Usa: Nostri funzionari a Sderot solo con mezzi blindati

M.O./ Usa: Nostri funzionari a Sderot solo con mezzi blindati

Per gli Usa quella zona è come l’Iraq e l’Afghanistan

Washington 17 dic. (Apcom) – Dopo la ripresa dei lanci di razzi Qassam su Sderot (una quindicina ne sono stati sparati nelle ultime ore), l’amministrazione Usa ha deciso che tutti i funzionari americani che si recheranno in visita nelle città israeliane al confine con la Striscia di Gaza dovranno usare mezzi blindati. Lo riporta il Jerusalem Post.

Stamattina un colonnello dell’esercito americano è andato a Sderot con un veicolo blindato dell’esercito israeliano. Un ufficiale israeliano ha riferito alla radio militare che in accordo ai regolamenti dell’amministrazione Usa, per gli americani Sderot è “come l’Iraq e l’Afghanistan”.

La guerra dimenticata di Hamas contro Israele

La guerra dimenticata di Hamas contro Israele

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I diecimila Qassam

I palestinesi ieri hanno lanciato undici Qassam contro il territorio israeliano dalla Striscia di Gaza, dopo gli undici sparati martedì. Siamo arrivati alla fatidica cifra di diecimila razzi su Israele in sette anni. Una media di tre razzi al giorno sui confini riconosciuti dello stato ebraico. Il Negev è l’unico pezzo di democrazia occidentale bombardato ogni giorno. Un milione e novecentomila persone sotto tiro. Ieri l’esercito israeliano diceva che “Sderot è come l’Iraq e l’Afghanistan per gli americani”. Il Negev dimostra che il terrorismo salafita palestinese non si fermerà di fronte alla cessione di altre colonie della Cisgiordania. Punta dritto su Haifa, Tel Aviv, Netanya, Sderot. Da quando Israele si è ritirato da Gaza, la zona si è trasformata nella più grande base al mondo per operazioni terroristiche. Una casamatta del jihad finanziato dall’Iran. Secondo uno studio del Natal, il Centro israeliano per le vittime del terrore e della guerra, dal 75 al 94 per cento dei bambini di Sderot manifesta stress post-traumatico. E’ una delle tante dimenticate cifre nella guerra a bassa intensità dell’islamismo palestinese. Oltre ai morti civili, ai 500 feriti, agli ospedali bombardati anche quando le donne palestinesi ci vanno a partorire, alle case e alle scuole dilaniate, ai bunker degli asili nido e al bambino paralitico ucciso su un pulmino fra Sderot e Ashkelon. Nel Negev capita che gli israeliani debbano sposarsi sotto terra. Costretti a nascondersi dentro e sotto le proprie case. E ora che Hamas e il Jihad islamico annunciano di non voler rinnovare la tregua con lo stato ebraico, ora che gli imam arabi chiedono di “uccidere gli ebrei come nel ’29”, vedremo ancora più razzi lanciati su una popolazione inerme che ha soltanto quindici secondi di tempo per mettersi al riparo. E’ come se da San Marino tre volte al giorno, ogni giorno e per dieci anni, partissero razzi da cui gli abitanti di Rimini e Riccione si debbano riparare. Eppure gli israeliani hanno risposto. Non lasciando le case. Anzi, piantando altri semi nel deserto del Negev. Il deserto dei sogni di David Ben Gurion.

(Fonte: Il Foglio, 18 Dicembre 2008, pag. 3)

Sotto una pioggia continua di razzi

Sotto una pioggia continua di razzi

Come riporta con la consueta puntualità e precisione Marsspirit nei suoi ultimi post, nelle ultime settimane la pioggia di razzi da parte dei terroristi palestinesi contro la popolazione israeliana è stata continua, e il tutto è avvenuto nell’indifferenza generale, come se questa fosse ormai una prassi accettabile…..tutto questo invece, ed è bene ricordarlo visto l’atteggiamento dei mass media italiani, è VERGOGNOSO!!!

Sderot: un Qassam a poche centinaia di metri da una Yeshiva

Abitanti di Sderot presso i resti di un Qassam

Abitanti di Sderot presso i resti di un Qassam

1 dicembre 2008

E’ inutile ogni speranza, purtroppo. Hamas (e i suoi vari ‘bracci armati’) continuano a tempestare quotidianamente Sderot e le zone del Negev

Ieri, per puro caso, un Qassam non ha centrato un Membro della Knesset in visita ad una Yeshiva della zona e altri colpi di mortaio continuano a flagellare quella popolazione che davvero fronteggia col nulla delle armi che i pacifisti definiranno pure ‘artigianali’, ma che sono in effetti in grado di fare danni rilevanti (e non solo esercitare una pressione psicologica), come dimostrano i feriti che della base di Nahal Oz.

