Nuovo Patriarca di Gerusalemme: Sabbah lascia, ma la politica di mistificazione e di attacco a Israele non cambia

NUOVO PATRIARCA, “NO AL MURO, SI’ A STATO PALESTINESE”

(AGI) – CdV, 21 giu. – ”E’ ora di farla finita con il muro, e’ ora di farla finita con i check-point, e’ ora di dare vita ad uno Stato palestinese”. Lo afferma il nuovo patriarca di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, in un’intervista trasmessa dalla Radio Vaticana a commento della nomina pubblicata oggi. A dispetto della formazione diplomatica e degli anni di servizio in Vaticano, il successore di Sabbah non si discosta per nulla dalla sua linea, a cominciare dalla polemica sui visti che non vengono rilasciati ai religiosi.

”Il Patriarcato latino – ricorda – copre la Giordania, la Palestina e Israele e abbiamo bisogno di poterci spostare liberamente per poter svolgere i nostri compiti pastorali, non per parlare di politica. E invece siamo limitati: limitati perche’ fino ad oggi, Israele non si fida, Israele segue una politica della paura e la paura non e’ la condizione migliore per vivere e per condividere. Noi – spiega il nuovo Patriarca – vogliamo che tutti possano avere libero accesso ai Luoghi Santi, vogliamo la liberta’ per la gente che vive sul posto, per i nostri cristiani, quelli di Betlemme, di Ramallah, della Galilea, della Giordania, che possano visitare liberamente la Citta’ Santa, i Luoghi Santi. Finora – denuncia – questa grazia, questa benedizione, questa gioia ci sono state precluse”. (AGI)

Polonia: malgrado polemiche l’arcivescovo Glodz è il nuovo responsabile della Chiesa di Danzica

POLONIA: MALGRADO POLEMICHE GLODZ A CAPO CHIESA DANZICA

CONTRO NOMINA ARCIVESCOVO VICINO RADIO MARYJA ANCHE WALESA

(ANSA) – 20:11 – VARSAVIA, 17 APR – A dispetto delle polemiche sulla sua candidatura, l’arcivescovo Leszek Slawoj Glodz, noto per le sue simpatie per l’emittente ultra conservatrice cattolica Radio Maryja, è stato nominato oggi nuovo responsabile della diocesi di Danzica. Contro una sua nomina si era levato una parte autorevole dei fedeli polacchi, compreso l’ex presidente e premio Nobel per la pace 1983 Lech Walesa.

La nomina di Glodz da parte di Papa Benedetto XVI è stata ufficialmente annunciata oggi a Varsavia dal nunzio apostolico arcv. Jozef Kowalczyk. Glodz succede all’arcv. Tadeusz Goclowski, che proprio oggi compie 77 anni, e lascia per motivi di età la diocesi da lui guidata dal 1984. Walesa, che giorni fa aveva definito la nomina di Glodz “una disgrazia per Danzica”, è stato oggi più diplomatico: dichiarando fedeltà alla Chiesa ha osservato che “le sfide dello Spirito Santo sono diverse”.

Felice per la nomina si è detto invece padre Henryk Jankowski, il controverso ex capellano di Solidarnosc, allontanato dall’arcv. Goclowski dalla parocchia di Santa Brigida a Danzica per motivi di salute e la scarsa tolleranza dimostrata verso gli ebrei. “E’ una grandissima gioia, di colpo mi è tornata la salute”, ha detto.

Molto contento anche il cardinale di Cracovia Stanislaw Dziwisz. Glodz è “un uomo molto preparato che ha esperienza romana, parla le lingue e conosce bene il mondo”, ha detto l’ex segretario di Papa Wojtyla.

Goclowski ha da parte sua invitato la Chiesa di Danzica ad accogliere con pace il suo successore il quale con la “sua energia militare” potrebbe dare alla comunità ecclesiale una nuova spinta vitale. Goclowski, che stando ai media avrebbe in precedenza espresso riserve sullo stile del lavoro dell’ex capellano militare del esercito polacco, oggi ha detto che Glodz é una persona di “carattere ben diverso” dal suo, che dovrà “imparare a conoscere la Chiesa di Danzica”. Non solo il vescovo influenza la società, anche viceversa, ha detto Goclowski.

