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Il Centro Wiesenthal: «Via i gruppi neonazi da Facebook»

La denuncia

Il Centro Wiesenthal: «Via i gruppi neonazi da Facebook»

Uno dei gruppi contro gli zingari presenti su Facebook

Uno dei gruppi contro gli zingari presenti su Facebook

Lettera al social network: «Inaccettabili e offensive minacce di gruppi che incitano all’odio»

GERUSALEMME – “Buttate gli zingari nella benzina!”. “Lavori utili per gli zingari: cavie per le camere a gas”. “Bruciamoli tutti!”. Una volta c’erano gli ultimi nazisti da cacciare, ora ci sono i nipotini di quei fanatici da controllare. Una volta c’erano le bombolette spray e i muri da cancellare, oggi ci sono i social network: e i blog, i video, i siti web. Il lavoro non manca al Centro Simon Wiesenthal. Segnalazioni, ricerche, denunce.

LA LETTERA – L’ultima battaglia è contro Facebook e i neonazi italiani. Una lettera di protesta spedita al suo fondatore, Mark Zuckerberg, proprio nei giorni delle commemorazioni per i settant’anni dalla Notte dei Cristalli e dall’inizio delle persecuzioni naziste: «È vergognoso – scrive il rabbino Marvin Hier – che sulla rete, sotto il vostro marchio, si trovino inaccettabili e offensive minacce di gruppi che incitano all’odio». L’obbiettivo sono in particolare sette formazioni italiane, neofascisti elencati per nomi e responsabili, che secondo il Centro Wiesenthal «avvelenano» da tempo la rete e ora stanno lanciando un’offensiva contro i Rom. «Sono gruppi socialmente pericolosi», è la denuncia, presentata assieme ad alcuni parlamentari del gruppo socialista al Parlamento europeo (fra di loro c’è anche Martin Schultz, quello che Berlusconi definì pubblicamente «un kapò»): «Facebook non può aiutare e incoraggiare chi veicola questi messaggi».

LA RISPOSTA – La scuse del social network sono arrivate subito: con una email di risposta, i responsabili rassicurano il Centro Wiesenthal che «dopo avere verificato gli abusi che ci avete segnalato, abbiamo rimosso tutti i contenuti offensivi, come prevedono le nostre regole d’utilizzo della rete». Facebook promette più attenzione, chiede di denunciare e garantisce che «verranno intraprese le iniziative più adatte» per tutelarsi da queste incursioni. È un messaggio che a Gerusalemme, dove il Wiesenthal è impegnato nella costruzione del Museo della Tolleranza, aspettavano da un po’. Già a gennaio, Hier era dovuto intervenire perché alcuni messaggi l’avevano «strumentalizzato» nella campagna elettorale americana, facendo apparire il centro come schierato contro «il musulmano Obama». E a febbraio, in un discorso, il direttore dell’istituto aveva pubblicamente avvertito della nazi-propaganda su internet: «Quando nel 1995 ci fu la strage di Oklahoma City – aveva detto -, esisteva un solo sito che inneggiava alle camere a gas. Oggi, i nostri ricercatori ne hanno individuati almeno ottomila. E non fanno eccezione Facebook o YouTube, dove s’insegnano le tecniche del terrore, chi odiare e chi uccidere». Hier ama ripetere sempre una frase di Albert Einstein: «Il mondo è un posto pericoloso: non perché c’è chi fa del male, ma perché c’è chi lo vede e non fa nulla».

Francesco Battistini

14 novembre 2008 (ultima modifica: 15 novembre 2008 )

Corriere.it