L’Anp manda a morte i collaboratori di Israele

L’Anp manda a morte i collaboratori di Israele

I Giovani di Fatah durante una manifestazione....ricorda nulla?

I Giovani di Fatah durante una manifestazione....ricorda nulla?

Roma, 13 nov (Velino) – Un tribunale militare dell’Autorità Palestinese ha condannato a morte un ufficiale palestinese per avere fornito a Israele nel 2002 informazioni su due terroristi. Anche Wael Said Saad e Mohammad Saad sono stati appena riconosciuti colpevoli di “intelligenza con il nemico” e condannati a morte per “tradimento” dai tre giudici del tribunale militare di Jenin, in Cisgiordania. Li chiamano “collaborazionisti”: sono i palestinesi che con le loro informazioni ed expertise hanno permesso alle forze israeliane di prevenire atti terroristici a Gaza e in Cisgiordania. Molti di loro odiano l’islamismo che ha brutalizzato la popolazione palestinese. Altri perché credono in una pacifica convivenza. E sotto questo termine vi sono i comportamenti più vari: dal non partecipare a scioperi generali, al compiere azioni “immorali” quali la prostituzione e il consumo di droghe. Condannato a morte era stato anche Haider Ghanem, giornalista e attivista per i diritti umani al fianco della organizzazione israeliana B’etselem. A Ramallah miliziani delle Brigate di al Aqsa hanno rapito e trascinato in una moschea un “collaborazionista”. Fu costretto ad autoaccusarsi dinanzi agli altoparlanti; poi venne trasferito in un campo e crivellato di proiettili. Sono i collaborazionisti che combattono il terrorismo, così come da accordi fra Israele e l’Anp a Oslo.

L’ultimo caso era stato quello di Imad Sa’ad, il venticinquenne ufficiale di polizia arrestato dalle forze di Abu Mazen per aver fornito allo Shin Bet israeliano informazioni vitali sulla cattura di quattro terroristi di Hamas. Un rapporto di Amnesty International parla di centinaia di palestinesi giustiziati per aver collaborato con Israele. A guidare la campagna per il rilascio di Sa’ad in Israele è stata l’ex prigioniera di Sion Ida Nudel, la paladina dell’ebraismo russo che per decenni fu incarcerata dalle autorità sovietiche e privata del diritto di espatrio. La coraggiosa Nudel, prigioniera politica in Urss fino al 1987, aveva reso noto il fatto e inviato appelli affinché la vita di Sa’ad fosse risparmiata a George W. Bush e all’Ue. “Dopo aver utilizzato quelle vitali informazioni, a rischio delle loro vite, per salvaguardare quelle dei cittadini e dei soldati israeliani, il primo ministro non può abbandonarli al loro destino”, ha scritto Ida Nudel di questi casi. Circa 1.500 amil, collaborazionisti, sono stati trucidati, spesso con terribili torture, dalle squadracce palestinesi dal 1988 al 1993. Due palestinesi accusati di collaborazionismo sono stati uccisi persino nei loro letti d’ospedale. Molte le situazioni in cui la “collaborazione” con Israele c’entrava poco o niente e la vera colpa del “collaborazionista” era di essere omosessuale, come nel caso di Fouad Mussa. Altri erano stati accusati di collaborazionismo ma in realtà erano colpevoli più banalmente del “reato” di infedeltà coniugale.