In una prima dichiarazione alla sezione polacca di Radio Vaticana, Glodz ha detto di avere intenzione di “continuare l’opera del vescovo Goclowski” e sottostare alle decisioni del Santo Padre. Inoltre ha assicurato di essere ben consapevole del ruolo nella storia e nella mentalità polacca di Danzica, da cui negli anni ’80 si e’ levato “il vento del mare” che ha cambiato l’Europa dell’est. “Non sono il vescovo al servizio della Radio Maryja”, ha detto, aggiungendo che si tratta di un mezzo di informazione che come tutti può essere imperfetto.

Glodz lascia la diocesi del distretto Praga a Varsavia guidata dal 2004. Nato nell’ agosto 1945, ha studiato a Roma e ha lavorato per dieci anni alla Congregazione per le Chiese orientali del Vaticano. Nel 1991 è stato nominato primo cappellano militare polacco e nel 1993 fu nominato generale nell’esercito. E’ membro del Consiglio permanente dell’episcopato polacco e responsabile del Consiglio per i mezzi di comunicazione sociale. L’insediamento a Danzica è previsto per il 26 aprile. Dopo le critiche alla sua candidatura di alcuni media, l’episcopato, in una nota il 10 aprile, ammoniva che sulle nomine dei vescovi devono essere rispettate le competenze del Pontefice nonché l’autonomia della Chiesa rispetto allo Stato, garantita dal concordato fra il Vaticano e la Polonia in vigore dal 1998.

Su D’Alema e monsignor Capucci

01.12.2007 Su D’Alema e monsignor Capucci

L’equidistanza del primo e una breve biografia del secondo

Testata: Informazione Corretta
Data: 01 dicembre 2007
Pagina: 1
Autore: Piera Prister-Dario Bazec
Titolo: «D’Alema e monsignor Capucci»

Abbiamo pubblicato in Home Page la fotografia di Massimo D’Alema riportata ieri da molti giornali, con la Keffia intorno al collo. Abbiamo anche pubblicato il commento dell’UNITA’ su monsignor Capucci, definito dal quotidiano DS .

Seguono due lettere, la prima di Piera Prister dal Texas, sul comportamento del nostro ministro degli esteri. La seconda, del nostro lettore Dario Bazec, che ci ricorda alcuni dettagli sul monsignore bombarolo, niente affatto arcivescovo di Gerusalemme e niente affatto in esilio. E’ stato scarcerato, grazie alla incauta generosità del governo israeliano che, per compiacere il Vaticano, in anni in cui la Santa Sede nemmeno riconosceva l’eistenza di Israele, acconsentì a condonare la condanna a patto che non facesse più “politica”. Una promessa largamente disattesa, viste le attività romane e internazionali del nostro. Ecco i due documenti:

Caro direttore,

eloquente la fotografia di D’Alema, colto in flagrante con al collo la kefiah, seduto accanto a quel gran bonaccione di monsignor Capucci: eccolo la’ il nostro ministro degli Esteri, bello che sbugiardato! E si’ che lui puo’ indossare quello che vuole, non e’ questo il punto, ma che ne e’ della sua tanto sbandierata “equidistanza”? Adesso di fronte all’evidenza e’ messo alle strette, ne va della sua reputazione e non ci sono piu’ vie di uscita, per forza ci dovra’ dimostrare d’essere equidistante, magari chissa’, mettendosi in testa la kippa in atto di ravvedimento….dovesse crescergli il naso come a quel bugiardone di Pinocchio!

Piera Prister

———————————————————————————————————————————————–

Non sarebbe neppure il caso di prendere in considerazione quello che scrive “L’Unità”, se non per confutare la manifesta malafede di quanto è scritto in quel giornale.

Perché proprio di malafede si tratta, definire Hilarion Capucci, arcivescovo di Gerusalemme in esilio. Un giornalista serio, infatti, indipendentemente dalla testata per cui scrive, dovrebbe informarsi bene prima di dare certe notizie. E ogni giornalista serio sa benissimo come farlo, perché ciò fa parte della sua professionalità.

Riguardo a Hilarion Capucci si possono avere sue notizie nell’ambito della Chiesa, consultando il sito www.vatican.va e digitando nome cognome nella casella di ricerca. Ciò che si trova è quanto segue:

Archbishop Hilarion Capucci, B.A.

Auxiliary Bishop of Antiochia {Antioch} (Melkite)

Titular Archbishop of Caesarea in Palaestina dei Greco-Melkiti

Rinuncia del Visitatore Apostolico per i Greco-Melkiti Cattolici dell’Europa Occidentale , 17.03.1999.

