israeliano in due stati vicini, dovrebbero prendere atto che queste dichiarazioni sono lo specchio di ciò che pensano larghi strati della popolazione araba e i molti adepti e simpatizzanti anche in Occidente. I continui attacchi ad Israele, sempre con gli stessi insulti e con la stessa enfasi, ormai non nascondono più l’antisemitismo di cui sono intrisi, (antisemitismo inteso come odio verso gli ebrei, meglio chiarire questo punto perché c’è sempre l’intelligente di turno che ci ricorda che anche gli arabi sono semiti), e sono, a nostro avviso, il più grande “lavaggio del cervello” di massa che sia stato fatto dai tempi del Terzo Reich. Ahmadinejad intanto gongola vedendo l’Occidente impotente davanti al suo programma nucleare, e sentendosi spalleggiato dalla Russia di Putin si può permettere di prendere a schiaffi l’Europa e in giro l’America.

Intanto le sue centrifughe continuano a produrre la materia prima per costruire la bomba atomica, e nonostante i politici iraniani abbiano già detto e ripetuto chi sarà a vedere da vicino la sua esplosione, il mondo riesce a promettere ad Israele solo alleanze e partecipazione che per il momento rimangono sulla carta e che diventeranno “sentite condoglianze” l’attimo dopo il “fungo”. Detto così sembra allarmante, in realtà è peggio. Siccome l’eventuale bomba atomica iraniana non farà distinzione di razza religione o sesso, e non saprà distinguere fra arabo ed ebreo, in caso di attacco iraniano non convenzionale ad Israele, anche i palestinesi che vivono a Gaza e in Cisgiordania dovranno fare i conti sia con la detonazione che con le radiazioni. Ahmedinejad su questo punto è stato chiaro, ha già detto che la distruzione di Israele vale delle perdite di Shahid che si andranno ad aggiungere alla lista dei martiri. Israele, rimarrà a guardare la sua distruzione? Non crediamo. Anche se ancora non è esclusa l’opzione militare per fermare la rincorsa che i pazzi di Teheran stanno facendo fare all’umanità verso la terza guerra mondiale, siamo sicuri che se Israele si sentisse seriamente minacciata reagirebbe. E se Teheran si sta fabbricando la sua prima bomba, ormai lo ha capito anche l’Agenzia Internazionale Energia Atomica, prima di usarla deve fare bene i suoi calcoli, perché nonostante non ci sia mai stata un’ammissione ufficiale da parte di Gerusalemme, secondo stime di intelligence, Israele ha, stoccate negli Hangar, dalle 150 alle 250 testate nucleari e possiede i vettori, sia aerei cacciabombardieri che missili a lunga gittata, e rete di satelliti guida per portarle a destinazione. Le speranze sono due: che non si debba mai arrivare a dover usare questa catastrofica “ultima opzione”, e qualcuno spiegasse al presidente iraniano che se si avverasse l’incubo che ci sta facendo vivere, la lista di Shahid, anche iraniani, diventerebbe dolorosamente lunga e non più conveniente.

L’Opinione.it

Nasrallah: “Gerusalemme e tutta la Palestina dal fiume (Giordano) al mare (Mediterraneo) sono proprietà del popolo palestinese, degli arabi e dei musulmani”

Nasrallah: “Gerusalemme e tutta la Palestina dal fiume (Giordano) al mare (Mediterraneo) sono proprietà del popolo palestinese, degli arabi e dei musulmani”

Il leader di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah

Il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah

Beirut, 29/09/2008 – “Gerusalemme e tutta la Palestina dal fiume (Giordano) al mare (Mediterraneo) sono proprietà del popolo palestinese, degli arabi e dei musulmani, e nessuno può cedere anche solo una pietra o un granello di terra perché ogni granello è terra santa”. Lo ha detto venerdì, in occasione della cosiddetta Giornata di Gerusalemme il capo di Hezbollah Hassan Nasrallah, che ha aggiunto: “Israele non è solo nemico dei palestinesi, ma anche del Libano e di tutti i popoli arabo-musulmani. Israele è un tumore canceroso, come disse l’imam Khomeini. La nostra terra non verrà liberata implorando americani e occidente, ma con la volontà, le determinazione, la lotta armata e i sacrifici fatti dalle genti di questa regione. La jihad è l’unico modo che hanno i musulmani per conseguire i loro obiettivi”. Nasrallah ha anche detto che lo stato libanese dovrebbe procurarsi armi “clandestinamente, come fa Hezbollah” perché questo è “l’unico modo per accrescere la propria forza”.

