Gaza: Israele effettua telefonate di avviso ai palestinesi prima dei bombardamenti

Gaza/ Telefonate di avviso ai palestinesi prima dei bombardamenti

Nuova strategia israeliana per ridurre vittime civili

New York, 2 gen. (Apcom) – Dieci minuti di tempo per lasciare le case. E’ il messaggio che l’esercito israeliano sta comunicando per telefono ai palestinesi residenti nelle case delle Striscia di Gaza che stanno per essere bombardate. Secondo quanto riportato dal quotidiano Haaretz e da Associated Press gli ufficiali israeliani hanno rivelato una nuova strategia per ridurre al minimo le vittime civili nei bombardamenti, avvisando i cittadini pochi minuti prima dei raid. I più fortunati riescono a ricevere direttamente la telefonata mentre altri trovano il messaggio in segreteria telefonica. L’avviso sarebbe stato dato anche al leader di Hamas, Nizar Ghayan, ucciso ieri, che avrebbe però deciso di rimanere nella sua casa.

Gli israeliani stanno bombardando le case in cui secondo l’intelligence si trovano gli armamenti avvisando i residenti che chi si trova all’interno dei siti sospetti “ne subirà le conseguenze”. Nella strategia rientra anche un avviso sonoro che riproduce il rumore delle esplosioni per far scappare la popolazione prima dei bombardamenti veri.

In alcuni casi la popolazione è riuscita ad impedire i raid salendo sui tetti per far capire che le case non erano vuote. Fonti vicine ad Hamas riportano che anche Ghayan avrebbe tentato di convincere le famiglie palestinesi a salire in cima alle proprie abitazioni per far smettere i bombardamenti israeliani.

La strategia riprende quella usata sempre da Israele nel 2006 in cui i residenti venivano avvisati tramite sms e quella della seconda guerra arabo-israeliana quando, in assenza di mezzi tecnologici, venivano fatti cadere dagli aerei volantini che avvisavano delle imminenti operazioni militari.

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Gaza: moschea usata come arsenale

Gaza: moschea usata come arsenale

d'altra parte da qualche parte dovranno pur essere accatastati! E CASUALMENTE i magazzini sono tutti dento le moschee, gli ospedali e le scuole......quando si dice il caso,eh?

I missili utilizzati da Hamas: d'altra parte da qualche parte dovranno pur essere accatastati! E CASUALMENTE i magazzini sono tutti dento le moschee, gli ospedali e le scuole......quando si dice il caso,eh?

Gaza, 31 Dicembre 2008, 22:02- Una moschea nel sud della Striscia di Gaza è stata bombardata e distrutta oggi dall’aviazione militare israeliana. Lo scrive il quotidiano israeliano Hàaretz che, citando fonti dei servizi di sicurezza interni dello Stato ebraico Shin Bet, specifica che nella moschea le milizie di Hamas avrebbero custodito parte del proprio arsenale missilistico. Secondo le stesse fonti negli ultimi giorni i miliziani (non riescono proprio a chiamarli terroristi….)erano stati sorpresi a trasportare nella moschea razzi Qassam e Katiuscia, oltre a una grande quantità di altre munizioni.(Agr)

Pacifisti o pacifinti?

Le contraddizioni dei pacifisti danneggiano la pace

La pace secondo i pacifinti

La pace secondo i pacifinti

Mi chiedo da un po’ di tempo chi sono i pacifisti. Se si tratti davvero di difensori della pace o di qualcos’altro. La risposta che mi sono dato è che a loro della pace non interessa nulla. Anzi essi sono attratti solo dalle guerre. O meglio da certe guerre, e in particolare da chi le fa certe guerre. I pacifisti si muovono solo quando le guerre vedono protagonisti gli Stati Uniti e Israele. Non si vedono pacifisti protestare contro la dittatura di Mugabe in Zimbabwe, andare nel Nord Kivu per fare gli scudi umani nella guerra civile del Congo e nelle altre guerre dell’Africa dimenticata. Perché andare in quei luoghi significa non avere alcuna visibilità magari rischi anche di morirci. Ai pacifisti non interessa il dramma del Darfur. Nè i massacri e le persecuzioni che i cristiani subiscono in India e nei paesi arabi. Loro sono razionali e razionalisti e non hanno tempo da perdere con chi si va a complicare la vita per una fede religiosa. Che poi non sarebbe altro che sciocca superstizione. Loro non bruciano la bandiera dell’Iran in cui essere omosessuali è un reato che ti può costare la vita. A bruciare spesso è la bandiera di Israele. E questo gli unisce a quel fine intellettuale di Ahamadinejad che vorrebbe che quello stato non esistesse neppure.

