I media e l’intramontabile versione palestinese

I media e l’intramontabile versione palestinese

Da un articolo di Caroline Glick

L’attentato del 2 luglio è stato unico nel suo genere. Per via del fatto che Husam Taysir Dwayat ha ucciso le sue vittime con un bulldozer praticamente davanti ai Jerusalem Capitol Studios dove hanno i loro uffici molti network televisivi stranieri, il suo è stato uno degli due soli attentati in Israele che siano stati filmati “in diretta” dalle telecamere. L’altro attentato filmato mentre avveniva fu il linciaggio dei due riservisti israeliani Yosef Avrahami e Vadim Novesche in una stazione di polizia palestinese a Ramallah il 12 ottobre 2000. Quell’aggressione, che vide una folla deliziarsi nel fare scempio dei corpi e del sangue delle due vittime, venne filmata da una reporter italiana dell’emittente privata Mediaset. L’aggressione del 2 luglio scorso è stata filmata dalla BBC, il cui corrispondente Tim Franks ha assistito alla strage sin dall’inizio dalle finestre del suo ufficio.

Il fatto d’essere stati filmati non è l’unico elemento che accomuna i due attentati. Il linciaggio di Ramallah e il bulldozer di Gerusalemme sono anche gli unici due attacchi che hanno portato ad umilianti profferte di scuse da parte di giganti dei media che, in altre circostanze, fanno mostra di ben altra arroganza. All’indomani del linciaggio, Riccardo Cristiano, allora corrispondente da Israele del network di proprietà pubblica RAI, scrisse una lettera di umilissime scuse all’Autorità Palestinese nella quale si prodigava in ogni modo per spiegare che non era stato il suo network, bensì quello concorrente, a diffondere il filmato. Nella lettera, che venne pubblicata dal quotidiano dell’Autorità Palestinese Al Hayat al Jadida, Cristiano spingeva il suo servilismo sino ad affermare: noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Potete star certi che questo non è il nostro modo d’agire: noi non facciamo e non faremo cose del genere”.

Lo scorso 4 luglio la BBC ha pubblicato le sue scuse per aver mandato in onda il filmato della strage di due giorni prima. Le immagini mostravano un soldato israeliano, in licenza e disarmato, che si arrampicava fino alla cabina del bulldozer guidato da Dwayat, subito dopo che questi aveva ucciso Batsheva Ungerman schiacciando la sua auto. Si vedeva il soldato che, afferrata la pistola di un agente di sicurezza che non era riuscito a bloccare Dwayat, sparava tre colpi alla testa del terrorista. Nel filmato non si vedeva la morte di Dwayat né delle sue vittime. Quello che si vedeva era il terrore dei feriti, la determinazione dell’omicida e l’eroismo del soldato. Ciò nondimeno il network ha dichiarato: “Non fa parte della normale politica della BBC mostrare sullo schermo il momento della morte. Vi sono sempre decisioni estremamente difficili da prendere. Tuttavia, ripensandoci, abbiamo avuto la sensazione che le immagini trasmesse nelle News at Ten del 2 luglio non riflettessero il corretto equilibrio editoriale tra esigenze di accuratezza informativa e potenziale impatto sul pubblico del programma”. A prima vista, non è ben chiaro di cosa stia parlando la BBC. Il suo filmato era un successo giornalistico. Grazie ad esso, decine di milioni di persone in tutto il mondo hanno potuto vedere coi propri occhi com’è un attacco terroristico contro civili innocenti, e da un angolo di visuale sufficientemente asettico. Di che doveva scusarsi la BBC?

In questo caso, come nel caso del linciaggio di otto anni fa, il vero motivo per cui la BBC si è scusata non è perché le immagini del filmato fossero troppo raccapriccianti, bensì perché si discostavano troppo dalla versione comunemente accettata della guerra dei palestinesi contro Israele. Per mantenere questa versione, “il corretto equilibrio editoriale tra esigenze di accuratezza informativa e potenziale impatto sul pubblico del programma” è quello che rafforza la convinzione che delle due l’una: o Israele è moralmente indistinguibile dai palestinesi, oppure è moralmente peggiore dei palestinesi.

