La pazienza di Israele è finita: attacchi aerei su Gaza City

ATTACCHI AEREI ISRAELE SU GAZA CITY

MIDEAST PALESTINIANS ISRAEL

GERUSALEMME – Israele ha lanciato oggi una massiccia offensiva aerea nella striscia di Gaza contro basi e impianti di Hamas e delle milizie armate, da giorni ventilata in reazione ai tiri di razzi sul suo territorio. Stando a un bilancio ufficioso e non definitivo del ministero della sanita’ di Gaza, nei raid sono state uccise almeno 140 persone e piu’ di 200 sono state ferite.

Tra gli uccisi anche il capo della polizia di Gaza Tawfik Jaber. Intorno alle 11.30 locali (10.30 in Italia) sui cieli di tutta la striscia sono apparse aerei F.16 e elicotteri israeliani che hanno cominciato sistematicamente a colpire basi, arsenali e installazioni di Hamas e delle milizie palestinesi, in gran parte situate nel cuore di aree densamente abitate da civili. Gli scoppi, le colonne di fumo che si sono subito levate in cielo, il crollo degli stabili colpiti, i corpi degli uccisi e dei feriti riversi nelle strade hanno causato grande panico e scene di isteria popolare.

Da Hamas e dalle milizie e’ partito l’ordine di usare tutti i mezzi a disposizione contro Israele per vendicarsi dell’ attacco israeliano. Un portavoce militare israeliano ha detto che l’operazione potra’ essere ampliata e approfondita, secondo necessita’, e ha detto che sono stati colpiti comandi, basi, arsenali e campi di addestramento di Hamas e delle diverse milizie. Ha affermato che la responsabilita’ dell’operazione, che mira a tutelare le esigenze di sicurezza di Israele e dei suoi abitanti, ricade ”sulle organizzazioni terroristiche” che da tempo hanno costantemente sotto tiro con razzi e mortai la popolazione civile in Israele. Le autorita’ israeliane hanno dichiarato uno stato di allerta nel sud del paese in previsione di intense cadute di razzi e hanno chiesto alla popolazione di restare in aree protette.

HAMAS INCITA A VENDETTA

Hamas e altre fazioni integraliste palestinesi hanno ordinato oggi ai loro combattenti di ”vendicare” l’attacco aereo israeliano contro la striscia di Gaza. ”Tutti i combattenti hanno ricevuto l’ordine di rispondere al massacro perpetrato da Israele”, afferma un comunicato del gruppo della Jihad islamica, che riecheggia dichiarazioni analoghe di Hamas e di altre fazioni armate.

PORTAVOCE ISRAELE, ATTACCO POTRA’ ALLARGARSI

Un portavoce militare israeliano ha annunciato stamane l’inizio di un’offensiva militare aerea contro basi e strutture di Hamas nella striscia di Gaza, precisando che l’operazione potra’ essere ampliata a approfondita’ secondo le necessita’.

”Le forze armate – ha detto – continueranno le operazioni contro il terrorismo sulla base di costanti valutazioni dello stato maggiore. L’operazione continuera’, sara’ ampliata e approfondita, secondo le necessita. Tutti gli aerei che hanno preso parte all’operazione sono tornati senza danni alle loro basi”. ”Gli attacchi aerei – ha continuato – sono attuati in seguito alla continuazione delle attivita’ terroristiche di Hamas dalla striscia di Gaza, il proseguimento dei tiri di razzi contro la popolazione civile nei villaggi e nelle citta’ nel sud del paese”. ”Gli obiettivi che sono stati attaccati erano stati individuati dai servizi informazione negli scorsi mesi e comprendono terroristi di Hamas che operavano da basi, comandi, basi di addestramento e arsenali bellici. Il governo di Hamas, i suoi capi e i suoi miliziani attuano il terrorismo, agendo da tempo all’ interno della popolazione civile, hanno la sola responsabilita’ per la reazione militare israeliana, che e’ necessaria per tutelare le esigenze di sicurezza di Israele e dei suoi cittadini”.

Liberali per Israele

Esplosione in tunnel Gaza: 2 palestinesi morti, 2 dispersi

M.O./ Esplosione in tunnel Gaza: 2 palestinesi morti, 2 dispersi

Deflagrazione provocata da una fuga di gas

Gaza City, 11 ott. (Ap) – Due palestinesi sono morti ieri in un’esplosione avvenuta in un tunnel al confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto. Lo hanno riferito oggi fonti della polizia, spiegando che altre due persone sono ancora disperse.

Secondo quanto si è appreso, l’esplosione sarebbe stata provocata da una fuga di gas. Con le ultime due vittime è salito a 47 morti il bilancio delle esplosioni avvenute all’interno dei tunnel di Gaza dall’inizio del 2008.

I tunnel sono spesso utilizzati dai militanti islamici per il contrabbando delle armi con l’Egitto.

