Gruppo di Gaza minaccia: rapiremo una soldatessa israeliana

Gruppo di Gaza minaccia: rapiremo una soldatessa israeliana

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“Così Gilad Shalit potrà mettere su famiglia”

Roma, 27 dic. (Apcom) – I Comitati di resistenza popolare della Striscia di Gaza minacciano di sequestrare una donna soldato israeliana se l’esercito israeliano lancerà un’offensiva di terra per fermare gli attacchi con i razzi Qassam. “Il movimento di resistenza sta pensando al sequestro di una donna soldato, e siamo certi che ci riusciremo”, ha detto il portavoce dei Comitati, Abu Abir, al quotidiano Arb al Dahel, secondo quanto riporta Ynet, l’edizione online dello Yedioth Ahronoth.

In questo modo – ha aggiunto il portavoce – Gilad Shalit (il caporale israeliano tenuto in ostaggio dai miliziani palestinesi vicini ad Hamas dal giugno 2006, ndr.) potrà mettere su famiglia, e ci sarà un negoziato per il rilascio della famiglia Shalit”.

Abu Abir ha fatto poi intendere che il soldato non si trova nella Striscia: “Anche se Israele pensa di entrare a Gaza, o anche di buttare una bomba atomica per cancellare Gaza, non riuscirà a uccidere Gilad Shalit”.

Dalla fine della tregua informale, scaduta il 19 dicembre, si sono intensificati i lanci di razzi Qassam verso le comunità israeliane al confine, e l’esercito israeliano si sta preparando a lanciare una offensiva limitata contro i gruppi armati responsabili degli attacchi.

Gilad Shalit diventa cittadino francese. Il sindaco di Parigi: «Siamo con lui»

Israele all’ Onu: «Condannare l’ esibizione organizzata da Hamas»

Gilad Shalit diventa cittadino francese. Il sindaco di Parigi: «Siamo con lui»

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GERUSALEMME – Ha due passaporti, adesso. Ma non ne può usare nemmeno uno. Al suo giorno di prigionia numero 908, Gilad Shalit riceve la cittadinanza onoraria di Parigi e la solidarietà internazionale che, di solito, non si nega dopo una settimana. Come avevano fatto per Ingrid Betancourt o Florence Aubenas, i parigini qualche mese fa appesero una grande foto del caporale israeliano nel Sedicesimo Arrondissement. L’altra sera il sindaco Bertrand Delanoë l’ ha decretato: a Gaza, prigioniero di Hamas, d’ ora in poi ci sarà un citoyen. Un francese. Un europeo. «È un messaggio al mondo – s’ è detto nella cerimonia – noi non l’ abbandoniamo e non lo dimentichiamo».

Il problema è salvarlo, il soldato Shalit. La fine dei sei mesi di tregua nella Striscia, proclamata ieri all’ alba dal movimento islamico, rende più complicate le trattative. Gli appelli si moltiplicano: 24 parlamentari italiani hanno presentato una lettera-petizione bipartisan alla Croce Rossa (alla quale, peraltro, Hamas non ha mai concesso di visitare l’ ostaggio). La mossa del sindaco di Parigi è nata dall’esibizione di domenica scorsa, quando a Gaza un finto soldato è stato portato sul palco e fatto inginocchiare in pubblico, un punto a favore della diplomazia israeliana, che per quello show ha chiesto proprio ieri una presa di posizione anche da parte dell’ Onu.

È un goal elettorale anche per la destra Likud di Bibi Netanyahu: nelle stesse ore della cittadinanza onoraria, Bibi stava in visita dal presidente Sarkozy, a parlare proprio di Shalit. Ci si prepara a un’ azione armata? I quattro razzi tirati su Israele, gli spari su un kibbutz al confine, sono un assaggio. La Striscia è allo stremo, un milione e mezzo di palestinesi è costretto da un mese e mezzo a campare con quel poco che passa per i tunnel. «La situazione umanitaria è pesante, lo sappiamo», dice al Corriere il generale israeliano Amos Gilad, braccio destro del ministro Barak: «Ma c’ è un limite a quel che possiamo sopportare. Immaginate che cosa succederebbe in Italia, se ogni giorno piovessero razzi su Roma. Responsabile della fame nell’ Hamastan è Hamas, che se ne frega della popolazione». Tutto è possibile: «Se il lancio di razzi non cesserà, reagire sarà inevitabile». Molti dirigenti di Hamas sono nascosti: «In passato, avevamo una piccola lista di obbiettivi da colpire. Ora la lista è lunga. E non esiteremo a usarla».