La classica metafora del primo caso è quella della cosiddetta “spirale di violenza”. La BBC stessa esplicitò questo approccio all’indomani del linciaggio di Ramallah. In un programma intitolato “Quando è morta la pace”, trasmesso nel novembre 2000, la BBC spiegò: “Due immagini racchiudono l’odio che ha distrutto il processo di pace in Medio Oriente: il ragazzino di Gaza Mohammed al-Dura che muore sotto i colpi dei soldati israeliani mentre suo padre gli fa da scudo, e il brutale linciaggio e assassinio dei due riservisti israeliani da parte di una folla di palestinesi”.

La classica metafora del secondo caso è quella dell’Olocausto, resa forse più esplicita che mai, a suo tempo, da Catherine Nay, ben nota anchor-woman del network Europa1. Verso la fine del 2000, la Nay dichiarò che “la morte di Muhammad [al-Dura] annulla e cancella quella del bambino ebreo con le mani alzate davanti alle SS nel ghetto di Varsavia”.

La vicenda di Muhammad al-Dura gioca un ruolo centrale in entrambe le versioni. Il 30 settembre 2000 il capo dell’ufficio israeliano della la tv pubblica France 2 Charles Enderlin mandò in onda un filmato di 57 secondi, pesantemente rimontato, che a suo dire mostrava l’allora dodicenne al-Dura mentre veniva ucciso da Forze di Difesa israeliane all’incrocio di Netzarim nella striscia di Gaza. France 2 diffuse gratuitamente il filmato nel circuito mondiale e l’immagine di al Dura divenne l’emblema della guerra dei palestinesi contro Israele. Indirettamente essa ha contribuito a scatenare vaste violenze anti-israeliane un po’ in tutto il mondo.

I primi interrogativi sull’attendibilità del resoconto di France 2 sorsero immediatamente. Un’inchiesta delle Forze di Difesa israeliane avviata dal comandante del settore sud Yom Tov Samia dimostrò attraverso prove balistiche che era fisicamente impossibile che i soldati israeliani avessero colpito, men che meno ucciso, al-Dura. Negli anni successivi, un pugno di giornalisti e ricercatori produsse un quantità di prove a dimostrazione dell’infondatezza del servizio di Enderlin. Uno di questi ricercatori, un analista dei mass-media di nome Philippe Karsenty, asseriva sul suo sito internet Media Ratings che il filmato è un falso, e sfidava Enderlin e France 2 a querelarlo per diffamazione chiedendo nel contempo che pubblicassero i 27 minuti di girato sull’incidente del 30 settembre 200 all’incrocio di Netzarim di cui dicevano d’essere in possesso. Pur rifiutandosi di mettere a disposizione il filmato completo, Enderlin e France 2 querelarono Karsenty per diffamazione. Alla fine del 2006, dopo aver ricevuto una lettera di raccomandazione per Enderlin dall’allora presidente francese Jacques Chirac, e nonostante la quantità di prove presentate da Karsenty al processo a sostegno della propria tesi, la corte condannò il ricercatore. Karsenty fece appello. La corte d’appello ordinò a Enderlin e a France 2 di mostrare il girato non montato. Nonostante il rifiuto di mostrare il materiale nella sua interezza, anche solo dai 19 minuti finalmente messi a disposizione da Enderlin apparvero chiare tre cose. Primo, le Forze di Difesa israeliane non potevano aver ucciso al-Dura. Secondo, il filmato mostrava dei palestinesi che mettevano in scena combattimenti immaginari con i soldati israeliani. Terzo, dal filmato non emergeva nessuna conferma che al-Dura fosse stato effettivamente colpito e che fosse morto quel giorno all’incrocio di Netzarim. La corte ribaltò la sentenza di condanna di Karsenty.

