Libano: Meshaal a Beirut, leader Hamas sara’ ricevuto da Suleiman

Libano: Meshaal a Beirut, leader Hamas sara’ ricevuto da Suleiman

In agenda la situazione nei campi profughi palestinesi

Beirut, 3 nov. (Ap) – Il leader di Hamas in esilio, Khaled Meshaal, è giunto stamane a Beirut, dove ha in programma una serie di incontri con leader politici locali. La visita di Meshaal in Libano è la prima di cui è stata data notizia dal giorno in cui aerei israeliani hanno bombardato gli uffici di Hamas nella capitale libanese, durante la guerra con il movimento sciita Hezbollah nel 2006.

Il programma del viaggio di Meshaal non è stato annunciato per timori di possibili attentati. L’agenzia nazionale libanese ha riferito che il leader di Hamas è arrivato in mattinata e dovrebbe essere ricevuto dal presidente libanese Michel Suleiman e da altri leader politi locali.

Al centro dei colloqui ci dovrebbe essere l’analisi della situazione nei campi profughi palestinesi in Libano.

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Chi è Michel Suleiman, il neo presidente libanese

Chi è Michel Suleiman, il neo presidente libanese

I due volti del generale che vuol riunire il Libano al tempo di Hezbollah

L’elezione è stata rimandata di venti volte dal 2006 a oggi

Beirut. Lui ha avvertito. “Da solo non posso salvare il paese”, ha detto al quotidiano as Safir Michel Suleiman. Poi ha assicurato che la sua era sarà dedicata alla “riconciliazione”. In molti in Libano si aspettano che dalla sua elezione a presidente, oggi, scaturisca una nuova fase di pace e cordialità tra le parti che fino a qualche giorno fa combattevano armate nelle strade di Beirut: tra l’opposizione di Hezbollah e alleati, appoggiati da Teheran e Damasco, oggi più forte, e la maggioranza del blocco del 14 marzo, oggi più debole. L’accordo raggiunto in Qatar pochi giorni fa ha dato ai vincitori sul campo di battaglia, il Partito di Dio, un terzo dei ministri nel futuro gabinetto, il potere di veto, la facoltà di decidere sui destini della prossima legge elettorale e non ha toccato la questione del disarmo delle milizie. Il raggiungimento di un’intesa permette adesso l’elezione di un presidente, la cui poltrona è vacante da novembre, quando è scaduto il mandato del prosiriano Emile Lahoud. Tocca ora al candidato del consenso: 59 anni, tre figli, maronita come richiede la prassi nel Libano delle sette religiose, comandante delle forze armate. Dal novembre 2006, la nomina del generale Suleiman è stata posticipata venti volte. L’accordo tra le parti sul suo nome c’è da mesi. Finora è mancato il contorno: ministri, legge elettorale, potere di veto, dettagli arrivati dopo 80 morti e cinque giorni di negoziati a Doha.

Ha una bella faccia, Michel Suleiman, nelle foto in cui indossa il basco blu e la mimetica. La conoscono bene i libanesi, nonostante l’esercito nella recente storia del dopo guerra civile non abbia mai avuto un ruolo importante. Mai fino al ritiro siriano del 2005, fino al suo dispiegamento, per la prima volta in decenni, nel sud del Libano roccaforte di Hezbollah, mai fino ai giorni del maggio 2007, quando iniziò l’assedio di Nahr el Bared, campo profughi palestinese nei pressi della città costiera di Tripoli. Il generale Suleiman ha guidato il piccolo e debole esercito libanese a una vittoria di peso contro il gruppo terrorista sunnita di Fatah el Islam: 15 settimane di battaglia in cui sono morti 168 soldati libanesi. Ma alla fine il futuro presidente ha ottenuto un grande successo, militare ma soprattutto mediatico. Non si erano mai viste prima le bandiere delle unità dell’esercito appese sia alle vetrine dei bar di Gemmayze, quartiere cristiano della notte di Beirut, sia nelle zone commerciali sunnite. L’immagine del comandante delle forze armate è da allora nota perché campeggia lungo le principali arterie stradali, nel selvaggio mondo della propaganda politica libanese, dove le lotte tra gli Hariri e gli Hassan Nasrallah si concretizzano anche in gigantografie dei leader politici a ogni angolo di strada.