(Fonte: Israele.net)

Kuntar giura che ucciderà altri israeliani

Kuntar giura che ucciderà altri israeliani

Quelli che seguono sono brani di dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi a vari programmi televisivi dal terrorista infanticida Samir Kuntar, scarcerato da Israele il 16 luglio (in cambio delle spoglie dei due ostaggi assassinati da Hezbollah Eldad Regev ed Ehud Goldwasser).

TV Al-Manar, 16.07.08

Samir Kuntar: “L’arma è… una attitudine che è diventata una cultura della resistenza. È diventata la cultura delle generazioni che realizzeranno il sogno di annientare quella entità predatoria [Israele]. Permettetemi di commemorare un grande e leggendario comandante, l’eroe mujahid [combattente della jihad] e martire Imad Mughniyeh [il capo di Hezbollah per le operazioni terroristiche all’estero, responsabile di attentati con centinaia di vittime innocenti, ucciso a Damasco lo scorso febbraio). Voglio dire solo una cosa: Hajj Imad, saremo degni del sangue da te versato solo quando costringeremo questo nemico a rimpiangere i tuoi giorni”.

TV Al-Manar, 17.07.08

Samir Kuntar: “Ieri a quest’ora ero nelle mani dei nemici. Ieri a quest’ora ero ancora nelle loro mani. Ma adesso non c’è nulla che desidero di più che incontrarli di nuovo. Chiedo ad Allah di farlo accadere presto. Si illude chiunque pensi che la liberazione delle terre libanesi e delle Fattorie Shabaa [conquistate da Israele alla Siria nel 1967, ma dal 2000 reclamate dal Libano come pretesto anti-israeliano] possa portare alla fine di questo conflitto”.

TV Al-Jadid, 18. 07.08

Samir Kuntar: “C’è un morbo, in questa regione, chiamato Stato di Israele, che noi chiamiamo ‘entità predatoria’. Se non poniamo fine a questo morbo, ci perseguirà sino in capo al mondo. Per questo è meglio sbarazzarsi di lui”.

TV Al-Manar, 17.0708

Samir Kuntar: “Hezbollah ha continuato a cercare i dispersi, vivi o martiri. Non aveva nessuna ragione per compiere un’operazione in mio favore se non la sua fede nel valore della vita umana [sic]. Ricordo che il segretario generale [Nasrallah] una volta ha detto: ‘Se Samir Kuntar è in prigione, significa che tutto il Libano è in prigione’. Ecco il valore dalla vita umana”.

TV Al-Jadid, 21.07.08

Sceicco Atallah Hamoud, capo dell’Associazione Libanese per i Prigionieri e i Prigionieri Rilasciati: “Ecco un dono [un mitra] da parte della resistenza islamica per l’eroe liberato, il tenente colonnello Samir Kuntar. Mujahideen [combattenti della jihad] come Samir Kuntar e i suoi fratelli non si curano di se stessi perché hanno votato se stessi alla resistenza, alla causa, alla patria”.

Voce narrante: “Il dono speciale della resistenza si combina con le parole di Kuntar, che ha giurato che questo mitra farà la sua parte nel vendicare il sangue dei martiri”.

Samir Kuntar: “Questo è il più bel regalo, dopo la libertà stessa. Desidero porgere il mio saluto alla resistenza islamica e al segretario generale Nasrallah per la loro fiducia. Innanzitutto, questo è il modo con cui la resistenza islamica riafferma la sua fede in me come combattente. In secondo luogo, questo mitra farà la sua parte, ad Allah piacendo, nel vendicare il sangue di Imad Mughniyeh”.