A questo punto si poteva pensare che i mass-media francesi, israeliani e internazionali che per sette anni avevano sostenuto Enderlin contro un piccolo gruppo di investigatori indipendenti, avrebbero finalmente abbandonato quella posizione. E che, dopo aver difeso per sette anni un caso indifendibile di cattivo giornalistico, lo stesso Enderlin riconoscesse finalmente il suo errore. Invece è accaduto il contrario. In Israele, commentatori come Gideon Levy e Tom Segev di Ha’aretz, Arad Nir di Channel 2 e Larry Derfner del Jerusalem Post hanno accusato Karsenty e i suoi colleghi d’aver condotto una caccia alle streghe ai danni di Enderlain pur di promuovere le loro idee politiche. In Francia, i mass-media inizialmente hanno ignorato la vicenda. Poi, a meno di una settimana dalla sentenza, il Gotha del vasto ambiente anti-israeliano nei media francesi ha pubblicato una petizione sul Nouvel Observateur che condanna il ben documentato dossier di Karsenty contro la versione comunemente accettata della vicenda al-Dura definendola una “settennale campagna diffamatoria gonfia di odio”. In tutto hanno firmato la petizione circa trecento giornalisti e centinaia di altri notabili. Da parte loro, France 2 ed Enderlin hanno annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza d’appello davanti alla Corte Suprema di Francia.

Nel suo resoconto del caso e delle conseguenze sul Weekly Standard, la giornalista francese Anne-Elisabeth Moutet attribuisce la reazione dei mass-media francesi a quella che ella considera una tradizione tipicamente francese di non ammettere mai i propri errori. C’è senza dubbio qualcosa di vero in questo. Ma questa arroganza non è certo un tratto esclusivo dei media e delle élite francesi. E data l’arroganza quasi universale dei mass-media, come si possono spiegare le velocissime scuse della BBC per la messa in onda del suo filmato sull’attentato del bulldozer a Gerusalemme? E come spiegare l’ossequiosa lettera di Cristiano all’Autorità Palestinese nel 2000? (Nulla del genere, naturalmente, s’era visto dopo la messa in onda, innumerevoli volte, del filmato sul piccolo al-Dura.)
La risposta naturalmente è che l’arroganza di per sé non basta a spiegare la difesa di Enderlin da parte dei mass-media. Se Enderlin fosse stato colto a mandare in onda un servizio che calunniava i palestinesi, i mass-media e France 2 lo avrebbero mollato immediatamente. Ma qui c’è in gioco qualcosa di più della reputazione di un uomo. Non è Enderlin che ha inventato la versione dell’eterna innocenza dei palestinesi, né quella dell’equivalenza morale. Trasmettendo il servizio chiaramente infondato su al-Dura, Enderlin promuoveva una causa abbracciata da tutti i suoi colleghi anti-israeliani in Francia, in Israele e nel resto del mondo. Se cade lui, tutta la loro intramontabile versione delle cose rischia di cadere con lui.

Nel corso degli ultimi otto anni di jihad contro Israele, fra gli innumerevoli esempi possibili, tre sono i casi di aperta collusione dei mass-media coi nemici di Israele, che spiccano fra gli altri per il tragico impatto che ebbero sul corso degli eventi. Per primo vi fu l’affare al-Dura. Poi venne il mito del “massacro di Jenin” nell’aprile 2002; a sua volta seguito dalla messa in scena della “strage di Kafr Kana” in Libano nel luglio 2006.

La storia di al-Dura contribuì a consolidare la versione vittimista palestinese solo pochi mesi dopo che avevano rifiutato l’indipendenza e la pace al summit di Camp David (luglio 2000).

