Libano: la Siria non riesce a impedire il rifornimento di armi a Hezbollah

Libano: la Siria non riesce a impedire il rifornimento di armi a Hezbollah

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1 Ottobre 2008

Difficile chiudere ermeticamente il passaggio delle armi per Hezbollah.

Il ministro degli Esteri siriano Walid Moallem ha detto che Damasco non è in grado di fermare il contrabbando di armi diretto all’Hezbollah libanese.

In una intervista al quotidiano arabo Sharq al Awsat, il capo della diplomazia siriana ha detto che il traffico di armi continua perchè è impossibile chiudere ermeticamente il confine tra Siria e Libano. Secondo Moallem, in questo momento Hezbollah non ha comunque bisogno di armi.

Gli israeliani, che stanno conducendo con la Siria un negoziato di pace indiretto con la mediazione della Turchia, hanno chiesto a Damasco di impegnarsi a bloccare il traffico di armi verso il gruppo estremista sciita.

L’Occidentale

Gaza: ancora morti in crollo tunnel

M.O./ Gaza, 4 morti e 3 dispersi in crollo tunnel

La via sotterranea collegava la Striscia con l’Egitto

Roma, 3 nov. (Apcom) – Quattro persone hanno perso la vita e altre tre risultano disperse in conseguenza del crollo di un tunnel sotterraneo che collega la Striscia di Gaza con l’Egitto. Lo riferiscono responsabili di Hamas, il movimento palestinese che controlla la regione. I tunnel tra Gaza e l’Egitto sono utilizzati dai palestinesi, in gravi difficoltà economiche a causa del blocco israeliano che dura ormai da oltre un anno, per trasportare nella Striscia prodotti alimentari e carburante. Secondo gli israeliani, tuttavia, vengono utilizzati principalmente per il traffico d’armi.

Gaza, diventa legale il contrabbando via tunnel.Israele teme il traffico di armi

Da 16 mesi la Striscia e’ isolata da un embargo

Gaza, diventa legale il contrabbando via tunnel.Israele teme il traffico di armi

Gaza – Il contrabbando di merci provenienti dall’Egitto attraverso tunnel scavati sotto il confine diventa legale nella Striscia di Gaza. I proprietari delle tantissime gallerie hanno infatti firmato un accordo con le autorità di Hamas, attualmente al potere a Gaza, che prevede il pagamento di un’indennità per i lavoratori e la possibilità di allacciarsi alla rete elettrica locale. Quella che, fino a poco tempo fa, era un’attività illegale, esce quindi allo scoperto.

I tunnel sotterranei non sono una novità: i primi sono infatti comparsi negli anni Ottanta, dopo la restituzione della penisola del Sinai all’Egitto da parte di Israele. Ma il vertiginoso aumento del contrabbando tramite gallerie risale agli ultimi sedici mesi. Da giugno del 2007, quando Israele ed Egitto hanno chiuso i confini con Gaza in seguito alla presa di potere di Hamas nella Striscia, i tunnel rimangono infatti l’unico canale che collega Gaza con il mondo esterno.

Attraverso i tunnel – alcune stime ne contano almeno 200 – vengono introdotte nella Striscia merci di ogni genere. Principalmente si tratta di cibo, vestiti, elettrodomestici, benzina. Ma, soprattutto, armi. Secondo dati dell’intelligence israeliana, a partire dal ritiro di Israele da Gaza, nel 2005, Hamas ha armato tra i 20.000 e i 30.000 combattenti proprio grazie al contrabbando di armi via tunnel.

Sia dagli Stati Uniti che da Israele sono più volte arrivate pressioni all’Egitto, affinché blocchi il contrabbando con Gaza. Il Cairo, anche grazie agli aiuti economici provenienti da Washington, afferma di aver distrutto molti tunnel da giugno del 2007, ma secondo Aviv Shiron, portavoce del ministero degli Esteri israeliano, dovrebbe fare di più.

Tel Aviv è infatti molto preoccupata per l’afflusso di armi a Gaza, armi che per Shiron rappresentano una minaccia per l’intera regione, e non solo per Israele. La presenza di terroristi armati poco lontani dai confini israeliani rischia inoltre di diventare l’ennesimo ostacolo al raggiungimento di un accordo di pace con i palestinesi.

