Riccardo Cristiano: una storia che è bene non dimenticare

Riccardo Cristiano: una storia che è bene non dimenticare

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L’11 Ottobre del 2000 a Ramallah vennero LINCIATI dei soldati riservisti israeliani da parte di una folla di palestinesi scatenata; le immagini degli autori con le mani insanguinate fecero il giro del mondo in pochi giorni, ma in Italia vennero trasmesse solamente da parte dei telegiornali Mediaset. Dopo pochi giorni l’allora responsabile della RAI in Israele scrisse una lettera al più importante quotidiano palestinese spiegando come la RAI non fosse responsabile della diffusione del filmato che testimoniava quanto accaduto. Per la cronaca il signor Riccardo Cristiano lavora ancora alla RAI!!!!

Per chi volesse saperne di più sull’IGNOBILE linciaggio di due riservisti dell’esercito israeliano avvenuto l’11 Ottobre 2000 a Ramallah consigliamo questa lettura

L’appello di Riccardo Cristiano apparso sul quotidiano palestinese di Ramallah “Al Hayat Al Jadida” del 16 ottobre 2000

Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana.

Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini.

Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato.

Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere.

Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri.

Riccardo Cristiano

Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina

Per non dimenticare. Per ricordare a coloro che amano raccontare e raccontarsi che la “favola” dei corrispondenti esteri obbligati a impegnarsi a non diffondere mai notizie che possano mettere in cattiva luce l’autorità palestinese se vogliono operare nei territori sottoposti alla sua giurisdizione sarebbe una nostra invenzione, che questa realtà è ampiamente documentata. Per ricordare che da allora niente è cambiato, e i fatti sono qui a dimostrarlo.

Colgo l’occasione per alcune annotazioni sul testo dell’ineffabile Riccardo Cristiano: nella sua prima comunicazione dopo il linciaggio di Ramallah, esordisce congratulandosi con gli amici di Palestina: per che cosa si sta congratulando? Il bestiale linciaggio viene graziosamente chiamato “gli eventi”, così come il feroce terrorismo algerino degli anni Sessanta e l’altrettanto feroce repressione francese venivano graziosamente chiamati, sui giornali francesi dell’epoca, “les événements d’Algerie”. E infine, dopo avere ripetuto che mai e poi mai la RAI si permetterebbe di commettere una simile scorrettezza come quella di documentare un bestiale linciaggio messo in atto dagli amici di Palestina, si congeda porgendo i migliori auguri: di che cosa? Di buon proseguimento?

Barbara

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Striscia di Gaza: Hamas vieta distribuzione dei quotidiani stampati in Cisgiordania

Striscia di Gaza: Hamas vieta distribuzione dei quotidiani stampati in Cisgiordania

Gaza, 28 Luglio 2008, 18:10 – Lo scontro tra Hamas e Fatah si aggrava nonostante i tentativi di mediazione da parte delle diplomazie egiziana e yemenita. Oggi Hamas ha vietato la distribuzione nella Striscia di Gaza dei quotidiano stampati in Cisgiordania, sostenendo che queste ultime pubblicazioni avrebbero fornito un resoconto parziale dell’incidente esplosivo della scorsa settimana, in cui hanno perso la vita 4 miliziani di Hamas e una bambina. I giornali in questione sono al Quds, al Ayyam e al Hayat al Jadida, lo conferma il sindacato dei giornalisti palestinesi della Cisgiordania. Nei giorni scorsi la polizia del partito islamico ha arrestato almeno 160 esponenti di Fatah nella Striscia di Gaza, accusandoli di essere responsabili di quella esplosione. Versione smentito da Fatah che parla invece di dissidi interni a Hamas. Sull’altro fronte, i servizi di sicurezza di Fatah in Cisgiordania hanno arrestato una cinquantina di attivisti legati a Hamas.

