Rassegna Stampa di Giovedì 8 Maggio 2008

Rassegna Stampa di Giovedì 8 Maggio 2008

Impossibile citare tutti gli articoli apparsi oggi sull’apertura della Fiera del Libro di Torino, in mezzo a boicottaggi, indignazione, elogi e critiche.

Da non perdere Il Riformista, che coraggiosamente esce avvolto nella bandiera di Israele, e dedica pagina 2, con testi di Anna Momigliano, alla fondazione dello Stato di Israele, e pagina 4 e 5 alla manifestazione torinese, con un editoriale di pesante critica di Luca Mastrantonio a commento delle esternazioni di Vattimo ieri, che ha elogiato i Protocolli di Sion. “Un pensiero debole ma pesante come il piombo” lo definisce Giorgio Ferrari sull’Avvenire, rimarcando come Israele alla Fiera del Libro non si autocelebra, ma, “nel solco della miglior tradizione ebraica srotola le proprie contraddizioni e la propria straordinaria cultura, che non è mai a senso unico”.

Interessante sul Corriere della Sera le lettera di Walter Veltroni. Il presidente del Pd manifesta preoccupazione che il vero bersaglio è “esattamente lo Stato di Israele” e che le posizioni di chi boicotta la Fera nascono da un pregiudizio “e possono avere conseguenze pericolose” perché viene chiamato in causa l’intero popolo ebraico. Veltroni sottolinea che nell’identità del Pd non c’è posto per alcuna forma di ostilità e pregiudizio verso Israele e riprende l’editoriale di Pierluigi Battista apparso ieri sul Corriere, e citato da molti altri giornali, sul diritto alla normalità di Israele, al quale viene invece sempre riservato un “trattamento speciale”.

La manipolazione che spesso viene fatta dai titoli dei giornali, a caccia di sensazionalismo, è evidente oggi su Repubblica, che parla di “scolaresche in fuga” dalla Fiera del Libro e “ondate di disdette da scolaresche” nel titolo e nell’occhiello del bell’articolo di Concita de Gregorio.

La quale invece precisa che si tratta solo di “poche decine” sui 27.000 mila ragazzi che risono prenotati tramite le scuole, e che quest’anno il numero è ben superiore al passato, 2.000 in più dello scorso anno!

La De Gregorio denuncia come si parli di politica e non degli editori e scrittori presenti, delle bandiere bruciate e non della ricchezza del programma e dell’interesse degli incontri, e sottolinea come gli scrittori palestinesi e arabi, che spesso stimano e sono in contatto con gli israeliani, non siano potuti intervenire, perché “non hanno scelta libera”. Intervista Ernesto Ferrero, il direttore della Fira, che denuncia i “professionisti del conflitto perpetuo” e Angelo Pezzana, tra i promotori dell’invito a Israele, che accusa di “fascismo” “una certa sinistra che avendo problemi di visibilità e dubitando della sua stessa esistenza” cerca di sfruttare l’occasione della Fera del Libro per rendersi visibile:

Parole implicitamente confermate sul Corriere della Sera da Marco Imarisio, inviato tra gli squatter torinesi, che gli confessano come di Israele importi loro ben poco, ma sia un pretesto per contestare il sistema…

Emozionante e da non perdere l’articolo di Stefano Zecchi sul Giornale che parla di Israele come il Paese fondato sulla Bellezza e spiega come la nascita dello Stato sia stata preceduta dal quella dell’Accademia delle Belle Arti, perché per i padri fondatori l’identità culturale era la base su cui edificare la struttura istituzionale. Zecchi sostiene inoltre che gli ebrei sono “l’ultimo vero popolo rimasto sulla terra”.

E sul Sole 24 ore Stefano Salvi parla di “crescita senza precedenti” della Fiera del Libro, nonostante le contestazioni. Sono infatti attesi 300.000 visitatori, gli editori presenti sono 1.500 (75 in più dell’anno scorso, un aumento senza precedenti,e molti sono dovuti rimanere esclusi), 800 gli incontri e i dibattiti.

La Stampa sottolinea la presenza in forze della Santa Sede, che ha un proprio stand, e della CEI: Giacomo Galeazzi parla di una svolta politica “interventista” nella cultura, voluta da Ratzinger.

Scorrendo i giornali oggi, e nei giorni scorsi, si ha l’impressione che le polemiche stiano contribuendo, al contrario di quanto era nella mente dei contestatori, al successo mediatico della manifestazione. Mai si era tanto parlato, in Italia e all’estero, della Fiera del Libro, che, come tutte le manifestazioni culturali, era stata prima d’ora relegata nelle pagine della cultura, poche lette dagli italiani, i quali, come sottolinea oggi il Sole 24 ore, leggono pochissimo e acquistano ancor meno libri. La Fiera quest’anno invece ha raggiunto le prime pagine di tutti i quotidiani, viene inaugurata dal Presidente della Repubblica, nonostante il momento politico di formazione e insediamento del nuovo governo, e ha portato politici, intellettuali, opinion leaders a esprimersi in merito e a difendere pubblicamente Israele e il suo diritto a esistere, mettendo finalmente in luce la matrice antisemita nell’atteggiamento antisionista di molti esponenti della sinistra radicale, matrice già denunciata da molti esponenti dell’intelighenzia ebraica italiana ma sottaciuta dai mass media italiani.