Accordo che, secondo l’impegno preso ad Annapolis lo scorso novembre dall’attuale premier uscente israeliano Olmert e dal presidente palestinese Abu Mazen, dovrebbe essere raggiunto entro la fine del mandato del presidente Usa Bush, a gennaio 2009. Un termine troppo vicino che fa temere che, ancora una volta, non si riuscirà a mettere d’accordo israeliani e palestinesi, soprattutto dal momento che Tel Aviv si rifiuta di firmare qualunque intesa finché Hamas rimarrà al potere a Gaza (in Cisgiordania invece il governo è in mano a Fatah, il partito del presidente Abu Mazen).

I tunnel sono tuttavia estremamente importanti per la precaria economia di Gaza, e i contrabbandieri non si lasciano fermare dalla distruzione delle gallerie da parte dell’Egitto, ma ne costruiscono subito di nuove. Anche Hamas, appena salito al potere, ne aveva distrutti alcuni. Poi ha stretto accordi con i contrabbandieri, e adesso controlla tutto quello che arriva dall’Egitto, per evitare il traffico di armi e droga, come ha spiegato Ehab Ghussen, portavoce del ministero degli Interni.

Quest’anno 45 operai sono morti nei tunnel, in incidenti o nel corso delle operazioni anticontrabbando delle forze egiziane. Proprio per questo, Hamas ha chiesto ai proprietari dei tunnel di proteggere i lavoratori e di impegnarsi a pagare quello che la legge islamica chiama “diyeh”, il prezzo del sangue, alle famiglie degli operai morti.

Simone Storti

La Voce d’Italia

Esplosione in tunnel Gaza: 2 palestinesi morti, 2 dispersi

M.O./ Esplosione in tunnel Gaza: 2 palestinesi morti, 2 dispersi

Deflagrazione provocata da una fuga di gas

Gaza City, 11 ott. (Ap) – Due palestinesi sono morti ieri in un’esplosione avvenuta in un tunnel al confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto. Lo hanno riferito oggi fonti della polizia, spiegando che altre due persone sono ancora disperse.

Secondo quanto si è appreso, l’esplosione sarebbe stata provocata da una fuga di gas. Con le ultime due vittime è salito a 47 morti il bilancio delle esplosioni avvenute all’interno dei tunnel di Gaza dall’inizio del 2008.

I tunnel sono spesso utilizzati dai militanti islamici per il contrabbando delle armi con l’Egitto.

Rapporto Onu: Traffico armi nella frontiera orientale del Libano

Rapporto Onu: Traffico armi nella frontiera orientale del Libano

Beirut, 27 ago, 11:04 – Un rapporto Onu critica lo scarso impegno di Libano e Siria nell’ostacolare il contrabbando, soprattutto di armi, che avviene ormai da tempo nella zona di frontiera.

Israele ne era cosciente e aveva già denunciato il traffico illecito che il movimento sciita Hezbollah riceve dall’Iran attraverso quel passaggio.

Il rapporto divulgato oggi dal quotidiano An Nahar, già presentato al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, è il frutto del lavoro svolto da una commissione speciale.

Questo gruppo, a lavoro per oltre due settimane, era composto da esperti militari, di dogane e di diritto internazionale, che hanno collaborato a stretto contatto con forze di sicurezza interna, della sicurezza generale e della direzione delle dogane.

… e lo chiamavano “assedio”. Un business di Hamas: i tunnel di Gaza

… e lo chiamavano “assedio”. Un business di Hamas: i tunnel di Gaza

Immagine della Conferenza Stampa del Free Gaza Movement

Qualche bello spirito occidentale e non (vedi The Free Gaza Movement) si prepara a sbarcare a Gaza provenendo da Cipro per rivendicare la fine “dell’assedio” e “sperando” in una reazione della marina israeliana (in caso contrario come ottenere l’attenzione dei media?)

La faziosità è palese: il suo sito ripropone cartine della Striscia di Gaza del 2003 quando ancora erano presenti quegli insediamenti israeliani oggi inesistenti, quasi che il tempo fosse trascorso invano. Una delle navi riprende il nome della “SS Liberty”, americana, colpita con morti e feriti, durante la Guerra dei Sei Giorni, quasi a voler sottolineare ulteriormente la “malvagità insita negli israeliani”.