(Fonte: Instanblog.org)

I media e l’intramontabile versione palestinese

I media e l’intramontabile versione palestinese

Da un articolo di Caroline Glick

L’attentato del 2 luglio è stato unico nel suo genere. Per via del fatto che Husam Taysir Dwayat ha ucciso le sue vittime con un bulldozer praticamente davanti ai Jerusalem Capitol Studios dove hanno i loro uffici molti network televisivi stranieri, il suo è stato uno degli due soli attentati in Israele che siano stati filmati “in diretta” dalle telecamere. L’altro attentato filmato mentre avveniva fu il linciaggio dei due riservisti israeliani Yosef Avrahami e Vadim Novesche in una stazione di polizia palestinese a Ramallah il 12 ottobre 2000. Quell’aggressione, che vide una folla deliziarsi nel fare scempio dei corpi e del sangue delle due vittime, venne filmata da una reporter italiana dell’emittente privata Mediaset. L’aggressione del 2 luglio scorso è stata filmata dalla BBC, il cui corrispondente Tim Franks ha assistito alla strage sin dall’inizio dalle finestre del suo ufficio.

Il fatto d’essere stati filmati non è l’unico elemento che accomuna i due attentati. Il linciaggio di Ramallah e il bulldozer di Gerusalemme sono anche gli unici due attacchi che hanno portato ad umilianti profferte di scuse da parte di giganti dei media che, in altre circostanze, fanno mostra di ben altra arroganza. All’indomani del linciaggio, Riccardo Cristiano, allora corrispondente da Israele del network di proprietà pubblica RAI, scrisse una lettera di umilissime scuse all’Autorità Palestinese nella quale si prodigava in ogni modo per spiegare che non era stato il suo network, bensì quello concorrente, a diffondere il filmato. Nella lettera, che venne pubblicata dal quotidiano dell’Autorità Palestinese Al Hayat al Jadida, Cristiano spingeva il suo servilismo sino ad affermare: noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Potete star certi che questo non è il nostro modo d’agire: noi non facciamo e non faremo cose del genere”.

Lo scorso 4 luglio la BBC ha pubblicato le sue scuse per aver mandato in onda il filmato della strage di due giorni prima. Le immagini mostravano un soldato israeliano, in licenza e disarmato, che si arrampicava fino alla cabina del bulldozer guidato da Dwayat, subito dopo che questi aveva ucciso Batsheva Ungerman schiacciando la sua auto. Si vedeva il soldato che, afferrata la pistola di un agente di sicurezza che non era riuscito a bloccare Dwayat, sparava tre colpi alla testa del terrorista. Nel filmato non si vedeva la morte di Dwayat né delle sue vittime. Quello che si vedeva era il terrore dei feriti, la determinazione dell’omicida e l’eroismo del soldato. Ciò nondimeno il network ha dichiarato: “Non fa parte della normale politica della BBC mostrare sullo schermo il momento della morte. Vi sono sempre decisioni estremamente difficili da prendere. Tuttavia, ripensandoci, abbiamo avuto la sensazione che le immagini trasmesse nelle News at Ten del 2 luglio non riflettessero il corretto equilibrio editoriale tra esigenze di accuratezza informativa e potenziale impatto sul pubblico del programma”. A prima vista, non è ben chiaro di cosa stia parlando la BBC. Il suo filmato era un successo giornalistico. Grazie ad esso, decine di milioni di persone in tutto il mondo hanno potuto vedere coi propri occhi com’è un attacco terroristico contro civili innocenti, e da un angolo di visuale sufficientemente asettico. Di che doveva scusarsi la BBC?

In questo caso, come nel caso del linciaggio di otto anni fa, il vero motivo per cui la BBC si è scusata non è perché le immagini del filmato fossero troppo raccapriccianti, bensì perché si discostavano troppo dalla versione comunemente accettata della guerra dei palestinesi contro Israele. Per mantenere questa versione, “il corretto equilibrio editoriale tra esigenze di accuratezza informativa e potenziale impatto sul pubblico del programma” è quello che rafforza la convinzione che delle due l’una: o Israele è moralmente indistinguibile dai palestinesi, oppure è moralmente peggiore dei palestinesi.

La classica metafora del primo caso è quella della cosiddetta “spirale di violenza”. La BBC stessa esplicitò questo approccio all’indomani del linciaggio di Ramallah. In un programma intitolato “Quando è morta la pace”, trasmesso nel novembre 2000, la BBC spiegò: “Due immagini racchiudono l’odio che ha distrutto il processo di pace in Medio Oriente: il ragazzino di Gaza Mohammed al-Dura che muore sotto i colpi dei soldati israeliani mentre suo padre gli fa da scudo, e il brutale linciaggio e assassinio dei due riservisti israeliani da parte di una folla di palestinesi”.