Tant’è vero che le polemiche sulla Fiera del Libro hanno praticamente oscurato sulla stampa italiana due avvenimenti importanti. La riprese del dialogo di pace con la Siria, annunciata solo dall’Osservatore Romano: Mark Regev, portavoce del governo israeliano, ha annunciato ieri la ripresa deli colloqui, che da otto anni erano stati interrotti. E la grave situazione in cui si trova Olmert, a rischio di impeachment per i misteriosi finanziamenti di un “amico americano”, come ricorda il Giornale.

Le Figaro dedica molti articoli alla celebrazione del 60° anniversario di Israele, e l’editorialista Patrick St. Paul si esprime criticamente per le dimostrazioni di forza militare programmate e ribadisce la difficoltà della situazione politica con la credibilità di Olmert ai minimi storici.

E infine, una notizia mondano-culturale, che troviamo sulle pagine romane del Tempo: questa sera all’Opera di Roma sarà presentata per la prima volta in Italia, alla presenza di Napoletano e Alemanno, l’opera lirica “Viaggio alla fine del millennio” tratta dall’omonimo romanzo di Yehoshua, che è anche l’autore del libretto, e messa in scena dalla Tel Aviv Opera. Serata a inviti.

Viviana Kasam

Ucei.it

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Rassegna Stampa di martedì 15 Aprile 2008

Rassegna Stampa di martedì 15 Aprile 2008

Ancora è presto per una analisi approfondita, ma Il Foglio dedica un lungo articolo alla politica “atlantista” di Berlusconi, all’intesa con Sarkozy ma anche con Merkel e Brown, e all’annunciato viaggio in Israele per il sessantenario.

Anche il Riformista parla di una correzione prevedibile in politica estera e Il Giornale, in un articolo di Adalberto Signore, ribadisce che il primo viaggio ufficiale di Berlusconi sarà in Israele.

Intanto il Papa sta viaggiando alla volta degli Usa, dove Bush, gesto inedito, lo accoglierà all’aeroporto di Washington. Alessandra Cardinale sul Riformista preannuncia, tra i tanti appuntamenti, quello con la comunità ebraica della Park Avenue Synagogue di New York e Gianna Pontecorboli, sullo stesso giornale sottolinea come gli esponenti di quella comunità chiederanno al Papa la correzione del nuovo testo della preghiera sulla conversione degli ebrei, che, per quanto modificato, risulta ancora insoddisfacente.

E ancora un viaggio, ma molto contestato, quello del presidente Carter in Medio Oriente. Il Foglio critica duramente l’ex-presidente americano, che incontrerà a Damasco il leader di Hamas, e lo accusa di non capire niente sui problemi della politica mediorientale, di fare solo danni, indebolendo Abu Mazen, legittimando il terrorismo e provocando un contraccolpo su Obama, che Carter sostiene. L’editoriale non firmato ricorda le scivolate di Carter, che non sostenne lo Scià e fu debole durante l’occupazione e Teheran dell’ambasciata americana, ma dimentica che Carter fu l’artefice di Camp David, dove venne siglato il primo accordo di pace tra Israele e un Paese arabo, l’Egitto.

Europa sottolinea come gli 007 israeliani si siano rifiutati di collaborare con i servizi di sicurezza di Carter, reo non solo di voler trattare con Hamas, ma anche di aver dichiarato, nel suo libro uscito nel 2006, che Israele pratica verso i palestinesi una politica simile all’apartheid. Israele gli avrebbe rifiutato ogni richiesta, anche quella di incontrare il leader palestinese Marwan Barghouti in carcere.

Stefania Podda su Liberazione ha un atteggiamento più favorevole a Carter, che ha dichiarato di voler intervenire nei suoi incontri con Hamas a favore del rilascio del caporale prigioniero Shalit, e ha deprecato il lancio dei razzi contro Sderot. Ma chi sostiene a spada tratta l’ex presidente americano, è, come immaginabile, il Manifesto, che in un articolo a firma di Michele Giorgio accusa l’atteggiamento del governo israeliano di ambiguità, perché mentre criminalizza l’ex presidente americano tratterebbe segretamente con Hamas (notizia peraltro non confermata da nessuna fonte). Il Manifesto pubblica anche un trafiletto in cui annuncia (o meglio denuncia) un accordo di cooperazione nucleare tra Usa e Israele.

