Ritirato dalle librerie torinesi “I Protocolli del Savi anziani di Sion”

Ritirato dalle librerie torinesi “I Protocolli del Savi anziani di Sion”

di Luciano Borghesan, Patrizio Romano

Sono state ritirate le copie dei «Protocolli dei “savi anziani” di Sion». Lo ha fatto ieri mattina Rino Musso – titolare della Zanaboni di corso Vittorio Emanuele – al cospetto dei manifestanti dell’Associazione Italia-Israele e del partito socialista contro il libro che pubblica il falso documento su un complotto degli ebrei per dominare la terra. Nel pomeriggio anche la libreria Dehoniana, in via San Quintino, ha tolto il volume esposto sotto «Benedetto», la biografia di papa Ratzinger. Non era voluto, ma l’accostamento colpiva.

«Tutta pubblicità, venderò di più, via Internet», dice Roberto Chiaramonte, 59 anni, raggiante. Nella sede dell’editrice con il suo nome, in via Nazario Sauro 44, a Collegno, domanda sorridente: «Ritirano i miei volumi dalle librerie? Sono contento. E’ la dimostrazione che i Protocolli hanno ragione». Da venti anni pubblica volumi, di storia e di destra. Un centinaio. «La mia matrice – ammette -, è di destra. Ma io non mi allineo con nessuno. Sono indipendente. Se proprio mi devo definire sono un anarcoide di destra». Né tessere, né segretari. «I miei non sono libri ideologici – dichiara -, bensì storici. Ma qui si vuole cancellare la storia con la scusa delle ideologie». E va avanti: «Sono una mina vagante – confida -, sia per la destra sia per la sinistra».

Delle accuse alla pubblicazione se ne infischia. «I protocolli sono un falso? Lo ammetto. Sono un falso veritiero, come diceva Julius Evola – dice serio -. L’ho anche scritto sulla quarta di copertina. Sono i faziosi che non leggono e attaccano». Ma nel volume manca una prefazione che spieghi che quel «falso» è stato un pilastro dell’ideologia nazista che scatenò l’Olocausto. «L’Olocausto non è colpa di quel libro – ribatte -, l’antisemitismo ha radici più antiche. Al fondo ho scritto 14 pagine di spiegazioni».

Marco Morello (che ha «scoperto» il testo alla Zanaboni), Laura de Fonseca, Amar Segre, Daniela Santus, Enzo Cucco, Eugenio Beconcini e gli altri che hanno manifestato ieri in corso Vittorio, sono amareggiati: libri del genere non vanno messi in vendita. «I giovani non sanno, – dicono -senza la spiegazione del “falso” qualcuno può crederci». Il libraio Rino Musso («Non conoscevo il testo, figurarsi se volevo questa propaganda, io che sto per partire per Gerusalemme»), il collega Lorenzo, e anche il presidente dell’Associazione librai italiani (Ali), Rocco Pinto, spiegano che è impossibile leggere i contenuti di 55 mila titoli che escono ogni anno: «Stiamo all’erta e riteniamo utili le raccomandazioni dei lettori», dice Pinto. Peraltro, lo statuto dell’Ali all’art. 2 prevede tra gli scopi quello di tutelare gli interessi morali… delle Autorità Istituzionali. E va ricordato che il 20 gennaio 2004 il Senato italiano condannò la diffusione dei Protocolli dei Savi di Sion.

(Fonte: La Stampa, 1 Ottobre 2008 )

Il Sieg Heil di Gianni Vattimo

23.02.2008 Il Sieg Heil di Gianni Vattimo

Gianni Vattimo

Gianni Vattimo

Un breve testo che dice molto a proposito di chi l’ha scritto

Testata: Informazione Corretta
Data: 23 febbraio 2008
Pagina: 1
Autore: la redazione
Titolo: «Il Sieg Heil di Gianni Vattimo»

Riportiamo il messaggio che Gianni Vattimo ha inviato a Ugo Volli, il docente che insieme a Daniela Santus ha protestato contro l’antisemitismo e l’intimidazione dei gruppi filopalestinesi di estrema sinistra all’interno dell’Università di Torino

Aggiungo un cordiale Sieg Heil: la retorica della giovinezza (e il parallelo disprezzo per i “poveri vecchi” )ti dà diritto a ricevere la tessera ad honorem della HitlerJugend. Gianni V.

