Il mistero della nave iraniana: la morte che arriva dal mare

Il mistero della nave iraniana: la morte che arriva dal mare

Data: 16 ottobre 2008
Autore: La Redazione
Testata: Logan’s Centro Studi sul Terrorismo
Titolo: Attacco dell’Iran contro Israele?

Che l’Iran cercasse la distruzione di Israele era ovvio, Ahmadinejad non ne ha mai fatto un mistero però tutti hanno pensato ad un attacco nucleare. Un fatto sconvolgente di questi giorni, invece, fa intravedere una nuova prospettiva.

Avevamo già riportato un articolo di Guido Olimpo relativo alla nave iraniana Deyanat attaccata dai pirati della Somalia, alcuni giorni fa, però ci sono stati degli sviluppi importanti a questo riguardo che sono stati riportati in un articolo di Brian Harrig.

Il mistero della nave iraniana: la morte che arriva dal mare

una bomba sporca galleggiante?

La nave Deyanat: una bomba sporca galleggiante?

Di Brian Harrig

Il 21 agosto 2008 la MV Iran Deyanat, una nave porta rinfuse, di 44458 tonnellate di portata, era in rotta verso il Canale di Suez. Mentre stava passando il corno d’africa, a circa ottanta miglia a sudest di al-Makalia nello Yemen, viene circondata da motoscafi carichi di bande di pirati somali, che usano attaccare navi commerciali , tenere in ostaggio navi ed equipaggi insieme al carico. Il comandante della nave è chiaramente impotente di fronte a quaranta pirati armati di Ak-47 e di granate a razzo che gli bloccano la via di fuga. Non ha altra scelta che scagliare la nave contro.
Quello che i pirati non avevano previsto è che questa non era una nave normale.

La MV Iran Deyanat è di proprietà ed opera per conto della Islamic Republic of Iran Shipping Lines – IRISL – Linee Navali della Repubblica Islamica dell’Iran – una compagnia governativa amministrata dall’esercito iraniano che è stata sanzionata dal Dipartimento del Tesoro statunitense il 10 settembre, poco dopo il dirottamento della nave. Secondo il governo americano, la compagnia falsifica regolarmente i documenti di navigazione per nascondere l’identità degli utenti finali, utilizzando anche termini molto generici per descrivere i carichi ed in questo modo deviare l’attenzione delle autorità navali; in più adotta l’utilizzo di entità nascoste per evitare le sanzioni delle Nazioni Unite per facilitare la proliferazione militare del Ministero della Difesa iraniano.

La MV Iran Deyanat è salpata da Nanjing, in Cina, il 28 luglio e, secondo la sua documentazione, era diretta a Rotterdam, dove avrebbe dovuto scaricare 42 500 tonnellate tra metallo e prodotti industriali non ben identificati, ordinati da un anonimo cliente tedesco. La nave ha un equipaggio di 29 uomini compreso il comandante pachistano, un ingegnere iraniano, 13 altri iraniani, 3 indiani, 2 filippini, e 10 uomini dell’Europa dell’est, risultati poi essere albanesi.

La MV Iran Deyanat viene dirottata ad Eyl, un piccolo villaggio di pescatori a nordest della Somalia ed è sorvegliata da un grande numero di pirati – 50 uomini a bordo e 50 uomini sulla spiaggia. I pirati somali tentano in un primo momento di ispezionare i sette containers che si trovano a bordo della nave che però sono chiusi e sigillati. I membri dell’equipaggio affermano di non essere in possesso dei codici d’accesso e che non sono in grado di aprirli. I pirati ritengono di non avere la possibilità di aprirli senza causare dei danni gravi alla nave e minacciano di farla saltare in aria. Il capitano e l’ingegnere della nave iraniana vengono contattati per chiedere loro di rivelare la vera natura del misterioso “carico polveroso” però il comandante il comandante ed i suoi ufficiali rimangono molto vaghi al riguardo. Inizialmente affermano che il cargo trasporta petrolio grezzo, in seguito dichiarano che trasporta “minerali”. Dopo questo tentativo di depistaggio, i pirati scassinano uno dei containers e scoprono che è pieno di sacchetti che descrivano come “sporchi di una polvere sottile come la sabbia”.