Siccome la fonte è ineccepibile, in quanto il Vaticano sa esattamente lo stato di servizio di ogni vescovo, si deduce:

1. Hilarion Capucci non è mai stato vescovo di Gerusalemme. Quindi egli non è l'”arcivescovo di Gerusalemme in esilio”, ma neppure l'”arcivescovo di Gerusalemme a piede libero”, pur essendo noto che gli israeliani lo avevano arrestato per la sua complicità con il terrorismo; è pure noto quanto fece per lui Paolo VI e come Capucci, da spergiuro, ha gratificato il Papa che ha cercato di evitargli il carcere.

2. Egli è sempre stato vescovo ausiliare di Antiochia dei Melchiti e Arcivescovo titolare di Cesarea in Palestina. Questo titolo lo conserva sempre, in quanto non è mai stato vescovo residenziale di una diocesi, ma solo ausiliare. E a questi vescovi, viene dato il titolo di diocesi antiche e non più esistenti. Siccome però, per tradizione, una diocesi, una volta istituita formalmente non può essere mai soppressa, rimane il titolo.

3. Come poi egli abbia esercitato l’incarico di Visitatore Apostolico per i Greco-Melkiti Cattolici dell’Europa Occidentale, questo non era scritto; però per chi segue la cronaca della stampa si sa che era ed è sempre presente a manifestazioni politiche pro-palestinesi, nelle quali,insieme a quella americana, viene bruciata regolarmente la bandiera israeliana.

4. Un giornalista serio tutte queste cose dovrebbe saperle, e se non le sa dovrebbe trovare il modo di informarsi.cosa non è difficile, l’ho fatto io che non sono un giornalista, ma un cittadino qualsiasi.

5. Da ciò si evince in modo palese la volontà manifesta de “L’Unità” di disinformare i suoi lettori, cosa di cui quel giornale è molto esperto, specialmente quando si tratta di denigrare Israele.

Saluti

Dario Bazec

Informazione Corretta

Per ulteriori informazioni clicca qui

Il signor D’Alemmah e i suoi amici…..

30.11.2007 Il ministro degli Esteri italiano indossa la kefiah
due cronache scorrette

Testata:L’Unità – Il Messaggero
Autore: la redazione
Titolo: «D’Alema indossa la kefiah – D’Alema, la kefia e la causa palestinese I prossimi mesi decisivi per la pace»

Massimo D’Alema partecipa alla “giornata internazionale di solidarietà con i diritti dei palestinesi”, riccorrenza voluta dall’Onu che abitulmente si risolve in un’occasione propagandistica antisraeliana.
Il ministro degli Esteri italiano eraseduto a fianco di Hilarion Capucci, vescovo melchita di Gerusalemme arrestato dagli israeliani mentre trasportava armi e rilasciato su interessamento di Paolo VI, con la promessa, mai rispettata, che non si sarebbe più occupato di politica mediorentale.

Ha indossato una kefia, poi l’ha riposta dichiarando “Sono un vostro storico amico. Ora consentitemi di parlare da ministro degli Esteri”.

Una frase che lascia molte perplessità. Qual’è il vero D’Alema ? Il “ministro degli Esteri” o lo “storico amico” dei palestinesi ? Un caso di “doppiezza” togliattiana ?

Di seguito riportiamo il trafiletto con il quale L’UNITA’ ha dato la notizia.:

ARRIVATO alla giornata internazionale di solidarietà con i diritti dei palestinese, gli viene porta una kefiah e Massimo D’Alema la indossa per qualche momento. D’Alema raggiunge si siede accanto all’arcivescovo di Gerusalemme in esilio, mons. Capucci ed ascolta i primi interventi con la kefiah attorno al collo. Ma poco prima di iniziare a parlare davanti alla platea se la sfila e la piega riponendola con cura al suo fianco.

Hilarion Capucci non è l'”arcivescovo di Gerusalemme in esilio”. Piuttosto, è l'”arcivescovo di Gerusalemme a piede libero”, visto che gli israeliani lo avevano arrestato per la sua complicità con il terrorismo.

