Ancora un attentato, Gerusalemme torna nel mirino

ANCORA UN ATTENTATO, GERUSALEMME TORNA NEL MIRINO

di Aldo Baquis

GERUSALEMME 2008-07-12 18:29 – A Gerusalemme torna l’inquietudine dopo che la scorsa notte nella Città Vecchia, nella parte orientale della città, due agenti di polizia sono stati feriti in uno scontro a fuoco con un assalitore che è riuscito a dileguarsi. Oggi nel centro storico della città c’era una presenza marcata di forze di sicurezza, mentre in cielo ha volteggiato un elicottero della polizia. A quanto pare sono stati compiuti arresti: ma sulle indagini è stato imposto il segreto. Per quattro volte, dall’inizio dell’anno, attentatori solitari hanno colpito a Gerusalemme. La domanda n. 1 fra i responsabili alla sicurezza è se dietro questi attacchi ci sia una strategia coerente. Hamas, da Gaza, applaude: gli attacchi, spiega Fawzi Barhum, sono la prova “della tenacia dei combattenti palestinesi” nei cui confronti i servizi di sicurezza israeliani mostrano “fragilità”.

E’ giunta anche una rivendicazione di un fantomatico gruppo – i ‘Liberi della Galilea’ – che nei mesi scorsi è stato rapido nel rivendicare anche altri attentati a Gerusalemme. Se esista davvero o sia solo una finzione resta oggetto di dibattito nei servizi segreti. L’attacco di ieri sera è avvenuto alla ‘Porta dei Leoni’ (Porta di Santo Stefano). Poco prima della mezzanotte un palestinese armato di pistola, sfidando le telecamere di sicurezza, si avvicina agli agenti David Shriki e Imad Gadir, spara loro da distanza ravvicinata e si dà alla fuga. I proiettili di reazione lo mancano. L’agente Shriki è in condizioni molto gravi, il compagno ha riportato ferite di media gravità. Il 18 marzo, nella stessa zona, un attentatore palestinese aveva pugnalato, ferendolo in modo grave, il rabbino Yehezkel Grinwald, un esponente del collegio rabbinico nazionalista Ateret Cohanim.

Pochi giorni prima un altro collegio rabbinico, Merkaz ha-Rav, era stato attaccato da un terrorista di Gerusalemme est, Ala Abu Dheim. Impugnato un fucile questi aveva massacrato otto seminaristi e ne aveva feriti numerosi altri, prima di essere colpito a morte. La settimana scorsa nel cuore di Gerusalemme il palestinese Hussam Tayasir Dwayat, a bordo di una pesante ruspa, ha travolto a morte tre israeliani, e ne ha ferite decine, prima di essere abbattuto a sua volta. In un volantino inoltrato alla stampa palestinese, i ‘Liberi della Galilea’ dicono di essere responsabili anche del nuovo attacco che dedicano alla memoria di Abu Dheim e Dwayat. Ma il ministro della sicurezza interna Avi Dichter (ex capo dello ‘Shin Bet’) resta scettico. Non sarebbe corretto, dichiara, parlare di un’offensiva dell’intifada a Gerusalemme. E fra i diversi attentati, taglia corto, non ci sono particolari somiglianze.

Ansa

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Attentato Collegio Rabbinico a Gerusalemme: glorificato in un video l’attentatore

Attentato Collegio Rabbinico a Gerusalemme: glorificato in un video l’attentatore

L’attentato di due settimane fa a Gerusalemme avrebbe valenza religiosa e per questo Ala Abu Dheim sarebbe un martire per la causa dell’Islam palestinese

Un martire per la causa Palestinese. È questo il motivo del video mandato in onda “in esclusiva” dal sito del braccio armato di Hamas, Brigate Ezzedin al-Qassam, che glorifica Ala Abu Dheim, il palestinese che due settimane fa ha ucciso otto seminaristi ebrei nel collegio rabbinico Merkaz ha-Rav a Gerusalemme.

L’attentato è stato rivendicato con una telefonata anonima dalle “Brigate dei Liberi della Galilea” e da questi dedicato alla figura di Imad Mughniyeh, il capo militare Hezbollah ucciso in un attentato a Damasco oltre un mese fa.

Tra quelli considerati martiri ora c’è anche Abu Dheim, ossia i combattenti caduti per l’Islam palestinese.

Nel video si spiega che l’attentato ha sicuramente una matrice religiosa per che prima di partire per la sua missione di fatto suicida, Abu Dheim si era rasato il volto, ma cinque giorni, durante l’inumazione, la barba era ricresciuta. Dal cadavere, viene aggiunto, non emanava alcun odore particolare e sul volto era disegnato un eloquente sorriso. Tutti elementi che, secondo i curatori del filmato ripreso con un telefono cellulare al momento della sepoltura, dovrebbero confermare la valenza religiosa.

(L’Unione Sarda, 18 marzo 2008)