Israele all’Onu: reagiremo ai razzi da Gaza

Israele all’Onu: reagiremo ai razzi da Gaza

Israele ha avvertito il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che reagirà duramente e militarmente ai razzi sparati dalla Striscia di Gaza. La mossa sembra essere parte di una campagna volta a preparare l’opinione pubblica mondiale a questa eventualità (e certo! Non è mica un estremo tentativo da parte della diplomazia israeliana di far intervenire l’Onu per fermare i lanci di razzi Qassam! Una frase del genere denota la TOTALE parzialità di chi ha scritto l’INTERO articolo….VERGOGNA!!!). Il ministro degli esteri Livni, ha riferito la radio pubblica, convocherà gli ambasciatori presso lo stato ebraico per informarli sulla gravità della situazione. Ieri il ministro della difesa Ehud Barak aveva detto di aver ordinato ai responsabili militari di preparare piani d’azione contro Gaza.

Nel frattempo alti ufficiali delle forze armate, citati dal quotidiano ‘Haaretz’, hanno detto che l’esercito non ha finora ricevuto l’ordine di prepararsi a una vasta offensiva nella Striscia di Gaza, anche se ieri il ministro della difesa, Ehud Barak, ha detto di aver ordinato ai responsabili militari di preparare piani d’azione contro Gaza. Per il momento, hanno detto le fonti del giornale, le forze armate intendono intensificare i raid aerei contro i gruppi armati responsabili dei tiri di razzi su Israelem, ma hanno anche detto che una vasta operazione terrestre potrebbe essere lanciata se i miliziani islamici dovessero ampliare il raggio dei razzi arrivando a colpire in profondità il territorio israeliano. Ieri lo Shin-Bet, il servizio segreto di sicurezza interna, ha avvertito che Hamas, il movimento islamico al potere a Gaza, potrebbe presto essere in grado di colpire anche una città come Beersheva che dista da Gaza una quarantina di chilometri.

(Il Messaggero, 22 Dicembre 2008 )

Quella stretta di mano peccaminosa

Quella stretta di mano peccaminosa

La stretta di mano tra Muhammad Sayid Tantawi e Shimon Peres

La stretta di mano tra Muhammad Sayid Tantawi e Shimon Peres

La massima autorità dell’Islam sunnita, il Grande Imam della Moschea di Al-Azhar, nonché Grande Sceicco della correlata Università di Al-Azhar (Cairo), Muhammad Sayid Tantawi, non sa chi è Shimon Peres. O quantomeno, questa è la spiegazione che ha addotto per giustificare la stretta di mano con il presidente Israeliano durante una cena nel corso dell’incontro interreligioso svoltosi a New York lo scorso 14 novembre, sotto l’egida dell’ONU.

La foto della stretta di mano ha provocato lo sdegno di numerosi politici egiziani, per la maggior parte gli indipendenti affiliati ai Fratelli Musulmani, tanto che c’è stato chi, come il parlamentare Moustafa Bakri, ha chiesto le dimissioni di Tantawi dalle sue autorevoli cariche, sostenendo che l’incontro con Peres sia stato “un affronto a tutti i Musulmani in qualsiasi luogo”.

Frattanto, nell’evenienza che qualcuno avesse potuto pensare diversamente, un portavoce del Ministero degli Esteri Iraniano non ha mancato di riaggiornarci sulla posizione del suo paese, per cui “l’Iran esprime il suo dissenso in merito alla normalizzazione dei rapporti con Israele sotto ogni profilo”.

(E pensare che “lo scopo dell’incontro interreligioso è quello di promuovere una comprensione reciproca”, aveva detto il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon, aggiungendo: “Spero che si crei un’atmosfera favorevole che possa portare ad affrontare le differenze nelle questioni politiche”. Ma questo non ci turba particolarmente, perché non abbiamo mai riposto troppa fiducia in questo genere di incontri).

Per difendersi dagli attacchi, Tantawi ha dichiarato al giornale egiziano Al Masri Al Youm: “Ho stretto la mano di chi me la porgeva. Tra questi c’era anche Shimon Peres, che non ho riconosciuto, così gli ho stretto la mano come ho fatto con gli altri, per caso, senza nemmeno sapere chi era. Ma anche se avessi saputo chi era, una stretta di mano è un’eresia?“. Inoltre Tantawi ha definito quanti hanno pubblicato la foto incriminata “uno branco di lunatici”.