Talvolta le prigioni vengono assaltate da gruppi armati che si impossessano dei presunti “collaboratori” per linciarli. L’ultimo caso è avvenuto nella primavera scorsa a Tulkarem, quando otto prigionieri sono stati prelevati dalle celle e uccisi. I loro corpi sono rimasti esposti in una via del centro per molte ore. Le statistiche del fenomeno “Intrafada”, come si chiama l’Intifada intestina tra palestinesi, sono state pubblicate dal Palestinian Human Rights Monitoring Group di Gerusalemme. Di un caso, quello di Mohammed Laloh, ha dovuto occuparsi anche Amnesty International: si trattava di un venticinquenne di Jenin arrestato, detenuto e torturato per due mesi. Scarcerato nel novembre 2001, aveva ovunque i segni delle violenze subite ed era ridotto su una sedia a rotelle. Altri come i fratelli Salam, pur essendo fedelissimi di Arafat, furono arrestati e torturati per essersi convertiti al cristianesimo. E successivamente furono indicati anche loro come collaborazionisti. Ad Abu Amas, arrestato nell’agosto 2001 dall’intelligence di Gaza, andò peggio: i poliziotti di Arafat ne fecero ritrovare il corpo sul ciglio di una strada due mesi dopo e non si curarono neanche di avvisare la famiglia. Alam Bani Odeh lo hanno fucilato in una piazza di Nablus davanti a cinque mila persone. Majdi Makali lo hanno giustiziato in una caserma al cospetto di 500 spettatori.

(Giulio Meotti)

13 nov 2008 16:48

Il Velino

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Cisgiordania: al Fatah si starebbe preparando a una repressione in grande stile nei confronti di Hamas

Cisgiordania: al Fatah si starebbe preparando a una repressione in grande stile nei confronti di Hamas

Tel Aviv, 5 ottobre – Ci sono segnali che indicano che le forze di sicurezza palestinesi targate al Fatah, operanti in Cisgiordania, si stanno preparando a una repressione in grande stile contro le strutture del movimento di Hamas in previsione delle tensioni che sorgeranno quando Abu Mazen, in violazione delle leggi dell’Autorità nazionale, vorrà prorogare il suo mandato presidenziale che va a scadere il prossimo 9 gennaio.

Se non ci sarà nessun accordo prima tra Fatah e Hamas per regolare la questione, si attendono forti tensioni interpalestinesi, e la repressione nella West Bank intenderebbe fiaccare la resistenza di Hamas. Lo ha detto al The Jerusalem Post un ufficiale di alto grado delle forze di occupazione israeliane. “Ci sono segnali che Fatah sta preparando qualcosa … Non ci sono dubbi che noi siamo a favore di Fatah, perché assuma la responsabilità nella West Bank e questo naturalmente comprende la repressione di Hamas”, ha affermato l’alto ufficiale.

(Fonte: Arab Monitor, 5 Ottobre 2008 )

Intrafada – Nuova formazione Fatah a Gaza: ‘Terza Intifada, ma contro Hamas’

Nuova formazione Fatah a Gaza: ‘Terza Intifada, ma contro Hamas’

GAZA – Attivisti di Fatah hanno annunciato la formazione di una nuova dirigenza nella Striscia di Gaza, “diversa da quella attuale, guidata dal dott. Zakaria al-Agha, membro del Comitato centrale del movimento,fortemente criticato”.

In un comunicato stampa, gli attivisti hannodichiarato che la decisione di formare un nuovo comitato di dirigenza è nata “dopo lunghe trattative ea seguito dell’incapacità del comitato centrale ditrovare qualsiasi soluzione tattica e strategica”.Questa impossibilità, hanno aggiunto, “è dovuta al fatto che i fratelli sono impegnati in altri ambiti e che la dirigenza di Fatah a Gaza non si assume le proprie responsabilità a livello nazionale”.

Nel comunicato hanno anche criticato l’attuale dirigenza del movimento nella Striscia di Gaza, guidata da al-Agha, e istituita dal presidente Mahmoud Abbas a seguito della presa di potere di Hamas nell’area, a metà di giugno dell’anno scorso. E hanno aggiunto chesi impegneranno ad affrontare “sul terreno il movimento golpista, in modo da riportare quegli avventurieri sulla giusta strada”.