Nel giro di tre giorni, i pirati che avevano aperto il container con un carico granuloso simile alla polvere, hanno tutti sviluppato strane complicazioni sanitarie, incluse una serie di ustioni cutanee e la perdita di capelli. Nel giro di due settimane, sedici pirati sono a catena, chi sulla nave chi sulla spiaggia.

Notizie relative alla strana malattia e al carico hanno raggiunto velocemente Garowe, sede del governo della regione autonoma del Puntland. Arrabbiati per l’ondata di atti di pirateria e con forti sospetti circa il carico della nave iraniana, il 4 settembre , le autorità hanno inviato una delegazione guidata dal ministro delle risorse minerali e del petrolio, Hassan Allore Osman, per esaminare la questione, che ha assistito ad alcune delle morti dovute all’esposizione a “qualcosa su quella nave”.

I pirati somali inizialmente avevano fissato il riscatto della nave a 2 milioni di dollari e il governo iraniano consegna 200000 dollari ad un intermediario locale “per facilitare lo scambio”. La consegna dei 2 milioni di dollari di riscatto, che deve aver luogo il 6 settembre, non viene rispettata per ragioni sconosciute. Dopo il 10 settembre, vengano applicate sanzioni contro la IRISL perché la compagnia è ritenuta essere compromessa in traffici illeciti per conto dei Guardiani della Rivoluzione.

Le negoziazioni ufficiali vengano interrotte completamente. Le autorità iraniane negano che ci siano stati degli accordi di pagamento di riscatto e neanche di aver pagato alcun cifra ai pirati. Tuttavia, dopo che le sanzioni sono state poste alla IRISL il 10 settembre, Osman ha dichiarato che gli iraniani avevano comunicato ai pirati che il patto era saltato: “ Hanno Comunicato ai pirati che non potevano venire per la presenza della marina statunitense”. La regione è pattugliata dalla task-force multinazionale 150, che include navi della quinta flotta degli Stati Uniti.

In seguito, è stato rilevato che il governo degli Stati Uniti aveva offerto di pagare 7 milioni di dollari ai pirati per “ avere il permesso di salire a bordo e di ispezionare la nave”. Gli ufficiali del Pentagono e del Dipartimento di Stato hanno rifiutato nella maniera più assoluta di commentare a questo riguardo.

L’esatta natura del cargo rimane ufficialmente un mistero, ma alcuni ufficiali di Puntland e di Baidoa sono convinti che la nave trasportasse carichi di armi verso l’Eritrea destinati ai ribelli islamisti . “Non possiamo ancora ispezionare il cargo ”, ha dichiarato Osman, “ma siamo sicuri che si tratti di armi”.

La marina degli Stati Uniti, quella francese e quella russa sono state avvistate davanti alle coste di Eyl, se il cargo iraniano fosse stato liberato, non sarebbe potuto andare da nessuna parte, perchè sarebbe stato catturato appena avesse preso il mare. Delle clausole specifiche approvate dalle Nazioni Unite e dal Congresso, avrebbero permesso alla marina degli Stati Uniti di catturare la nave poiché posta a sospetti. Il sospetto che ci fossero armi a bordo, e la possibilità che queste potessero essere armi chimiche, ha garantito che, quanto meno, un’ispezione della nave da parte delle autorità sarà assicurata. Mentre scrivo, la MV Iran Deyanat è ancora sorvegliata attentamente dalle unità navali statunitensi, francesi e russe.

Anche se l’intelligence americana e il governo stanno mantenendo uno stretto riserbo sulla vicenda, lo stesso non è stato applicato dai russi ed è in questo modo che siamo venuti a conoscenza della vera storia della MV Iran Deyanat. Si tratta di un’enorme bomba sporca galleggiante che avrebbe dovuto esplodere dopo aver oltrepassato il canale di Suez al limite orientale del mediteranno a prossimità delle città costiere di Israele.