TV Future, 22.07.08

Samir Kuntar: “Se mi domandate se ho ucciso degli israeliani, sì l’ho fatto, Allah sia lodato, e ne sono orgoglioso. Se ne avrò la possibilità, ad Allah piacendo, ne ucciderò ancora. Per quanto riguarda i bambini, questa è un’altra storia. Una ragazzina venne uccisa durante l’operazione, nel fuoco incrociato. In tutte le operazioni che comportavano la cattura di ostaggi israeliani, gli ostaggi vennero sempre uccisi dai proiettili delle forze israeliane. Lo stesso è avvenuto nella mia operazione”.

Intervistatore: “Cosa ha studiato [in carcere]?”

Samir Kuntar: “Scienze sociali”.

Intervistatore: “Ha completato il suo master?”

Samir Kuntar: “No, me lo hanno impedito. Altri fratelli [in carcere] hanno completato il master, ma a me l’hanno impedito per ragioni che non conosco”.

Intervistatore: “Intende completarlo ora?”

Samir Kuntar: “No. Ad Allah piacendo, farò un master diverso”.

Intervistatore: “In cosa?”

Samir Kuntar: “Un diploma di master in resistenza armata”.

Intervistatore: “Dunque Samir Kuntar questa sera sta dichiarando che…”

Samir Kuntar: “L’ho già dichiarato”.

Intervistatore: “Ha dichiarato che avrebbe fatto parte della resistenza, ma oggi lei sta dicendo che sarà un combattente armato e che condurrà operazioni militari per la resistenza islamica”.

Samir Kuntar: “Senza il minimo dubbio”.

Intervistatore: “E’ una cosa già decisa?”

Samir Kuntar: “Certamente, certamente, certamente. Lo dico tre volte”.

(Da: MEMRI, 23.07.08 )

Per il video di queste ed altre dichiarazioni di Samir Kuntar (sottotitoli in inglese) clicca qui

Israele.net

Libano: accoglienza trionfale per Samir Kuntar nel suo villaggio natale

Libano: accoglienza trionfale per Samir Kantar nel suo villaggio natale

Portato in spalle come un campione, Samir Kantar ha fatto ritorno nel suo villaggio natale di Aabey, nel sud del Libano.

Rilasciato insieme ad altri quattro libanesi che erano detenuti nelle carceri israeliane, Kantar è stato accolto dal leader druso Walid Jumblat, che durante la cerimonia si è seduto accanto a un esponente di Hezbollah. A significare che gli attriti tra le fazioni libanesi sono temporaneamente accantonati, il tempo di festeggiare quella che è rivendicata come una vittoria di tutto il paese su Israele.

Che questo sia il senso dell’accoglienza trionfale riservata agli ex prigionieri lo ha detto senza mezzi termini il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, durante la cerimonia che si è svolta ieri sera a Beirut.

Prosegue intanto la marcia dei camion carichi delle spoglie di duecento guerriglieri, palestinesi e libanesi, ultimo atto dello scambio concordato tra Libano e Israele. Una volta a Beirut, sarà organizzata una cerimonia in onore di quelli che sono considerati alla stregua di martiri.

Euronews

Chi è Samir Kuntar: una storia che in pochi conoscono

Chi è Kuntar?

In un’intervista alla tv Al-Jazeera martedì 12 settembre, il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha ribadito che i due soldati israeliani Eldad Regev e Ehud Goldwasser, sequestrati il 12 luglio 2006 su suolo israeliano e trattenuti in ostaggio in Libano, non verranno liberati se Israele non accetterà di scarcerare perlomeno Samir Kuntar, il libanese da più tempo detenuto nelle carceri israeliane, presentato da Hezbollah e da molta propaganda araba come un “prigioniero di guerra” e un “eroe della lotta di liberazione palestinese”. Ma chi è Samir Kuntar?

Cittadino libanese nato nel 1962 ad Aabey, in Libano, da famiglia drusa, Kuntar entrò a far parte del Fronte di Liberazione Palestinese (FLP), fazione terroristica filo-irachena guidata da Muhammad Zaidan (Abu Abbas).