Non so cos’è peggio: essere un leader mondiale di tale stazza, un’autorità spirituale e giuridica rappresentativa del 90% della popolazione egiziana (per limitarci al paese che firmò, nel 1979, gli accordi di pace con Israele) e non sapere chi è quel vecchietto onnipresente di Shimon Peres, o quantomeno l’attuale presidente di quello Stato che quotidianamente occupa ampi spazi sui giornali egiziani; oppure mentire spudoratamente per non fare saltare i gangheri a quanti, a 30 anni dalla firma degli accordi, ancora mettono in discussione la pace con Israele.

Haaretz

Thanks to Esperimento

Rapporto Onu: Traffico armi nella frontiera orientale del Libano

Rapporto Onu: Traffico armi nella frontiera orientale del Libano

Beirut, 27 ago, 11:04 – Un rapporto Onu critica lo scarso impegno di Libano e Siria nell’ostacolare il contrabbando, soprattutto di armi, che avviene ormai da tempo nella zona di frontiera.

Israele ne era cosciente e aveva già denunciato il traffico illecito che il movimento sciita Hezbollah riceve dall’Iran attraverso quel passaggio.

Il rapporto divulgato oggi dal quotidiano An Nahar, già presentato al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, è il frutto del lavoro svolto da una commissione speciale.

Questo gruppo, a lavoro per oltre due settimane, era composto da esperti militari, di dogane e di diritto internazionale, che hanno collaborato a stretto contatto con forze di sicurezza interna, della sicurezza generale e della direzione delle dogane.

Libano: Hezbollah mettono in fuga soldati Unifil

LIBANO/ MILIZIANI HEZBOLLAH HANNO MESSO IN FUGA SOLDATI UNIFIL

Incidente avvenuto alla fine di marzo

Roma, 22 apr. (Apcom) – I miliziani di Hezbollah hanno messo in fuga lo scorso mese una pattuglia dell’Unifil, la forze di pace Onu nel sud del Libano, che aveva appena scoperto un camion carico di armi e munizioni del gruppo sciita libanese. Lo riporta il sito web del quotidiano israeliano Haaretz.

All’incidente, avvenuto nella notte tra il 30 e il 31 marzo, si fa accenno in un rapporto semestrale presentato al segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon. Si tratta del primo incidente in cui soldati dell’Unifil sono stati affrontati da miliziani armati di Hezbollah a sud del fiume Litani, un’area interdetta agli uomini del gruppo sciita dalla risoluzione Onu 1701.

Una fonte governativa a Gerusalemme ha detto che questa vicenda a creato grande imbarazzo all’Unifil. La fonte ha raccontato che i caschi blu hanno scoperto un camion sospetto. Quando i soldati si sono avvicinati al mezzo, da questo sono usciti miliziani armati di Hezbollah, e sono stati quindi costretti ad andare via e fare ritorno alla propria base. La forza di pace Unifil è composta da oltre 12mila uomini, posti sotto il comando del generale italiano Claudio Graziano. L’Italia partecipa alla missione con un contingente di circa 2.500 uomini.

Israele denuncia i terroristi palestinesi all’ONU

Israele denuncia il cinismo dei terroristi di Gaza

Israele ha inoltrato mercoledì sera alle Nazioni Unite una lettera di protesta ufficiale per l’attacco terroristico perpetrato a Nahal Oz, che ha provocato la morte di due israeliani (Oleg Lipson, 37 anni, e Lev Tcharniak, 53 anni, entrambi di Beer Sheva). L’ambasciatore d’Israele all’Onu Danny Gillerman ha indirizzato la lettera al Segretario Generale Ban Ki-moon e al presidente del Consiglio di Sicurezza Jagdish Koonjul. “Desidero informarvi – scrive Gillerman – di un ennesimo, barbaro attentato terroristico palestinese che ha provocato la morte di due civili israeliani”.