Anche la cronaca del MESSAGGERO definisce Capucci arcivescovo di Gerusalemme in esilio. Vi si legge inoltre questa frase su D’Alema:

Amico, va detto, soprattutto del presidente Abu Mazen, che cerca la pace insieme al premier israeliano Olmert, e molto meno dell’ala palestinese stretta a Gaza intorno a Hamas e protetta dall’Iran

Non sappiamo da dove il quotidiano romano abbia tratto le sue informazioni sull’attuale politica estera italiana.
Devono essere informazioni molto speciali, visto che tutti gli altri ricordano i tentativi di D’Alema di leggittimare Hamas come interlocutore della comunità internazionale, idipendentemente dal riconoscimento o dal non riconoscimento di Israele.

Informazione Corretta

Ansa, 29/11/2007

MO: D’ALEMA;DECISIVI PROSSIMI MESI,C’È CHI REMA CONTRO

ISRAELE CONGELI INSEDIAMENTI E PALESTINESI ISOLINO ESTREMISTI

(ANSA) – ROMA, 29 NOV – Dopo «il passo avanti» fondamentale della Conferenza di Annapolis, ora «saranno decisivi i prossimi mesi», perché sia in Israele che nei Territori «ci sono forze che contrastano» il cammino verso la pace. Massimo D’Alema arriva in serata in un centro congressi della Capitale per partecipare alla ‘Giornata internazionale di solidarieta’ con i diritti del popolo palestiinesé e – a due giorni dal summit del Maryland – rivendica il «successo» della Conferenza, ma mette in guardia dagli «scogli» che potrebbero far naufragare il processo.

Accolto da un applauso più che caloroso della sala, a D’Alema viene offerta una Kefiah, che il ministro indossa per qualche istante, per poi sfilarsela e ripiegarla con cura al suo fianco: «Sono un amico storico del popolo palestinese e della sua causa, ma ora – dice rivolgendosi alla platea e all’ambasciatore palestinese Sabri Ateyeh – consentitemi di parlare come ministro degli Esteri dell’Italia».

Con gli Stati Uniti che hanno avuto «il coraggio» di spendersi in prima persona e con la partecipazione alla Conferenza di Paesi arabi determinanti (Siria e Arabia Saudita in testa), è il ragionamento del capo della diplomazia italiana, l’orizzonte in Medio Oriente finalmente si è schiarito. Ma nei prossimi mesi si capirà meglio quante chance ci sono realmente di costruire sulle fondamenta di Annapolis. I prossimi mesi, spiega infatti D’Alema, e non tutto il 2008, perché da qui alla primavera si entrerà nel vivo della campagna elettorale americana, e l’attenzione di Washington comincerà inevitabilmente a diminuire. E poi nei prossimi mesi inizieranno ad alzarsi le voci di quanti hanno interesse a boicottare la pace, da entrambe le parti.

Per questo – è l’auspicio del responsabile della Farnesina, condiviso peraltro anche da Piero Fassino nel suo intervento – ci vogliono segnali chiari: Israele deve rispettare l’impegno «a congelare gli insediamenti», mentre i palestinesi hanno il compito di neutralizzare gli estremisti, seguendo la politica «coraggiosamente» indicata loro da Abu Mazen. Perché al di là dei fondamentalisti, è la convinzione di D’Alema, «la stragrande maggioranza dei palestinesi è pronta a sostenere un accordo di pace giusto, che trasformi finalmente in realtà il sogno di uno Stato palestinese».

Così come la maggioranza dei popoli mediorientali vuole una soluzione per tutte le altre questioni che hanno lacerato la Regione nei decenni, a cominciare da quelle libanese e siro-israeliana. Seguendo un vecchio adagio della diplomazia internazionale, in Medio Oriente ‘tutto si tiene…’.

Da Annapolis sono arrivate finalmente indicazioni chiare su «un negoziato» di pace, ora tocca non solo agli Stati Uniti, ma a tutta la Comunità internazionale infilarsi nello spiraglio che si è aperto e lavorare «con tutte le nostre forze affinché la speranza stavolta non venga tradita».

L’Italia, assicura D’Alema, così come ha lavorato per un’apertura siriana, continuerà ad impegnare ogni sua risorsa per spianare la strada ad un accordo: «Voi – scandisce infatti il vice premier, rievocando il concetto di ‘equivicinanza’ caro a Giulio Andreotti – potrete contare sulla forza di un grande Paese, il nostro, che può giocare un ruolo importante proprio perché si sente amico sia degli israeliani sia dei palestinesi». Perché consapevole, conclude D’Alema citando lo scrittore israeliano Amos Oz, che non ci sia conflitto più delicato da risolvere di un conflitto «tra due ragioni».
(ANSA).