Al Qaida: “Obama servo negro filoisraeliano”

Messaggio audio di Al Zawahiri: insulti al “servo negro” Obama

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Il neopresidente Usa contrapposto a “rispettabili neri” come Malcolm X

Lo spostamento delle truppe dall’Iraq all’Afghanistan “sarà un fallimento”

WASHINGTON – A distanza di un mese e mezzo dall’ultima apparizione torna a farsi vivo il numero due di al Qaeda, Ayman al Zawahiri. O almeno, a lui è stato attribuito un messaggio audio, con alcune immagini, con un attacco al nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Che definisce “servo negro”, “nato da padre musulmano ma che ha scelto di stare con i nemici”, e che contrappone a “rispettabili neri americani” come Malcolm X. Il messaggio è stato diffuso su alcuni siti dell’estremismo islamico. Se autentico, si tratterebbe del primo commento pubblico di Al Qaeda sulla vittoria elettorale di Obama. Al Zawahiri esorta i musulmani a compiere attentati contro l’America “criminale” e soprattutto attacca il presidente eletto per aver garantito il suo sostegno a Israele durante la campagna per le presidenziali. Un messaggio che sembra avere lo scopo di convincere musulmani e arabi che l’ex senatore dell’Illinois non rappresenta un cambiamento nella politica Usa.

“Servo negro”. Al Zawahiri definisce Obama – ma anche l’ex segretario di Stato americano Colin powell e quello uscente, Condoleezza Rice – “servi negri”. In arabo, il numero due di Osama bin Laden usa l’espressione “abeed al beit”, che significa letteralmente “schiavi di casa”, e i sottotitoli in inglese apparsi sul video traducono l’espressione con “house slave”.

Il video. Nel video, della durata di 11 minuti e 23 secondi, c’è la registrazione della voce attribuita ad al Zawahiri, che tuttavia appare soltanto in un’immagine ferma, insieme con altre immagini, compresa una di Obama che indossa la kippah durante un incontro con i leader della comunità ebraica. Il numero due di al Qaeda allude a un attacco aereo compiuto dagli Usa in Afghanistan il 5 novembre, il che significa che il messaggio è stato registrato dopo quella data.

“L’America non è cambiata”. Al Zawahri sottolinea che la vittoria di Obama non ha modificato la politica statunitense: “L’America si è messa una nuova faccia ma il suo cuore è pieno di odio, la sua mente annega nell’avidità e lo spirito, che diffonde malvagità, morte, repressione e dispotismo, continua a essere lo stesso di sempre”. Poi, un avvertimento: il piano di Obama di sottrarre truppe ad altri teatri di guerra – l’Iraq – per dirottarle in Afghanistan “è destinato al fallimento”, perché gli afgani resisteranno: “Siate consapevoli che i cani dell’Afghanistan hanno trovato la carne dei vostri soldati deliziosa, quindi mandategliene migliaia su migliaia”.

L’America stanca di Bush”. Il numero due di al Qaeda non minaccia attacchi specifici, ma avverte Obama di “un risveglio” e di “una rinascita del jihad, che sta scuotendo i pilastri dell’intero mondo islamico, e questo è il fatto che voi, il vostro governo e il vostro paese rifiutate di riconoscere e fate finta di non vedere”. Il successo elettorale di Obama, inoltre, a giudizio di al Zawahiri, ha dimostrato che gli americani hanno ammesso che le politiche del presidente Bush si sono rivelate un fallimento: il risultato “è un’ammissione di sconfitta in Iraq”. Ma il sostegno manifestato da Obama a Israele durante la campagna elettorale “ha confermato al mondo islamico – conclude – che avete scelto una posizione di ostilità verso l’Islam e i musulmani”.

(19 novembre 2008 )

Repubblica.it

Per i giornali arabi Obama è solo un’altra pedina di Israele

Obama nel mondo islamico

Per i giornali arabi Obama è solo un’altra pedina di Israele

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di Roberto Santoro e Kawkab Tawfik

7 Novembre 2008

La Lega Araba e l’ANP. Il presidente della Lega araba Amr Moussa e quello dell’ANP Abu Mazen sono stati i più cauti. Per avere la pace in Medio Oriente Obama dovrà risolvere il conflitto israelo-palestinese e condurre una politica diversa da quella “fallimentare” di George W. Bush. Moussa e Abu Mazen hanno utilizzato due argomenti classici: la palestinolatria, ovvero giudicare la questione palestinese come la soluzione di ogni problema del mondo musulmano, e la propaganda antiamericana, visto che Bush ha stremato (ma non azzerato) i regimi terroristi, le dittature religiose, le monarchie e le autocrazie islamiste.