L’ambasciatore sottolinea che i due civili uccisi a sangue freddo erano lavoratori impiegati in un terminal utilizzato per far arrivare nella striscia di Gaza rifornimenti di carburante, alimenti e medicinali. “Questo attentato – scrive – dimostra ancora una volta che i terroristi di Gaza vogliono colpire non solo gli israeliani, ma anche le infrastrutture civili che permettono qualunque parvenza di vita normale nella striscia di Gaza. Mentre Israele agevola l’ingresso di aiuti umanitari nella striscia di Gaza, i terroristi aggrediscono cinicamente proprio i valichi di passaggio attraverso cui passano gli aiuti”.

Gillerman ricorda che “solo nelle 24 ore precedenti l’attacco, attraverso questi punti di passaggio erano transitati più di 127 autocarri carichi di materiale medico e prodotti alimentari di base, mentre in quelle stesse ore più di 50 razzi e granate di mortaio palestinesi si abbattevano su Israele, per culminare poi nell’uccisione dei due lavoratori al terminal del carburante. I terroristi – continua l’ambasciatore – cercano di uccidere quanti più israeliani possibile, e cercano di sabotare qualunque prospettiva di coesistenza fra israeliani e palestinesi, concretizzata in particolare nelle intese sui valichi di passaggio.

Israele – conclude la lettera ufficiale – considera Hamas interamente responsabile per queste aggressioni e per le loro conseguenze. I terroristi che mercoledì hanno attaccato il terminale del carburante cercano di far naufragare qualunque sforzo di arrivare alla pace, e per questo colpiscono in modo spietato anche la vita e le speranze di benessere degli stessi palestinesi che vivono nella striscia di Gaza”.

(Da: YnetNews, 10.04.08)

Nella foto in alto: Il terminal di Nahal Oz, con i camion di rifornimenti diretti alla striscia di Gaza

Hamas sotto pressione

Israele.net

Gerusalemme: botta e risposta tra Governo Israeliano e ONU su nuove costruzioni

Gerusalemme: botta e risposta tra Governo Israeliano e ONU su nuove costruzioni

12/03/2008 Circa le nuove costruzioni a Givat Zeev (Cisgiordania), il ministro Zeev Boim ha precisato che si tratta di progetti approvati da lunga data, addirittura 8 anni fa, e sbloccati solo ora. A Gerusalemme si sottolinea che le costruzioni non avverranno su terreni palestinesi, bensì su terreni che appartengono a privati o imprese. Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha ribadito giorni fa che proseguiranno le attività edilizie a Gerusalemme e all’interno dei grandi blocchi di insediamenti destinati in ogni caso a restare sotto controllo israeliano indipendentemente dalla configurazione di un futuro accordo di pace.

11/03/2008 Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon chiede il congelamento delle attività edilizie negli insediamenti e ha esortato Israele a bloccare la costruzione di centinaia di alloggi prevista a Givat Zeev (a nord-ovest di Gerusalemme). Anche il segretario di stato Usa Condoleezza Rice ha criticato la decisione dicendo che non contribuisce alla promozione della Road Map e ha precisato che la politica americana sulle costruzioni nelle aree controverse “è ben nota”. Analoghe critiche dall’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza della UE, Javier Solana.

(Fonte: Israele.net)

Unifil, un silenzio colpevole

Edizione 48 del 08-03-2008

Dossier sul Libano consegnato da Israele all’Onu: Hezbollah pronti alla guerra

Unifil, un silenzio colpevole

di Michael Sfaradi

La risoluzione Onu 1701 impose il cessate il fuoco fra Israele ed Hezbollah e mise fine alla guerra che infiammò il Libano lo scorso anno. Israele doveva ritirare tutte le truppe presenti sul territorio libanese ed Hezbollah disarmarsi e restituire i soldati israeliani rapiti. L’azione militare che Israele intraprese in Libano, che poi degenerò in guerra aperta, fu la conseguenza di un attacco che Hezbollah fece in territorio israeliano, azione dove diversi soldati israeliani furono uccisi ed altri rapiti, ancora dispersi in azione. Quando la risoluzione 1701 entrò in vigore Israele ritirò le sue truppe dal terreno e, alcune nazioni fra le quali la Francia e l’Italia, si resero garanti dell’effettivo disarmo delle milizie sciite. A tal fine inviarono in pompa magna ingenti forze militari che si aggregarono alle truppe Unifil già presenti in zona. Qualcuno si ricorderà il gommone con gli otto legionari che entrò, fra gli sguardi incuriositi dei pescatori, nel porto di Beirut con una bandiera francese che per le dimensioni che aveva poteva andar bene issata su di un incrociatore e, sono sicuro, in molti ricorderanno la farsa dello sbarco in grande stile, con dispiego di uomini e mezzi, che fecero i Lagunari ed il San Marco nei pressi di Tiro in diretta Rai. Sembrava di essere sul set di “Salvate il soldato Ryan”, mancava solo Spielberg alla regia.