E ora qualche notizia dal fronte islamico. La Stampa, in un articolo a firma di Aldo Baquis, annuncia che, nelle intenzioni dell’influente predicatore turco Yunis al Astal, Roma diventerà presto islamica, nemesi per l’occupazione di Costantinopoli da parte dei crociati. La notizia, per quanto peregrina (?) ha avuto grande risalto sui media USA in quanto è stata trasmessa dalla televisione Al Aqsa di Hamas (movimento a cui appartiene Al Astal) ed è stata ripresa da Memri, l’osservatorio sulla comunicazione in Medio Oriente.

La progressiva conquista – pacifica – dell’Islam in Europa gode oggi di molto spazio sui quotidiani. Caterina Soffici sul Giornale denuncia come la presenza come ospiti d’onore di numerosissimi scrittori arabi (alcuni dei quali apertamente appoggiano il terrorismo islamico internazionale) non abbia suscitato alcuna protesta a Londra, dove si è inaugurata ieri la Book Fair. E tutti coloro che hanno protestato contro gli scrittori israeliani a Parigi e a Torino, il filosofo Vattimo in primis, ben si guardano dal criticare la scelta inglese.

Luigi Offeddu sul Corriere dedica il suo articolo all’insolita alleanza in Belgio tra insegnanti cattolici e islamici nella crociata contro il darwinismo. Grave perché in molte scuole la teoria all’evoluzione non viene più spiegata e circola invece un libello di Harun Yahya “Atlante della creazione” che si rifà categoricamente al testo biblico. La comunità francofona, per quanto non navighi nell’oro, ha promosso una ampia indagine nelle scuole, devolvendo 138.000 euro alla ricerca.

Di segno contrario il convegno promosso dal Vaticano e annunciato da Dario Fertilio sul Corriere della Sera, che vedrà scienziati evoluzionisti e cattolici intorno a un tavolo per cercare di mitigare la distanza tra le due posizioni. Dario Antiseri spiega che l’evoluzionismo va insegnato come teoria scientifica ma non può spiegare tutto.

E sempre in fatto di scienza, Francesca Marretta su Liberazione, parlando di una nuova tecnica di clonazione messa a punto dall’Advanced Cell Tecnology, e della nuova legge che sta per essere sottoposta al vaglio del Parlamento inglese, per favorire le nuove ricerche sugli embrioni, cita la posizione favorevole alla creazione di embrioni ibridi da parte del rabbinato inglese. Marretta intervista una rabbina, Julia Neuberger, chiaramente riformata; e ci si chiede se il suo punto di vista (“è una opportunità per salvare vite umane”) sia condiviso dal rabbinato più ortodosso. Mancando un esponente unico “ufficiale” della dottrina ebraica, il rischio è che i giornalisti riportino come ufficiali voci non ampiamente condivise.

Due “piccole” notizie, riportate sotto forma di trafiletti, gravi però nel contenuto. Il Corriere della Sera preannuncia che il processo a 11 ex-nazisti accusati della strage di 350 civili, tra cui donne, bambini e neonati, a Fivizzano nel 1944, probabilmente non si farà. Perché il Tribunale militare di La Spezia, competente su questo caso, sarà chiuso a fine luglio come previsto dalla Finanziaria. E viva la burocrazia italiana!

Liberazione denuncia come, secondo una autorevole fonte anonima delle Nazioni Unite, Hamas avrebbe bloccato la distribuzione di un milione di litri di carburante nella Striscia. Questo avvalorerebbe l’ipotesi del tentativo, da parte del movimento fondamentalista, di esasperare la crisi e provocare una forte reazione antiisraeliana nella popolazione.

E finiamo con due notizie culturali. Susanna Nirenstein su Repubblica dedica un lungo articolo all’autobiografia di Ahron Appelfeld che esce in questi giorni in riedizione da Guanda (fu pubblicata per la prima volt da Giuntina). E le cronache milanesi di Giorno, Corriere della Sera, Repubblica danno risalto ai due concerti previsti stasera a Milano per il sessantesimo anniversario di Israele, quello del violinista e direttore d’orchestra Shlomo Minz che suonerà Mendelsohnn al Teatro Dal verme con la Israel Sinfonietta, e il concerto klezmer di Igor Polisistky al Conservatorio.

Viviana Kasam

Ucei.it

Rassegna Stampa di Mercoledì 3 Aprile 2008

Rassegna Stampa di Mercoledì 3 Aprile 2008

Israele è al secondo posto tra i Paesi più antipatici del mondo. Tutti i quotidiani pubblicano l’esito del sondaggio che è stato realizzato dalla BBC in 34 Paesi intervistando 17 mila persone, ma solo Silvia Guidi su Libero si sofferma ad analizzarne criticamente i risultati. “Sembra il termometro dei pregiudizi globali” sostiene la giornalista. La Cina, Paese che punisce con la pena di morte anche la bigamia e il gioco d’azzardo, è in ascesa per simpatia, mentre il democratico Israele viene giudicato peggio del regime del folle coreano Kim Jon Il, che ha instaurato il regime stalinista più isolato, repressivo e brutale del mondo. “Prova che la menzogna sistematica paga sempre”.