Difendere la pace significherebbe andare in Kashmir e fare in modo che India e Pakistan non si scannino più per un lembo di territorio di confine. O mobilitarsi in occasione di attentati come quello di Mumbai. O condannare il regime castrista e quello cinese per le continue violazioni dei diritti umani. La pace non conosce latitudini : è tale in tutte le parti del mondo. Ma ai pacifisti il concetto di pace non interessa. Essi hanno trasformato la pace in un -ismo. Il pacifismo è un ideologia, come il capitalismo, il comunismo, lo jihadismo. Essa ha i suoi dogmi di cui i pacifisti sono i gelosi custodi. Sacerdoti consacrati all’antiamericanismo e all’antisionismo che talvolta si tramuta in antisemitismo ( sempre altri -ismi), sono estremamente selettivi sia riguardo agli obiettivi da difendere sia ai tempi in cui concentrare il proprio impegno.

le bandiere bruciate sono sempre le stesse…

Torino, 1° Maggio 2008: le bandiere di Israele e degli USA vengono bruciate alla fine del corteo organizzato da Free Palestine

La pace non fa clamore. Difendere la pace avrebbe significato muoversi mesi prima dello scoppio della crisi contro Siria e Iran che rifornivano di armi Hamas. O fare sit in di protesta nella zona di confine tra Gaza ed Egitto dove anche le pietre sanno che passano armi e munizioni destinate poi ad essere rivolte contro gli ebrei. Nulla di tutto questo è avvenuto. Perché non se li sarebbe filati nessuno. Anzi rischiavano di finire in qualche prigione palestinese per ostacolo ai piani di Hamas. E perchè loro parteggiano per i palestinesi sempre e comunque; sia che a guidarli ci sia il corrotto Arafat che metteva i soldi degli aiuti nei suoi conti all’estero invece di usarli per costruire scuole o ospedali per la sua gente, sia che ci siano quei razzisti, omofobi e misogini di Hamas.

Ma la pace a differenza del pacifismo non conosce partigianeria. La pace è semplicemente un’altra cosa

Animale (a)sociale

UE: la futura presidenza ceca difende apertamente i raid israeliani

UE: la futura presidenza ceca difende apertamente i raid israeliani

Il Ministro degli Esteri della Repubblica Ceca, Karel Schwarzenberg

Il Ministro degli Esteri della Repubblica Ceca, Karel Schwarzenberg

PRAGA – Mentre la presidenza uscente dell’ Ue, francese, ha convocato la riunione straordinaria a Parigi per invocare una tregua a Gaza, la futura presidenza ceca, in carica da domani, difende apertamente i raid israeliani. Il ministro degli Esteri di Praga Karel Schwarzenberg, in un’ intervista a un quotidiano ceco, ha detto: « Hamas ha fortemente aumentato il numero di razzi lanciati contro Israele. Perché sono uno dei pochi che esprimono comprensione per Israele? Ma perché mi godo il lusso di dire la verità».

(Fonte: Corriere della Sera, 31 Dicembre 2008, pag. 10 )

Il pregiudizio antisraeliano dell’ONU non conosce vergogna…..

Evidentemente nel Palazzo di Vetro non sanno che lo Stato di Israele si è ritirato completamente dalla Striscia di Gaza dall’estate del 2006….delle due l’una: o non conoscono la storia (neanche quella recente…) o sono in malafede. In entrambi i casi non risultano credibili….ma questa purtroppo per Israele non è una novità

GAZA: PRESIDENTE ASSEMBLEA ONU, AGGRESSIONE SENZA RITEGNO

Il Palazzo di Vetro dell'ONU a New York, il luogo dove il pregiudizio antisraeliano ha ormai la residenza ufficiale

Il Palazzo di Vetro dell'ONU a New York, il luogo dove il pregiudizio antisraeliano ha ormai la residenza ufficiale

Roma, 11:52 – “Il comportamento di Israele nel bombardare Gaza e’ semplicemente un atto di aggressione senza ritegno da parte di uno Stato molto potente verso un territorio che occupa illegalmente. E’ giunto il momento di intervenire con fermezza se l’Onu non vuole essere giustamente accusato di complicita’ per omissione. Gli attacchi aerei israeliani sulla striscia di Gaza rappresentano gravi e smisurate violazioni del diritto umanitario internazionale, cosi’ come definito dalle convenzioni di Ginevra, sia per quanto riguarda gli obblighi di una potenza occupante sia per le disposizioni delle leggi di guerra”. Lo afferma Miguel d’Escoto Brockmann, Presidente dell’Assemblea generale dell’Onu. La dichiarazione e’ rilanciata dall’agenzia missionaria cattolica Misna.

Repubblica.it

Il “Qassam” e i suoi fratelli

Il “Qassam” e i suoi fratelli

Le conseguenze di uno dei tanti "innocui" razzi Qassam....

Le conseguenze di uno dei tanti “innocui” razzi Qassam….