E’ chiaro che provvedimenti, che in questo caso non possono che essere drastici col rischio di innescare un vero e proprio conflitto aperto, non possono che essere allo studio.

Nessun Paese, per citare le parole di Obama in visita Sderot accetterebbe di vedere i propri cittadini bersagliati continuamente senza reagire.

Ancora una volta, l’ennesima e forse non l’ultima, venti di guerra sembrano minacciare la delicatissima area.

Marsspirit

Ancora razzi su Sderot e Ashqelon

Medioriente: razzi palestinesi su Sderot e Ashquelon

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TEL AVIV, 22 nov 19:04 – Attacco palestinese alle citta’ israeliane di Sderot e Ashquelon. Fonti locali riferiscono di almeno 4 razzi lanciati dalla Striscia di Gaza. Fonti palestinesi parlano a loro volta di un attacco dell’esercito israeliano nel quale sarebbero rimaste ferite alcune persone. L’episodio sarebbe avvenuto subito dopo che una salva di razzi palestinesi era caduta nelle immediate vicinanze, a Sderot. Israele non ha ancora commentato questa notizia. (Agr)

L’Ue “equivicina” a Sderot e a Gaza

Edizione 246 del 15-11-2008

Su Israele piovono razzi, ma Bruxelles preme perché riprendano i rifornimenti ai palestinesi

L’Ue “equivicina” a Sderot e a Gaza

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di Dimitri Buffa

Dal giorno dell’elezione di Obama, la tregua già fragile tra i terroristi di Hamas e lo stato di Israele sembra definitivamente essere saltata. Dal 4 novembre a oggi, infatti, sono stati sparati da Gaza sulla cittadina di confine di Sderot più di 20 razzi. Che hanno colpito quello stesso territorio che da metà dello scorso giugno viveva una tregua apparente che esisteva solo nelle parole dei diplomatici. Dall’inizio dell’anno ad oggi sono stati lanciati 1151 razzi e sparati 1239 colpi di mortaio. 70 razzi sono stati lanciati dall’inizio della tregua il 19 giugno scorso. Solo ieri ben 10 razzi hanno colpito Sderot e 4 la città di Ashkelon. Quello che irrita è la contemporaneità di questo attacco con quello politico da parte dei paesi Ue che sempre ieri hanno chiesto a Israele di allentare le misure di sicurezza su Gaza. Nell’attacco di ieri una donna è rimasta leggermente ferita ma la popolazione di confine ormai vive come gli ebrei in Polonia durante la Seconda Guerra Mondiale: perennemente rifugiata negli scantinati. Basti pensare che i Qassam caduti su Sderot e Ashkelon, dall’inizio della seconda Intifadah a tutt’oggi sono stati oltre diecimila. Oramai anche i termini “guerriglia” e “terrorismo” stanno stretti ad attacchi di vera e propria guerra di logoramento, chiaramente supervisionata da Siria e Iran. Israele ieri ha prontamente colpito alcune postazioni di guerriglieri a Gaza provocando due feriti a sua volta. Tramite l’Egitto, che ha condotto la mediazione per la tregua, Israele ha fatto sapere di non voler giungere ad una escalation ma di voler rispondere ad ogni provocazione.

Si diceva dell’Europa: la Commissione Europea, ieri, invece di solidarizzare con Israele ha lanciato un forte appello al governo in carica a Gerusalemme affinché apra subito i valichi di Gaza alle forniture di gasolio e all’assistenza umanitaria. “Sono profondamente preoccupata per le conseguenze in cui incorre la popolazione di Gaza per la totale chiusura dei valichi di Gaza alle forniture di gasolio e assistenza umanitaria di base”, ha affermato in una nota diffusa a Bruxelles il commissario europeo alle Relazioni Esterne, Benita Ferrero-Waldner, “pertanto invito Israele a riaprire i valichi ai flussi umanitari e commerciali, in particolare cibo e medicine”. Il comunicato poi prosegue perentoriamente affermando che le “forniture di gasolio alla centrale elettrica di Gaza devono riprendere immediatamente”. La Waldner, molto salomonicamente, sottolinea anche che le “norme internazionali prevedono l’accesso ai servizi essenziali come elettricità e acqua potabile alla popolazione civile” e a proposito delle recenti violazioni da parte di Hamas della tregua concordata in giugno se la cava con il solito auspicio all’europea: “non devono portare a un nuovo ciclo di violenze, per questo invito tutte le parti alla moderazione”. Tradotto in linguaggio “non ipocritese” la cosa si traduce così: “cari israeliani prendetevi i razzi e non reagite in maniera sproporzionata”.