Intanto la lotta tra le fazioni palestinesi non ha fine e Hamas continua a rafforzare il proprio potere nella disastrata Striscia che si tinge sempre più di islam.

Un islam che si concentra anche sugli “affari” e sugli introiti -dei quali pressochè nessuno parla- che gli vengono dalle “tasse sul contrabbando” fiorentissimo attraverso i tunnels -che certo Hamas favorisce- che collegano in maniera sempre più articolata e sofisticata Gaza con l’Egitto.

Contando anche sulla scarsa volontà egiziana di contrastare questi traffici che, evidentemente, “fanno cassa” anche per il Paese dei Faraoni.

Di tutto questo parla un lungo e dettagliato reportage, che rivela anche particolari sconcertanti della vita e delle prospettive della gente di Gaza, pubblicato sul settimanale tedesco “Der Spiegel”.

Insomma: un diverso e più completo modo di cercare di comprendere quanto accade a Gaza rispetto ai velleitari “personaggi da sbarco”.

Gaza. Palestinesi al lavoro all’ingresso di un tunnel presso Rafah

Questo il testo curato da Juliane von Mittelstaedt:

Un anno dopo avere preso il potere totale sopra la Striscia di Gaza, Hamas è più forte di allora. I suoi nascondigli d’armi stanno traboccando ed il suo controllo sulla vita quotidiana è sicuro. Gli islamici possono tutto questo in gran parte grazie agli affari ed in gran parte ai rifornimenti che ottengono tramite i tunnels che collegano Gaza all’Egitto.

Il re dei costruttori di tunnels ha dato un party sfarzoso, con rose venute dall’Egitto e balli nelle ore di primo mattino. Migliaia di persone hanno partecipato all’evento che ha celebrato la sua cerimonia nuziale con una sposa di 15 anni. Aveva scelto la ragazza e la sua famiglia gliel’ha data felice, perché nessuno contraddice l’uomo che chiameremo Abu Ibrahim.

È l’uomo più ricco a Rafah e si crede possa valere milioni. Conduce una jeep color oro ed ha costruito un edificio commerciale multipiano, l’unica struttura del suo genere di quete dimensioni e caratteristiche. Ha già ha una moglie e 10 bambini ed ora ha questa seconda moglie, per quale ha fatto un portare un letto matrimoniale, un frigorifero e due televisori a Gaza dall’Egitto tramite i tunnels.

Abu Ibrahim, 38 anni, deve ringraziare Hamas per la sua ricchezza ed Hamas deve il suo potere nella Striscia di Gaza a Abu Ibrahim. Un quarto di secolo fa ha scavato il suo primo tunnel attraverso il confine con l’Egitto. Allora aveva 13 anni ed è stato uno dei primi ad avventurarsi nella regione sotterranea di Rafah. Inizialmente ha introdotto di contrabbando l’oro, il formaggio e le sigarette, ma dopo, all’inizio della secondo Intifada nel 2000 il suo commercio si è spostato pricipalmente alle armi. E’ stato Ibrahim che ha aiutato gli islamici fornendo loro con il Kalashnikov, le munizioni e gli esplosivi che hanno utilizzato fino a quando non sono riusciti a prendere il potere nel giugno dell’anno scorso.

Anche se Hamas ha conseguito una vittoria militare sul suo rivale, Fatah, il 14 giugno 2007, una seconda, guerra civile silenziosa per il controllo durevole sopra la Striscia di Gaza continua oggi, un anno dopo di allora. È un conflitto che determinerà chi potrà dettare la legge e l’ordine in avvenire, controllare la burocrazia e le milizie e su chi potrà raccogliere le tasse e su a chi sarà consentito di fare fuoco con i razzi contro Israele.

Quando cinque membri del Hamas sono stati uccisi in un attacco con una bomba posta davanti ad un café della spiaggia, due venerdì fa, la direzione di Hamas ha immediatamente incolpato dell’attacco il suo rivale, il movimento Fatah del presidente palestinese Mahmoud Abbas. Ma è altrettanto possibile che l’attacco sia stato portato a termine da elementi provenienti dall’interno di Hamas stesso o da una delle sue milizie. L’organizzazione islamica radicale è, infatti, già da un po’ di tempo divisa in varie fazioni.

