Khaled Meshaal, leader di Hamas: “Entro alcuni anni questo mondo cambierà, sottomesso al volere arabo-islamico”

Khaled Meshaal, leader di Hamas: “Entro alcuni anni questo mondo cambierà, sottomesso al volere arabo-islamico”

Khaled Meshaal, il terrorista attualmente leader di Hamas

Khaled Meshaal, il terrorista attualmente leader di Hamas

05/12/2008 Da un discorso del capo dell’ufficio politico di Hamas Khaled Mesha’al, andato in onda su Al-Jazeera lo scorso 12 ottobre: “A voi, fratelli e sorelle arabi e musulmani, dico che siete secondi soltanto ad Allah nel contrastare l’egemonia americana e questo avviene grazie alla Palestina, al Libano, all’Iraq, all’Afghanistan e a tutte le incrollabili forze della resistenza della nostra nazione. È dimostrato che questo è un mondo oppressivo basato sull’usura e la tirannia. Quando vuole, Allah fa crollare questi sistemi. Entro alcuni anni questo mondo cambierà, sottomesso al volere arabo-islamico, ad Allah piacendo. Altrimenti come facciamo a credere all’hadith che ci dice che gli alberi e le pietre lotteranno al nostro fianco?” (L’Hadith in questione dice: “Verrà l’ora in cui il musulmano muoverà guerra all’ebreo e lo ucciderà, e finché vi sarà un ebreo nascosto dietro una roccia o un albero, la roccia e l’albero diranno: musulmano, servo di Dio, c’è un ebreo nascosto dietro di me, vieni e uccidilo”).

(Fonte: Israele.net)

Annunci

Quella stretta di mano peccaminosa

Quella stretta di mano peccaminosa

La stretta di mano tra Muhammad Sayid Tantawi e Shimon Peres

La stretta di mano tra Muhammad Sayid Tantawi e Shimon Peres

La massima autorità dell’Islam sunnita, il Grande Imam della Moschea di Al-Azhar, nonché Grande Sceicco della correlata Università di Al-Azhar (Cairo), Muhammad Sayid Tantawi, non sa chi è Shimon Peres. O quantomeno, questa è la spiegazione che ha addotto per giustificare la stretta di mano con il presidente Israeliano durante una cena nel corso dell’incontro interreligioso svoltosi a New York lo scorso 14 novembre, sotto l’egida dell’ONU.

La foto della stretta di mano ha provocato lo sdegno di numerosi politici egiziani, per la maggior parte gli indipendenti affiliati ai Fratelli Musulmani, tanto che c’è stato chi, come il parlamentare Moustafa Bakri, ha chiesto le dimissioni di Tantawi dalle sue autorevoli cariche, sostenendo che l’incontro con Peres sia stato “un affronto a tutti i Musulmani in qualsiasi luogo”.

Frattanto, nell’evenienza che qualcuno avesse potuto pensare diversamente, un portavoce del Ministero degli Esteri Iraniano non ha mancato di riaggiornarci sulla posizione del suo paese, per cui “l’Iran esprime il suo dissenso in merito alla normalizzazione dei rapporti con Israele sotto ogni profilo”.

(E pensare che “lo scopo dell’incontro interreligioso è quello di promuovere una comprensione reciproca”, aveva detto il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon, aggiungendo: “Spero che si crei un’atmosfera favorevole che possa portare ad affrontare le differenze nelle questioni politiche”. Ma questo non ci turba particolarmente, perché non abbiamo mai riposto troppa fiducia in questo genere di incontri).

Per difendersi dagli attacchi, Tantawi ha dichiarato al giornale egiziano Al Masri Al Youm: “Ho stretto la mano di chi me la porgeva. Tra questi c’era anche Shimon Peres, che non ho riconosciuto, così gli ho stretto la mano come ho fatto con gli altri, per caso, senza nemmeno sapere chi era. Ma anche se avessi saputo chi era, una stretta di mano è un’eresia?“. Inoltre Tantawi ha definito quanti hanno pubblicato la foto incriminata “uno branco di lunatici”.

