Il protocollo dei savi di Wall Street

Il protocollo dei savi di Wall Street

Le tesi sulle crisi dei mercati finanziari,offrono un’infinita possibilità di variazioni tematiche, ma non ci si era ancora accorti che mancava, tra critiche al liberismo, rivalse marxiane, nostalgie di Keynes, la più classica di tutte: quella del complotto ebraico.

Ovviamente l’ha lanciata il presidente iraniano Ahmadinejad. E’ bellissima: secondo l’Iran il crack nasce perchè dei funzionari ebrei della Lehman Brothers avrebbero sottratto surrettiziamente 400 miliardi di dollari dai fondi della banca per trasferirli in banche israeliane. Così Israele finge di preoccuparsi della situazione, mentre i suoi banchieri si tuffano nell’oro. Se la storiella di Ahmadinejad fosse vera, il segretario all’Economia Usa, Paulson avrebbe fatto davvero bene a far fallire una banca che si lascia sottrarre 400 miliardi di dollari senza accorgersene. E i mercati mondiali potrebbero tirare un sospiro di sollievo: i soli stanziamenti annunciati dal piano della Casa Bianca coprirebbero abbondamentemente l’ammanco. Ma il problema non è l’incredibilità della ricostruzione avanzata dall’Iran, quanto il fatto che questa si è potuta conoscere solo attraverso un giornale, l’Unità che unico in Italia ha rilanciato quelle posizioni e non nell’inserto satirico, dove pure farebbero la loro figura, ma nelle pagine dedicate solennemente all'”allarme economia”.

Una pagina, per l’esattezza, di due articoli dove il secondo è quello sulla posizione iraniana, senza alcun commento. Senza neppure un tentativo di predendere le distanze. Ci sarebbe da credere in un antisemitismo di ritorno, neanche troppo mascherato dal senso del pudore, a cui l’Unità proprio non sa resistere.

(15 Ottobre 2008 )

L’Occidentale

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Attacco all’ Iran, la prova generale. Simulazione israeliana su Creta

Venti di guerra Oltre 100 caccia hanno condotto una missione di 1.500 chilometri

Attacco all’ Iran, la prova generale Simulazione israeliana su Creta

El Baradei dell’ Aiea: «La regione diventerebbe una palla di fuoco» Il presidente Ahmadinejad promette ritorsioni pesanti, l’ ayatollah Khatami minaccia conseguenze «terribili»

Il precedente: l’attacco. In 2 minuti, una domenica pomeriggio del giugno 1981, caccia israeliani distrussero il reattore di Osirak (Osiris+Iraq) costruito con assistenza francese fuori Bagdad, mettendo fine al programma atomico

WASHINGTON – Nome in codice «Glorious Spartan 08». Teatro operativo: il tratto di mare a sud est dell’ isola di Creta. E’ in questo splendido angolo di Mediterraneo che l’ aviazione israeliana ha simulato – dal 28 maggio al 18 giugno – l’ attacco all’ Iran. Oltre cento caccia F16 e F15, con l’ ausilio di aerei per il rifornimento in volo, hanno condotto una missione di 1500 chilometri, la stessa distanza che divide lo Stato ebraico dall’ impianto nucleare di Natanz. I jet hanno sganciato bombe, condotto raid contro i radar, attuato manovre evasive. In loro supporto velivoli per la guerra elettronica ed elicotteri che trasportavano i commandos dell’ unità speciale 5101, conosciuta come Shaldag, e gli incursori della Sayeret. Una delle simulazioni prevedeva infatti il recupero di piloti abbattuti in «territorio ostile». Al loro fianco i greci, che hanno offerto l’ ospitalità dei poligoni e provato interventi coordinati.