Il target numero uno si chiama Ahmed Jaabri, 45 anni: comanda le Brigate Ezzedine al-Qassam, quelle che lanciano i razzi. Risponde direttamente ai dirigenti siriani, ha 20mila uomini suoi, non usa cellulari per non essere localizzato ed è il vero uomo forte della Striscia. Ha potere di vita e di morte: quest’ anno ha inflitto undici condanne capitali, tutte per «collaborazionismo». L’ ha rapito lui, il soldato Shalit. E solo lui può salvarlo. Francesco Battistini

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(Fonte:Corriere della Sera, 20 Dicembre 2008, pag. 15)

Striscia di Gaza: l’ignobile messa in scena di Hamas

Hamas celebra il suo potere su Gaza, irride Gilad Shalit e dichiara finita la tregua

Un momento dell'IGNOBILE messa in scena di Hamas

Un momento dell’IGNOBILE messa in scena di Hamas

di Francesco Battistini

GERUSALEMME — Lo speaker: «Invito i fratelli a dare il via allo spettacolo!». Una voce invoca i razzi lanciati su Israele: «Guardate gli eroi dei Kassam! ». Parte la musica, s’alzano i fumogeni, la spianata di Gaza è uno sventolìo di bandiere verdi, bambini di verde vestiti. Il verde di Hamas. Portano sul palco un ragazzo pallido, con la divisa dell’esercito israeliano, e da lontano sembra quasi lui: Gilad Shalit, il soldato ostaggio da più di 900 giorni. È solo un attore, però. E lo speaker lo spiega: «Oggi vedremo un’opera, uno spettacolo di Hamas!». Il finto Shalit ha un finto padre che l’aspetta e si tormenta: «Come farò a liberarti?… ». Il prigioniero fac-simile vien fatto inginocchiare come un agnello sacrificale. Le mani sul viso, gli tocca dire: «Shalom papà, shalom mamma! Vi prego, dite al premier Ehud Olmert che faccia qualcosa per me!…». La fiction è di qualche minuto, l’applauso poco convinto: chissà, forse qualcuno s’aspettava pure una finta esecuzione sulla pubblica piazza.

Si celebrano i primi 21 anni di Hamas, a Gaza. E s’aspettano gli ultimi 26 giorni di Abu Mazen. Il movimento islamico porta duecentomila persone nelle strade della Striscia, cortei d’auto e slogan, l’ordine è di celebrare l’anniversario e mandare un messaggio. «I sei mesi di tregua sono finiti», annuncia Khaled Meshaal dalla Siria: da venerdì prossimo, si torna al terrore. «Una vera tregua non c’è mai stata», è più possibilista Ismail Haniyeh, sul palco di Gaza: il leader non dice che ci sarà un nuovo accordo con Israele, ma nemmeno lo esclude. Elenca i venti palestinesi uccisi alla frontiera l’ultimo mese, sorvolando sui Kassam che bersagliano Sderot, invoca l’unità di Gaza e Cisgiordania («i palestinesi non devono dividersi»), ironizza su Abu Mazen «presidente della Palestina » e gl’intima lo sfratto: «Lo dice la Costituzione, il 9 gennaio scade il suo mandato e se ne deve andare».

Hamas vuole che per due mesi lo rimpiazzi Abdel Aziz Dweik, portavoce del Parlamento palestinese che peraltro sta in carcere. Quindi, le elezioni: e sia «il popolo a decidere che Hamas deve comandare ovunque ».

E il povero Shalit? Rapito il 25 giugno 2006 con un’incursione oltre il confine di Gaza, il soldato sarebbe nascosto da qualche parte nella Striscia. Nessuno ha mai potuto visitarlo, qualche giorno fa è stata respinta anche la Croce Rossa. Lo scambio proposto è sempre lo stesso: mille palestinesi fuori dalle prigioni, «e in 24 ore ve lo ridiamo ». L’elenco però comprende terroristi, e su questo non si trova un accordo. Il tema è ormai l’inizio della campagna elettorale, coi leader in difficoltà che cercano di recuperare un po’ di consenso: Ehud Barak, ministro della Difesa, dice che «non passa giorno senza che io non pensi a come portare a casa Shalit»; Tzipi Livni, ministro degli Esteri, che «il prezzo richiesto potrebbe essere troppo alto» e in fondo «un soldato è un soldato ». Il negoziato continua. Per ora, ci si deve accontentare d’una controfigura.