Non so cos’è peggio: essere un leader mondiale di tale stazza, un’autorità spirituale e giuridica rappresentativa del 90% della popolazione egiziana (per limitarci al paese che firmò, nel 1979, gli accordi di pace con Israele) e non sapere chi è quel vecchietto onnipresente di Shimon Peres, o quantomeno l’attuale presidente di quello Stato che quotidianamente occupa ampi spazi sui giornali egiziani; oppure mentire spudoratamente per non fare saltare i gangheri a quanti, a 30 anni dalla firma degli accordi, ancora mettono in discussione la pace con Israele.

Haaretz

Thanks to Esperimento

Essere ebrei oggi è un rischio come negli anni ’30

Edizione 260 del 02-12-2008

Massacro a Mumbai

Essere ebrei oggi è un rischio come negli anni ’30

kill_jews_for_peace

di Dimitri Buffa

Oggi come negli anni ’30 essere ebrei è molto pericoloso. Per carità a Mumbai ne sono morti oltre 200 di ogni credo, razza e religione. Però quello che più ha colpito la gente è stata la spietatezza con cui hanno ucciso il rabbino, la moglie e gli altri quattro ebrei nell’abitazione in cui erano asserragliati. E come questa cosa sia accettata per normale: erano ebrei non avevano scampo in partenza. Diciamocela tutta, l’Islam del fanatismo oggi è il nuovo nazismo. Se ne è accorto anche Alfonso Gianni di Rifondazione che si domanda se mai qualcuno scenderà in piazza per questi morti. Per adesso dobbiamo accontentarci di quelli che sabato, nel solito corteo pro Palestina di Roma, hanno continuato a mandare slogan di odio e lettere ai giornali in cui rimpiangono di non avere potuto bruciare le bandiere israeliane, cioè dello stato cui appartenevano i sei trucidati a Mumbai. Intanto ieri il Jerusalem Post riportava ulteriori particolari sulla dinamica dell’eccidio nella Chabad House: non tutti sarebbero stati uccisi dai terroristi, almeno due o tre di loro potrebbero essere stati ammazzati inavvertitamente dai proiettili della polizia indiana intervenuta a più riprese tra mercoledì e venerdì sera. Parlando al telefono da Mumbai il signor Haim Weingarten, il responsabile della squadra speciale israeliana per il recupero dei feriti e dei caduti, la Zaka (che però non è potuta intervenire tempestivamente in loco), ha ipotizzato che almeno due o tre dei morti della Chabad house possano essere stati fatti fuori dal fuoco amico. O presunto tale. L’unica nota positiva riguarda gli altri due cittadini israeliani che fino a domenica sera risultavano dispersi e che da oggi non sarebbero più tali.

Così anche questo doloroso capitolo delle sofferenze degli ebrei nel mondo, per il solo fatto di essere ebrei, dovrebbe considerarsi chiuso. Solo in teoria però, perché questa triste vicenda, che si è andata a inserire nel quadro ancora più tragico dell’attentato, anzi della catena degli attentati nella ex Bombay, in generale insegna al mondo libero una cosa: essere ebrei oggi significa morire per primi in caso di qualsivoglia mattanza preodinata da un qualsiasi commando di terroristi. Anche i nazisti non uccidevano solo gli ebrei. Solo che gli ebrei venivano ammazzati per primi, senza pietà. E fa specie che dal mondo arabo, in un giorno come questo, l’unico commento in merito sia quello di una nota attrice e cantante, di cui evitiamo di fare il nome, che sostiene che l’odio anti-ebraico faccia parte del Dna di ogni buon cittadino islamico. Come se tutto ciò non fosse abbastanza, ieri una mazzata per Israele è venuta dall’Europa, più precisamente da un documento interno che prefigura le future linee di accordo per una pace con i palestinesi. Nel documento redatto sotto la presidenza Ue della Francia si fa finta che sette anni di terrorismo di Hamas non ci siano mai stati e si richiede, oltre che Gerusalemme capitale dei due Stati, la riapertura della Orient House, una delle istituzioni palestinesi chiusa d’autorità nel 2001 dopo l’attentato alla pizzeria Sbarro in cui morirono oltre 25 cittadini israeliani. Era un simbolo quel luogo chiuso e nessun governo aveva mai osato riaprirlo finchè non si fosse raggiunto un accordo serio per fare cessare il terrorismo. Adesso l’Europa avverte Gerusalemme di avere deciso altrimenti.