Il 22 aprile 1979 Kuntar guidò un gruppo di quattro terroristi che, partiti da Tiro a bordo di un gommone, sbarcarono verso mezzanotte sulla spiaggia di Nahariya, città israeliana una decina di km a sud del confine israelo-libanese, con lo scopo di compiervi un attentato. I quattro si imbatterono in un agente di polizia israeliano, Eliyahu Shahar, che uccisero all’istante. Dopodiché entrarono in un edificio al numero 61 di via Jabotinski e fecero irruzione nell’appartamento della famiglia Haran prima che potessero sopraggiungere rinforzi di polizia. I terroristi presero in ostaggio Danny Haran, 28 anni, insieme alla figlia Einat di quattro anni. La madre, Smadar Haran, fece in tempo a nascondersi in un soppalco sopra la stanza da letto insieme alla figlia Yael, di due anni, e a una vicina. “Non dimenticherò mai – ha successivamente raccontato Smadar –l’allegria e l’odio nelle voci degli uomini di Kuntar mentre si aggiravano per la casa dandoci la caccia, sparando coi mitra e gettando granate Sapevo che se avessero sentito Yael piangere avrebbero gettato una granata nel nostro nascondiglio uccidendoci tutte. Così tenni la mano sulla sua bocca per non farla gridare. Acquattata là dentro, mi tornavano alla mente i racconti di mia madre su quando si nascondeva dai nazisti durante la Shoà”.

Tragicamente in quei frangenti Smadar provocò la morte per soffocamento della figlia Yael, accorgendosene solo troppo tardi.

Nel frattempo Kuntar e i suoi uomini tentavano una sortita e uscivano dall’edificio trascinando Danny e la piccola Einat sulla spiaggia, dove ingaggiavano una sparatoria con agenti e soldati israeliani. Fu in quel momento che Samir Kuntar sparò a bruciapelo alla schiena di Danny Haran davanti agli occhi della figlioletta, immergendolo poi in mare per assicurarsi che fosse morto. Subito dopo venne visto uccidere la piccola sfondandole il cranio con il calcio del fucile contro le rocce della spiaggia.

Intanto nella sparatoria rimanevano uccisi un secondo agente israeliano e due uomini di Kuntar (Abdel Majeed Asslan e Mhanna Salim Al-Muayed).

Alla fine, il quarto terrorista, Ahmed Al Abrass, e lo stesso Kuntar vennero catturati vivi, processati e condannati all’ergastolo.

Ahmed Al Abrass venne successivamente scarcerato, nel maggio 1985, nel quadro di uno scambio di 1.150 detenuti nelle carceri israeliane contro tre soldati israeliani sequestrati dal gruppo terrorista di Ahmed Jibril. Kuntar non venne incluso in quello scambio. Poco dopo, nell’ottobre 1985, un commando dell’FLP prese in ostaggio la nave da crociera italiana Achille Lauro, pretendendo la scarcerazione di Kuntar. Durante il sequestro, i terroristi palestinesi uccisero il passeggero ebreo americano Leon Klinghoffer, costretto su una sedia a rotelle, e ne gettarono il corpo in mare.

Samir Kuntar ha sempre rivendicato con orgoglio la “missione” compiuta nel 1979 a Nahariya. Nel marzo 2006 l’Autorità Palestinese ha annunciato che gli avrebbe conferito la cittadinanza onoraria palestinese.

Abu Abbas, il mandante di Kuntar e del sequestro dell’Achille Lauro, lasciato fuggire da Roma nell’ottobre 1985 dall’allora governo Craxi, trovò rifugio a Baghdad dove venne catturato da soldati americani nell’aprile 2003 mentre cercava di fuggire in Siria. Deceduto in carcere nel marzo 2004, è sepolto a Damasco.

(www.israele.net, 14.09.06)

Nella foto in alto: Samir Kuntar (a sinistra) fotografato di recente in un carcere israeliano insieme al capo delle milizie Tanzim di Fatah Marwan Barghouthi, anch’egli condannato all’ergastolo per omicidi terroristici.

Hezbollah arruola bambini nelle sue milizie

La finta beneficenza di Hezbollah

Israele.net

Kuntar giura che continuerà col terrorismo

Kuntar giura che continuerà col terrorismo

Samir Kuntar è il terrorista libanese (della comunità drusa) che sta scontando l’ergastolo in Israele per aver ucciso Eynat Haran, una bambina israeliana di quattro anni, rompendole la testa con il calcio del suo fucile, dopo averle ucciso il padre Dany davanti agli occhi, oltre a due agenti della polizia israeliana. Anche Yael, la sorella di due anni di Eynat, morì nell’attacco terroristico, che ebbe luogo a Nahariya il 22 aprile 1979.