I dubbi del 14 marzo

Il generale Suleiman va bene, forse non benissimo, ai due schieramenti politici. La maggioranza ha accusato il suo esercito di aver mantenuto un’ambigua “neutralità” durante gli ultimi scontri armati: Hezbollah ha conquistato indisturbato Beirut ovest, ma come ha detto al Foglio l’analista del Daily Star Michael Young “un conto è non sparare contro le milizie sciite, un altro è prevenire l’incendio delle redazioni di giornali e televisioni”. L’emittente al Mustaqbal, vicina agli Hariri e altri mass media sono stati assaltati durante le violenze. Timour Goskel, ex portavoce di Unifil 1, definisce l’esercito l’unica istituzione nazionale credibile agli occhi dei libanesi, e da questo Suleiman trae di certo grande popolarità. Ma il governo di Fouad Siniora durante questi mesi ha avuto qualche dubbio sulla sua candidatura. Il generale infatti è diventato capo delle forze armate nel 1998, in piena era siriana quando una carica del genere non poteva essere raggiunta senza il via libera della famiglia Assad. Dopo il ritiro siriano, Suleiman ha saputo prendere le sue distanze, ma tuttora sono noti i suoi buoni rapporti con il vicino. Suo cognato, Gebran Kuriyyeh, era portavoce ufficiale dell’ex rais Hafez el Assad. Il generale ha smentito l’esistenza di connessioni tra Fatah el Islam e la Siria, affermando che i terroristi di Nahr el Bared erano legati alla rete di al Qaida. Ha lodato Hezbollah per la “vittoria” nel 2006 contro Israele. C’è chi accusa il suo esercito, da allora dispiegato nel sud, di chiudere un occhio davanti agli spostamenti d’armi delle milizie sciite. Ma il 14 marzo non scorda che i suoi soldati hanno protetto senza intervenire le gigantesche manifestazioni antisiriane del 2005 e a un anno di distanza la vittoria nel campo profughi palestinese ha reso quei militari e il loro comandante eroi nazionali.

Il Foglio

Libano: ritiro Hezbollah, truppe pattugliano Beirut, scontri a Tripoli

Ritiro Hezbollah, truppe pattugliano Beirut, scontri a Tripoli

BEIRUT (Reuters) – Le truppe libanesi pattugliano Beirut oggi dopo che i combattenti di Hezbollah si sono ritirati dalle aree che avevano occupato dopo i combattimenti, che hanno provocato 39 morti, contro i sostenitori del governo sostenuto dagli Stati Uniti.

Ma nella notte sono divampati dei combattimenti a Tripoli, la seconda maggiore città libanese, fra uomini armati pro e contro il governo. Fonti della sicurezza dicono che nei combattimenti sono morte almeno due persone e cinque sono rimaste ferite.

Centinaia di soldati, con l’appoggio di blindati, hanno allestito posti di blocco e hanno preso posizione nella parte di Beirut a maggioranza musulmana. Non si vedono uomini armati ma bande di giovani hanno mantenuto delle barricate su alcune strade cruciali, assicurandosi che aeroporto e porto di Beirut restino chiusi.

Hezbollah, un gruppo politico sostenuto da Iran e Siria che dispone di una milizia molto organizzata, ha detto ieri che sta ponendo fine alla sua presenza armata a Beirut dopo che l’esercito ha ribaltato le decisioni del governo contro il movimento.

Mentre le tensioni si sono lievemente allentate a Beirut, ci sono stati pochi progressi per risolvere le principali divergenze politiche che hanno fatto precipitare il Libano nella sua peggiore crisi dalla guerra civile 1975-1990.