(Fonte: Corriere della Sera, 15 Dicembre 2008, pag. 15)

Pioggia di Qassam e mortai palestinesi

Pioggia di Qassam e mortai palestinesi

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Più di 40 missili Qassam e decine di granate da mortaio palestinesi sono stati lanciati nelle prime ore di mercoledì mattina dalla striscia di Gaza sulle comunità israeliane del Negev occidentale, come rappresaglia dopo l’operazione lanciata nella notte di martedì dalle Forze di Difesa israeliane nella parte nord della striscia di Gaza per sventare un imminente attacco terroristico, con cattura di ostaggi attraverso un tunnel. Negli scontri sono morti sei terroristi di Hamas; quattro soldati israeliani sono rimasti feriti.

Dei Qassam lanciati mercoledì mattina, uno si è abbattuto davanti a una panetteria nel centro di Ashkelon, altri due nella zona industriale alla periferia della città. Due donne e una ragazzina di 13 anni sono state soccorse per shock.

Grazie al lavoro di intelligence, le Forze di Difesa israeliane avevano scoperto un tunnel lungo 245 metri che, appena ultimato, sarebbe stato usato da terroristi palestinesi per prendere in ostaggio soldati dal versante israeliano della barriera di confine, con una tecnica analoga a quella usata due anni e mezzo fa per sequestrare Gilat Shalit (tuttora nelle mani dei rapitori). La sera di martedì venivano pertanto inviate delle truppe poco al di là della linea di demarcazione col compito di sventare l’attacco. Appena compita la missione, nelle prime ore di mercoledì mattina l’unità faceva rientro in Israele.

I soldati avevano infatti individuato l’edificio al di sotto del quale era stato scavato il tunnel. Durante l’operazione per la sua demolizione, terroristi armati avevano aperto il fuoco sui soldati dall’interno dell’edificio. I soldati avevano risposto al fuoco colpendo alcuni terroristi.

In un comunicato, il portavoce delle Forze di Difesa israeliane sottolinea l’importanza dell’operazione mirata, volta a prevenire una minaccia incombente che avrebbe messo a repentaglio non solo la sicurezza e la vita di cittadini israeliani su territorio israeliano, ma anche la tenuta della tregua in vigore dal giugno scorso con la striscia di Gaza. Il comunicato ribadisce che, da parte israeliana, non vi è alcuna intenzione di interrompere il periodo di relativa calma, che sarebbe stato infranto dall’aggressione terroristica sventata. La costruzione stessa del tunnel sotto la barriera di sicurezza costituisce una violazione della tregua.

Appena prima dell’operazione, il terrorista palestinese Mohammed Deif, capo dell’ala militare di Hamas, aveva minacciato Israele di nuovi attentati. Con un messaggio diffuso martedì sul sito web delle Brigate Izzedine al-Kassam, Deif promette che la sua organizzazione “continuerà a colpire il nemico sionista”, e aggiunge: “La nostra via è il martirio o la vittoria. Il destino che ci ha dato Allah in questo sacro pezzo di terra è quello di cacciare via il nemico e dunque, ad Allah piacendo, compiremo nuove operazioni”. Già nell’agosto scorso, dopo due anni di silenzio, Deif si era fatto vivo giurando di colpire Israele fino alla morte. Deif è considerato uno dei terroristi palestinesi più ricercati, responsabile dell’uccisione di decine di civili israeliani.

Il giorno precedente, Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas, aveva ribadito che l’organizzazione jihadista palestinese, che controlla la striscia di Gaza, si oppone all’abbandono della violenza previsto nella bozza di accordo preparata dall’Egitto in vista di una riconciliazione tra le fazioni palestinesi.

“L’operazione della notte scorsa – ha dichiarato una fonte militare israeliana – ha recapitato un chiaro messaggio a Hamas: la forze armate israeliane non intendono chiudere gli occhi quando vengono scavati tunnel verso la barriera di sicurezza. Abbiamo dimostrato che ne siamo a conoscenza e che non esisteremo ad agire quando necessario”.

Sin dall’inizio della tregua, l’intelligence israeliana ha registrato il continuo riarmo di Hamas, che – secondo da difesa israeliana – continua a preparare attentati che possano essere realizzati in qualunque momento a sua discrezione. “Difficile dire cosa accadrà nelle prossime ventiquattr’ore – dicono negli ambienti della difesa – In generale Hamas cerca di mantenere la calma e probabilmente non vorrà violarla di nuovo nell’immediato. Ma è pur sempre un’organizzazione terroristica che nei mesi scorsi ha progettato attentati e potrebbe decidere di realizzarli”.