La classica metafora del secondo caso è quella dell’Olocausto, resa forse più esplicita che mai, a suo tempo, da Catherine Nay, ben nota anchor-woman del network Europa1. Verso la fine del 2000, la Nay dichiarò che “la morte di Muhammad [al-Dura] annulla e cancella quella del bambino ebreo con le mani alzate davanti alle SS nel ghetto di Varsavia”.

La vicenda di Muhammad al-Dura gioca un ruolo centrale in entrambe le versioni. Il 30 settembre 2000 il capo dell’ufficio israeliano della la tv pubblica France 2 Charles Enderlin mandò in onda un filmato di 57 secondi, pesantemente rimontato, che a suo dire mostrava l’allora dodicenne al-Dura mentre veniva ucciso da Forze di Difesa israeliane all’incrocio di Netzarim nella striscia di Gaza. France 2 diffuse gratuitamente il filmato nel circuito mondiale e l’immagine di al Dura divenne l’emblema della guerra dei palestinesi contro Israele. Indirettamente essa ha contribuito a scatenare vaste violenze anti-israeliane un po’ in tutto il mondo.

I primi interrogativi sull’attendibilità del resoconto di France 2 sorsero immediatamente. Un’inchiesta delle Forze di Difesa israeliane avviata dal comandante del settore sud Yom Tov Samia dimostrò attraverso prove balistiche che era fisicamente impossibile che i soldati israeliani avessero colpito, men che meno ucciso, al-Dura. Negli anni successivi, un pugno di giornalisti e ricercatori produsse un quantità di prove a dimostrazione dell’infondatezza del servizio di Enderlin. Uno di questi ricercatori, un analista dei mass-media di nome Philippe Karsenty, asseriva sul suo sito internet Media Ratings che il filmato è un falso, e sfidava Enderlin e France 2 a querelarlo per diffamazione chiedendo nel contempo che pubblicassero i 27 minuti di girato sull’incidente del 30 settembre 200 all’incrocio di Netzarim di cui dicevano d’essere in possesso. Pur rifiutandosi di mettere a disposizione il filmato completo, Enderlin e France 2 querelarono Karsenty per diffamazione. Alla fine del 2006, dopo aver ricevuto una lettera di raccomandazione per Enderlin dall’allora presidente francese Jacques Chirac, e nonostante la quantità di prove presentate da Karsenty al processo a sostegno della propria tesi, la corte condannò il ricercatore. Karsenty fece appello. La corte d’appello ordinò a Enderlin e a France 2 di mostrare il girato non montato. Nonostante il rifiuto di mostrare il materiale nella sua interezza, anche solo dai 19 minuti finalmente messi a disposizione da Enderlin apparvero chiare tre cose. Primo, le Forze di Difesa israeliane non potevano aver ucciso al-Dura. Secondo, il filmato mostrava dei palestinesi che mettevano in scena combattimenti immaginari con i soldati israeliani. Terzo, dal filmato non emergeva nessuna conferma che al-Dura fosse stato effettivamente colpito e che fosse morto quel giorno all’incrocio di Netzarim. La corte ribaltò la sentenza di condanna di Karsenty.

A questo punto si poteva pensare che i mass-media francesi, israeliani e internazionali che per sette anni avevano sostenuto Enderlin contro un piccolo gruppo di investigatori indipendenti, avrebbero finalmente abbandonato quella posizione. E che, dopo aver difeso per sette anni un caso indifendibile di cattivo giornalistico, lo stesso Enderlin riconoscesse finalmente il suo errore. Invece è accaduto il contrario. In Israele, commentatori come Gideon Levy e Tom Segev di Ha’aretz, Arad Nir di Channel 2 e Larry Derfner del Jerusalem Post hanno accusato Karsenty e i suoi colleghi d’aver condotto una caccia alle streghe ai danni di Enderlain pur di promuovere le loro idee politiche. In Francia, i mass-media inizialmente hanno ignorato la vicenda. Poi, a meno di una settimana dalla sentenza, il Gotha del vasto ambiente anti-israeliano nei media francesi ha pubblicato una petizione sul Nouvel Observateur che condanna il ben documentato dossier di Karsenty contro la versione comunemente accettata della vicenda al-Dura definendola una “settennale campagna diffamatoria gonfia di odio”. In tutto hanno firmato la petizione circa trecento giornalisti e centinaia di altri notabili. Da parte loro, France 2 ed Enderlin hanno annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza d’appello davanti alla Corte Suprema di Francia.