Libano: Beirut Ovest è sotto il controllo totale di Hezbollah

BEIRUT OVEST E’ SOTTO CONTROLLO TOTALE DI HEZBOLLAH

Beirut ovest e’ di Hezbollah, che in due giorni ha conquistato manu militari il controllo dei principali quartieri sunniti e di diversi tra quelli dove e’ presente anche una componente cristiano-maronita. L’escalation militare imposta dal movimento sciita, molto simile a quella avvenuta a Gaza con la cacciata di Abu Mazen, e’ diventata un quasi golpe quando Hezbollah ha costretto alla chiusura di tutti gli organi di informazione di proprieta’ della famiglia del leader della maggioranza parlamentare anti-siriana, Saad Hariri: due emittenti televisive in chiaro, un canale satellitare, un’emittente radiofonica e un giornale. “Tutti i canali sono stati chiusi e posti sotto il controllo dell’esercito a seguito di minacce di elementi armati”, ha detto una fonte. Nel corso della mattinata diversi quartieri sunniti nella zona occidentale di Beirut, considerati roccheforti della coalizione di governo, sono caduti nelle mani dei miliziani. Le strade dei quartieri di Zarif, Zokak al-Blat, Malla, Corniche al-Mazraa e Ras an-Nabaa sono presidiate da armati di Hezbollah e di Amal, l’altro movimento sciita. Ad Hamra, abitato da sciiti, sunniti e cristiano maroniti, hanno avuto la meglio i primi. L’ultimo bastione sunnita a cadere e’ stato Tarek al-Jadeedi. A quel punto, il leader cristiano Michel Aoun, alleato di Hezbollah, ha potuto dichiarare: “Oggi e’ un giorno di vittoria per il Libano”. La conquista di Beirut ovest e’ stata salutata dai miliziani sciiti con colpi di mitraglietta mentre nella Beirut cristiana la vita prosegue normalmente. Il porto e’ stato chiuso, e il Libano e’ adesso isolato dopo che anche l’aeroporto era stato vietato a decolli e atterraggi. L’Italia ha pronto un piano di evacuazione dei connazionali. (AGI)
(09 maggio 2008 ore 14.39)

Libano: Hezbollah trasforma sciopero in scontri armati

Libano: Hezbollah trasforma sciopero in scontri armati

Soldati libanesi e attivisti di Hezbollah nelle strade di Beirut

Beirut – Per la prima volta dai tempi della guerra civile che ha sconvolto il Libano tra il 1975 e il 1990, gruppi di attivisti politici rivali si sono dati battaglia oggi a Beirut a colpi di mitra e granate, dopo che il movimento sciita Hezbollah ha trasformato in violenta protesta anti-governativa quello che doveva essere uno sciopero generale indetto per chiedere aumenti salariali.

L’opposizione guidata da Hezbollah – che ha il sostegno di Siria e Iran e i cui attivisti hanno bloccato con copertoni e cassonetti dati alle fiamme le principali arterie stradali di Beirut, compresa quella che conduce all’aeroporto internazionale della capitale – non intende fare marcia indietro: Al contrario, in serata ha affermato che la protesta – o meglio, la “disobbedienza civile” – continuerà fino a quando il governo non revocherà le decisioni adottate contro Hezbollah.

Lunedì scorso il governo del premier Fuad Siniora, che ha il sostegno di Usa, Paesi Europei e Arabia Saudita, ha dichiarato “illegale” la rete telefonica privata e il sistema di videosorveglianza delle piste dell’aeroporto allestiti da Hezbollah. L’esecutivo ha inoltre sollevato dall’incarico il responsabile della sicurezza dello scalo stesso, il generale Wafiq Shuqeir, che è vicino al movimento Hezbollah. Disposizioni che hanno fatto impennare la tensione politica già alta dopo che il controverso e frammentato sindacato, la Confederazione generale dei lavoratori, aveva indetto per oggi lo sciopero nazionale e una manifestazione a Beirut.