Hamas ha utilizzato l’attacco con la bomba quale giustificazione per condurre la sua più grande serie di incursioni da quando è al potere, arrestando 200 supposti attivisti del movimento rivale del Fatah, per la ricerca delle organizzazioni affiliate con esso ed il divieto di pubblicazione di tre giornali. Come risposta, il governo di Fatah nella West Bank ha arrestato 150 membri di Hamas. Centinaia di membri del Fatah da allora sono fuggiti in Israele e più tardi molti di loro sono stati successivamente trasferiti nella West Bank.

Le due zone disgiunte della futura Palestina stanno andando alla deriva in direzioni diverse come accade nelle separazione tra le placche tettoniche continentali. Nel frattempo, i nuovi padroni di Gaza stanno ampliando continuamente il loro controllo sopra la stretta striscia litoranea mediterranea ed i loro assistenti più importanti sono le persone dei tunnels di Rafah.

Secondo l’agenzia di intelligence domestica israeliana, dal giugno 2007, 175 tonnellate di esplosivi sono state introdotte di contrabbando nella regione, con 10 milioni di pallottole e munizioni, decine di migliaia di mitragliatrici, di granate, di mine terrestri e di missili di precisione. Gli islamici ora pensano di garantirsi il contrabbando di le armi tramite i propri tunnels rinforzati con cemento, che ora comprendono i sistemi di ventilazione e un rifornimento idrico. Ma qualcosa più delle armi sta attraversando questi tunnels.

Poiché Israele ha classificato la Striscia di Gaza come “territorio nemico” e sigillato i suoi confini, il 95 per cento dei commerci sono stati costretti a chiudere e 70.000 operai e circa 40.000 coltivatori sono diventato disoccupati. Ciò ha aiutato la svolta verso i tunnels intesi come linee vitali per i circa 1.5 milione di residenti a Gaza. Dall’abbigliamento alla Coca-Cola al cemento, quasi tutte le merci raggiungono la striscia litoranea per via sotterranea.

Cinquemila persone lavorano nei tunnels, il cui numero si pensa sia passato a circa 150, rispetto ai 15 di un anno fa. Ormai, chiunque può permettersi alcune pale, un generatore e un argano elettrico sta scavando i nuovi tunnels e ci sono morti quasi settimanalmente, perché i tunnels sono rinforzati male o perché gli Egiziani li hanno fatti saltare.

I nuovi ‘zappatori di oro’ di Rafah hanno picchettato i loro possedimenti direttamente nella sabbia da un lato del confine ed i prezzi di terra qui sono superiori a in qualsiasi altro luogo nella Striscia di Gaza. I tunnels cominciano in capanne fatte di stecche di legno, circondato dalle piante che li mascherano a mala pena come giardini. I pozzi sono profondi 10 metri (33 piedi) e dalla parte inferiore di ogni pozzo un passaggio conduce al sud-ovest. I tunnels sono larghi 60 centimetri (2 piedi) ed alti un metro (3.3 piedi) e si estendono fino a un chilometro (0.6 miglia). A volte fino a quattro tunnels sono sovrapposti nello stesso spazio verticale, separato soltanto dai ‘pianerottoli’.

Ogni tunnel ha parecchie uscite dal lato egiziano, di modo che quando uno è scoperto e lo si distrugge, un’altro può essere aperto. È un gioco del gatto col topo, ma uno gioco in cui gli Egiziani sono riluttanti a perseguire i contrabbandieri. (anche se qualche volta intervengono, e quello che scoprono fornisce la dimensione del fenomeno, ndr).

Gli israeliani, per la loro parte, sostengono che nessuno sa esattamente dove i tunnels siano e che non hanno intenzione di bombardare dei civili. Ma secondo Abu Yakub, “E’ importante per gli israeliani che Hamas rimanga forte a Gaza, perché questo significa che nessuno li forzerà a negoziare seriamente una piano di pace”.