Quando il cosiddetto “massacro di Jenin” comparve sui media nell’aprile 2002, le Forze di Difesa israeliane erano impegnate nel pieno dell’Operazione Scudo Difensivo. Appena prima che i palestinesi facessero circolare l’accusa di un massacro israeliano, le forze israeliane avevano scoperto prove documentali che la guerra palestinese contro Israele era condotta dalla stessa Autorità Palestinese e da Yasser Arafat. Fabbricando la storia del massacro, l’Autorità Palestinese si salvò dalla totale delegittimazione come interlocutore a Washington e in occidente. E lo stesso movimento pacifista israeliano venne risvegliato dal coma in cui era precipitato dopo il fallimento di Camp David.

Come ha documentato la Commissione Winograd nel suo rapporto finale sulla seconda guerra in Libano, i servizi giornalistici sul falso massacro di civili libanesi per opera di un bombardiere israeliano a Kafr Kana nel Libano meridionale spinsero il segretario di stato americano Condoleezza Rice a porre fine al sostegno di Washington per una vittoria militare israeliana sui surrogati libanesi dell’Iran, e a far pressione su Gerusalemme affinché accettasse un cessate il fuoco che lasciava integro Hezbollah.

Sebbene le analisi dei servizi giornalistici da Jenin e da Kafr Kana come quelle su al-Dura abbiano chiaramente dimostrato che in nessuno di quei casi le Forze di Difesa israeliane avevano commesso le atrocità di cui furono accusate, i filmati distorti mandati in onda dai media hanno reso impossibile la difesa di Israele di fronte al tribunale dell’opinione pubblica. Come nell’affare al-Dura, l’aperta collusione dei mass-media con i palestinesi a Jenin e con gli Hezbollah a Kafr Kana ha contribuito a perpetuare le false versioni sull’aggressività israeliana che stavano finalmente per essere abbandonate.

Dunque non è la mera arroganza ciò che impedisce a Enderlin e ai suoi colleghi di venirne fuori puliti, così come non fu l’umiltà ciò che spinse la BBC e Cristiano a porgere le loro pronte scuse. Purtroppo quello che emerge da tutto questo è che i mass-media ci daranno sempre e solo le informazioni che vogliono darci. E il rapporto fra quelle informazioni e la verità è, nel migliore dai casi, piuttosto arbitrario.

(Da: Jerusalem Post, 9.07.08 )

Naturale come il terrorismo palestinese

I trucchi di Hamas coi mass-media

Israele.net

Ancora un attentato, Gerusalemme torna nel mirino

ANCORA UN ATTENTATO, GERUSALEMME TORNA NEL MIRINO

di Aldo Baquis

GERUSALEMME 2008-07-12 18:29 – A Gerusalemme torna l’inquietudine dopo che la scorsa notte nella Città Vecchia, nella parte orientale della città, due agenti di polizia sono stati feriti in uno scontro a fuoco con un assalitore che è riuscito a dileguarsi. Oggi nel centro storico della città c’era una presenza marcata di forze di sicurezza, mentre in cielo ha volteggiato un elicottero della polizia. A quanto pare sono stati compiuti arresti: ma sulle indagini è stato imposto il segreto. Per quattro volte, dall’inizio dell’anno, attentatori solitari hanno colpito a Gerusalemme. La domanda n. 1 fra i responsabili alla sicurezza è se dietro questi attacchi ci sia una strategia coerente. Hamas, da Gaza, applaude: gli attacchi, spiega Fawzi Barhum, sono la prova “della tenacia dei combattenti palestinesi” nei cui confronti i servizi di sicurezza israeliani mostrano “fragilità”.

E’ giunta anche una rivendicazione di un fantomatico gruppo – i ‘Liberi della Galilea’ – che nei mesi scorsi è stato rapido nel rivendicare anche altri attentati a Gerusalemme. Se esista davvero o sia solo una finzione resta oggetto di dibattito nei servizi segreti. L’attacco di ieri sera è avvenuto alla ‘Porta dei Leoni’ (Porta di Santo Stefano). Poco prima della mezzanotte un palestinese armato di pistola, sfidando le telecamere di sicurezza, si avvicina agli agenti David Shriki e Imad Gadir, spara loro da distanza ravvicinata e si dà alla fuga. I proiettili di reazione lo mancano. L’agente Shriki è in condizioni molto gravi, il compagno ha riportato ferite di media gravità. Il 18 marzo, nella stessa zona, un attentatore palestinese aveva pugnalato, ferendolo in modo grave, il rabbino Yehezkel Grinwald, un esponente del collegio rabbinico nazionalista Ateret Cohanim.