Crediamo che questo testo si commenti da solo, e valga a dimostrare chi davvero siano certi intellettuali in kefiah

Informazione Corretta

L’antiebraismo dei buoni

L’antiebraismo dei buoni

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Scritto da Magdi Allam

giovedì 21 febbraio 2008

Se nell’Italia democratica che ha istituzionalizzato il Giorno della Memoria e il cui capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si è spinto fino a dire «no all’antisemitismo anche se si traveste da antisionismo », due docenti ebrei dell’Università di Torino hanno deciso di presentarsi oggi in aula avvolti nella bandiera israeliana per denunciare l’intolleranza e l’aggressività di cui sono oggetto per il loro esplicito sostegno a Israele, ebbene dobbiamo prendere atto che c’è un vuoto da colmare tra l’atteggiamento ufficiale e la realtà dei fatti. Se poi consideriamo il contesto che, solo nell’ultimo mese, ha registrato l’annullamento della visita dell’imam della Grande Moschea di Roma alla Sinagoga, il boicottaggio degli scrittori arabi alla Fiera del Libro di Torino per la presenza di Israele quale ospite d’onore e la pubblicazione di una lista di proscrizione di docenti ebrei e amici di Israele, dobbiamo ammettere che l’antiebraismo e l’anti-israelismo sono tratti salienti nella vita religiosa, culturale e accademica del nostro Paese.

La storia di Daniela Santus, docente di Geografia culturale, e di Ugo Volli, Semiotica, coniuga il pregiudizio specifico nei confronti degli ebrei e di Israele con il male ideologico dell’intolleranza e della violenza diffuso nelle nostre università.

E di cui si tende ad addossarne la responsabilità principale, se non esclusiva, a una « minoranza ». Come è il caso del sedicente «Collettivo universitario autonomo» che, in un suo comunicato del 9 maggio 2005, diceva: «A Ugo Volli e Daniela Santus: siete degli incompetenti, perché confondete la critica al sionismo con l’antisemitismo. Se non è incompetenza è malafede, perché cerca di farsi vergognosamente scudo di una strumentalizzazione della memoria storica sul genocidio nazista per fomentare il genocidio a danno della popolazione palestinese». Sempre a Israele viene addebitata una «politica di sterminio e di persecuzione razziale», nonché il «terrorismo creato, praticato e organizzato scientificamente dallo stato sionista».

La persecuzione verbale nei confronti della Santus, che ha ricevuto anche una minaccia di morte per le sue simpatie nei confronti di Gianfranco Fini, è riesplosa due giorni fa con la distribuzione all’università di un dossier di una ventina di pagine a cura del «Collettivo universitario autonomo» comprendente, tra l’altro, anche una lettera della Santus al rettore e al preside della Facoltà di Lingue che avrebbe dovuto restare riservata. Di qui la decisione di raccogliere la sfida e uscire allo scoperto denunciando con un gesto simbolico il clima esasperato di intimidazioni.

A questo punto si impongono due domande: com’è possibile che questa «minoranza » aggressiva e violenta, tra cui figurano giovani che nulla hanno a che fare con l’università, disponga di spazi fisici e di risorse operative a Torino (ma è lo stesso anche a Roma e altrove) per perpetuare questo comportamento arbitrario? Com’è possibile che il Rettorato consenta ciò nel nome di un’equivoca interpretazione della libertà che di fatto è una sottomissione ai violenti?

Seconda domanda: siamo proprio certi che si tratti di una «minoranza cattiva» che sta in mezzo a una «maggioranza buona »? Si era detto lo stesso per i 67 docenti e per il centinaio di studenti della Sapienza che sono riusciti ad annullare la visita del Papa. Poi abbiamo scoperto che i 67 sono diventati circa 1500 e che le adesioni al «no al Papa» crescono. Ebbene la verità è che non c’è solo il bianco e il nero, ma c’è una vasta area grigia fatta di collusione ideologica, reticenza e opportunismo. Spiace dirlo, ma se ci fosse una «maggioranza buona» non avrebbe permesso il boicottaggio del Papa e la persecuzione dei docenti ebrei.

Da: corriere.it

Il LegnoStorto