E parlando di menzogne sistematiche, la Tv Al Aqsa di Hamas continua nella sua politica di indottrinamento all’odio rivolta ai bambini, nelle fasce orarie a loro dedicate. Giulio Meotti su Avanti racconta come -dopo i pupazzi di animali che si immolavano nella guerra santa a Israele, e dopo la scioccante intervista ai due giovanissimi figli di una martire, che citavano con orgoglio i numero delle morti civili causate dalla madre- è ora la volta di un programma in cui la Casa Bianca appare trasformata in moschea e l’impuro Bush, che vorrebbe entrare, viene ucciso a colpi di spada dai bambini provenienti da tutti il Medio Oriente, che vi si sono insediati.

Non solo Tv, ma anche Internet come veicolo di odio. Riporta La Repubblica che Al Zawahiri, numero due di Al Qaeda, rispondendo ad alcune domande sul web, incita a colpire obiettivi ebraici dentro e fuori Israele, e anche di attaccare gli uffici delle Nazioni Unite, che sarebbero nemiche dell’Islam e dei musulmani. E smentisce le voci di una malattia di Bin Laden.

Conversioni. Dopo quella di Magdi Allam al cattolicesimo, quella di Fouad Allam che passa dal Pd alla Magna Charta, aprendo al PdL, auspicando lo nomini ministro dell’immigrazione in un prossimo governo Berlusconi (Barbara Romano, Libero. Allam accusa Veltroni di razzismo per non averlo messo in lista. Nel rispetto dell’editorialista musulmano di provata fede democratica a moderata, rimane però il dubbio che, come tutti gli esclusi, tenda a dare una motivazione ideologica a una esclusione che potrebbe avere semplici motivi di calcolo politico.

Il Giornale, dando notizia di numerose conversioni in Francia dell’Islam al cattolicesimo, recensisce per la penna di Camillo Longoni un curioso libro pubblicato da Bruno Mondadori: “Convertire i musulmani. L’esperienza di un gesuita spagnolo del Seicento”. L’autore, Emanuele Colombo, ha scoperto un testo inedito in Italia e dimenticato ovunque, ne ha tradotto alcune parti, e spiega come procedere, secondo le indicazioni dell’attivissimo convertitore gesuita Tirso Gonzales: usare la ragione e non solo la fede, spiegare la falsità del Corano con il Corano, mostrandone le contraddizioni, illustrare la vita non propriamente santa di Maometto, e sottolineare le angherie alle donne. Sorprendente l’attualità: potrebbe essere stato scritto oggi. Sarà bersaglio di fatwa?

Chris Patten, rettore della Oxford University ed ex-commissario europeo su Repubblica elogia la proposta di Blair, di creare subito uno stato Palestinese, in quanto la road map non sarebbe più percorribile. Questo comporterebbe il rientro di Israele entro i confini del ’67,e la creazione di istituzioni in Palestina, ma secondo Patten un accordo definitivo subito è l’unico modo di arginare l’escalation di odio e violenza.

Intanto fra gli ortodossi israeliani c’è poco da stare allegri. Ispirandosi alla famosa battaglia di Lisistrata, le guardiane dei mikvè, i bagni rituali, hanno incrociato le braccia. Protestano contro il mancato pagamento del pur misero stipendio che viene loro corrisposto dai consigli rabbinici, spiega Massimo Veronese sul Giornale (ma la notizia è ripresa da quasi tutti i quotidiani). Niente bagno, niente sesso, e soprattutto niente matrimoni. L’immersione rituale nella piscina è un requisito indispensabile all’ottenimento dei certificati di matrimonio.

A Gerusalemme montano le proteste per la costruzione del ponte di Calatrava, che dovrebbe essere pronto per le celebrazioni ufficiali dei 60 anni di Israele (Davide Frattini Corriere della Sera). Voluto da Olmert quando era sindaco, il ponte, che costerà 44 milioni di euro, è ispirato all’arpa di Davide, e inalbererà una torre di 120 metri, visibile da ogni parte della città. C’è chi lo definisce un “mostro” che deturpa la città d’oro, considerata la più bella del mondo e che rischia ora di trasformarsi in una colata di cemento, mentre le vecchie case della bellissima pietra tradizionale vengono abbandonate e distrutte.

Polemiche anche sulla ricostruzione del padiglione italiano a Auschwitz. In una lettera indirizzata alla Stampa Michele Sarfatti, direttore del CDEC, precisa che nel comitato incaricato di studiare il progetto c’è anche l’ANED (l’associazione nazionale ex-deportati), che aveva allestito il padiglione 28 anni fa, e non solo istituzioni ebraiche; e spiega la necessità di un dialogo approfondito per decidere come realizzarlo: non una “guerra della memoria”, ma un guerra di idee, un confronto acceso per trovare la soluzione migliore, che spieghi in italiano agli italiani perché tanti italiani sono morti nei campi di concentramento.

Brevi. Mosley, dopo l’orgia sado-nazi, pare sia in procinto di dimettersi:l’avrebbe scaricato anche il suo patron Ecclestone, e intanto non presenzierà la gara di Formula 1 in Bahrein (Il Tempo).