L’Opinione.it

Religione di pace

Religione di pace

islam-death-rights

La più grande falsità diffusa in questi anni è che l’islamismo terrorista sia il prodotto delle sofferenze palestinesi e delle malvagità di Israele. Qualunque essere umano dotato di cervello, o semplicemente immune all’antica propaganda comunista o nazista, sa che si tratta di una stupidaggine. La strage islamista nella città più moderna, computerizzata e globalizzata dell’India – il posto più distante possibile da Israele o dall’Iraq – dimostra ancora una volta che Israele e l’imperialismo americano non c’entrano niente. C’entra l’Islam.

Camillo

Strage di Mumbai: ostaggi torturati prima di essere uccisi

Mumbai: “Uccidere gli israeliani era la nostra missione”

Gavriel Holtzberg con il figlio (Fonte BBC)

Gavriel Holtzberg con il figlio (Fonte BBC)

di Anna Zafesova

Mumbai (India) – L’obiettivo dell’attacco dei terroristi a Mumbai erano gli israeliani. L’unico terrorista sopravvissuto, e catturato dalla polizia, il pachistano Azam Amir Kasab, ha rivelato durante gli interrogatori che il commando al quale apparteneva aveva – oltre a mettere a ferro e fuoco la capitale economica dell’India – una «missione specifica»: «Colpire gli israeliani per vendicare le atrocità commesse sui palestinesi». Questo conferma che l’attacco alla Nariman House, il centro ebraico Chabad, non era casuale. I terroristi che l’hanno assaltato hanno ucciso otto ostaggi ebrei, un nono ostaggio israeliano è stato ucciso in un altro posto.

Israele diventa così la nazione maggiormente colpita dall’atrocità dei terroristi, dopo l’India: nove vittime. Il totale dei morti nel frattempo è stato rivisto dalle autorità al ribasso: 174 invece di 195, perché alcuni corpi erano stati contati due volte. Ma potrebbe tornare a crescere: nelle stanze del Taj Mahal, e nei dintorni dell’albergo, vengono ancora ritrovati cadaveri.

Molti sono in condizioni terrificanti: «Apparentemente, molti ostaggi portano i segni di torture, ed è evidente che sono stati uccisi a sangue freddo», ha rivelato uno dei medici che hanno esaminato i corpi in un ospedale di Mumbai. Secondo il medico, che ha chiesto l’anonimato, «i peggiori segni sono proprio sui corpi degli israeliani, è evidente che erano stati legati e torturati prima di venire uccisi». Tre degli israeliani uccisi non sono ancora stati identificati, anche perché i corpi sono stati deturpati dalle esplosioni durante il blitz per liberare il centro ebraico.

Un’altra pista delle indagini sono le intercettazioni, che sembrano riportare sulla pista islamista pachistana: l’intelligence indiana avrebbe ascoltato, secondo il Times of India, telefonate tra Muzammil, il capo delle operazioni del gruppo Lashkar-e-Toiba, e tale Yahya nel Bangladesh. Quest’ultimo avrebbe fornito ai terroristi le schede Sim per i loro telefonini, carte di credito e falsi documenti d’identità australiani, americani, britannici e delle Mauritius. Altre telefonate fatte dai terroristi avrebbero come interlocutore Zakir Ur Rehman, il capo dell’addestramento dei Lashkar-e-Toiba.

