L’Iran riconosce implicitamente il fallimento di Ahmadinejad a Roma

L’Iran riconosce implicitamente il fallimento di Ahmadinejad a Roma

La visita romana del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è stata un fallimento? Tutta colpa dell’ambasciatore in Italia Abdolfazi Zohrevand, che dal 20 giugno lascerà la sede di via Nomentana per tornare in patria, dove l’attende un’inchiesta aperta a suo carico dal ministero degli Esteri. A dare la notizia il sito iraniano Tabnak, vicino al generale Moshen Rezaii e puntuale sulle novità del regime di Teheran. Dopo il vertice Fao, Ahmadinejad è tornato in Iran (dove è già in campagna elettorale per la sua rielezione, il prossimo anno, possibile ma non certa) sbandierando lo straordinario successo riscosso a Roma, la platea di giornalisti provenienti da tutto il mondo che applaudivano convinti ogni sua affermazione, le richieste di centinaia di imprenditori italiani e il quasi unanime consenso manifestato dalla cittadinanza nei suoi confronti. Evidentemente, però, non gli è sfuggito il messaggio chiaro e forte rivoltogli dalla comunità nazionale (anche per colpa nostra, del Riformista, lo confessiamo): noi non parliamo con chi vuol dotarsi della bomba atomica, minaccia di distruggere Israele e calpesta i diritti umani in patria.

Così, il capo del regime l’ha risolta alla sua maniera, trovando nell’ambasciatore Zohrevand (che pure era un suo protetto) il perfetto capro espiatorio della sua débacle diplomatica e da tempo inviso al ministro degli Esteri Manoucher Mottaki, che tentava di rimuoverlo da due
anni.

(Fonte: Il Riformista, 18 Giugno 2008 )

Esperimento

Fao:Ahmadinejad contro Israele; no Fini ad ambasciatore

Fao:Ahmadinejad contro Israele; no Fini ad ambasciatore

(ANSA) – 13:31 – Roma, 3 giu – Appena sbarcato a Roma per il vertice della Fao, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è tornato ad attaccare Israele dopo la durissima invettiva di ieri.

Il risultato è stato quello di inasprire un clima già teso per la sua presenza: e la prima conseguenza, che sfiora l’incidente diplomatico, è il rifiuto del presidente della Camera Gianfranco Fini ad incontrare l’ambasciatore iraniano a Roma Abolfazl Zohrevand, previsto per lunedì prossimo.

Con il suo solito linguaggio ‘eccessivo’, il leader della Repubblica islamica ha detto nella saletta vip di Ciampino che “i popoli europei hanno subito i maggiori danni dai sionisti e oggi le spese di questo regime falsificato, sia le spese politiche che quelle economiche, sono sulle spalle dell’Europa”.

Questo, ha avvertito, lo dico anche perché “nel nome di Dio, voglio tanto bene al popolo italiano, che è tanto ricco di civiltà e di storia”. E poi, ha aggiunto, “non credo che le mie dichiarazioni creino problemi. Ai popoli piacciono le mie parole, perché i popoli poi si salveranno dalla imposizione dei sionisti”.

Le sue parole hanno provocato una reazione sdegnata trasversale agli schieramenti: “Ad Ahmadinejad deve esser chiara la ripulsa dell’Italia e della comunità internazionale verso posizioni come la sua”, ha commentato Walter Veltroni, segretario del Pd, manifestando apertamente “forti perplessità” a nome suo e del Partito democratico. Mentre Margherita Boniver, deputato del Pdl ed ex sottosegretario agli Esteri, ha annunciato la sua partecipazione alla manifestazione di stasera in Campidoglio promossa dal ‘Riformista’ contro “le aberrazioni” del presidente iraniano. Manifestazione a cui ha dato il suo sostegno anche il presidente della Regione Piero Marrazzo.

Intanto, alcune centinaia di volantini con la scritta “non ti vogliamo” e la foto del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad inserita al centro di un cartello di divieto di accesso sono stati lanciati intorno a mezzogiorno dal Colosseo da giovani ebrei, che sono saliti al primo livello degli archi del blindatissimo anfiteatro Flavio.

Con gli occhi dei media tutti puntati su Ahmadinejad, è difficile che in questo clima il leader iraniano abbia colloqui bilaterali con leader di rilievo nelle pieghe del summit Fao. In programma, forse, resta solo l’incontro nel pomeriggio con alcune aziende italiane all’Hotel Hilton. Prima che l’ospite riprenda il volo verso Teheran, facendo tirare più di qualche sospiro di sollievo.