Abu Yakub è l’assistente del contrabbandiere di armi Abu Ibrahim, che ora teme per la sua vita e preferisce rimanere nascosto. I due uomini sono entrati insieme nei traffici sotterranei da bambini ed anche se Abu Yakub non è mai diventato ricco quanto il suo amico, è riuscito a guadagnare abbastanza per permettersi una villa attraente. E che cosa succederebbe se i tunnels fossero chiusi domani? Abu Yakub batte le mani e dice: ” Bene, allora si avrebbe la fine del lavoro”.

Ma ora si accovaccia vicino ad un nuovo pozzo, in cui i suoi uomini stanno scavando un tunnel nuovo. Sono a soltanto 200 metri (656 piedi) dal loro obiettivo. Usando le immagini satellitari da Google Earth, installano i cavi elettrici, i tubi dell’ossigeno ed i citofoni nel sottosuolo. Il tutto richiede sei mesi e costa $ 40.000 (€ 26,000) per costruire un tunnel e coloro che che vi lavorano sanno che se sarà scoperto perderanno tutto. Mentre a coloro ai quali riesce, d’altro lato, possono fare fortuna.

Al momento dell’embargo, si valuta che i prezzi fossero quadruplicati e che, per un certo periodo, il cemento a Gaza costasse 10 volte più che in Egitto. Ma ora il cessate il fuoco del 19 giugno ha buttato all’aria i programmi dei contrabbandieri. Nel corso delle ultime settimane ultime, a circa 90 camion giornalieri è stato permesso di passare attraverso i valichi di frontiera israeliani. Comunque si tratta soltanto di una frazione dei 400 camion che la attraversavano giornalmente il confine prima dell’embargo, tuttavia era abbastanza per indurre i prezzi a scendere immediatamente a Rafah. Probabilmente per questo due settimane fa, alcuni commercianti hanno tirato un razzo fatto in casa verso la città israeliana di Sderot, sperando che questo spingesse il governo a Gerusalemme ad isolare ancora i confini. “Il cessate il fuoco può essere buono per la gente di Gaza, ma non per noi”, dice Abu Yakub.

Il cessate il fuoco ha inoltre nociuto ad Hamas, perché il traffico di confine sotterraneo è una delle sue fonti di reddito chiave. Gli islamici, si valuta, possono raccogliere circa $ 10.000 (€ 6,450) in un giorno dai proprietari del tunnel sotto forma di “tasse di uso”, così come le “tasse sul valore aggiunto” sono da pagare in denaro ai collettori che attendono alll’uscita del tunnel. Se un pacchetto delle sigarette costa 74 centesimi in Egitto, viene pagato € 1.85 ($ 2.87) a Gaza, con la metà dei profitti che vanno ad Hamas. E molta gente fuma nella Striscia di Gaza…

Gli islamici, inoltre, controllano la distribuzione di benzina. Chiunque che desideri comprarla deve in primo luogo acquistare un “polizza di assicurazione” da Hamas, per circa € 170 ($ 264), in cambio di un buono che autorizza la possibilità di comprare 20 litri (5.3 galloni) ogni due settimane persino ora, con Israele che permette l’ingresso di 1 milione litri (264.000 galloni) di combustibile per le automobili nella Striscia di Gaza. Tuttavia, molti residenti ancora guidano con una miscela fatta di verdura e grasso già usato per friggere. Di conseguenza, gli odori della Striscia di Gaza sembrano quelli di una friggitoria.

Ma per gli islamici, le prospettive non sono solo soldi, ma la giustizia e la domanda di giustizia. Dopo il colpo di Hamas, Abbas ha invitato i giudici nella striscia di Gaza a non lavorare. Questo ha consentito ad Hamas di assumere la direzione delle corti dal novembre scorso e di nominare i nuovi giudici favorevoli alla sua causa. Qualcuno, tuttavia, vorrebbe persino vedere queste corti abolite.