Nel suo resoconto del caso e delle conseguenze sul Weekly Standard, la giornalista francese Anne-Elisabeth Moutet attribuisce la reazione dei mass-media francesi a quella che ella considera una tradizione tipicamente francese di non ammettere mai i propri errori. C’è senza dubbio qualcosa di vero in questo. Ma questa arroganza non è certo un tratto esclusivo dei media e delle élite francesi. E data l’arroganza quasi universale dei mass-media, come si possono spiegare le velocissime scuse della BBC per la messa in onda del suo filmato sull’attentato del bulldozer a Gerusalemme? E come spiegare l’ossequiosa lettera di Cristiano all’Autorità Palestinese nel 2000? (Nulla del genere, naturalmente, s’era visto dopo la messa in onda, innumerevoli volte, del filmato sul piccolo al-Dura.)
La risposta naturalmente è che l’arroganza di per sé non basta a spiegare la difesa di Enderlin da parte dei mass-media. Se Enderlin fosse stato colto a mandare in onda un servizio che calunniava i palestinesi, i mass-media e France 2 lo avrebbero mollato immediatamente. Ma qui c’è in gioco qualcosa di più della reputazione di un uomo. Non è Enderlin che ha inventato la versione dell’eterna innocenza dei palestinesi, né quella dell’equivalenza morale. Trasmettendo il servizio chiaramente infondato su al-Dura, Enderlin promuoveva una causa abbracciata da tutti i suoi colleghi anti-israeliani in Francia, in Israele e nel resto del mondo. Se cade lui, tutta la loro intramontabile versione delle cose rischia di cadere con lui.

Nel corso degli ultimi otto anni di jihad contro Israele, fra gli innumerevoli esempi possibili, tre sono i casi di aperta collusione dei mass-media coi nemici di Israele, che spiccano fra gli altri per il tragico impatto che ebbero sul corso degli eventi. Per primo vi fu l’affare al-Dura. Poi venne il mito del “massacro di Jenin” nell’aprile 2002; a sua volta seguito dalla messa in scena della “strage di Kafr Kana” in Libano nel luglio 2006.

La storia di al-Dura contribuì a consolidare la versione vittimista palestinese solo pochi mesi dopo che avevano rifiutato l’indipendenza e la pace al summit di Camp David (luglio 2000).

Quando il cosiddetto “massacro di Jenin” comparve sui media nell’aprile 2002, le Forze di Difesa israeliane erano impegnate nel pieno dell’Operazione Scudo Difensivo. Appena prima che i palestinesi facessero circolare l’accusa di un massacro israeliano, le forze israeliane avevano scoperto prove documentali che la guerra palestinese contro Israele era condotta dalla stessa Autorità Palestinese e da Yasser Arafat. Fabbricando la storia del massacro, l’Autorità Palestinese si salvò dalla totale delegittimazione come interlocutore a Washington e in occidente. E lo stesso movimento pacifista israeliano venne risvegliato dal coma in cui era precipitato dopo il fallimento di Camp David.

Come ha documentato la Commissione Winograd nel suo rapporto finale sulla seconda guerra in Libano, i servizi giornalistici sul falso massacro di civili libanesi per opera di un bombardiere israeliano a Kafr Kana nel Libano meridionale spinsero il segretario di stato americano Condoleezza Rice a porre fine al sostegno di Washington per una vittoria militare israeliana sui surrogati libanesi dell’Iran, e a far pressione su Gerusalemme affinché accettasse un cessate il fuoco che lasciava integro Hezbollah.