E Tzahal concede la pensione di guerra anche ai “vedovi” degli omosessuali. Lo rivela Francesca Paci sulla Stampa, commentando positivamente l’apertura democratica di quello che è considerato il più severo e temibile degli eserciti.

Viviana Kasam

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Rassegna Stampa di domenica 9 Marzo 2008

RASSEGNA STAMPA – domenica 9 marzo 2008

Sulle pagine dei giornali di oggi è naturalmente ancora diffusa l’eco della terribile carneficina di giovedì scorso alla Yeshivà Merkaz ha-Rav di Gerusalemme. Solo un’eco, però: qualche interpretazione, qualche possibile precauzione per il futuro e pochi commenti. La notizia sembra fatalmente già passata e, nel complesso (forse un po’ troppo in fretta), “digerita”.

Sull’ “Unità” il portavoce di Olmert Avi Pazner – intervistato da Umberto De Giovannangeli – individua nell’identità ebraica il vero bersaglio della mattanza. Si è voluto colpire a morte l’immagine dell’ebreo e della sua dedizione religiosa. Acutamente l’ex ambasciatore in Italia coglie la più vasta portata antisemita di questa violenza, e il proposito di bloccare ogni prospettiva di dialogo, di scatenare la più dura delle reazioni da parte di Israele. La risposta israeliana non è certo esclusa da Pazner, che però insiste soprattutto sulla necessità di non cadere nel tranello e di continuare il dialogo con l’ANP. Il limite delle prospettive attuali non è tanto, a suo giudizio, quello della sospensione delle trattative di pace, quanto quello della mancanza di compattezza internazionale dopo il fatto: trattare con Hamas adesso sarebbe un colpo mortale alla pace. L’allusione a D’Alema e a quanti come lui propongono un’apertura al movimento fondamentalista è fin troppo palese.

Le debolezze dell’Occidente di fronte ai colpi del fondamentalismo islamico sono al centro oggi anche di altre riflessioni. Fiamma Nirenstein sul “Giornale” confronta “la viltà dell’Onu e il coraggio di Re Abdullah”: di qua l’incapacità di arrivare a un documento di condanna nei confronti di una strage di giovani studenti condita con l’ipocrisia dei continui inviti a Israele a “commisurare la reazione” alle offese ricevute (i continui razzi di Hamas su Sderot e Ashkelon); di là il coraggio di re Abdullah di Giordania che non ha concesso ai parenti giordani dell’attentatore di Gerusalemme l’erezione della tenda del lutto. Sul vuoto ormai rappresentato dall’Onu, sulla sua impotenza si sofferma anche un commento non firmato (di Ferrara?) del “Foglio”. Affidare a regimi come quello di Cuba o della Libia di Gheddafi l’ultima parola sulla possibilità di condannare le ingiustizie del mondo non può certo dare un grande affidamento. Ma è Giorgio Israel sul “Messaggero” a portare questa riflessione sul piano delle idee e della cultura. L’Occidente “ha scordato l’orgoglio di sé”. Siamo, saremmo vittime di un “odio di sé”, che ci porta ad autocondannare l’atteggiamento occidentale come brutalità di pensiero e menzogna sistematica, a voler concedere alla shariah una sorta di statuto speciale nel mondo britannico, a proporre boicottaggi nei confronti degli incontri e dei dibattiti promossi dalla cultura occidentale o ad appoggiare chi li promuove (i movimenti contro le fiere del libro di Torino e Parigi, l’adesione alle posizioni di Tariq Ramadan)

Queste preoccupazioni per la nostra debolezza mi paiono sensate. Denunciano giustamente una perdita di consapevolezza, una fragilità che paradossalmente sono figlie della stessa forza culturale dell’Occidente. Mi preoccupa semmai che siano solo le voci moderate o conservatrici a cogliere la nostra condizione attuale di impotenza; che le testate di sinistra abbiano niente o poco da dire in proposito. Occorre anche considerare che la debolezza dell’Occidente è addirittura più vasta rispetto a queste amare constatazioni. Non è solo quella di “perdere se stessi”. E’ anche quella – taciuta anche dai mass media moderati – di non saper proporre vie nuove e attuabili, percorsi possibili per la risoluzione delle questioni mondiali: percorsi adeguati ai valori e ai modelli della democrazia occidentale. Qui forse gli opinionisti di sinistra avrebbero qualcosa da suggerire.

David Sorani

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Rassegna Stampa di giovedì 28 Febbraio 2008

RASSEGNA STAMPA – giovedì 28 febbraio 2008

Su Newsweek Michael Hirsh e Dan Ephron (da leggere) analizzano la posizione di Barack Obama su Israele e ebrei. Pare che le accuse di essere filopalestinese siano diffuse ad arte dalla staff della Clinton e dai repubblicani preoccupati. In realtà Obama più volte si sarebbe dichiarato sostenitore di Israele.