Gli israeliani, di solito estremamente riservati su quello che combinano, hanno passato al New York Times le informazioni su «Spartan 08» accostando le manovre ad un possibile blitz contro l’ Iran. E hanno spiegato, con l’ abituale pragmatismo, quali fossero gli obiettivi. Il primo – tecnico – era quello di esercitarsi in un raid a lungo raggio. Le forze aeree israeliane sono abituate ad azioni di questo tipo. Hanno organizzato il raid di Entebbe andando a liberare ostaggi in Uganda e distrutto il reattore iracheno di Osirak. Ma proprio il ricorso «al lungo braccio» ha spinto gli avversari di Israele a dotarsi di contromisure e dunque una eventuale incursione in territorio iraniano può rivelarsi insidiosa. Il secondo obiettivo era ribadire agli Stati Uniti e ai governi occidentali che l’ opzione militare non è poi così lontana. Se i ripetuti tentativi negoziali falliranno, non resterà che la forza. Le fughe di notizie, i «piani» rivelati dai giornali, gli scenari dei think thank fanno parte di una accurata regia per preparare le opinioni pubbliche. E la stessa interpretazione va data alle previsioni nere di politici come il tedesco Josckha Fischer e del più coinvolto ex premier israeliano (di origini iraniane) Shaul Mofaz. Il punto non è più «se» ma piuttosto «quando» ci sarà l’ assalto.

Preoccupato per questi sviluppi, Mohammed El Baradei, il direttore dell’Aiea, l’ ente per l’ energia atomica dell’ Onu, ha detto ieri sera che si dimetterà nel caso di un attacco contro l’ Iran: «Secondo me, è la peggiore opzione possibile. Traformerebbe la regione in una palla di fuoco… Se l’Iran non sta già costruendo armi nucleari, lancerà un corso accelerato con la benedizione di tutti gli iraniani». Agitando le sciabole gli israeliani hanno anche voluto accentuare le inquietudini degli ayatollah, ormai da tempo sotto una forte pressione psicologica e diplomatica.

Ogni giorno Teheran dovrà chiedersi se la formazione di jet in avvicinamento sono l’ ennesima simulazione o il colpo di maglio. Gli iraniani sono convinti che ai loro confini si sta preparando qualcosa. E reagiscono a parole e con i fatti. Il presidente Ahmadinejad promette ritorsioni pesanti, l’ ayatollah Ahmad Khatami minaccia conseguenze «terribili». L’ aviazione è in costante allerta e nelle ultime settimane i vecchi caccia F4, eredità dello Scià, si sono levati in volo per intercettare aerei finiti fuori rotta. Lo Stato Maggiore ha intensificato il programma per potenziare la difesa contraerea: sono state acquistate diverse batterie di missili russi «Sa 300» e «Sa 20». Inoltre gli iraniani hanno chiesto aiuto ai tecnici di Mosca per migliorare i radar. Una necessità emersa dopo il raid compiuto da Israele in Siria il 6 settembre. Il blitz – che per alcuni esperti ha rappresentato un’ ulteriore prova di attacco – ha dimostrato che i radar russi sono stati «accecati» con sistemi da guerra elettronica. L’ intelligence khomeinista ha anche monitorato con attenzione le attività dell’ Us Air Force. Nell’ agosto di un anno fa, una formazione di F16 statunitensi ha condotto una misteriosa missione d’ addestramento – durata 11 ore – dall’ Iraq all’ Afghanistan. Per l’ analista William Arkyn «c’entra l’Iran».

E se il cielo promette tempesta, sul terreno la situazione non è serena. Minoranze etniche e oppositori interni sembrano spinti da nuova linfa e forse nuovi aiuti. I separatisti curdi sono passati all’ attacco anche al di fuori della loro regione. I beluci del gruppo Jundallah continuano ad attaccare i pasdaran. Si sono mossi anche gruppi inediti: il Movimento jihadista della Sunna e i «Soldati dell’ Assemblea del Regno» (nazionalisti). Entrambi hanno rivendicato la strage nella moschea di Shiraz. Negli ambienti della diaspora non si esclude che le tattiche «mordi e fuggi» di questi nuclei siano legate a un ordine segreto firmato da George Bush alla fine di gennaio con il quale si autorizzano «attività clandestine» per destabilizzare l’ Iran.

Uno spettatore interessato, la Russia, ha fatto sentire la sua voce. Il ministro degli Esteri Lavrov ha lanciato ieri una severa messa in guardia. Non sarebbe strano se i russi avessero seguito da vicino le manovre a Creta: come ai tempi della Guerra fredda, la Marina ha rimandato in Mediterraneo le sue navi spia. A volte innocui pescherecci, irti di antenne, più interessati ai segreti che ai pesci.