Uno di loro, forse l’più influente, è Marwan Abu Ras, conosciuto come ” Hamas’ mufti.” I capi politici dell’organizzazione preferiscono non essere accomunati con Abu Ras e lo descrivono come “peculiare”. Ma Ismail Haniyeh (amministratore capo a Gaza) e Mahmoud Zahar, uno dei fondatori di Hamas, amano discutere sugli argomenti religiosi con Abu Ras, che ha studiato a Medina. L’erudito religioso porta un abito di jalabiya lungo fino al pavimento ed il suo stomaco è premuto contro il bordo del suo scrittorio, su cui è posto un Corano su una stuoia fatta di cuoio rosso imitazione coccodrillo. Le bandierine palestinesi sul suo scrittorio fluttuano nella brezza che viene dal ventilatore del suo ufficio. Osserva più sonnolento che pericoloso, che si è trattato di una coincidenza il fatto che una bomba sia esplosa davanti alla sua casa due venerdì fa. Nel suo caso, il bombardamento tentato era presumibilmente un atto di vendetta da Fatah.

Tutto ciò a causa di un fatwah, o editto religioso, pubblicato da Abu Ras che è costato la vita a circa 100 membri del Fatah durante e dopo la lotta di potere di quattro giorni l’anno scorso. “Chiunque che abbia commesso l’omicidio deve anche essere punito con la morte”, dice i muftì. “Prima che Hamas prendesse il potere, c’era molto crimine qui. Ora abbiamo ristabilito l’ordine”.

Ordine anche attraverso mezzi di tortura, anche se questo non è qualche cosa che Abu Ras sia disposto ad ammettere. Palestinesi che sono fuggiti nella West Bank parlano di inchiodati alla parete, chiusi in bare o sottoposti a false esecuzioni da parte di Hamas. “Prenderemo i migliori aspetti del sistema iraniano e del sistema saudita”, dice Abu Ras, sottolineando che le donne, naturalmente, putranno continuare a frequentare l’università, andare al mercato e guidare. “Noi non siamo Talibani, dopo tutto”, dice.

L’influenza islamica sta diventando sempre più visibile. La maggior parte degli uomini ora portano la barba e molte donne sono completamente velate. Nuovi minareti si stanno costruendo a Gaza, l’alcool non è più disponibile e Hamas ha limitato il dancing misto alle cerimonie nuziali ed ha esteso lo studio religioso in scuole. Ci sono stati attacchi con incendi dolosi contro le organizzazioni Cristiane e gli Internet cafés cristiani e alcuni mesi fa islamici radicali hanno persino lanciato una granata davanti all’hotel Deira, perché era stato detto che un cameriere là aveva servito il whisky in tazze del caffè espresso. Il terrazzo al Deira è un rifugio per la borghesia e le famiglie allargate passano là le loro sere che giocando a rummy.

Sharhabeel Zaeem viene all’hotel Deira giornalmente con sua moglie ed i loro quattro bambini. Egli è proprietario di uno dei magggiori studi di avvocati di Palestina e fino a due anni fa supportava le organizzazioni non governative internazionali e gli investitori arabi. Ma dopo il colpo di Hamas questo investimento si è arrestato: non si fanno più cause e quelle passate vengono archiviate. Ora Zaeem, insieme alla sua moglie, ha completato l’esame di stato di scienze politiche e sta studiando per guadagnare un master in legge. “Ora ho molto tempo”, dice.

Insieme a Palestinesi che hanno le sue stesse idee, Zaeem sta creando un nuovo partito, il “Palestine Forum”, che è sostenuto da Munib Masri, un multimilionario di Nablus. “Abbiamo bisogno di almeno cinque anni prima che possiamo confrontarci con Hamas”. Ma è una situazione promettente, visto che già molti sono delusi dagli islamici.

Anche se la gente può camminare nelle strade anche di notte, perché c’è un ufficiale di polizia ad ogni angolo, dice Zaeem, questo è il limite dei successi di Hamas.”Hamas ha il potere, ma pensa ancora come un partito di opposizione”, dice. Ignora l’immondizia che si accatasta nelle vie, non fa niente per riparare i semafori, le strade e i tubi di acqua e non presta attenzione ai bambini che elemosinano agli incroci.

Hamas persino ha rinnegato la sua promessa più importante: la lotta alla corruzione. “Potete comprare la vostra uscita da questa prigione ed è ancora meno costosa di quando si era sotto Fatah”, dice un uomo che preferisce rimanere anonimo. Un vigile urbano recentemente gli ha chiesto una “donazione per comprare il breakfast”. Ma la corruzione sta derivando dalla parte superiore piuttosto che la parte inferiore della struttura di potere di Gaza.