Sono a uno stallo i negoziati tra Israele e Santa Sede: lo denuncia con preoccupazione l’Avanti. Il motivo: Roma pretende l’esenzione fiscale, di cui godeva già prima della fondazione di Israele, il governo non è d’accordo.

E mentre le relazioni con i cattolici paiono in crisi, un gesto distensivo viene dai musulmani: Caterina Maniaci su Libero quotidiano illustra la proposta di un gruppo di studiosi islamici ed ebrei del Wolf Institute of Abrahamic Faith di Cambridge per migliorare le relazioni e la stima reciproca.

Ma sembra l’unico questo squarcio di positività, in una situazione che continua a deteriorare. Giovanni Sallusti su Libero quotidiano recensisce la “Guida (policamente scorretta) all’Islam e alle crociate” che uscirà in Italia domani per i tipi di Lindau: un saggio dell’americano Robert Spencer, direttore del centro Jihad watch che vive in località segreta sotto protezione. Spencer sostiene che l’aggressività è parte fondante dell’Islam, in quanto Maometto era un profeta guerriero, e racconta come sia fasulla l’immagine “tollerante” che oggi si cerca di accreditare ai musulmani: sarebbe una favola persino la presunta “età dell’oro” in Spagna, in cui sotto i musulmani cattolici ed ebrei sarebbero vissuti in concordia e tolleranza.

Sul Corriere della Sera Magazine Stefano Jesurum intervista Sayed Kashua, il più noto scrittore israelo-palestinese (scrive in ebraico), attore di reality show in tv e commentatore sul quotidiano liberal Haaretz. Nonostante queste credenziali, Kashua aderisce al boicottaggio della Fiera del Libro di Torino e denuncia la sua difficoltà di essere arabo in Israele: “per l’israeliano medio io voglio comunque infilargli un coltello nella pancia, per l’arabo medio sono il leccaculo degli ebrei”.

Difficoltà palestinesi le racconta anche Antonio Ferrari, recensendo su Corriere della Sera Magazine un libro in uscita da Giunti di Sahar Kalifah, nota scrittrice palestinese. “Una primavera di fuoco” è l’accorata analisi femminile della tremenda situazione dei palestinesi tra desideri di pace e attrazione per il terrorismo.

Per chi è interessato a riflettere sulla cultura ebraica, da non perdere la lectio magistralis di Moni Ovadia, pubblicata da La Stampa (che la riprende da Strumenti critici del Mulino) in occasione della sua laurea honoris causa a Pavia. “L’ebreo ingombrante” è una attenta e originale analisi sul significato dell’ebraismo nel mondo contemporaneo.

Un altro libro di grande interesse, presentato ieri in Campidoglio con prefazione di Walter Veltroni è la “Vita di Ernesto Nathan” di Nadia Ciani (Claudia Azzera, Unità Roma). Il primo sindaco di Roma, ebreo, massone e inglese di nascita, viene descritto come un personaggio di grande rettitudine, modernità e spirito democratico. E’ un bene che si cominci a conoscere di più l’apporto politico e culturale degli ebrei alla vita italiana.

In Francia, riportato da trafiletti su tutti i quotidiani, Sarkozy ha rinunciato al suo progetto, molto criticato anche da parte ebraica, di far adottare ai bambini dell’ultima classe elementare, un bambino ebreo francese perito nella Shoah. La decisione è stata presa da una commissione a cui partecipava anche Claude Lanzmann.

E infine, i problemi a Gaza. Ieri sono stati uccisi 11 palestinesi, terroristi secondo gli israeliani – ma tra le vititme anche tre bambini- e un civile israeliano a Sderot –ma ci sono anche due feriti gravi e quattro ricoverati sotto choc. Secondo Umberto De Giovannangeli sull’Unità, il 64% degli israeliani sarebbe favorevole ad aprire una trattativa con Hamas la notizia ripresa dal quotidiano Haaretz. De Giovannangeli affronta anche il problema delle presunte infiltrazioni di Al Qaeda nella Striscia di Gaza, in seguito alla temporanea apertura della frontiera con l’Egitto, ma appoggia la tesi diffusa da Hamas che si tratti in realtà di infiltrati dei servizi segreti dell’Anp, una mossa studiata ad arte per giustificare future operazioni arabo-israeliane nella Striscia.

Secondo Francesca Paci sulla Stampa il pericolo di una apertura di Hamas a Al Qaeda è reale, e potrebbe essere l’inizio della grande offensiva tanto paventata dagli israeliani (che secondo alcuni potrebbe culminare durante la visita di Bush in Israele per le celebrazioni dei 60 anni dalla fondazione dello Stato ebraico.

Perché la Palestina non dichiara l’indipendenza come il Kosovo? Se lo chiede Yasha Reibman sul Giornale Tempi. Per gli israeliani andrebbe bene, anzi sarebbe liberatorio. Ma non andrebbe bene, secondo il commentatore, per i palestinesi perché vorrebbe dire rinunciare al tavolo da gioco, a ottenere di più con le trattative, e soprattutto, alle generose sovvenzioni concesse da tutto il mondo all’ANP in quanto senza Stato. Però così la Palestina potrebbe evitare di riconoscere Israele.