Quando nel 2001 il Qassam ebbe il suo battesimo del fuoco con un lancio verso Israele pochi lo presero sul serio. Persino Yasser Arafat, se gli chiedevano di quei razzi, sorrideva con l’aria di chi ha visto di peggio e diceva: «Petardi, sono solo petardi». Dall’altra parte, un consigliere di Sharon li chiamava gli «oggetti volanti». Da allora il quadro è cambiato. Di Qassam e derivati ne hanno lanciati più di 7 mila. E sono riusciti a ridurne il costo del 20 per cento: oggi bastano circa 300 euro per produrli. All’inizio arrivavano poco oltre la barriera di Gaza. Due o tre chilometri al massimo. Adesso i palestinesi sono in grado di raggiungere con ordigni di concezione diversa un grande centro abitato a 40 chilometri di distanza. Ashdod nel nord, Bersheva a est.

SEMPLICI TUBI – I primi Qassam erano dei semplici tubi, riempiti con esplosivo fatto in casa. Facevano più rumore che altro. Li aveva creati Nidal Farahat, poi ucciso con una trappola-bomba nel 2003 mentre cercava di inventare un aereo senza pilota esplosivo. Con la sua scomparsa, la missione è passata ad altri, coordinati dal numero due delle Brigate Ezzedin Al Kassam, Adnan Al Ghoul. Un incarico a termine anche per quest’ultimo. Gli israeliani lo hanno eliminato, nell’ottobre 2004, con un raid aereo.

GLI IRANIANI – Ma come la storia di questo conflitto insegna c’è sempre qualcuno pronto a raccogliere il testimone. Con il passare degli anni, infatti, gli artificieri palestinesi li hanno trasformati in uno strumento di pressione. Se oggi Gaza è sotto le bombe è anche per “colpa” di questi razzi. Gli “ingegneri” locali, con l’aiuto di consiglieri iraniani (e di un paio di sauditi), li hanno migliorati, ne hanno allungato il raggio, reso la carica bellica più potente. Un successo che ha spinto tutti i gruppi a dotarsi del proprio missile. Status simbol da guerrigliero e mezzo per poter inserirsi nella partita con Israele. Con questi “proiettili” – davvero poca cosa rispetto alle bombe al laser di un F 16 israeliano – i palestinesi possono cercare di dettare alcune regole del gioco. Interrompono una tregua, costringono Gerusalemme a reagire, tengono in ostaggio la popolazione civile, provano a porre condizioni, sfidano la macchina da guerra israeliana. Quel cilindro con pochi chili d’esplosivo non è solo un’arma, ma anche una moneta di scambio. Per l’esercito israeliano equivalgono a punture di spillo e non dovrebbero neppure essere considerati. Eppure tenendo sotto tiro il sud di Israele diventano una grana politica e strategica. Spingono il governo a chiedere ai generali risposte magiche che non possono dare, creano tensione. E gli esperti israeliani avvertono: eliminare totalmente la minaccia dei Qassam è impossibile. Dopo quattro giorni di incursioni il comando di Gerusalemme ha annunciato la distruzione di un terzo dei 3 mila ordigni in possesso di Hamas. Ciò vuol dire che i fedayn possono andare avanti per giorni.

IL PRECEDENTE – I palestinesi si sono convinti dell’importanza dei razzi dopo aver assistito, nel 2006, alla guerra tra Israele ed Hezbollah in Libano. Giorni di bombardamenti non hanno impedito ai guerriglieri sciiti di continuare a lanciare le katiuscia contro il territorio avversario. Così, nei due anni seguenti, Hamas ha deciso di ampliare il proprio arsenale. Con la collaborazione dei “tecnici” della Jihad islamica – piuttosto bravi nella ricerca -, ha migliorato le officine di produzione, ha ottenuto il decisivo appoggio degli iraniani.

Attraverso i tunnel sono stati contrabbandati – data: agosto 08 – ben 8 mila tubi poi trasformati nel “corpo centrale” di ordigni da 90 mm, con un raggio d’azione di 22 chilometri. Sono poi arrivati missili di concezione sovietica – i vecchi Grad -, altri di origine cinese e iraniana. Alcuni assemblati, altri da montare. Teheran ne avrebbe realizzato un tipo facile da trasferire lungo le gallerie che passano sotto il confine Egitto-Gaza. Sempre gli iraniani hanno fornito le indicazioni per rendere più potente la carica e per garantire una vita più lunga. I primi Qassam erano piuttosto delicati ed erano frequenti gli incidenti. Resi più affidabili rimangono però un’arma assai imprecisa e che avere successo deve essere usata con tiri “a salve”. Ha però il vantaggio di poter essere trasportata agevolmente su un camioncino, nascosta in piazzole preparate o in silos sotterranei. In alcuni casi è anche possibile attivarla con un timer per dare modo ai lanciatori di mettersi al sicuro. I razzi sono poi diventati un’alternativa ai kamikaze riuscendo comunque a procurare il terrore. E questo per Hamas è già un successo.

Guido Olimpio

(Fonte: Corriere della Sera, 31 Dicembre 2008 )