Guido Olimpio

(Fonte: Corriere della Sera, 21 Giugno 2008, pag. 13)

Ahmadinejad a Roma incontra gli imprenditori: e chi ti trova?

Ahmadinejad a Roma incontra gli imprenditori: e chi ti trova?

Dal Corriere della Sera in edicola il 4 Giugno 2008, pag. 2, Roberto Bagnoli racconta la serata tenutasi all’Hotel Hilton di Roma e organizzata dalla Camera di commercio italo-iraniana (Ccii), il cui ospite d’onore è stato il Presidente dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad. Interessanti le ultime frasi dell’articolo che riportiamo qui sotto:

“…….Il leader iraniano parla una trentina di minuti e nella calca finale stringe centinaia di mani.Tra queste anche quelle del numero uno di Forza Nuova, Roberto Fiore, l’unico uomo politico italiano che ha scelto di incontrarlo. Ahmadinejad non sa chi è ma Fiore dribbla il cordone di sicurezza, si avvicina e lo ringrazia «per tutto quello che fate, noi siamo con voi»……”

La bella protesta

La bella protesta

In questa Italia, sempre pronta a manifestare contro le democrazie americana e israeliana, a bruciare le loro bandiere e a tirar sassi contro le loro ambasciate, è una notizia, davvero una buona notizia, che ci sia chi si è mobilitato per protestare pacificamente contro le violazioni dei diritti umani in Iran, le deliranti affermazioni del suo presidente, Mahmoud Ahmadinejad «Israele sarà presto cancellato dalle carte geografiche» e i suoi programmi nucleari. In questa Roma ancora turbata dalle ultime vicende della sua maggiore Università dove il corpo accademico, in nome dell’antifascismo (?), ha espresso la sua solidarietà al preside della Facoltà di Lettere sequestrato dai collettivi studenteschi di sinistra – ciò che, infatti, resterà della visita del presidente iraniano in occasione del vertice della Fao (l’Agenzia dell’Onu per l’agricoltura e l’alimentazione), sarà la manifestazione di ieri sera organizzata dal Riformista e dalla comunità ebraica.

Non ha tutti i torti, allora, la stampa iraniana che se la prende anche con il direttore del Riformista, Antonio Polito, per il clamoroso insuccesso della visita di Ahmadinejad, che né papa Benedetto XVI né il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, né quello del Consiglio, Silvio Berlusconi, hanno ricevuto. Questa è la forza dell’informazione indipendente e della libera opinione pubblica in un Paese di democrazia liberale. Si è trattato di un evento nell’evento che ha fatto onore al nostro Paese. Ma la singolare eccezionailtà dei due eventi romani e della loro concomitanza la riunione della Fao e le manifestazioni di ieri presso il Campidoglio e a pochi metri dalla sede della stessa Fao non si arresta qui. Va oltre.

La presenza a Roma, oltre che di Ahmadinejad, del dittatore dello Zimbabwe, Robert Mugabe, ha coinciso, infatti, con la presa di posizione delle Nazioni Unite contro il decreto del nostro governo che sancisce, a meno di ripensamenti preannunciati dallo stesso nostro presidente del Consiglio, il reato di immigrazione clandestina. Ha detto l’alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Louise Arbour: «Le politiche repressive e gli atteggiamenti xenofobi sono una seria preoccupazione. Ne sono esempi la decisione del governo italiano di rendere reato l’immigrazione illegale e gli attacchi ai rom».

Ora, che a una riunione sull’Alimentazione abbia partecipato Robert Mugabe un despota che affama il suo popolo sarebbe già un curioso paradosso. Che, poi, l’alto commissario dell’Onu abbia accusato l’Italia di razzismo, mentre l’antisemita Ahmadinejad partecipava anch’egli alla riunione, indetta dalla stessa agenzia dell’Onu, è qualcosa di più di un paradosso. E’ – quale che sia il giudizio sull’operato del governo Berlusconi in tema di immigrazione – un tragico esempio di quel «mondo alla rovescia» che sono ormai diventate da tempo le Nazioni Unite. Un dato di fatto sul quale la nostra diplomazia dovrebbe, forse, riflettere.