La polizia indiana adesso sta cercando di verificare se è vero, come afferma Kasab, che alcuni terroristi avevano preso alloggio a Nariman House spacciandosi per studenti della Malaysia. La rete delle complicità è tutta ancora da stabilire, e il terrorista catturato ha già fornito cinque nomi e indirizzi di persone che avrebbero fornito aiuto logistico al commando a Mumbai, dando anche suggerimenti sui bersagli da colpire.

Alcuni indizi, secondo la stampa indiana, sembrano portare alla rete di interessi e complicità di Ibrahim Dawood, il miliardario indiano già ricercato per gli attentati di Mumbai del 1993 che fecero oltre 250 morti. Il proprietario del Taj Mahal, il patron della Tata, Ratan Tata, ha rivelato che la direzione dell’albergo aveva ricevuto avvertimenti e rafforzato le misure di sicurezza, che si sono rivelate insufficienti.

Sui piani dei terroristi – di cui nessuno, affermano le autorità, è di nazionalità indiana – ci sono ancora numerose indagini da svolgere. Quello che appare chiaro è che la loro missione era quella di uccidere: «Non hanno mai fatto alcuna richiesta ed hanno cominciato ad uccidere gli ostaggi prima che le teste di cuoio entrassero in azione», ha rivelato ieri il direttore generale della guardia nazionale di sicurezza, J. K. Dutt. Il responsabile ha anche smentito che il commando volesse far esplodere il Taj Mahal: «Non avevano abbastanza esplosivo».

In questo contesto di fughe di notizie e smentite immediate a Mumbai sta montando la polemica contro i politici e il governo. Il ministro degli interni Shivraj Patil ieri sotto la pioggia delle critiche si è assunto la «responsabilità morale» di quanto accaduto e ha rassegnato le dimissioni. L’esempio è stato seguito anche dal consigliere per la sicurezza nazionale dell’India, M.K. Narayanan, che ha presentato ieri le sue dimissioni al premier Singh.

(Fonte: La Stampa, 1 Dicembre 2008, pag. 8 )

Aprile 2003: il primo prototipo di attacco terroristico a Mumbai

Aprile 2003: Il primo prototipo di attacco terroristico a Mumbai: Mike’s Place a Tel Aviv

Il Mike's Place pochi giorni dopo l'attacco suicida nell'Aprile del 2003

Il Mike's Place pochi giorni dopo l'attacco suicida nell'Aprile del 2003

Cinque anni fa, Al-Qaeda arruolò due musulmani pakistani britannici, con lo scopo, di sbarcare via mare a Tel Aviv, impadronirsi di un grande albergo vicino alla spiaggia e della vicina ambasciata degli Stati Uniti, prendere ostaggi e creare più danni possibili. Essi furono reclutati nella moschea radicale di Finsbury Park a Londra, come lo fu il terrorista Richard Reid, quello che fu catturato mentre viaggiava con l’esplosivo nelle scarpe. Muhammad Asif, Hanif e Omar Khan Sharif , ricevettero il loro addestramento per la missione, nella Striscia di Gaza e nella vicina Siria.

Ma i due terroristi fallirono i loro obiettivi principali. Colpirono invece il bar Mike Place uccidendo tre israeliani e ferendone 60. Le stesse direttive, tuttavia, si sono ripetute sorprendentemente – anche se ad un livello maggiore – considerando il modo in cui hanno operato i terroristi islamici a Mumbai, mercoledì 26 novembre.

Mumbai è stata attaccata – non da due, ma da circa 30 terroristi, ai quali sono stati assegnati sette obiettivi, in una città del mondo che conta oltre 16 milioni di abitanti.