L’intero carico di sabbia radioattiva, acquistata dall’Iran alla Cina – quest’ ultima necessita disperatamente di petrolio dall’Iran- e trasportata nei container, sarebbero saltati in aria, dopo che fossero state innescate delle cariche sulla nave e dopo che l’equipaggio sarebbe salito a bordo di scialuppe di salvataggio, in un luogo dove venti forti avrebbero trasportato la nube radioattiva verso terra.

Dato il gran numero di vittime fra i pirati somali, è ovvio che quando il contenuto del carico chiuso si fosse dissolto in area, avrebbe raggiunto la costa ed il danno in vittime sarebbe stato enorme. Questa nave era né più né meno l’attacco iraniano ad Israele da tempo promesso.

Non un attacco missilistico preventivato che avrebbe potuto essere intercettato dagli israeliani ma un attacco maggiormente letale ed inaspettato che arrivava dal mare.

E’ interessante notare che il governo israeliano nelle scorse settimane, aveva ripetutamente e fortemente richiesto che gli Stati Uniti ponessero un blocco navale all’Iran.

La ragione di questo blocco sarebbe stata una prevenzione certa contro qualsiasi nave iraniana con carichi mortali per impedire un attacco contro Israele o contro qualunque altro bersaglio dal mare.

Logan’s Centro Studi sul Terrorismo

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Procedimento alle Nazioni Unite contro una ONG ebraica

Procedimento alle Nazioni Unite contro una ONG ebraica

La Commissione delle Nazioni Unite sulle ONG (Organizzazioni Non Governative) è riunita da mercoledì a Washington con un ordine del giorno che prevede, fra l’altro, la possibilità di togliere all’organizzazione ombrello dell’ebraismo riformato – la World Union of Progressive Judaism – lo status di osservatore riconosciutole sin dal 1972. “Sarebbe un gesto estremamente ingiusto e arbitrario – ha dichiarato il presidente dell’organizzazione, il rabbino Uri Regev – Sarebbe una presa di posizione particolarmente deprimente per il modo in funzionano dibattito e decisioni oggi all’Onu”.

È Cuba che ha chiesto la revoca dello status dell’Unione Mondiale dell’Ebraismo Progressive dopo una sessione del Consiglio Onu per i Diritti Umani tenuta lo scorso gennaio a Ginevra dal titolo: “Violazioni dei diritti umani derivanti dalle incursioni militari israeliane nel territori occupati”.

Durante i lavori, per protestare contro l’attenzione della sessione centrata esclusivamente su Israele, il rappresentante dell’Unione David Littman ha cercato di leggere alcuni brani della Carta Fondamentale di Hamas che invoca la distruzione di Israele. Littman veniva interrotto per tre volte dalla presidenza sulla base del fatto che l’ideologia di Hamas non era argomento per il Consiglio. A quel punto, prima di tornare a sedere, Littman affermava rivolto alla presidenza che “c’è del marcio nella condizione di questo Consiglio”. Tale affermazione suscitava immediate proteste da parte soprattutto dei paesi islamici, che sostenevano che l’Onu era stata insultata dal rappresentante della World Union of Progressive Judaism.

La settimana scorsa la World Union of Progressive Judaism veniva informata dell’iniziativa a suo carico intrapresa presso la Commissione delle Nazioni Unite sulle ONG, e le veniva data un settimana di tempo per preparare la sua replica.

Lo status di osservatore permette ai rappresentanti delle ONG di accedere alle istituzioni dell’Onu, seguirne i lavori e prendere la parola durante le riunioni. Ora per la World Union of Progressive Judaism queste prerogative sono messe in forse: la Commissione è presieduta dal Sudan e, fra i suoi 19 membri, figurano Pakistan, Cuba, Egitto, Angola e Qatar. Gli altri membri sono: Burundi, Cina, Columbia, Rep. Dominicana, Guinea, India, Perù, Romania, Russia, Turchia, Stati Uniti, Regno Unito e Israele.