Sebbene le analisi dei servizi giornalistici da Jenin e da Kafr Kana come quelle su al-Dura abbiano chiaramente dimostrato che in nessuno di quei casi le Forze di Difesa israeliane avevano commesso le atrocità di cui furono accusate, i filmati distorti mandati in onda dai media hanno reso impossibile la difesa di Israele di fronte al tribunale dell’opinione pubblica. Come nell’affare al-Dura, l’aperta collusione dei mass-media con i palestinesi a Jenin e con gli Hezbollah a Kafr Kana ha contribuito a perpetuare le false versioni sull’aggressività israeliana che stavano finalmente per essere abbandonate.

Dunque non è la mera arroganza ciò che impedisce a Enderlin e ai suoi colleghi di venirne fuori puliti, così come non fu l’umiltà ciò che spinse la BBC e Cristiano a porgere le loro pronte scuse. Purtroppo quello che emerge da tutto questo è che i mass-media ci daranno sempre e solo le informazioni che vogliono darci. E il rapporto fra quelle informazioni e la verità è, nel migliore dai casi, piuttosto arbitrario.

(Da: Jerusalem Post, 9.07.08 )

Naturale come il terrorismo palestinese

I trucchi di Hamas coi mass-media

Israele.net

Kuntar giura che continuerà col terrorismo

Kuntar giura che continuerà col terrorismo

Samir Kuntar è il terrorista libanese (della comunità drusa) che sta scontando l’ergastolo in Israele per aver ucciso Eynat Haran, una bambina israeliana di quattro anni, rompendole la testa con il calcio del suo fucile, dopo averle ucciso il padre Dany davanti agli occhi, oltre a due agenti della polizia israeliana. Anche Yael, la sorella di due anni di Eynat, morì nell’attacco terroristico, che ebbe luogo a Nahariya il 22 aprile 1979.

Hassan Nasrallah, il leader dei jihadisti sciiti libanesi Hezbollah, chiede a Israele la scarcerazione di Kuntar in cambio della liberazione dei due riservisti israeliani Ehud Goldwasser e Eldad Regev (o dei loro corpi, giacché nulla è dato sapere sulle loro condizioni di vita o di salute) che vennero presi in ostaggio da Hezbollah in territorio israeliano il 12 luglio 2006.

Tre mesi fa, all’indomani dell’uccisione del terrorista internazionale Imad Mughniyeh in un attentato con auto-bomba a Damasco, Kuntar ha scritto una lettera a Nasrallah nella quale celebra il martirio e le gesta dei terroristi, e promette solennemente di continuare sulla via del terrorismo “fino alla completa vittoria”.

Quello che segue è il testo della lettera di Kuntar (pubblicato su Al-Hayat Al-Jadida il 19 febbraio 2008, e diffuso in inglese da Palestinian Media Watch):

Mio caro e venerabile comandate e leader, Segretario Generale Hassan Nasrallah, la pace sia su di te e sui nostri shahid [martiri], e possa la clemenza e la benedizione di Allah essere su di voi.

La pace sia sugli uomini nelle schiere dei giusti. La pace sia su colui che ha dato senza prendere null’altro che il martirio, il più alto titolo d’onore al cospetto di Allah.

La pace sia sulle schiere splendide e illustri che marciano verso l’eternità, verso gli uomini di gloria, dignità e orgoglio, verso coloro che hanno segnato la nostra via per centinaia di anni.

La pace sia sull’ultimo che ci ha lasciati, sull’Hajji [pellegrino alla Mecca] e leader Imad Mughniyeh.

La pace sia su di lui mentre tramanda il messaggio a coloro che aspettano il suo arrivo, mentre porta loro storie di gloria e vittoria, notizie di risolutezza e lealtà degli uomini che hanno adempiuto la promessa [l’operazione di sequestro dei due soldati israeliani venne chiamata Adempimento della Promessa], notizie di coloro che “ancora attendono il martirio, ma non hanno cambiato determinazione” [citazione dal Corano, Sura 33:23].

La pace sia su di lui mentre annuncia ai più venerabili fra i credenti che le schiere che attendono hanno scelto di sfoderare le spade, e le loro spade gridano “siamo ben lungi dall’essere logorate” [citazione di una frase di Nasrallah].