Essi hanno sottolineato di “rifiutare l’uso della forza contro Hamas” e di scegliere “mezzi di lotta popolare per risparmiare un bagno di sangue palestinese”. E hanno invitato gli attivisti di Fatah a Gaza,a dispetto di “tutte le differenze di posizioni”, a dichiarare “l’allerta totale e a rimanere attenti e pronti ad assumersi le responsabilità verso il movimento e la patria”, a intensificare “le attività a livello popolare per esprimere il rifiuto nei confronti del brutale golpe, a preparare iniziative popolari nei quartieri, nei campi profughi e nelle città, e a sviluppare nuove esperienze di lotta”.

Il comitato ha, inoltre,sollecitato i sostenitori di Fatah a Gaza a organizzare una “terza intifada” contro Hamas: “Se nel nostro destino c’erano le due Intifada, la prima e la seconda, contro l’occupazione, non scapperemo certo di fronte a una terza contro il golpe oscuro”.

Il comunicato non ha riportato i nomi dei nuovi capi che dovranno gestire il movimento a Gaza.

L’anno scorso, Hamas ha allontanato dalla Striscia di Gaza l’ala di Fatah ritenuta “golpista” e responsabile dei disordini pubblici, e accusata di collaborazionismo con Israele, sostituendo le forze di sicurezza fedeli al presidente Mahmoud Abbas con quelle del movimento islamico.

(Infopal, 24 settembre 2008 )

A Gaza riprende la guerra intestina tra Hamas e Jihad islamica

A Gaza riprende la guerra intestina tra Hamas e Jihad islamica

di Anna Rolli

I siti israeliani danno notizia di scontri a fuoco, intimidazioni e minacce reciproche tra Hamas e Jihad islamica nella striscia di Gaza. Negli ultimi giorni le due organizzazioni terroristiche avrebbero ripreso a fronteggiarsi e già si contere bbero un buon numero di morti e feriti.

La Jihad islamica per costringere Hamas a rallentare le operazioni di guerra all’interno di Gaza ha minacciato di riprendere i bombardamenti di Kassam contro Israele, in modo da interrompere il cessate il fuoco concordato tra Hamas e gli israeliani, cessate il fuoco che, nonostante le molte violazioni, ha finora retto.

Il fatto è che Hamas, a Gaza, non è così forte come si potrebbe pensare. I palestinesi appaiono sempre più divisi in miriadi di fazioni e clan che solo apparentemente si riconoscono nei raggruppamenti più conosciuti: Fatah, Hamas e Jihad islamica; in realtà le spaccature seguono falde telluriche di origini antiche: etniche, religiose e familiari, e Hamas ha sempre maggiori difficoltà a tenerle sotto controllo e la fine del cessate il fuoco non farebbe che aumentare tali difficoltà.

Nel frattempo Israele pare pronta al peggio. Si sa che queste informazioni sono state prese molto seriamente dallo Stato Maggiore israeliano e immediatamente a tutti i reparti che controllano il confine con la striscia di Gaza è giunto l’ordine di aumentare l’allerta. Nuovi reparti di soldati sono stati trasferiti nelle basi a ridosso del confine e fonti anonime del ministero della difesa hanno lasciato trapelare che da parte del governo non verranno tollerati attacchi verso i civili o i militari israeliani da parte di chicchessia e che i reparti di confine hanno ricevuto l’ordine di rispondere ad ogni attacco.

12 Settembre 2008

Agenzia Radicale

… e lo chiamavano “assedio”. Un business di Hamas: i tunnel di Gaza

… e lo chiamavano “assedio”. Un business di Hamas: i tunnel di Gaza

Immagine della Conferenza Stampa del Free Gaza Movement

Qualche bello spirito occidentale e non (vedi The Free Gaza Movement) si prepara a sbarcare a Gaza provenendo da Cipro per rivendicare la fine “dell’assedio” e “sperando” in una reazione della marina israeliana (in caso contrario come ottenere l’attenzione dei media?)