(Da: YnetNews, IDF Spokesperson, israele.net, 5.11.08 )

Nella foto in alto: Nel cerchio, la posizione dell’imboccatura del tunnel. In rosso: la distanza (245 m) dalla barriera di separazione fra striscia di Gaza e Israele.

“L’annientamento degli ebrei in Palestina sarà la più splendida benedizione”

Israele.net

Gaza: Hamas consegna a Gilad Shalit una lettera del padre

M.O./ Hamas consegna a soldato Shalit lettera del padre

Conferme ricevute da fonti della diplomazia francese

Gerusalemme, 24 ott. (Ap) – Gilad Shalit, il soldato israeliano in mano ad Hamas da oltre due anni, ha ricevuto una lettera “personale” che il padre Noam ha scritto per lui. A consegnarla sono stati gli stessi uomini del movimento radicale palestinese.

La notizia è stata resa nota dallo stesso Noam Shalit, che l’ha appresa da fonti diplomatiche francesi.

Il padre del soldato rapito ha detto che il contenuto della lettera è “personale” e non ha voluto fornire dettagli su quanto scritto.

Il militare israeliano è stato preso in ostaggio da un commando palestinese nel giugno del 2006. L’Egitto sta facendo da mediatore nei negoziati per il suo rilascio, che sono finiti però in una fase di stallo.

Hamas respinge offerta Israele per scambio con Shalit

Hamas respinge offerta Israele per scambio con Shalit

GERUSALEMME, 26 set – Hamas ha respinto la proposta di scambio di prigionieri avanzata da Israele e ha interrotto le trattative, mediate dall’Egitto, per la liberazione del caporale israeliano Ghilad Shalit, catturato due anni fa da un commando palestinese e da allora tenuto ostaggio a Gaza. Lo riferisce l’agenzia di stampa palestinese “Maan”.

L’ offerta e’ stata giudicata insoddisfacente perche’ la lista di detenuti politici palestinesi che Israele si e’ detto disposto a scarcerare, non contiene meta’ dei nomi di militanti islamici indicati nelle scorse settimane da Hamas. “Cio’ che Israele ha approvato non puo’ essere definito un progresso. Insistiamo affinche’ vengano liberati i prigionieri condannati all’ergastolo o che hanno gia’ scontato buona parte di una lunga detenzione. La lista di nomi che avevano prosentato non e’ negoziabile”, ha spiegato Fawzi Barhoum, un portavoce di Hamas. Ieri la stampa israeliana aveva riferito che la commissione guidata dal vice premier Haim Ramon aveva presentato al primo ministro israeliano dimissionario Ehud Olmert una lista con i nomi di 450 detenuti palestinesi che potrebbero essere rilasciati in cambio di Shalit. Secondo indiscrezioni la commissione avrebbe accolto solo la meta’ dei nomi richiesti da Hamas ed escluso la scarcerazione di decine di militanti islamici condannati per attentati ed omicidi di cittadini israeliani.

(Apcom, 26 settembre 2008 )

Hamas pone tre condizioni per il rilascio di Gilad Shalit

M.O./ Hamas pone tre condizioni per il rilascio di Gilad Shalit

Israele ha presentato una sua lista di prigionieri da liberare

Roma, 19 set. (Apcom) – Il gruppo estremista palestinese Hamas ha posto tre condizioni a Israele per la ripresa delle trattative per il rilascio del soldato israeliano Gilad Shalit, ostaggio dei miliziani palestinesi dal giugno 2006. Lo riporta il sito web del quotidiano israeliano Haaretz, che rilancia una notizia diffusa dal quotidiano arabo pubblicato a Londra Asharq Alawsat.

In particolare, il gruppo islamista, che controlla la Striscia di Gaza, chiede: 1) il rilascio di tutti i detenuti palestinesi il cui nome è incluso nella lista consegnata agli israeliani attraverso l’Egitto; 2) l’attuazione di tutti gli impegni assunti da Israele nel quadro dell’accordo di cessate il fuoco nella Striscia, entrato in vigore il 19 giugno scorso, tra cui la riapertura dei valichi del territorio per permettere il passaggio delle merci; 3) la riapertura del valico di Rafah.

Secondo il quotidiano arabo, Israele ha intanto consegnato all’Egitto una sua lista di 450 detenuti palestinesi che potrebbero essere rilasciati in cambio della liberazione di Gilad Shalit.