Si disse che lo spettacolo era costato parecchi soldi e che, a parte la coreografia, militarmente parlando era stato assolutamente inutile. Troppo ghiotta era però l’occasione, per il Governo Prodi appena insediato, per mettersi in mostra, anche se poi ha fatto la fine che ha fatto. I militari, a telecamere spente, si sono guardati intorno ed hanno capito che aria tirava da quelle parti, e per non correre rischi ai quali non erano né preparati né equipaggiati, hanno applicato regole d’ingaggio non previste nella risoluzione Onu, che di fatto hanno reso inutile la loro presenza in zona. Ogni volta che vedevano qualche cosa che non andava, avvertivano prontamente l’esercito libanese che con i favolosi mezzi a sua disposizione (scarti e residuati bellici delle varie guerre combattute negli ultimi 50 anni, e truppe probabilmente complici o simpatizzanti di Hezbollah) arrivava quando tutto era finito e non c’era più niente da controllare o da reprimere. Israele, intanto, ispezionava dall’alto il confine “tutto buchi” fra Siria e Libano, dove indisturbati transitavano centinaia di camion carichi di ogni tipo di armi che arrivavano dall’Iran. I francesi, invece di fare il lavoro per il quale erano stati inviati, pensarono invece di minacciare gli aerei israeliani che volando sui cieli libanesi, un po’ per attirare l’attenzione, e un po’ per impedire loro di fotografare il fallimento del teatro dei burattini.

Agli israeliani non è servito molto per capire il gioco delle parti che si stava consumando, dove il muto dice al sordo che il cieco li guarda, ed hanno raccolto tutte le informazioni sul “non lavoro” dell’Unifil. Poi, una volta acquisito quanto bastava per denunciare il riarmo di Nasrallah e dei suoi compagni di merende, un rapporto con prove e riscontri, è stato presentato al segretario generale dell’Onu che, improvvisamente, si è trovato per le mani una vera bomba ad orologeria. La situazione era talmente grave che Ban Ki-moon si è preso le sue responsabilità ed ha pensato che la cosa più giusta da fare era di spostare il palcoscenico della sceneggiata dal Paese dei Cedri al Palazzo di Vetro. Prende carta e penna e indirizza il tutto al Consiglio di Sicurezza che, come al solito, con i veti incrociati non riuscirà a togliere le castagne dal fuoco. La morale è che ci troviamo alle soglie di un nuovo attacco ad Israele, in fondo tutto si può dire di Nasrallah e di Ahmedinejad, tranne che parlino a vanvera, purtroppo questi due pessimi soggetti dicono quello che pensano e fanno quello che dicono. Stando agli ultimi conteggi, gli arsenali di Hezbollah anziché essere vuoti, come risoluzione Onu pretendeva, custodiscono oggi circa 10.000 testate a lungo raggio e 20.000 a corto raggio, quanto basta per mettere Israele a ferro e a fuoco.

Se a questo aggiungiamo l’arsenale di Hamas, che molto astutamente scopre le sue carte piano piano, possiamo prevedere che Israele sarà attaccata, in un prossimo futuro, sia da Sud che da Nord. La domanda allora non è se ci sarà la guerra, ma quando. Chi ci andrà di mezzo sono i 13.000 caschi blu di cui 2500 italiani, che sono in zona di guerra senza direttive sul come comportarsi in caso di una ripresa dei combattimenti, e il prestigio di chi doveva garantire la pace. Ma la politica filo-araba, miope e pressapochista dell’equivicinanza politicamente corretta, che in Europa ha fatto scuola, ha permesso che venissero gettate le fondamenta di un nuovo conflitto che sarà più cruento di quello che lo ha preceduto e che vedrà coinvolte ancora più pesantemente le popolazioni civili.

Opinione.it