Viviana Kasam

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Segnalazioni dalla rassegna stampa del 7 Febbraio 2008

SEGNALAZIONI DALLA RASSEGNA STAMPA DEL 7/2/2008

La calunnia è un venticello… Per fortuna ogni tanto c’è chi cerca di bloccarlo. L’Avvenire pubblica oggi una chiara smentita del CdA della Fiera alle illazioni diffuse da Tarik Ramadan, che stanno diventando il Vangelo dei contestatori, tra i quali il filosofo Gianni Vattimo. Primo: non è vero che l’Egitto doveva essere l’ospite di quest’anno, e poi si è optato per Israele, per festeggiareil 60°anniversario della fondazione . L’Egitto sarà ospite nel 2009, in concomitanza con una grande mostra a Venarla. L’ospite doveva essere il Cile, che però ha declinato in quanto già impegnato altrove. Il 60° di Israele è un pura coincidenza, e comunque non si celebra uno Stato, ma i suoi letterati.

C’è però una insospettata difesa di Ramadan da parte di Sergio Romano, nella risposta a una lettera pubblicata sul Corriere: Ramadan, sostiene Romano, si starebbe impegnando per creare un Islam europeo. Ci si chiede a questo punto quale Islam: quello dei Fratelli Musulmani, di cui Ramadan è l’erede spirituale, essendo il nipote dei fondatori, ed avendo scritto sul di esso la sua tesi di laurea?

Intanto imperversano le polemiche, riprese anche dalla stampa straniera, sulla nuova versione della preghiera pasquale, che è stata riformulata, sostituendo l’auspicio di una “conversione” degli ebrei, con l’auspicio che essi “riconoscano Gesù Cristo Salvatore”. Ieri avevano protestato i rabbini Laras e Di Segni, oggi è la volta dell’Assemblea Rabbinica italiana che denuncia (Corriere, Luigi Accattoli) un “salto indietro di 43 anni” (cioè da quando Paolo VI aveva totalmente eliminato l’idea di conversione) e prevedono un raffreddamento del dialogo con il Vaticano.

Da non perdere l’analisi di Pio Pompa sul Foglio, circa il ruolo di Saddam Hussein nel porre le basi del nuovo antisemitismo europeo. Secondo l’esperto di servizi segreti, Saddam già nel 2002 avrebbe infiltrato suoi agenti in Europa, facendoli passare per contestari del suo regime, e quindi molto credibili. Il loro obiettivo: diffondere odio verso Israele e Stati Uniti. Gli agenti sarebbero riusciti ad arrivare anche ad ambienti poco inclini a Bin Laden e avrebbero pesantemente influenzato anche l’Unione Europea, tant’è vero che nel rapporto della UE del 2003, che denunciava il crescente antisemitismo in Europa, la prefazione di Bob Purkiss e Beate Winkler venne rimossa di punto in bianco e sostituita con un disclaimer in cui se ne confutavano i risultati.

Il Corriere della Sera pubblica una lunga intervista con Tony Blair, da poco inviato dal Quartetto in medio Oriente per accelerare il processo di pace. Secondo Blair, dieci mesi (cioè entro il mandato di Bush) sono pochi, ma si può riuscire. Bisogna però cambiare prospettiva: non prima l’intesa, poi le azioni concrete, ma viceversa. Israele deve ritirarsi e avere fiducia nella sorveglianza palestinese, Hamas deve riconoscere Israele e abbandonare il lancio dei razzi, allora ci saranno le premesse per siglare l’intesa. Annuncia che Bush tornerà in Medio Oriente a maggio, e critica la politica di Israele a Gaza, che “isola la gente e aiuta di fatto i terroristi” mentre dovrebbe essere il contrario”.

Infine, un preoccupato articolo del Financial Times, che denuncia l’aumento della povertà in Israele, e l’aprirsi della forbice tra ricchi e poveri, in completo contrasto con le premesse socialiste con cui nacque lo Stato di Israele. Mentre il paese è in buona crescita economica, una famiglia su cinque (soprattutto tra ortodossi e minoranze arabe) è sotto la soglia della povertà, e siccome in queste due enclaves è maggiore il numero dei figli, un terzo dei bambini sono indigenti: dieci anni fa erano il 22%.

Viviana Kasam

Ucei

Rassegna Stampa di mercoledì 6 Febbraio 2008

RASSEGNA STAMPA – mercoledì 6 febbraio 2008

C’è da rimanere sconcertati leggendo la rassegna stampa di oggi.