Hassan Nasrallah, il leader dei jihadisti sciiti libanesi Hezbollah, chiede a Israele la scarcerazione di Kuntar in cambio della liberazione dei due riservisti israeliani Ehud Goldwasser e Eldad Regev (o dei loro corpi, giacché nulla è dato sapere sulle loro condizioni di vita o di salute) che vennero presi in ostaggio da Hezbollah in territorio israeliano il 12 luglio 2006.

Tre mesi fa, all’indomani dell’uccisione del terrorista internazionale Imad Mughniyeh in un attentato con auto-bomba a Damasco, Kuntar ha scritto una lettera a Nasrallah nella quale celebra il martirio e le gesta dei terroristi, e promette solennemente di continuare sulla via del terrorismo “fino alla completa vittoria”.

Quello che segue è il testo della lettera di Kuntar (pubblicato su Al-Hayat Al-Jadida il 19 febbraio 2008, e diffuso in inglese da Palestinian Media Watch):

Mio caro e venerabile comandate e leader, Segretario Generale Hassan Nasrallah, la pace sia su di te e sui nostri shahid [martiri], e possa la clemenza e la benedizione di Allah essere su di voi.

La pace sia sugli uomini nelle schiere dei giusti. La pace sia su colui che ha dato senza prendere null’altro che il martirio, il più alto titolo d’onore al cospetto di Allah.

La pace sia sulle schiere splendide e illustri che marciano verso l’eternità, verso gli uomini di gloria, dignità e orgoglio, verso coloro che hanno segnato la nostra via per centinaia di anni.

La pace sia sull’ultimo che ci ha lasciati, sull’Hajji [pellegrino alla Mecca] e leader Imad Mughniyeh.

La pace sia su di lui mentre tramanda il messaggio a coloro che aspettano il suo arrivo, mentre porta loro storie di gloria e vittoria, notizie di risolutezza e lealtà degli uomini che hanno adempiuto la promessa [l’operazione di sequestro dei due soldati israeliani venne chiamata Adempimento della Promessa], notizie di coloro che “ancora attendono il martirio, ma non hanno cambiato determinazione” [citazione dal Corano, Sura 33:23].

La pace sia su di lui mentre annuncia ai più venerabili fra i credenti che le schiere che attendono hanno scelto di sfoderare le spade, e le loro spade gridano “siamo ben lungi dall’essere logorate” [citazione di una frase di Nasrallah].

Possa la pace essere su di te, Hajji Imad.

Il mio giuramento e la mia promessa è che il mio posto sarà sul fronte di battaglia, intriso del sudore del tuo dono e del sangue dei martiri più amati, e che continuerò lungo la via fino alla completa vittoria.

Porgo a te, signore Abu Hadi [appellativo di Hassan Nasrallah] e a tutti i combattenti della jihad [guerra santa] le mie congratulazioni e la mia rinnovata lealtà.

(Da: http://www.pmw.org, 1.06.08 )

Nell’immagine in alto: La homepage di un sito Hezbollah (a destra, la foto di Nasrallah) che invoca la scarcerazione dell'”eroe” Samir Kuntar (nella foto a sinistra). Il titolo è “Al-wa’ad al-sadeq” (la promessa adempiuta), in riferimento al nome dato al sequestro dei due soldati israeliani nel luglio 2006.

Chi è Kuntar?

Ucciso a Damasco uno dei più pericolosi terroristi del mondo

Israele.net

Libano/Nuovi scontri: aeroporto isolato, oggi parla Nasrallah

LIBANO/ NUOVI SCONTRI: AEROPORTO ISOLATO, OGGI PARLA NASRALLAH

Mufti Libano chiede intervento mondo islamico contro sciiti

Roma, 8 mag. (Apcom) – Proseguono gli incidenti in Libano cominciati ieri durante uno sciopero generale contro il carovita che, con il passare delle ore, e’ sfociato in violenze politiche e settarie.