L’Opinione.it

L’ “assedio” di Gaza

L’ “assedio” di Gaza

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Da un editoriale del Jerusalem Post

Ecco cosa può comprensibilmente pensare chi segue in modo frettoloso gli eventi nella striscia di Gaza: c’è un “assedio” israeliano che ciclicamente lascia un milione e mezzo di persone al buio e alla fame, masse di innocenti che subiscono una “punizione collettiva” mentre le forze israeliane lanciano raid a loro capriccio uccidendo palestinesi di Gaza. Mercoledì l’UNRWA, l’agenzia Onu che da sessant’anni è incaricata di fornire agli arabi palestinesi aiuti diretti (ma che non ha il permesso di promuovere il re-insediamento e la riabilitazione dei profughi e dei loro discendenti) ha avvertito che i suoi interventi nella striscia di Gaza entro la fine della settimana potrebbero trovarsi a corto di farina, carne, latte in polvere e olio da cucina.

La verità è che le disgrazie di Gaza sono in gran parte disgrazie auto-inflitte. Hamas fa esplicitamente della guerra contro Israele la sua massima priorità, senza curarsi minimamente dei danni che ciò provoca alla società palestinese: la sua stessa Carta fondamentale propugna l’annientamento dello stato ebraico. Paradossalmente Hamas rimane estremamente popolare, tant’è che alcuni politici israeliani sostengono che non abbia senso cercare di abbattere il regime di Hamas giacché la popolazione stessa è Hamas.

Tuttavia Hamas si preoccupa di come viene vista in occidente. Per questo i suoi portavoce hanno risuscitato l’offerta a Israele di una tregua di dieci anni. In cambio di cosa? Del totale ritiro israeliano sulle linee armistiziali del 1949, della scarcerazione di tutti i detenuti palestinesi senza alcuna distinzione di reato, della creazione di uno stato palestinese militarizzato, dell’inondazione di Israele da parte di milioni di profughi e loro discendenti. Il tutto questo in cambio di una semplice tregua…

Nell’estate 2005 Israele si è disimpegnato unilateralmente dalla striscia di Gaza e teoricamente l’Autorità Palestinese avrebbe potuto iniziare a trasformare quel territorio in una Singapore sulle cose del Mediterraneo, facendone il prototipo di ciò che dovrebbe essere il futuro stato palestinese. Invece, l’Autorità Palestinese sotto Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha completamente sprecato l’occasione.

Quando Hamas ha buttato fuori spodestato Abu Mazen prendendo il potere a Gaza nel giugno 2007, il primo ministro israeliano Ehud Olmert e il ministro della difesa Ehud Barak adottarono una strategia che puntava a mettere la popolazione di Gaza contro Hamas, a isolare gli islamisti in ambito internazionale e ad impedire loro di rovesciare Abu Mazen anche in Cisgiordania. Solo quest’ultimo obiettivo è stato effettivamente conseguito, e solo grazie al fatto che le Forze di Difesa israeliane rimangono schierate in quel territorio.

Dopo che Hamas ha preso il controllo della striscia di Gaza, Israele ha imposto un parziale embargo al territorio diventato nemico. Ciò nondimeno ogni giorno permette l’ingresso di decine di camion di alimenti, carburante e medicinali; lo shekel continua ad essere la moneta usata a Gaza; Stati Uniti e Unione Europea spendono milioni di dollari in aiuti destinati ai palestinesi comuni e Abu Mazen continua a pagare (grazie agli aiuti) gli stipendi della maggior parte dei dipendenti pubblici palestinesi.

Nel giugno scorso Israele a Hamas hanno accettato un cessate il fuoco di sei mesi mediato dall’Egitto, dando un po’ di respiro alla popolazione di Sderot e dintorni (bersagliata per anni da Qassam e mortai palestinesi). Ultimamente però Hamas ha iniziato concretamente ad attrezzarsi per il prossimo round.