Pochi giorni prima un altro collegio rabbinico, Merkaz ha-Rav, era stato attaccato da un terrorista di Gerusalemme est, Ala Abu Dheim. Impugnato un fucile questi aveva massacrato otto seminaristi e ne aveva feriti numerosi altri, prima di essere colpito a morte. La settimana scorsa nel cuore di Gerusalemme il palestinese Hussam Tayasir Dwayat, a bordo di una pesante ruspa, ha travolto a morte tre israeliani, e ne ha ferite decine, prima di essere abbattuto a sua volta. In un volantino inoltrato alla stampa palestinese, i ‘Liberi della Galilea’ dicono di essere responsabili anche del nuovo attacco che dedicano alla memoria di Abu Dheim e Dwayat. Ma il ministro della sicurezza interna Avi Dichter (ex capo dello ‘Shin Bet’) resta scettico. Non sarebbe corretto, dichiara, parlare di un’offensiva dell’intifada a Gerusalemme. E fra i diversi attentati, taglia corto, non ci sono particolari somiglianze.

Ansa

Ennesimo attentato sventato dalla polizia israeliana

Ennesimo attentato sventato dalla polizia israeliana

10/07/2008 – Il conducente palestinese di un bulldozer ha tentato mercoledì di scagliarsi contro la barriera di sicurezza vicino al valico di Kalandiya (a nord di Gerusalemme). Attacco sventato dagli agenti israeliani della polizia di frontiera.

(Fonte: Israele.net)

Ramallah: attentato a procuratore generale, illeso

Ramallah: attentato a procuratore generale, illeso

RAMALLAH, 08 lug 09:21 – Attentato questa mattina a Ramallah. Una bomba e’ saltata in aria nella automobile del procuratore generale palestinese Ahmed al-Mughanny. L’uomo e’ rimasto illeso. Lo riferiscono fonti locali. (Agr)

Barak, saranno demolite case attentatori Gerusalemme

Barak, saranno demolite case attentatori Gerusalemme

Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha ordinato la demolizione della casa dell’attentatore che mercoledi’ scorso si e’ lanciato con un bulldozer contro un autobus al centro di Gerusalemme, uccidendo tre persone e ferendone oltre trenta. La stessa sorte tocchera all’abitazione dell’autore dell’attacco di marzo alla scuola rabbinica yeshiva Mercaz Harav, in cui persero la vita otto studenti Ne ha dato notizia la radio dell’esercito israeliano secondo cui Barak ha deciso dopo che il Procuratore Generale israeliano Menachem Mazuz ha riconosciuto che distruggere le case dei terroristi non lede principi costituzionali anche se restano ostacoli legali a livello nazionale e internazionale.

(la Repubblica, 05 luglio 2008 )

Rilascio Shalit; Hamas chiede liberazione autori stragi

Rilascio Shalit; Hamas chiede liberazione autori stragi

(ANSA) – Tel Aviv 6 lug – Ci sono tutti i principali organizzatori di attentati terroristici in Israele negli ultimi anni nella lista di Hamas dei detenuti palestinesi che dovranno essere liberati in cambio del soldato israeliano Ghilad Shalit.

Lo rivela oggi con grande evidenza il quotidiano Yediot Ahronot. Il giornale scrive che in Israele sono detenuti per motivi di sicurezza 8.700 palestinesi, il 70 per cento dei quali hanno partecipato ad attentati “in cui è stato versato sangue di israeliani”. Fra di loro ci sono 101 donne, alcune delle quali hanno cercato di realizzare attentati suicidi. Secondo organizzazioni umanitarie palestinesi, il numero complessivo dei palestinesi detenuti in Israele è invece di oltre 11 mila.