Hamas ed Hezbollah. Il diplomatico Moussa in sostanza dice le stesse cose dei terroristi di Hamas. Secondo Fawzy Barhum, il portavoce del movimento che governa Gaza: “Obama deve imparare dagli errori di Bush inclusa la distruzione dell’Afghanistan, dell’Iraq, del Libano e della Palestina”. Come se Al Qaeda, i Talebani, Saddam Hussein e l’Hezbollah quei paesi li avessero ricostruiti. “Vogliamo che il presidente americano sostenga la causa palestinese o almeno che non appoggi l’occupazione israeliana”, ordinano i ducetti di Hamas.

Abdelbari Atwan scrive su Al Quds Al Arabi, uno dei principali giornali di Beirut. In un provocatorio editoriale intitolato “Obama’s Historic Intifada” spiega che “l’Islam sarà in grado di imporre il suo punto di vista al resto del mondo”. Durante la presidenza Bush, infatti, “l’America è stata controllata dai sionisti che hanno come obiettivo la distruzione del mondo arabo”. Qualcuno informi Atwan che Obama ha scelto come capo del gabinetto presidenziale Rahm Emanuel, un ebreo-americano figlio di militanti dell’Irgun. Anche Al Jazeera fa il punto sulla nuova squadra spiegando che “Emmanuel è un politico figlio della strada come Obama”. Vengono riportate le affermazioni del presidente al giornale israeliano Maariv: “La nomina di Emmanuel sarà un bene per Israele… è chiaro che il presidente sarà a favore di Israele, perché no? E’ forse un arabo?”.

L’Iran e la Siria salutano il ritorno degli Usa alla democrazia. Per l’agenzia iraniana “Irna” l’elezione di Obama è stata “una catarsi nazionale”. I governi liberali di Teheran e Damasco si riconoscono nell’uomo che “ha spazzato via le ultime barriere razziali nella politica americana, una svolta che sarebbe sembrata impensabile solo due anni fa”. Proprio come fanno i presidenti Ahmadinejad e Assad con le loro minoranze religiose e i dissidenti. “Obama deve distanziarsi dagli approcci sbagliati di Bush perché così vuole il popolo americano – chiede il ministro degli esteri iraniano Mottaki – l’elezione del presidente mostra la richiesta di cambiamenti essenziali nelle politiche interna ed estera”. Ma quanto sono alti i pulpiti degli ayatollah…

I toni cambiano se leggiamo i quotidiani di Teheran. Per l’Iranian Daily: “L’uomo nero non cambierà la politica americana”. In un editoriale del Jomhouri-ye Eslami leggiamo che “La cosa migliore che potrà fare l’uomo nero alla Casa Bianca è di sostituire parte dello staff e cambiare alcune procedure cerimoniali”. Non si occuperà di modificare “la struttura del regime americano che è egemonizzato dai capitalisti, dai sionisti e dai razzisti”. La stampa svela che democratici e repubblicani sono parte della stessa “oppressione americana”. Il ministro dell’informazione di Damasco, Bilal, auspica che “la vittoria di Obama consentirà di passare da una politica di guerra e embargo a una politica di diplomazia e dialogo” ma per il quotidiano siriano Al Watan “Obama non sarà molto meglio di Bush o forse peggio”. Questa contraddizione tra le dichiarazioni di principio dei leader e l’antisemitismo della stampa emerge con evidenza nelle vignette dei maggiori giornali arabi.

Afghanistan e Pakistan. Lo speaker talebano Qari Mohammad Yousuf: “non abbiamo particolari aspettative ma se Obama manderà altre truppe in Afghanistan il nostro Jihad continuerà”. E il presidente Karzai: “La mia prima richiesta è che gli americani mettano fine alle uccisioni dei civili”. Che bel modo di ringraziare gli amici. L’ambasciatore pakistano a Washington: “Il presidente Zardari ha espresso la speranza che le relazioni Pakistan-Usa si intensifichino sotto la nuova leadership americana”. Ma le vignette sui quotidiani di Islamabad mostrano un Obama dalla bocca spalancata che vomita missili e bombe sul Pakistan.

Egitto, Arabia Saudita e Golfo Persico. Al Ahali, il portale del Partito Nazionale Democratico egiziano (quello del presidente Mubarak) non ha dedicato neppure un titolo alla vittoria di Obama. Il Saudi Daily invece rincara la dose: “Non ci sono differenze significative tra Obama e McCain. Erano in disaccordo solo sui modi per raggiungere gli obiettivi americani che saranno perseguiti per altri cento anni”. Questi sarebbero gli alleati più fedeli degli Stati Uniti nel mondo arabo. L’editorialista saudita Dawood al-Shirian scrive che con Bush e i neoconservatori “hanno rinnegato se stessi e il sogno americano”. Che riconoscenza per l’amministrazione che ha salvato il culo dei principi sauditi dal golpe di Bin Laden.