Possa la pace essere su di te, Hajji Imad.

Il mio giuramento e la mia promessa è che il mio posto sarà sul fronte di battaglia, intriso del sudore del tuo dono e del sangue dei martiri più amati, e che continuerò lungo la via fino alla completa vittoria.

Porgo a te, signore Abu Hadi [appellativo di Hassan Nasrallah] e a tutti i combattenti della jihad [guerra santa] le mie congratulazioni e la mia rinnovata lealtà.

(Da: http://www.pmw.org, 1.06.08 )

Nell’immagine in alto: La homepage di un sito Hezbollah (a destra, la foto di Nasrallah) che invoca la scarcerazione dell'”eroe” Samir Kuntar (nella foto a sinistra). Il titolo è “Al-wa’ad al-sadeq” (la promessa adempiuta), in riferimento al nome dato al sequestro dei due soldati israeliani nel luglio 2006.

Chi è Kuntar?

Ucciso a Damasco uno dei più pericolosi terroristi del mondo

Israele.net

Israele: soldati rapiti, voci incontrollate su uno scambio di prigionieri

Israele: soldati rapiti, voci incontrollate su uno scambio di prigionieri

venerdì 30 maggio 2008

di ANNA ROLLI

Alcuni giorni fa, nel quartiere sciita di Beirut, durante una manifestazione per commemorare il ritiro dell’IDF dal Libano del Sud, nel maggio del 2000, Hassan Nasrallah, segretario generale dell’organizzazione Hezbollah, di fronte a migliaia di sostenitori ha dichiarato: ” Samir Counter e altri prigionieri presto torneranno a casa!”. Una frase che ha molto incuriosito gli osservatori.

Samir Counter, è detenuto in Israele dal 1979 in seguito ad una condanna all’ergastolo per aver compiuto un crimine che riempì di orrore la società civile. Nel 1979 Counter alla guida di un gruppo di terroristi penetrò in Israele dal Libano e giunto a Naharia fece irruzione nell’appartamento dove Dani e Smadar Haran vivevano con le loro piccole figlie. Vedendo soltanto Dani con Hanat, una bambina di cinque anni, i terroristi li portarono in spiaggia dove uccisero il padre davanti alla figlia e poi, tenendola per le gambe, sfracellarono la bambina contro le rocce. Nel frattempo Smadar era rimasta nascosta in un soppalco con Yael l’altra bimba di due anni, purtroppo, per non farsi scoprire, nel tentativo di impedire alla piccola di piangere, la madre l’aveva involontariamente soffocata.

Le autorità arabe, in seguito, hanno usato la figura del criminale in chiave propagandistica. Il 6 maggio 2004, per fare un solo esempio, Al-Hayat Al Jadida ( La nuova vita), il quotidiano portavoce dall’Autorità Nazionale Palestinese, definì Samir Counter ” un faro di luce per noi e per le generazioni a venire e un autentico modello di comportamento” aggiungendo subito dopo “Ogni giorno che passa cresce l’orgoglio di Samir e cresce e cresce il nostro orgoglio per lui”.

La frase di Nashrallah riportata dai telegiornali in Israele, ha fatto pensare alla possibilità che, nei dirigenti sciiti, sia maturata una maggiore disponibilità ad uno scambio di prigionieri.

Il giorno successivo alla manifestazione di Beirut, i familiari di Ehud Goldwasser e di Eldad Regev, rapiti sul confine del Libano nell’estate 2006, hanno dichiarato ai media che nella ripresa dei negoziati è riposta la loro speranza di poter rivedere i propri cari.

I due soldati israeliani sono ancora nelle mani degli estremisti islamici e a tutt’oggi nessuno ha ricevuto notizia sulle loro condizioni, esattamente come è accaduto per Gilad Shalit rapito da Hamas, nelle stesse settimane, sul confine di Gaza.

Altre notizie certe non ce ne sono, soltanto le solite voci non verificabili. Anche noi dall’Italia non possiamo che sperare in una ripresa dei negoziati e nella rapida liberazione dei soldati innocenti, augurando alle famiglie che la loro sofferenza abbia fine al più presto.

Agenzia Radicale