La faziosità è palese: il suo sito ripropone cartine della Striscia di Gaza del 2003 quando ancora erano presenti quegli insediamenti israeliani oggi inesistenti, quasi che il tempo fosse trascorso invano. Una delle navi riprende il nome della “SS Liberty”, americana, colpita con morti e feriti, durante la Guerra dei Sei Giorni, quasi a voler sottolineare ulteriormente la “malvagità insita negli israeliani”.

Intanto la lotta tra le fazioni palestinesi non ha fine e Hamas continua a rafforzare il proprio potere nella disastrata Striscia che si tinge sempre più di islam.

Un islam che si concentra anche sugli “affari” e sugli introiti -dei quali pressochè nessuno parla- che gli vengono dalle “tasse sul contrabbando” fiorentissimo attraverso i tunnels -che certo Hamas favorisce- che collegano in maniera sempre più articolata e sofisticata Gaza con l’Egitto.

Contando anche sulla scarsa volontà egiziana di contrastare questi traffici che, evidentemente, “fanno cassa” anche per il Paese dei Faraoni.

Di tutto questo parla un lungo e dettagliato reportage, che rivela anche particolari sconcertanti della vita e delle prospettive della gente di Gaza, pubblicato sul settimanale tedesco “Der Spiegel”.

Insomma: un diverso e più completo modo di cercare di comprendere quanto accade a Gaza rispetto ai velleitari “personaggi da sbarco”.

Gaza. Palestinesi al lavoro all’ingresso di un tunnel presso Rafah

Questo il testo curato da Juliane von Mittelstaedt:

Un anno dopo avere preso il potere totale sopra la Striscia di Gaza, Hamas è più forte di allora. I suoi nascondigli d’armi stanno traboccando ed il suo controllo sulla vita quotidiana è sicuro. Gli islamici possono tutto questo in gran parte grazie agli affari ed in gran parte ai rifornimenti che ottengono tramite i tunnels che collegano Gaza all’Egitto.

Il re dei costruttori di tunnels ha dato un party sfarzoso, con rose venute dall’Egitto e balli nelle ore di primo mattino. Migliaia di persone hanno partecipato all’evento che ha celebrato la sua cerimonia nuziale con una sposa di 15 anni. Aveva scelto la ragazza e la sua famiglia gliel’ha data felice, perché nessuno contraddice l’uomo che chiameremo Abu Ibrahim.

È l’uomo più ricco a Rafah e si crede possa valere milioni. Conduce una jeep color oro ed ha costruito un edificio commerciale multipiano, l’unica struttura del suo genere di quete dimensioni e caratteristiche. Ha già ha una moglie e 10 bambini ed ora ha questa seconda moglie, per quale ha fatto un portare un letto matrimoniale, un frigorifero e due televisori a Gaza dall’Egitto tramite i tunnels.

Abu Ibrahim, 38 anni, deve ringraziare Hamas per la sua ricchezza ed Hamas deve il suo potere nella Striscia di Gaza a Abu Ibrahim. Un quarto di secolo fa ha scavato il suo primo tunnel attraverso il confine con l’Egitto. Allora aveva 13 anni ed è stato uno dei primi ad avventurarsi nella regione sotterranea di Rafah. Inizialmente ha introdotto di contrabbando l’oro, il formaggio e le sigarette, ma dopo, all’inizio della secondo Intifada nel 2000 il suo commercio si è spostato pricipalmente alle armi. E’ stato Ibrahim che ha aiutato gli islamici fornendo loro con il Kalashnikov, le munizioni e gli esplosivi che hanno utilizzato fino a quando non sono riusciti a prendere il potere nel giugno dell’anno scorso.

Anche se Hamas ha conseguito una vittoria militare sul suo rivale, Fatah, il 14 giugno 2007, una seconda, guerra civile silenziosa per il controllo durevole sopra la Striscia di Gaza continua oggi, un anno dopo di allora. È un conflitto che determinerà chi potrà dettare la legge e l’ordine in avvenire, controllare la burocrazia e le milizie e su chi potrà raccogliere le tasse e su a chi sarà consentito di fare fuoco con i razzi contro Israele.