L’Occidentale

Elezioni presidenziali USA: sui quotidiani arabi compaiono vignette antisemite contro Obama e McCain

Elezioni presidenziali USA: sui quotidiani arabi compaiono vignette antisemite contro Obama e McCain

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Vignetta pubblicata sul Saudy Daily dell’11 Ottobre 2008

di R.S. – 3 Novembre 2008

Da Gaza a Ramallah, passando per Damasco il Cairo e Riad, i disegnatori arabi pubblicano vignette antisemite contro i due candidati alla presidenza degli Usa.

Obama e McCain vengono rappresentati come due pupazzi nelle mani di Israele e della lobby ebraico-americana. E’ il classico refrain che pesca nelle teorie della cospirazione: i “giudei” controllerebbero i media e le elezioni Usa. Il processo democratico sarebbe falsato da forze oscure che tutto decidono e governano.

Nelle vignette del disegnatore Jihad Awartani, pubblicate dal “Saudi Daily” l’11 ottobre scorso, vediamo un mostruoso sionista barbuto che agita le marionette di Obama e McCain.

Sul giornale giordano “Al Dustour” i candidati Usa vengono dipinti sottoforma di putti alati con tanto di arco e frecce che cercano di colpire al cuore il leader israeliano Tzipi Livni.

Sul magazine egiziano “Al-Ahram Weekly” dello scorso 13 agosto Obama è un essere dalla testa deforme e vampiresca. Sulla fronte ha tatuato il simbolo “I love New York” solo che, al posto di New York, c’è la solita stella di Davide.

Sul quotidiano pakistano “Roznama Nawa-i-Waqt”, del 15 ottobre, dalla bocca di Obama escono una dozzina di missili diretti verso il Pakistan. Apprendiamo che l’11/9 fu una cospirazione giudea e che Obama è un altro messia dei Neocon.

Sempre sull’egiziano Al-Ahram, un arabo guarda i poster di Obama e Hillary appesi alla parete. Il titolo della vignetta è “Un nero e una donna corrono per la presidenza degli Usa”. Il commento: “Un altro segno del collasso della civiltà occidentale”.

L’Occidentale

Thanks to M.acca

Jesse Jackson: una invettiva antisraeliana

JESSE JACKSON, L’AMERICA DI OBAMA NON SARA’ FILO-ISRAELIANA

Il reverendo Jesse Jackson con un suo caro amico in una foto di qualche anno fa....

Il reverendo Jesse Jackson con un suo caro amico in una foto di qualche anno fa....

(AGI) – Washington, 15 ott. – Un’invettiva anti israeliana del reverendo Jesse Jackson ha messo in imbarazzo il Partito democratico. Secondo il conservatore “New York Post” il leader nero ha dichiarato che quando Barack Obama diventera’ presidente l’America si liberera’ dell’influenza “sionista”, che per “decenni” ha condizionato la politica statunitense.

L’intervento ha fornito il destro alla campagna di John McCain per rilanciare l’accusa a Obama di essere “amico di Hamas e del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad”. Parlando al World Policy Forum, a Evian, in Francia, Jackson ha previsto con Obama alla Casa Bianca “cambiamenti fondamentali” nella politica estera americana a partire dal Medio Oriente, dove si porra’ fine “a decenni in cui sono stati anteposti gli interessi di Israele”. Lo staff di Obama e’ stato costretto a prendere le distanze con decisione da Jackson, che, hanno sottolineato, ” non e’ un consigliere Obama e dunque non puo’ interpretare le posizioni di Barack Obama su Israele e le sue scelte di politica estera”.

Tra l’altro Jackson deve essersi distratto: ai primi di giugno, dopo aver conquistato la nomination, Obama per accreditarsi come grande amico di Israele al meeting annuale dell’associazione degli ebrei americani manifesto’ tutto il suo appoggio incondizionato – e anche oltre – allo Stato ebraico. Il senatore dell’Illinois si spinse a sposare acriticamente la posizione israeliana su, “Gerusalemme, la capitale una e indivisibile di Israele”.