Per la loro missione, la coppia di terroristi di Tel Aviv è stata, due anni dopo l’undici settembre, un modello servito alla causa di Al Qaeda.

L’impresa dei due islamo-britannici è stata studiata meticolosamente dal più numeroso gruppo di aggressori di Mumbai, il quale ha trascorso mesi a Gaza prendendo informazioni da Hamas sulle tattiche del terrorismo suicida per mezzo di cinture esplosive, dopo un iniziale indottrinamento in Siria.

L’attacco nel 2003 iniziò a naufragare quando, all’ultimo momento, Hanif e Sharif, gli esecutori di Al Qaeda cambiarono il piano originale.

Invece di sbarcare a Tel Aviv via mare, i terroristi ricevettero l’ordine di recarsi da Gaza verso la città israeliana molti giorni prima della data di scadenza, registrarsi in un hotel con il loro passaporto britannico e sorvegliare attentamente i luoghi considerati.

Dal 2008, Al-Qaeda ha sostituito l’uso delle cinture esplosive con un commando tattico, l’accurata esplorazione e le azioni di sostegno dai paesi limitrofi, questo il cardine del modus operandi, come evidenziato dall’ attacco terrorista di Mumbai.

L’operazione del 2003, iniziò a disaggregarsi dopo che i due terroristi, invece di dirigersi verso l’hotel e l’ambasciata degli USA, attaccarono il bar, per scoprire che le loro cinture esplosive erano difettose.

La cintura di Hanif esplose solo parzialmente, uccidendo lui e tre israeliani, mentre quella di Sharif non funzionò affatto e lui costretto a fuggire.

Inoltre, ci fu anche il fatto che il governo britannico non volle riconoscere la connessione dei suoi cittadini nell’attacco terrorista, cosa resa più facile, date le piccole dimensioni del problema.

La storia completa è venuta alla luce solo quattro anni più tardi, nel maggio 2007, quando le forze americane in Iraq hanno catturato al-Hadi al-Iraqi, che è stato scoperto appartenere ad Al-Qaeda, e che aveva addestrato Hanif e Sharif inviandoli a Tel Aviv nell’aprile 2003.

(Analisi DEBKAfile,30 Novembre 2008, traduzione in italiano a cura di M.acca)

M.acca

Mumbai (India): teste di cuoio nella Nariman House

Mumbai (India): teste di cuoio nella Nariman House

Indian commandos are airdropped onto the roof of Chabad House in Mumbai, where terrorists are believed to be holed out, on Friday. (Reuters)

Indian commandos are airdropped onto the roof of Chabad House in Mumbai, where terrorists are believed to be holed out, on Friday. (Reuters)

MUMBAI (INDIA) – TESTE DI CUOIO NEL CENTRO EBRAICO – Tra i luoghi sotto attacco rimane ancora il centro ebraico, situato nella Nariman House, un complesso residenziale e di uffici: è uno dei numerosi obiettivi attaccati mercoledì sera dai terroristi islamici pesantemente armati. Commandos d’elite indiani, calandosi dall’alto con gli elicotteri, lo hanno assaltato nel tentativo di liberare almeno una decina di israeliani tenuti in ostaggio. E almeno quattro corpi sono stati ritrovati all’interno.

Lo riporta il sito web del quotidiano Haaretz. Non si sa se i corpi siano di cittadini israeliani. I media indiano riferiscono che una decina di ostaggi che si trovavano nel centro ebraico sono stati liberati dalle forze di sicurezza, ma non si conoscono le loro identità. Stamattina le teste di cuoio indiane hanno lanciato un assalto a Chabad House, dove sono ancora asserragliati i terroristi. Le forze speciali indiane si sono calate dagli elicotteri sul tetto dell’edificio di cinque piani, e l’operazione è ancora in corso. Nella notte si sono udite tre esplosioni.

(Fonte: Corriere.it, Haaretz, Repubblica.it)