Da un lato, la notizia che il Papa ha ufficialmente cancellato dalla liturgia del Venerdì Santo la preghiera “per la conversione degli ebrei”, sostituendola con “il Signore Dio nostro illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini”. Giustamente i rabbini Laras e Di Segni (Corriere della Sera, Luigi Accattoli) si sono indignati e parlano di grave regressione e ostacolo al dialogo. Nel manuale di Paolo VI, superato dal ritorno alla liturgia in latino, voluto da Benedetto XVI, il testo era formulato in modo più rispettoso: lapreghiera chiedeva a Dio “che gli ebrei possano progredire nella fedeltà alla sua alleanza”. Ma, ci si chiede, perché i cattolici debbono pregare per noi? Non potrebbero limitarsi a pregare per se stessi?

Intanto prosegue la grande kermesse della Fiera del Libro. Il CdA ha annunciato la decisione a procedere con l’invito a Israele, ma un gruppo di facinorosi legati ai centri sociali e al Forum Palestina ha occupato la sede della Fiera. E intanto ognuno dice la sua. Furio Colombo, sull’Unità, invita la sinistra a non lasciare che sia la destra, nella città di Primo Levi, a difendere la Fiera, e si schiera contro coloro che vorrebbero cancellare Israele dalll faccia della terra.

Interessante la posizione di R.A. Segre sul Giornale: il boicottaggio sarebbe un autogol per chi lo ha propugnato. Ha infatti avuto l’effetto di rendere simpatico Israele, di spaccare la sinistra per la quale la delegittimazione dell’avversario è l’ arma principale; ha indebolito proprio gli scrittori israeliani più critici verso il governo e provocato la dissociazione di molti scrittori arabi.

Il Foglio propone una intelligente analisi di David Frum (da non perdere) sul rapporto Winograd, che potrebbe essere estesa anche alla kermesse della Fiera: e cioè il problema della guerra mediatica: le battaglie si combattono ormai su giornali e tv, l’informazione è un’arma fondamentale, siamo nell’epoca della Guerra di Disinformazione. Frum elenca numerose istanze di manipolazione dei media da parte di Hezbolllah, nella guerra in Libano emerse proprio dal rapporto Winograd: foto ritoccate, falsi attacchi alle ambulanze, il sito di Qana diventato “un grottesco scenario mediatico”. Così, aggiungiamo noi, a Torino, la protesta anonima di un gruppo di scrittori giordani è stata rilanciata dai giornali ed è diventata una valanga inarrestabile, grazie anche all’intervento tempista dell’astuto Tariq Ramadan, che la guerra di disinformazione è maestro nel combatterla, giocando sull’ambiguità del suo ruolo di docente universitario.

E intanto riesplode la violenza a Gaza, dopo l’attacco kamikaze di Dimona.
Umberto De Giovannangeli sull’Unità riferisce che la tv israeliana avrebbe mostrato con “morbosità” l’immagine del poliziotto che uccide il secondo kamikaze, provocando lo sdegno di un non meglio identificato “sito Internet”.

Roberto Buongiorni, sul Sole 24 Ore, sottolinea il pericolo che l’attacco, rivendicato da Hamas ma con cellule partite da Hebron, non da Gaza, segni un indebolimento per Abu Mazen, che finora era riuscito a mantenere un seppur blando controllo degli estremisti sul suo territorio.

Partendo proprio dal nuovo attacco terroristico, il primo da oltre un anno, il Wall Street Journal Europe arriva alla conclusione che il terrorismo si può contrastare con successo. Gli israeliani grazie alla costruzione del muro, ad attacchi mirati alle enclaves tipo Jenina e ai singoli terroristi sono riusciti a passare da 451 morti nel 2002 a pochissimi recentemente. E non è vero, sostiene l’anonimo autore, che così facendo Israele aumenta il ciclo della violenza. E’ vero il contrario: mettendo ostacoli al terrorismo la necessità di azioni militari su vasta scala diminuisce. E’ una lezione che andrebbe applicata anche all’Iraq.

Le Monde pubblica oggi due interviste anti-Israele: quella più moderata a Abdelrazek Al-Yehiya, ministro dell’Interno palestinese in visita in Francia, che accusa Israele di non collaborare con i palestinesi moderati, e quella, molto pesante, a Ahmadinejad che, tuonando contro Israele, Paese da cancellare, accusa gli Americani di poca democrazia nelle elezioni. Al giornalista Alain Franchon che gli chiede come va la democrazia dalle sue parti, il premer iraniano risponde che il suo popolo non ne ha bisogno.

E infine due aggiornamenti sull’antisemitismo: il Corriere della Sera dedica un articolo agli attacchi antisemiti di Hugo Chavez, che avalla la violenza contro gli ebrei in Venezuela. L’Avvenire riporta la notizia della condanna, per ora solo pecuniaria, al professor Pietro Melis di Cagliari, citato in giudizio dall’UCEI per aver difeso, da posizioni “animaliste”, le camere a gas, perché i templi degli ebrei sarebbero dei veri e propri mattatoi di animali, cosparsi di sangue. La domanda che viene spontanea è se un pensatore di questo calibro può continuare a insegnare in una Università: possibile che non sia stato sospeso?

Viviana Kasam

Ucei