Fonti giornalistiche locali hanno riferito ad Apcom che stamani scontri a fuoco sono divampati a Talbayya nella Valle della Bekaa. A Beirut centinaia di dimostranti, legati al movimento sciita Hezbollah, sono riuniti nel rione di Ras al Nabaa gia’ teatro ieri di scontri tra musulmani sunniti militanti del Partito Mustaqbal di Saad Hariri e attivisti sciiti. A Tayyuneh, Barbur, Corniche Marza e Beshara Khoury sono state date alle fiamme automobili e cassonetti dei rifiuti. Si registrano alcuni feriti non gravi.

Rimangono chiuse le strade sbarrate ieri dai dimostranti sciiti, incluse quelle per l’aeroporto internazionale di Beirut. La Mea, compagnia di bandiera libanese, ha sospeso tutti i voli in partenza fino alle 12 ora locale. Poco fa decine di persone, giunte con autocarri e un bulldozer hanno chiuso con blocchi di cemento il ponte Salim Salam.

Secondo le fonti gli incidenti potrebbero andare avanti fino alla conferenza stampa che terra’ oggi il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Il leader del movimento sciita, stando alle indiscrezioni che circolano a Beirut, potrebbe condizionare il ritorno alla normalita’ alla revoca da parte del governo di provvedimenti recenti, come l’eliminazione del sistema di telecomunicazione indipendente creato da Hezbollah e delle telecamere che l’organizzazione sciita avrebbe installato nei pressi dell’aeroporto.

Gli incidenti in corso si caratterizzano sempre piu’ come uno scontro aperto tra musulmani sunniti, sostenitori del governo del premier Fuad Siniora e vicini al partito Mustaqbal, e i musulmani sciiti rappresentanti da Hezbollah. Ieri Mohammed Qabbani, il Mufti del Libano, la piu’ alta carica sunnita, durante un discorso televisivo ha affermato che “i sunniti sono stanchi di queste violazioni (sciite)” e ha descritto Hezbollah come un insieme di “bande di fuorilegge che compiono attacchi contro i cittadini”. Ha quindi chiesto l’intervento del mondo islamico per bloccare quelli che ha definito “tentativi esterni (dell’Iran, ndr) di dividere i musulmani libanesi”.

Le violenze in atto hanno ulteriormente alimentato le tensioni in un Paese gia’ impantanato da diciassette mesi in una crisi politica che ha messo l’opposizione sostenuta da Iran e Siria contro il governo Siniora appoggiato dagli Stati Uniti. Una situazione che ha lasciato il Libano senza presidente dallo scorso novembre.

Nasrallah il piu’ popolare tra arabi, Iran non fa paura

Nasrallah il piu’ popolare tra arabi, Iran non fa paura

GERUSALEMME, 16 apr. – Nassan Nasrallah e’ il leader piu’ popolare nel mondo arabo. Lo sostiene un sondaggio diffuso dalla Anwar Sadat Chair for Peace and Development dell’Universita’ del Maryland, secondo il quale il leader di Hezbollah gode del sostegno del 26% degli intervistati. Dall’indagine emerge, inoltre, che la maggioranza dell’opinione pubblica araba non considera l’Iran come una minaccia alla sicurezza mondiale ed e’ contraria alle pressioni della comunita’ internazionale contro la Repubblica islamica. Secondo il 44% intervistati, l’Iran ha il diritto di portare avanti un programma per lo sviluppo di energia nucleare.

L’86% ritiene la soluzione del conflitto israelo-palestinese una delle questioni piu’ importanti che la comunita’ internazionale deve affrontare. La maggioranza, inoltre, crede che le violenze non cesseranno a meno che non si arrivi alla soluzione ‘due popoli-due Stati’. Secondo l’indagine, inoltre, il 18% degli arabi appoggiano Hamas, mentre il 38% sostengono in egual misura il movimento estremista e Fatah. Circa il 15% ritiene che la situazione nella Striscia di Gaza sia imputabile ad Hamas, mentre il 23% da’ la colpa al partito del presidente dell’Autorita’ nazionale palestinese, Abu Mazen. L’83% degli intervistati non vede di buon occhio gli Stati Uniti, mentre il 70% ha affermato di non aver alcuna fiducia nell’Amministrazione Usa. Molti arabi, tuttavia, ritengono che gli Stati uniti siano un Paese leader di democrazia e liberta’. Infine, il 32% crede che la politica estera americana in Medio oriente rimarra’ la stessa, indipendentemente da chi sara’ il prossimo inquilino della Casa Bianca. Il 18% ritiene che il democratico Barack Obama sia il candidato che ha piu’ chance di portare la pace nella regione, il 13% ha fiducia in Hillary Clinton, mentre solo il 4% crede nel repubblicano John McCain. (AGI)