Piero Ostellino – Corriere della Sera – 4 giugno 2008

Appello del Riformista contro la visita di Ahmadinejad a Roma

Di seguito l’appello de “Il Riformista” e le lettere di adesione di Frattini e Fassino

In occasione della prevista visita in Italia del presidente della Repubblica Islamica dell’Iran Ahmadinejad, atteso a Roma tra il 3 e il 5 di giugno per la Conferenza della Fao dedicata alla “Sicurezza Alimentare”, i firmatari del presente appello promosso dal quotidiano il Riformista ribadiscono:

1) La contrarietà ad ogni forma di ingerenza negli affari interni degli stati del Vicino Oriente e di sostegno alle attività di gruppi armati che ostacolano l’attuazione di soluzioni pacifiche e consensuali in Libano e l’evolversi del processo di pace tra israeliani e palestinesi basato sul principio “due popoli, due stati”.

2) La necessità di impedire ogni ipotesi di sviluppo del nucleare a fini bellici che possa innescare una corsa agli armamenti in Medio Oriente. A questo fine i firmatari sostengono il perseguimento di una linea risoluta e coerente, sostenendo tutte le decisioni che il Consiglio di Sicurezza e l’Unione europea assumeranno per ottenere piena trasparenza e di collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

3) Il ripudio di ogni affermazione o azione volta a negare la Shoah come fatto storico, a contestare il diritto all’esistenza dello Stato d’Israele o a chiederne la distruzione.
Su questi punti confermiamo il nostro impegno, fermo restando il rispetto per la sovranità della Repubblica Islamica dell’Iran, i sentimenti di amicizia per il popolo iraniano e l’auspicio che lo spazio di dialogo tra il governo iraniano e la comunità internazionale possa allargarsi e contribuire alla pacificazione della regione mediorientale

per aderire iran@ilriformista.it

Il mio sostegno alla vostra iniziativa

di Franco Frattini

Caro direttore, desidero manifestare la mia convinta condivisione politica, non consentendomi le mie funzioni istituzionali di aderire formalmente, dei contenuti dell’appello del Riformista riguardante la presenza in Italia nei prossimi giorni del presidente della repubblica islamica dell’Iran per partecipare alla conferenza della Fao sulla sicurezza alimentare. In particolare, esprimo il mio sostegno alla stigmatizzazione di ogni dichiarazione diretta a porre in discussione il diritto all’esistenza di Israele e di ogni affermazione volta a negare la realtà storica della Shoah.

L’Italia continuerà a perseguire, congiuntamente con i principali partner internazionali, una linea di fermezza e di trasparenza riguardo al programma nucleare iraniano, e al contempo ad appoggiare l’impegno negoziale posto in essere dall’Unione europea e dall’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Javier Solana.

Un dovere morale per il Medio Oriente

di Piero Fassino

Caro direttore, apprezzo l’appello del Riformista. Chiunque si batta per dare al lungo conflitto israelo-palestinese una soluzione fondata sul principio “due popoli, due Stati”, non può che essere esplicito e netto nel rifiutare qualsiasi forma di negazione della Shoah, dello Stato di Israele e del suo diritto ad esistere senza paura dei suoi vicini.

Così come ottenere dalle autorità iraniane la rinuncia al nucleare militare e la piena disponibilità a cooperare con l’Aiea è essenziale per una più sicura stabilità internazionale.
Proprio nel momento in cui viene dal Libano un messaggio di speranza, abbiamo tutti il dovere morale e politico di fare la nostra parte per dare al Medio Oriente una pace stabile, duratura e condivisa. Con amicizia.

Ahmadinejad: Israele sparirà presto da carta geografica

IRAN: AHMADINEJAD, ISRAELE SPARIRA’ PRESTO DA CARTA GEOGRAFICA

(ASCA-AFP) – Tehran, 2 giu – Israele sparira’ presto dalla carta geografica e il potere satanico degli Stati Uniti e’ destinato a estinguersi. A parlare cosi’ e’ il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad che torna sulla questione del diritto di Israele a essere uno Stato, nel sessantesimo anno dalla sua nascita.