Gaza un anno dopo: Hamas regge, la vita è un inferno

M.O./ GAZA UN ANNO DOPO: HAMAS REGGE, LA VITA E’ UN INFERNO-FOCUS

Anniversario della presa di potere del movimento islamico

Gaza, 14 giu. (Apcom) – “Vorrei che quello spargimento di sangue non fosse mai avvenuto, ha danneggiato il popolo palestinese e spaccato in due il fronte politico. Spero in una riconciliazione”. Ahmed Yusef, consigliere del premier di Hamas, Ismail Haniyeh, usa toni morbidi, concilianti. Ma le sue parole non rappresentano in alcun modo un pentimento per la presa di potere compiuta un anno fa dalla milizia islamica contro le forze di sicurezza fedeli al presidente Abu Mazen e al suo partito Fatah, un’azione costata la vita a circa 150 persone. Hamas vuole riconciliarsi con Abu Mazen ma alle proprie condizioni, sapendo che ha il controllo pieno di Gaza, e che l’asfissiante embargo praticato da Israele contro questo lembo di terra palestinese e’ riuscito solo in parte ad erodere il consenso di cui il movimento islamico gode tra la popolazione. Anche se la vita è diventata un inferno nella Striscia.

Per Hamas quell’atto di forza fu necessario, ribadisce uno dei “duri” dell’organizzazione islamica, l’ex ministro dell’interno Said Siyam, fondatore della Tansifiya, la forza di sicurezza di Hamas. “Andare allo scontro fu inevitabile – dice ad Apcom Siyam – Dopo mesi e mesi di provocazioni da parte di quei membri di Fatah che lavoravano contro gli interessi del popolo palestinese, fummo costretti ad agire. Fu un atto di autodifesa contro il tentativo di rovesciare il governo di unita’ nazionale guidato da Haniyeh”. E’ una versione contestata da Fatah ma che osservatori indipendenti considerano credibile, almeno in parte. Siyam parla dei “risultati” raggiunti in questi dodici mesi. “Gaza – dice – ha ritrovato la calma. Non si registrano piu’ sequestri di persona, le strade sono sicure, il crimine e’ diminuito. Un cittadino straniero puo’ vivere e lavorare a Gaza senza alcun problema”.

Eppure parlare di una Gaza piu’ “tranquilla” e’ paradossale mentre prosegue la guerra a bassa intensita’ tra Hamas e Israele che vede ogni giorno incursioni aeree, “omicidi mirati” di miliziani e lanci di razzi artigianali Qassam verso il territorio dello Stato ebraico. Gaza vive sospesa tra una ipotesi di tregua e una guerra aperta con Israele che potrebbe esplodere in qualsiasi momento. E’ piu’ isolata che mai a un anno da quel 14 giugno 2007 quando, dopo tre giorni di combattimenti sanguinosi, le bandiere verdi del movimento islamico vennero issate sul tetto del quartier generale di Abu Mazen a Gaza city.

Ramzi, un insegnante, descrive una Gaza ben diversa da quella illustrata dai leader di Hamas. “La nostra vita e’ miserabile, non si trova quasi nulla, i negozi sono mezzi vuoti, non c’e’ lavoro, non c’e’ benzina, l’elettricita’ va e viene”. L’economia di Gaza in effetti e’ distrutta. Il cordone sanitario applicato da Israele si fa sentire ovunque. Le agenzie delle Nazioni Unite riferiscono di una popolazione costretta in gran parte a far ricorso alle razioni alimentari. Un ultimo esempio: questo mese sono andate perdute 6 mila tonnellate di fragole – fiore all’occhiello della produzione agricola – perche’ appena un centinaio sono riuscite a passare il confine israeliano. “La diminuzione del crimine e’ importante, ma la vita e’ fatta di tante altre cose – spiega Ramzi – Hamas dovrebbe adottare una linea diversa. Viaggiare per noi e’ importante e con i valichi chiusi i primi a pagare sono i nostri giovani, che non possono studiare all’estero, e gli ammalati gravi che non possono essere curati a Gaza”.

Non mancano percio’ le voci critiche ma Hamas sa di non avere di fronte dei veri oppositori: solo persone sfinite. In ogni caso l’embargo israeliano ha reso la popolazione piu’ dipendente dal movimento islamico – che ora distribuisce carburante e merci accumulate in precedenza – mentre Abu Mazen e l’Anp sono ininfluenti e la decisione del presidente palestinese di riaprire il dialogo con il movimento islamico, rinunciando a molte delle condizioni poste in passato, appare un riconoscimento degli islamisti. “Siamo forti, anche piu’ di prima e non faremo alcun passo indietro”, proclama il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri sottolineando che la popolazione continua a rispettare il governo di Ismail Haniyeh, deposto un anno fa da Abu Mazen e sostituito da quello d’emergenza di Salam Fayyad che, tuttavia, esercita la sua autorita’ solo in Cisgiordania.

Come superare la frattura con Fatah e’ uno dei punti in discussione ai vertici di Hamas che, pero’, non hanno fretta e nessuna voglia di fare concessioni importanti. “Noi rispettiamo Abu Mazen e lo consideriamo il presidente dei palestinesi, allo stesso tempo lui deve rispettare la volonta’ popolare che con le elezioni del 2006 ha dato la maggioranza ad Hamas”, precisa Said Siyam che esclude un ritorno anticipato dei palestinesi alle urne. “Non vedo ragioni per un voto immediato – afferma l’ ex ministro dell’interno – all’inizio del 2009 scadra’ il mandato di Abu Mazen e nel 2010 avra’ termine la legislatura, le elezioni sono gia’ previste in tempi stretti”. Infine Siyam fa una previsione che e’ soprattutto una condizione politica: “Se non interverra’ un accordo (tra Hamas e Fatah, ndr) non vedo come i palestinesi potranno recarsi alle urne”.