(AGI, 16 aprile 2008)

Nasrallah: ”Israele può essere spazzato via”

Nasrallah: ”Israele può essere spazzato via”

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“L’entità sionista [Israele] può essere spazzata via dall’esistenza? Sì, mille volte sì”. Lo ha proclamato Hassan Nasrallah, segretario generale dei jihadisti sciiti libanesi filo-iraniani Hezbollah, celebrando lunedì a Beirut il 40esimo giorno dall’uccisione a Damasco del comandante delle operazioni terroristiche di Hezbollah Imad Mugniyah.

Rivolgendosi in collegamento video a decine di migliaia di sostenitori convenuti a Dahiya, il quartiere-roccaforte di Hezbollah a Beirut sud, Nasrallah ha continuato: “Mughnieh è ancora fra noi, il suo spirito non ci ha lasciati. Siamo determinati a proseguire sulla sua via. Abbiamo visto il nemico tremare di paura e terrore di fronte allo spirito , al sangue, alla vendetta, alla via e alla promessa di Mugniyah”.

Il capo di Hezbollah ha poi sostenuto il diritto di mettere in dubbio la Shoà. “Perché – si è domandato – quando si tratta dei sionisti tutti stanno zitti? Quando un grande pensatore si va avanti e solleva dubbi sull’Olocausto, viene subito criticato. Noi condanniamo questo fatto”.

“Vediamo – ha continuato Nasrallah – un’infiltrazione senza precedente dei sionisti e degli americani nei mass-media. Vogliono minare la coscienza della nostra nazione. Vogliono che il risultato finale sia la nostra resa. Usano i loro metodi violenti per cercare di convincerci che siamo deboli e inermi. Vogliono farci credere che non abbiano alcuna speranza di vincere. La macchina propagandistica sionista e americana è all’opera da sessant’anni per ingigantire le vittorie dell’esercito israeliano”.

Nasrallah ha ripetuto più volte che il ritiro unilaterale israeliano dal sud del Libano nel maggio 2000 costituì una “enorme vittoria” della sua organizzazione. “C’è una vittoria politico-militare che si chiama ritiro dell’esercito occupante dal Libano meridionale, che fu anche una vittoria ideologica per la conquista delle coscienze” ha detto, vantandosi poi d’aver costretto nell’estate 2006 la popolazione civile israeliana a stare rintanata nei rifugi per 33 giorni.

Nasrallah ha infine ribadito la promessa di vendicare la morte di Mughniyah, da lui attribuita a Israele senza dubbi né prove.

(Da: YnetNews, Ha’aretz, 24.03.08)

Nasrallah sbaglia tutto

Israele.net

Unifil, un silenzio colpevole

Edizione 48 del 08-03-2008

Dossier sul Libano consegnato da Israele all’Onu: Hezbollah pronti alla guerra

Unifil, un silenzio colpevole

di Michael Sfaradi

La risoluzione Onu 1701 impose il cessate il fuoco fra Israele ed Hezbollah e mise fine alla guerra che infiammò il Libano lo scorso anno. Israele doveva ritirare tutte le truppe presenti sul territorio libanese ed Hezbollah disarmarsi e restituire i soldati israeliani rapiti. L’azione militare che Israele intraprese in Libano, che poi degenerò in guerra aperta, fu la conseguenza di un attacco che Hezbollah fece in territorio israeliano, azione dove diversi soldati israeliani furono uccisi ed altri rapiti, ancora dispersi in azione. Quando la risoluzione 1701 entrò in vigore Israele ritirò le sue truppe dal terreno e, alcune nazioni fra le quali la Francia e l’Italia, si resero garanti dell’effettivo disarmo delle milizie sciite. A tal fine inviarono in pompa magna ingenti forze militari che si aggregarono alle truppe Unifil già presenti in zona. Qualcuno si ricorderà il gommone con gli otto legionari che entrò, fra gli sguardi incuriositi dei pescatori, nel porto di Beirut con una bandiera francese che per le dimensioni che aveva poteva andar bene issata su di un incrociatore e, sono sicuro, in molti ricorderanno la farsa dello sbarco in grande stile, con dispiego di uomini e mezzi, che fecero i Lagunari ed il San Marco nei pressi di Tiro in diretta Rai. Sembrava di essere sul set di “Salvate il soldato Ryan”, mancava solo Spielberg alla regia.