Dopo che la partecipazione popolare a Beirut si è dimostrata di fatto inesistente e in diverse regioni del Paese l’invito a scioperare è stato in gran parte ignorato, il sindacato, vicino a Hezbollah, ha cancellato in mattinata la manifestazione. Gli attivisti dell’opposizione hanno però continuato a paralizzare la città con roghi, che hanno creato alte colonne di fumo denso e nero. Un atteggiamento che ha suscitato l’ira dei sostenitori della maggioranza, che hanno quindi affrontato gli attivisti dell’opposizione in due quartieri della città, con bastoni e pietre, e poi anche con le armi da fuoco.

Bluewin

Nasrallah: ”Israele può essere spazzato via”

Nasrallah: ”Israele può essere spazzato via”

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“L’entità sionista [Israele] può essere spazzata via dall’esistenza? Sì, mille volte sì”. Lo ha proclamato Hassan Nasrallah, segretario generale dei jihadisti sciiti libanesi filo-iraniani Hezbollah, celebrando lunedì a Beirut il 40esimo giorno dall’uccisione a Damasco del comandante delle operazioni terroristiche di Hezbollah Imad Mugniyah.

Rivolgendosi in collegamento video a decine di migliaia di sostenitori convenuti a Dahiya, il quartiere-roccaforte di Hezbollah a Beirut sud, Nasrallah ha continuato: “Mughnieh è ancora fra noi, il suo spirito non ci ha lasciati. Siamo determinati a proseguire sulla sua via. Abbiamo visto il nemico tremare di paura e terrore di fronte allo spirito , al sangue, alla vendetta, alla via e alla promessa di Mugniyah”.

Il capo di Hezbollah ha poi sostenuto il diritto di mettere in dubbio la Shoà. “Perché – si è domandato – quando si tratta dei sionisti tutti stanno zitti? Quando un grande pensatore si va avanti e solleva dubbi sull’Olocausto, viene subito criticato. Noi condanniamo questo fatto”.

“Vediamo – ha continuato Nasrallah – un’infiltrazione senza precedente dei sionisti e degli americani nei mass-media. Vogliono minare la coscienza della nostra nazione. Vogliono che il risultato finale sia la nostra resa. Usano i loro metodi violenti per cercare di convincerci che siamo deboli e inermi. Vogliono farci credere che non abbiano alcuna speranza di vincere. La macchina propagandistica sionista e americana è all’opera da sessant’anni per ingigantire le vittorie dell’esercito israeliano”.

Nasrallah ha ripetuto più volte che il ritiro unilaterale israeliano dal sud del Libano nel maggio 2000 costituì una “enorme vittoria” della sua organizzazione. “C’è una vittoria politico-militare che si chiama ritiro dell’esercito occupante dal Libano meridionale, che fu anche una vittoria ideologica per la conquista delle coscienze” ha detto, vantandosi poi d’aver costretto nell’estate 2006 la popolazione civile israeliana a stare rintanata nei rifugi per 33 giorni.

Nasrallah ha infine ribadito la promessa di vendicare la morte di Mughniyah, da lui attribuita a Israele senza dubbi né prove.

(Da: YnetNews, Ha’aretz, 24.03.08)

Nasrallah sbaglia tutto

Israele.net

Libano: Beirut blindata per commemorazioni contrapposte

Beirut, 12:33

LIBANO: BEIRUT BLINDATA PER COMMEMORAZIONI CONTRAPPOSTE

Centinaia di migliaia di persone hanno gremito il centro di Beirut, per il terzo anniversario dell’assassinio dell’ex premier Rafiq Hariri, mentre a pochi chilometri di distanza si svolgevano i funerali di Imad Moughniyah, il capo militare delle milizie sciite di Hezbollah e uno degli uomini piu’ ricercati degli Stati Uniti, morto ieri in un attentato a Damasco. Esercito e polizia sono stati posti in stato di massima allerta per il rischio di scontri tra fazioni rivali filo e anti-siriane. Anche Israele, accusato da Hezbollah dell’omicidio di Moughniyah, e’ in stato di allerta.

Repubblica.it