La ADL denuncia: “Ondata di caricature antisemite sulla stampa araba”

La ADL denuncia: “Ondata di caricature con stereotipi antisemiti sulla stampa araba”

25/07/2008 La Anti-Defamation League (Usa) denuncia l’ondata di caricature comparse in questi giorni sulla stampa araba che rappresentano i due candidati alla Casa Bianca Barack Obama e John McCain come burattini controllati dagli ebrei. “I mass-media arabi da Gaza a Ramallah, dal Bahrain a Damasco, dal Cairo a Riyad – ha detto giovedì il direttore dell’ADL Abe Foxman – ancora una volta non hanno perso l’occasione per diffondere teorie cospirative antisemite secondo cui gli ebrei controllerebbero Washington e il processo democratico”. “Non sorprende che gli stessi mass-media controllati dai regimi arabi che hanno celebrato l’infanticida Samir Kuntar promuovano anche stereotipi antisemiti sulla cospirazione ebraica”, ha detto Kory Bardash, co-presidente dei Repubblicani all’Estero. Joanne Yaron, presidente dei Democratici all’Estero, si è detta “scioccata”, specie trattandosi di “fonti sotto controllo governativo”.

(Fonte: Israele.net)

Obama: “Gerusalemme sarà capitale d’Israele”

Usa 2008. il viaggio del candidato democratico

OBAMA, GERUSALEMME SARA’ CAPITALE D’ISRAELE

(AGI) – Gerusalemme, 23 luglio – “Continuo a dire che Gerusalemme sara’ la capitale di Israele”. Lo ha affermato il candidato democratico, Barack Obama, parlando dalla citta’ di Sderot, al Sud di Israele, dove e’ arrivato insieme al ministro degli esteri, Tzipi Livni, “L’ho sempre detto e continuo a dirlo – ha aggiunto – ma ho anche detto che si tratta di uno ‘status’ finale” che dovra’ essere deciso dai negoziati. La comunita’ internazionale, inclusi gli Usa, non riconosce la rivendicazione di Israele che sia Gerusalemme la sua “eterna indivisa capitale”. Nel corso della sua visita in Israele Obama ha ribadito il proprio deciso sostegno allo stato ebraico, occasione per visitare lo Yad Vashem e per definire “un miracolo” lo stato.

Il candidato democratico alla Casa Bianca aveva gia’ proclamato il proprio appoggio a Israele durante un’incontro con la comunita’ ebraica americana, ma prima dell’incontro con il presidente Shimon Peres e dopo quello con il ministro della Difesa Ehud Barak ha voluto parlare ai giornalisti del “miracolo che da 60 anni fiorisce” nella regione e della tragedia della Shoah. “Ho sempre guardato alle questioni di base sollevate dall’Olocausto: da una parte il male di cui l’uomo e’ capace e dall’altra la capacita’ che l’umanita’ ha di combattere insieme il male”, ha detto. Obama, ha anche promesso di essere “un partner importante” per la pace in Medio Oriente nel caso in cui venisse eletto, come ha riferito il negoziatore palestinese, Saeb Erek, a conclusione dell’incontro di circa un’ora tra Obama e il presidente dell’Autorita’ nazionale palestinese Abu Mazen a Ramallah, in Cisgiordania. “Obama – ha affermato Erakat – ha detto ad Abu Mazen che se vince le elezioni sara un partner completo e positivo nel processo di pace che non abbandonera’ un solo momento” e sosterra’ – ha aggiunto – la strada di una soluzione pacifica nel conflitto israelo-palestinese.

In serata Obama sara’ a cena con il ministro israeliano Ehud Olmert a cui seguira’ la visita del Muro del Pianto e la citta’ antica di Gerusalemme. Domani il viaggio di Obama proseguira’ per l’Europa. Prima tappa Berlino dove incontrera’ la cancelliera Angela Merkel.

Gheddafi: Obama ha paura di essere ucciso da Israele

USA 2008/ Gheddafi: Obama ha paura di essere ucciso da Israele

Per questo ha promesso 300 miliardi di dollari

ROMA, 12 giu. (Apcom) – Il candidato democratico nella corsa alla Casa Bianca Barack Obama ha espresso il suo sostegno a Israele per il timore che il Mossad lo uccida come fece con il Presidente John F. Kennedy. E’ quanto ha detto il leader libico Muhaammar Gheddafi, davanti a migliaia di fan, nel corso della cerimonia per il 38esimo anniversario del ritiro delle truppe Usa dalla Libia.

“Crediamo che possa temere di essere ucciso da agenti israeliani e fare la stessa fine di Kennedy quando promise di vederci più chiaro nel programma nucleare israeliano”, ha dichiarato ancora Gheddafi, citato dall’edizione online del quotidiano israeliano “Haaretz”.

“Obama ha offerto 300 miliardi di dollari di aiuti a Israele e più sostegno militare. E ha evitato di parlare delle armi nucleari di Israele”, ha detto ancora Gheddafi lasciando intendere che la lauta somma da lui menzionata sarebbe il prezzo che Obama è pronto a pagare per salvarsi la pelle.

(Alice News, 12 giugno 2008 )