Si disse che lo spettacolo era costato parecchi soldi e che, a parte la coreografia, militarmente parlando era stato assolutamente inutile. Troppo ghiotta era però l’occasione, per il Governo Prodi appena insediato, per mettersi in mostra, anche se poi ha fatto la fine che ha fatto. I militari, a telecamere spente, si sono guardati intorno ed hanno capito che aria tirava da quelle parti, e per non correre rischi ai quali non erano né preparati né equipaggiati, hanno applicato regole d’ingaggio non previste nella risoluzione Onu, che di fatto hanno reso inutile la loro presenza in zona. Ogni volta che vedevano qualche cosa che non andava, avvertivano prontamente l’esercito libanese che con i favolosi mezzi a sua disposizione (scarti e residuati bellici delle varie guerre combattute negli ultimi 50 anni, e truppe probabilmente complici o simpatizzanti di Hezbollah) arrivava quando tutto era finito e non c’era più niente da controllare o da reprimere. Israele, intanto, ispezionava dall’alto il confine “tutto buchi” fra Siria e Libano, dove indisturbati transitavano centinaia di camion carichi di ogni tipo di armi che arrivavano dall’Iran. I francesi, invece di fare il lavoro per il quale erano stati inviati, pensarono invece di minacciare gli aerei israeliani che volando sui cieli libanesi, un po’ per attirare l’attenzione, e un po’ per impedire loro di fotografare il fallimento del teatro dei burattini.

Agli israeliani non è servito molto per capire il gioco delle parti che si stava consumando, dove il muto dice al sordo che il cieco li guarda, ed hanno raccolto tutte le informazioni sul “non lavoro” dell’Unifil. Poi, una volta acquisito quanto bastava per denunciare il riarmo di Nasrallah e dei suoi compagni di merende, un rapporto con prove e riscontri, è stato presentato al segretario generale dell’Onu che, improvvisamente, si è trovato per le mani una vera bomba ad orologeria. La situazione era talmente grave che Ban Ki-moon si è preso le sue responsabilità ed ha pensato che la cosa più giusta da fare era di spostare il palcoscenico della sceneggiata dal Paese dei Cedri al Palazzo di Vetro. Prende carta e penna e indirizza il tutto al Consiglio di Sicurezza che, come al solito, con i veti incrociati non riuscirà a togliere le castagne dal fuoco. La morale è che ci troviamo alle soglie di un nuovo attacco ad Israele, in fondo tutto si può dire di Nasrallah e di Ahmedinejad, tranne che parlino a vanvera, purtroppo questi due pessimi soggetti dicono quello che pensano e fanno quello che dicono. Stando agli ultimi conteggi, gli arsenali di Hezbollah anziché essere vuoti, come risoluzione Onu pretendeva, custodiscono oggi circa 10.000 testate a lungo raggio e 20.000 a corto raggio, quanto basta per mettere Israele a ferro e a fuoco.

Se a questo aggiungiamo l’arsenale di Hamas, che molto astutamente scopre le sue carte piano piano, possiamo prevedere che Israele sarà attaccata, in un prossimo futuro, sia da Sud che da Nord. La domanda allora non è se ci sarà la guerra, ma quando. Chi ci andrà di mezzo sono i 13.000 caschi blu di cui 2500 italiani, che sono in zona di guerra senza direttive sul come comportarsi in caso di una ripresa dei combattimenti, e il prestigio di chi doveva garantire la pace. Ma la politica filo-araba, miope e pressapochista dell’equivicinanza politicamente corretta, che in Europa ha fatto scuola, ha permesso che venissero gettate le fondamenta di un nuovo conflitto che sarà più cruento di quello che lo ha preceduto e che vedrà coinvolte ancora più pesantemente le popolazioni civili.

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