”Ho il dovere di annunciare – ha detto il presidente iraniano davanti a un gruppo di visitatori stranieri in occasione dell’anniversario della morte del leader della rivoluzione, Ayatollah Ruhollah Khomeini – che il regime sionista (Israele), con alle spalle 60 anni di genocidi, saccheggi, invasioni e minacce, sta per morire e che scomparira’ presto dalla scena geografica mondiale”.

”Oggi – ha proseguito Ahmadinejad -, il tempo per la caduta del potere satanico degli Stati Uniti e’ arrivato e il conto alla rovescia per annientare l’imperatore del potere e’ cominciato”.

Da quando e’ presidente dell’Iran, agosto 2005, Ahmadinejad ha piu’ volte provocato l’indignazione internazionale predicendo la sparizione di Israele.

”Vi assicuro – ha precisato il presidente iraniano – che con tutte le forze e la consapevolezza dei paesi islamici, i poteri satanici del mondo saranno distrutti”.

Ahmadinejad ha poi proseguito assicurando l’arrivo di un nuovo messia che liberera’ il mondo dai tiranni: ”Con l’apparizione del salvatore promesso e dei suoi compagni come Gesu’ Cristo, la tirannide sara’ sradicata da tutto il mondo”, ha detto.

In piazza contro Ahmadinejad

In piazza contro Ahmadinejad

La protesta La Comunità ebraica aderisce al sit in del Campidoglio

Palloni a elio lanciati in aria contro la «tirannia e il totalitarismo»

La Comunità Ebraica di Roma aderisce alla iniziativa del «Il Riformista» in occasione della visita del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, «in difesa della libertà del popolo iraniano oppresso da una tirannia fanatica che priva i cittadini del suo paese di ogni libertà, a cominciare da quella delle donne e degli oppositori politici, nonchè di coloro che esprimono una diversità sessuale».

«Contro – prosegue la Comunità – il pericolo del riarmo nucleare di un paese tiranno e despota che ogni giorno minaccia di cancellare uno stato membro delle nazioni unite, quale lo stato d’Israele». Per questo la Comunità ebraica di Roma ha invitato «la società civile e la città» a partecipare il 3 giugno alle ore 20 in piazza del Campidoglio. Il Comitato per la libertà e la democrazia in Iran ha organizzato la proiezione di filmati su maxischermi disseminati in città che riguardano il totalitarismo in Iran. Verranno lanciati dei mega palloni a elio con la scritta «Abbiamo fame di libertà». E altri palloni con la faccia di Ahmadinejad dietro le sbarre. Si sta discutendo, pure, quale monumento coprire con un pezzo di stoffa nera a testimonianza del fatto che la venuta del premier iraniano fa calare «un velo nero sulla democrazia».

Martedì manifesteranno anche i membri del Consiglio della resistenza iraniana da pochi giorni tolta dalla lista nera dei gruppi terroristici. I dissidenti iraniani hanno promosso diverse manifestazioni una delle quali davanti all’ambasciata dell’Iran in via Nomentana. Oltre un centinaio di sigle italiane tra ong, sindacati e associazioni daranno vita a un Forum parallelo al vertice, «Terra Preta», al via oggi e fino al 4 giugno alla Città dell’Altra Economia, nella zona di Testaccio, a Roma.

Al Forum parallelo, incentrato su crisi alimentare, cambiamenti climatici, biocarburanti e sovranità alimentare, parteciperanno oltre 100 delegati dell’International Planning Comitee (Ipc), una rete mondiale che riunisce 800 organizzazioni della società civile e movimenti sociali per la sovranità alimentare. Ai lavori, che prenderanno dovrebbero partecipare, il consigliere principale per l’Agricoltura del neo presidente del Paraguay, Fernando Lugo Mendez, un responsabile del dipartimento Usa dell’ Agricoltura, delegati del Sahel, del governo del Mali. Si sono detti interessati al Forum anche l’Iran e il Brasile. «L’obiettivo del Forum – ha spiegato Antonio Onorati, Focal point Ipc – è quello di proporre delle misure concrete a questa crisi, che saranno lontane da quelle che proporranno i governi nel vertice Fao. L’appello più importante è rivolto alla responsabilità dei governi»

(Fonte: il Tempo, 1 Giugno 2008 )