Nei giorni scorsi Hamas ha reso noto che in cambio di Shalit (che è stato catturato nel 2006) Israele deve liberare mille detenuti: 450 in un primo scaglione e altri 550 in un secondo tempo. Israele, ha precisato Hamas, “può obiettare al massimo a dieci nomi”.

Nella lista di Hamas Yediot Ahronot ha trovato i responsabili dei più gravi attentati della intifada. Fra questi figura Abdallah Barghuti, un confezionatore di corpetti esplosivi per kamikaze, trovato colpevole della uccisione di 66 israeliani in una lunga serie di attentati terroristici. In particolare Barghuti preparò una ‘chitarra esplosiva’ per il terrorista suicida che si fece saltare in aria il 9 agosto 2001 nel ristorante Sbarro di Gerusalemme, uccidendo 15 persone e ferendone 130.

Hamas esige anche la liberazione di Marwan Barghuti, un dirigente di al-Fatah condannato a diversi ergastoli per aver ispirato attentati terroristici, e di Hassan Salameh, uno dei dirigenti delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas. Salameh è responsabile – secondo il giornale – della uccisione di 46 israeliani, anche mediante la esplosione di due autobus di linea a Gerusalemme (1996).

Hamas vuole inoltre liberare Abbas Awis, il terrorista che nel 2002 organizzò in un albergo di Natanya (Tel Aviv) un attentato che provocò la morte di 29 israeliani, e Ahmed Saadat, il leader del Fronte democratico per la liberazione della Palestina che nel 2001 ordinò la uccisione del ministro israeliano Rehavam Zeevi.

Fra le donne che Hamas vuole libere ci sono Ihlam Tamimi (fu lei a guidare per le strade di Gerusalemme il terrorista che compì la strage al ristorante Sbarro) e Amna Muna, una attivista di al-Fatah che attirò a Ramallah, per ucciderlo, un adolescente israeliano conosciuto via internet.

Gerusalemme: attentato rivendicato da gruppo semisconosciuto

M.O.: ATTENTATO BULLDOZER RIVENDICATO DA GRUPPO SEMISCONOSCIUTO

(ASCA-AFP) – Gerusalemme, 2 lug – E’ stato un gruppo semisconosciuto, che si autodefinisce l’unita’ Imad Mughnieh delle Brigate dei Liberatori della Galilea a rivendicare con una telefonata all’agenzia AFP la responsabilita’ dell’attentato avvenuto oggi a Gerusalemme. Ci sono dubbi sull’atenticita’ della rivendicazione dell’attacco, condotto da un palestinese di 30 anni che si e’ lanciato sulla folla a Jaffa street a bordo di un bulldozer, causando la morte di tre persone e il ferimento di altre 45, prima di essere a sua volta ucciso dalla polizia. Si tratta del primo attentato a Gerusalemme dal marzo scorso, quando un palestinese uccise otto studenti ebrei all’interno di una scuola religiosa.

Secondo quanto riferito dalla polizia, l’uomo a bordo del bulldozer viveva a Gerusalemme est ed era conosciuto dai servizi di sicurezza per le sue attivita’ criminali.

Attentato: Gerusalemme, fa strage con trattore

Attentato: Gerusalemme, fa strage con trattore

(ANSA) – 12:44 – Gerusalemme, 2 lug – Gli abitanti di Gerusalemme hanno vissuto oggi una nuova giornata di terrore: un gigantesco trattore Caterpillar guidato da un palestinese ha travolto per centinaia di metri nella centrale via Jaffa tutti gli automezzi che gli si paravano davanti, incluso un autobus che è stato ribaltato.

L’attentato non è stato per il momento rivendicato. Un portavoce di Hamas a Gaza, Sami Abu Zuhriha, ha commentato che il fatto potrebbe essere “la reazione logica e naturale, per le violenze compiute da Israele in Cisgiordania, a Gerusalemme e a Gaza.