Lo scorso 4 novembre le forze israeliane sono intervenuto per distruggere un tunnel che secondo l’intelligence stava per essere usato dai terroristi per infiltrarsi in Israele e catturare dei soldati da tenere in ostaggio (come avvenne due anni e mezzo fa con Gilat Shalit). Da quando è stato sventato l’attacco, Hamas ha lanciato più di 60 Qassam e decine di granate di mortaio sugli agglomerati civili israeliani. Lo scontro a fuoco di mercoledì con quattro terroristi abbattuti mentre cercavano di penetrare all’altezza di Kissufim non è che il proseguimento dell’aggressione di Hamas ai confini con Israele. Dal momento che Hamas spara, Israele ha chiuso i valichi di transito che servono al passaggio di beni e carburante.

A quel punto Hamas ha cinicamente disposto la chiusura dell’unica centrale elettrica della striscia, gettando Gaza nel buio, e ha portato migliaia di bambini nelle strade con le candele in mano per protesta. La centrale, in realtà, fornisce solo un quarto dell’elettricità della striscia di Gaza. Israele garantisce un altro 70% attraverso linee ad alta tensione, e l’Egitto il resto: e nessuno dei due ha interrotto le forniture.

Evidentemente la strategia israeliana a Gaza non sta funzionando. Lo stesso Olmert ritiene che “lo scontro con Hamas sarà inevitabile”. Hamas ha usato la tregua per migliorare ulteriormente le sue linee di rifornimento sotterranee: vengono importati armamenti avanzati così come tabacco, bestiame e pezzi di ricambio per auto. Il tutto tassato dalla “Amministrazione tunnel” di Hamas. Il gasolio fatto arrivare attraverso le “condotte” sotto il Corridoio Philadelphia (tra Egitto e striscia di Gaza) è così tanto che si ha notizia di un’eccedenza sul mercato interno di Gaza. Solo cemento e ferro sembra che possano essere facilmente contrabbandati.

Dunque, che fare? Gli ufficiali della difesa israeliani non vogliono che il cessate il fuoco vada a pezzi. Allo stesso tempo Gerusalemme non vuole una escalation strisciante delle violenze di Hamas. Se gli islamisti porranno fine alla tregua, il prezzo dovrebbe essere una caccia inesorabile ai loro capi, in modo da ridurre drasticamente la capacità di governo di Hamas. Sul lungo periodo, Israele semplicemente non può tollerare il consolidarsi tra la Giordania e il mare di un regime islamista votato alla sua distruzione. Tutti coloro che hanno sinceramente a cuore il bene della popolazione di Gaza dovrebbero fare pressione nella giusta direzione, e dire a Hamas di fermare le violenze.

(Da: Jerusalem Post, 13.11.08 )

Nella foto in alto: gennaio 2008, il parlamento di Hamas riunito a Gaza al lume di candela, ma la luce dietro le tende delle finestre mostra che la foto è stata scattata in pieno giorno.

Pioggia di Qassam e mortai palestinesi

Israele.net

Una normale giornata israeliana….

Una normale giornata israeliana….

Ecco il risultato dei lanci di razzi Qassam....e questa volta è andata bene visto che nessuno ha perso la vita!

Ecco il risultato dei lanci di razzi Qassam....e questa volta è andata bene visto che nessuno ha perso la vita!

Gaza, 13/11/2008 – Missile Qassam palestinese lanciato mercoledì notte dalla striscia di Gaza verso Israele si è abbattuto nei pressi di Sderot.

Gaza, 13/11/2008 – Due missili Qassam palestinesi lanciati mercoledì sera dalla striscia di Gaza verso Israele si sono abbattuti su un terreno non edificato nella zona di Shaar HaNegev.

Gaza, 13/11/2008 – Due granate di mortaio palestinesi lanciate mercoledì pomeriggio dalla striscia di Gaza verso Israele si sono abbattute sul Negev occidentale.

Gaza, 13/11/2008 – Quattro granate di mortaio palestinesi lanciate mercoledì dalla striscia di Gaza verso Israele si sono abbattute vicino a Nahal Oz.

Gaza, 13/11/2008 – Sventato tentativo di infiltrazione terroristica. Quattro terroristi sono stati abbattuti mercoledì dalle Forze di Difesa israeliane vicino al valico di Kissufim tra Israele e striscia di Gaza. Un soldato è rimasto leggermente ferito. Trovati mitra e granate sui terroristi abbattuti, che erano membri di Hamas.

Gaza, 13/11/2008 – Tre granate di mortaio palestinesi sono state lanciate mercoledì mattina verso il valico di Kissufim tra Israele e striscia di Gaza.

(Fonte: Israele.net , ynetnews , Israel national news)