Quando cinque membri del Hamas sono stati uccisi in un attacco con una bomba posta davanti ad un café della spiaggia, due venerdì fa, la direzione di Hamas ha immediatamente incolpato dell’attacco il suo rivale, il movimento Fatah del presidente palestinese Mahmoud Abbas. Ma è altrettanto possibile che l’attacco sia stato portato a termine da elementi provenienti dall’interno di Hamas stesso o da una delle sue milizie. L’organizzazione islamica radicale è, infatti, già da un po’ di tempo divisa in varie fazioni.

Hamas ha utilizzato l’attacco con la bomba quale giustificazione per condurre la sua più grande serie di incursioni da quando è al potere, arrestando 200 supposti attivisti del movimento rivale del Fatah, per la ricerca delle organizzazioni affiliate con esso ed il divieto di pubblicazione di tre giornali. Come risposta, il governo di Fatah nella West Bank ha arrestato 150 membri di Hamas. Centinaia di membri del Fatah da allora sono fuggiti in Israele e più tardi molti di loro sono stati successivamente trasferiti nella West Bank.

Le due zone disgiunte della futura Palestina stanno andando alla deriva in direzioni diverse come accade nelle separazione tra le placche tettoniche continentali. Nel frattempo, i nuovi padroni di Gaza stanno ampliando continuamente il loro controllo sopra la stretta striscia litoranea mediterranea ed i loro assistenti più importanti sono le persone dei tunnels di Rafah.

Secondo l’agenzia di intelligence domestica israeliana, dal giugno 2007, 175 tonnellate di esplosivi sono state introdotte di contrabbando nella regione, con 10 milioni di pallottole e munizioni, decine di migliaia di mitragliatrici, di granate, di mine terrestri e di missili di precisione. Gli islamici ora pensano di garantirsi il contrabbando di le armi tramite i propri tunnels rinforzati con cemento, che ora comprendono i sistemi di ventilazione e un rifornimento idrico. Ma qualcosa più delle armi sta attraversando questi tunnels.

Poiché Israele ha classificato la Striscia di Gaza come “territorio nemico” e sigillato i suoi confini, il 95 per cento dei commerci sono stati costretti a chiudere e 70.000 operai e circa 40.000 coltivatori sono diventato disoccupati. Ciò ha aiutato la svolta verso i tunnels intesi come linee vitali per i circa 1.5 milione di residenti a Gaza. Dall’abbigliamento alla Coca-Cola al cemento, quasi tutte le merci raggiungono la striscia litoranea per via sotterranea.

Cinquemila persone lavorano nei tunnels, il cui numero si pensa sia passato a circa 150, rispetto ai 15 di un anno fa. Ormai, chiunque può permettersi alcune pale, un generatore e un argano elettrico sta scavando i nuovi tunnels e ci sono morti quasi settimanalmente, perché i tunnels sono rinforzati male o perché gli Egiziani li hanno fatti saltare.

I nuovi ‘zappatori di oro’ di Rafah hanno picchettato i loro possedimenti direttamente nella sabbia da un lato del confine ed i prezzi di terra qui sono superiori a in qualsiasi altro luogo nella Striscia di Gaza. I tunnels cominciano in capanne fatte di stecche di legno, circondato dalle piante che li mascherano a mala pena come giardini. I pozzi sono profondi 10 metri (33 piedi) e dalla parte inferiore di ogni pozzo un passaggio conduce al sud-ovest. I tunnels sono larghi 60 centimetri (2 piedi) ed alti un metro (3.3 piedi) e si estendono fino a un chilometro (0.6 miglia). A volte fino a quattro tunnels sono sovrapposti nello stesso spazio verticale, separato soltanto dai ‘pianerottoli’.

Ogni tunnel ha parecchie uscite dal lato egiziano, di modo che quando uno è scoperto e lo si distrugge, un’altro può essere aperto. È un gioco del gatto col topo, ma uno gioco in cui gli Egiziani sono riluttanti a perseguire i contrabbandieri. (anche se qualche volta intervengono, e quello che scoprono fornisce la dimensione del fenomeno, ndr).