Il primo bilancio, ancora ufficioso, parla di quattro-cinque morti e di una quarantina di feriti. Oltre al conduttore del trattore, freddato un militare di passaggio, sono rimasti uccisi altri tre, forse quattro automobilisti israeliani, secondo fonti stampa. La polizia non ha per ora pubblicato un bilancio ufficiale.

Secondo una prima ricostruzione, il palestinese è riuscito a impadronirsi del Caterpillar che si trovava in uno dei cantieri allestiti per la costruzione di una linea di metropolitana metropolitana. Sceso ad alta velocità dalla via Sarei Israel è piombato nella via Jaffa dove ha investito numerose automobili, un autobus, nonché passanti che si trovavano sui marciapiedi.

Testimoni oculari riferiscono che l’uomo “aveva uno sguardo gelido” anche mentre infliggeva colpi con la grande pala del suo automezzo sul tetto di un’automobile dove, terrorizzata, era prigioniera una israeliana. La donna, dicono testimoni oculari, é rimasta uccisa. Un bebé che era con lei è stato salvato in extremis da uno dei passanti.

Un militare israeliano, studente di un collegio rabbinico, è riuscito a saltare sull’automezzo e ad ingaggiare una lotta corpo a corpo con il palestinese. Da principio ha cercato solo di bloccare la sua terribile gimcana. Poi ha sparato per uccidere.

Dalle prime informazioni appare accertato che il palestinese é un abitante di Gerusalemme est: così come il palestinese che a gennaio compì una strage di seminaristi nel vicino collegio rabbinico di Mekaz ha-Rav. Si tratta di palestinesi che hanno piena libertà di spostamento in territorio israeliano.

“E’ necessario demolire la casa dei familiari di ogni attentatore che parta da Gerusalemme est” ha detto il sindaco Uri Lupoliansky.

Finora l’episodio non è stato rivendicato da alcuna organizzazione.

Terrorismo/Canada: Hezbollah potrebbe attaccare obiettivi ebraici

TERRORISMO/ CANADA,HEZBOLLAH POTREBBE ATTACCARE OBIETTIVI EBRAICI

Lo riferiscono fonti di intelligence americane e canadesi

Roma, 20 giu. (Apcom) – I servizi di intelligence canadesi e americani hanno avvertito che ci sono segnali crescenti che l’Hezbollah libanese stia organizzando un attacco contro obiettivi ebraici in Canada, per vendicare l’assassinio dell’ex comandante del gruppo Imad Mughniyeh, avvenuto quattro mesi fa. Lo riportano i media israeliani, che rilanciano una notizia diffusa da Abc News.

Fonti di intelligence hanno riferito ad Abc News che in Canada ci sono cellule dormienti di Hezbollah, e che altri uomini del gruppo sono partiti dal Libano diretti in Nord America, Europa e Africa.

Secondo le fonti, non ci sono prove di un attacco imminente, ma i miliziani sciiti avrebbero preso di mira diverse sinagoghe a Toronto e l’ambasciata israeliana a Ottawa. Anche obiettivi in America Latina potrebbero essere colpiti.

IDF: Hamas sta preparando un “attentato spettacolare”

IDF: Hamas sta preparando un “attentato spettacolare”

Per poter dettare le condizioni per tregua con Israele

(ANSA) – TEL AVIV, 13 GIU – Hamas sta preparando a Gaza un ‘attentato spettacolare’ per poter poi dettare le condizioni di una tregua con Israele. Questo l’avvertimento giunto oggi da un responsabile militare israeliano. Ieri miliziani palestinesi hanno cercato di forzare il confine fra Gaza ed Israele con un bulldozer imbottito di esplosivo che si e’ insabbiato a breve distanza dalla linea di demarcazione. Due settimane fa Hamas aveva tentato di aprire un varco nel posto di transito di Erez.