Ismail Haniyeh, il capo de facto a Gaza, ha guadagnato 28 chili (62 libbre) ed ha installato il suo ufficio nella residenza del precedente governo, con una vista sull’oceano (che per la verità è solo il Mediterraneo, ndr), naturalmente. Oltre ad Haniyeh, gli uomini in carica includono Tahir Nunu, il portavoce di Hamas, che gradisce tenere la sua corte all’hotel Deira e si presenta ai suoi ospiti con un sorriso senza fine, incorniciato da una barba curata con attenzione. Chiunque ascolti Nunu scopre che Hamas è disposto a liberare il soldato israeliano rapito Gilad Shalit, a formare un governo di unità con Fatah, e persino a fare la pace.

Nunu fuma la sua pipa ad acqua. Può appoggiarsi a indietro e distendersi, perché le cose stanno andando bene per Hamas. Ha emarginato Fatah a tal punto che Abbas è disperato persino tanto da minacciare, la settimana scorsa, di dissolvere l’Autorità Autonoma se Israele accettasse di scambiare dei prigionieri importanti di Hamas in cambio di Shalit. Questo è significativo, perché il rilascio di Palestinesi, finora e costantemente, era stato considerato un obiettivo comune di tutti i partiti.

Nunu è la faccia pubblica di Hamas. L’altro volto di Hamas non ha il suo sorriso. Appartiene a Ayman, di 26 anni, con una barba incolta che sogna di diventare un martire. “Morirò prima o poi”, dice. “Sarebbe meglio morire in un attacco a Israele”. Mostra un videoclip sul suo telefono mobile con lui che spara con un Kalashnikov, quindi una foto della figlia, che ha soltanto alcuni mesi.

Ayman ha fatto parte delle brigate di Al-Aksa come combattente sei anni fa, poi è diventato membro della guardia presidenziale di Fatah. E’ passato ad Hamas dopo il colpo. Oggi è un ufficiale di polizia di giorno e un membro delle brigate di Qassam alla notte. Non deve neppure cambiarsi i vestiti passando da un lavoro al seguente. Utilizza la stessa uniforme per entrambi.

Prima del cessate il fuoco, ha trasportato razzi nel nord della Striscia di Gaza e li ha tirati da là. Ora c’è ancora un cessate il fuoco, ma lui non è meno occupato. “Al contrario”, dice, “ci stiamo addestrando per il prossimo grande attacco”. Ciò significa spiare le posizioni israeliane e predisporre gli esplosivi in depositi vicino al confine. Le esplosioni si sono sentite spesso attualmente, poichè i combattenti di Qassam si addestrano per guerra di guerriglia. Allo stesso tempo, Hamas sta provando a rimodellare le brigate in un efficace esercito con una chiara catena di comando, un esercito che, come Hezbollah nel Libano, sarebbe capace di resistere a una invasione israeliana.

“Siamo delusi, perché Israele non apre i confini completamente, come promesso. Ed è per questo che presto finirà il cessate il fuoco”, dice Ayman. Spera che questo, alla fine, gli darà la possibilità di trasformare il suo sogno in realtà. (In effetti tensioni su la mancata completa apertura dei valichi non mancano e raggiungono addirittura la forma di una minaccia diretta a Israele, ndr)

Abu Ibrahim, il re del tunnel di Rafah, ne sarà altrettanto contento.

Gaza. I tunnels sono le linee vitali della Striscia

Fonte: libera traduzione da “Der Spiegel on line” 04.08.08

… e a Gaza, stretta da “un assedio mortale”, … si contrabbanda di tutto: leoni e scimmie compresi!

Marsspirit

Striscia di Gaza: continua il contrabbando di armi

Striscia di Gaza: continua il contrabbando di armi

4 Tonnellate di esplosivo, 50 missili anti-aereo, decine di Kalashnikov e materiale usato per produrre razzi.
No, non è la lista della spesa, è “solo” ciò che è entrato a Gaza durante la tregua

Thanks to Esperimento and M.Acca