(Da: Jerusalem Post, 5.06.08 )

Si veda anche:

The Covenant of the Islamic Resistance Movement (HAMAS), August 18, 1988 (in inglese)

La tragica barzelletta dei falsi diritti umani

Sempre e solo contro Israele

Israele.net

Il Tibet non è la Palestina: storia dei due pesi e due misure

Il Tibet non è la Palestina: storia dei due pesi e due misure

Scritto da Miriam Bolaffi
mercoledì 16 aprile 2008

Onestamente indispone leggere che “è in corso una campagna mediatica contro la (povera) Cina, portata avanti da politici, organizzazioni e organi di stampa”, specie quando a scrivere queste cose sono gli stessi che chiamano “resistenti” i palestinesi di Hamas.

Orbene, mi piacerebbe molto che questi signori mi spiegassero perché i palestinesi sono considerati resistenti e i tibetani invece sono considerati terroristi. Mi piacerebbe che mi spiegassero perché considerano gli israeliani invasori di un territorio mentre non fanno altrettanto per i cinesi. Mi piacerebbe che mi spiegassero perché parlano di difesa dei diritti dei palestinesi ma, nel caso del Tibet, parlano clamorosamente di difesa dei Diritti cinesi. Forse che i sacrosanti diritti dei palestinesi non sono uguali a quelli, altrettanto sacrosanti, dei tibetani?

Mi piacerebbe poi sapere perché, questi signori (si fa per dire) non parlano dei Diritti violati per mano cinese dei birmani, degli Zagawa in Darfur, della popolazione dello Zimbabwe etc. etc. Ma no, in questo caso addirittura si arriva a sostenere che “ non a caso, a promuovere questa Crociata non è certo il Terzo Mondo, che alla Cina guarda con simpatia e ammirazione, ma l’Occidente che a partire dalle guerre dell’oppio ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo e in un’immane tragedia, dalla quale un popolo che ammonta ad un quinto dell’umanità sta finalmente fuoriuscendo”.

Quale terzo mondo guarda la Cina con “ammirazione e simpatia”? Forse gli oligarchi che dagli affari con la Cina traggono immensi vantaggi, ma sfido chiunque a trovare una popolazione del terzo mondo che guarda la Cina con simpatia e ammirazione. E poi, cos’è questa storia che “l’occidente ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo”? La Cina è stata precipitata nel sottosviluppo dal comunismo reale, come del resto tutti gli ex paesi comunisti, non dall’occidente.

Vogliamo dire la verità? Chi oggi difende la Cina non difende un Diritto, difende chi il Diritto lo calpesta in tutto il mondo ed è abbastanza ipocrita da considerare pochi pacifici monaci tibetani alla stregua di terroristi, ma non fa altrettanto per i cosiddetti “resistenti” palestinesi che, loro si, mettono bombe, fanno attentati sui civili e lanciano missili (sempre sui civili). Ma che con che coraggio fanno questo? Con quale ipocrisia?

Arrivano a scrivere che “mentre proclama di essere alla testa della lotta contro il fondamentalismo, l’Occidente trasfigura nel modo più grottesco il Tibet del passato (fondato sulla teocrazia e sulla schiavitù e sul servaggio di massa)” evitando però di dire che i cosiddetti “resistenti” palestinesi (o se vogliamo iracheni) fondano tutto proprio sulla teocrazia e sulla schiavitù dell’altro. Ma loro sono resistenti, mica terroristi, loro ammazzano israeliani e americani, mica attaccano i cinesi.

E’ così che i prodi difensori dei Diritti vedono le cose, sempre pronti a bruciare in piazza le bandiere dei capitalisti ma poco propensi a fare la stessa cosa se la bandiera capitalista ha una falce e martello o una stella rossa. Che dire? Desolante.

Miriam Bolaffi

Secondo Protocollo