Gli israeliani, per la loro parte, sostengono che nessuno sa esattamente dove i tunnels siano e che non hanno intenzione di bombardare dei civili. Ma secondo Abu Yakub, “E’ importante per gli israeliani che Hamas rimanga forte a Gaza, perché questo significa che nessuno li forzerà a negoziare seriamente una piano di pace”.

Abu Yakub è l’assistente del contrabbandiere di armi Abu Ibrahim, che ora teme per la sua vita e preferisce rimanere nascosto. I due uomini sono entrati insieme nei traffici sotterranei da bambini ed anche se Abu Yakub non è mai diventato ricco quanto il suo amico, è riuscito a guadagnare abbastanza per permettersi una villa attraente. E che cosa succederebbe se i tunnels fossero chiusi domani? Abu Yakub batte le mani e dice: ” Bene, allora si avrebbe la fine del lavoro”.

Ma ora si accovaccia vicino ad un nuovo pozzo, in cui i suoi uomini stanno scavando un tunnel nuovo. Sono a soltanto 200 metri (656 piedi) dal loro obiettivo. Usando le immagini satellitari da Google Earth, installano i cavi elettrici, i tubi dell’ossigeno ed i citofoni nel sottosuolo. Il tutto richiede sei mesi e costa $ 40.000 (€ 26,000) per costruire un tunnel e coloro che che vi lavorano sanno che se sarà scoperto perderanno tutto. Mentre a coloro ai quali riesce, d’altro lato, possono fare fortuna.

Al momento dell’embargo, si valuta che i prezzi fossero quadruplicati e che, per un certo periodo, il cemento a Gaza costasse 10 volte più che in Egitto. Ma ora il cessate il fuoco del 19 giugno ha buttato all’aria i programmi dei contrabbandieri. Nel corso delle ultime settimane ultime, a circa 90 camion giornalieri è stato permesso di passare attraverso i valichi di frontiera israeliani. Comunque si tratta soltanto di una frazione dei 400 camion che la attraversavano giornalmente il confine prima dell’embargo, tuttavia era abbastanza per indurre i prezzi a scendere immediatamente a Rafah. Probabilmente per questo due settimane fa, alcuni commercianti hanno tirato un razzo fatto in casa verso la città israeliana di Sderot, sperando che questo spingesse il governo a Gerusalemme ad isolare ancora i confini. “Il cessate il fuoco può essere buono per la gente di Gaza, ma non per noi”, dice Abu Yakub.

Il cessate il fuoco ha inoltre nociuto ad Hamas, perché il traffico di confine sotterraneo è una delle sue fonti di reddito chiave. Gli islamici, si valuta, possono raccogliere circa $ 10.000 (€ 6,450) in un giorno dai proprietari del tunnel sotto forma di “tasse di uso”, così come le “tasse sul valore aggiunto” sono da pagare in denaro ai collettori che attendono alll’uscita del tunnel. Se un pacchetto delle sigarette costa 74 centesimi in Egitto, viene pagato € 1.85 ($ 2.87) a Gaza, con la metà dei profitti che vanno ad Hamas. E molta gente fuma nella Striscia di Gaza…

Gli islamici, inoltre, controllano la distribuzione di benzina. Chiunque che desideri comprarla deve in primo luogo acquistare un “polizza di assicurazione” da Hamas, per circa € 170 ($ 264), in cambio di un buono che autorizza la possibilità di comprare 20 litri (5.3 galloni) ogni due settimane persino ora, con Israele che permette l’ingresso di 1 milione litri (264.000 galloni) di combustibile per le automobili nella Striscia di Gaza. Tuttavia, molti residenti ancora guidano con una miscela fatta di verdura e grasso già usato per friggere. Di conseguenza, gli odori della Striscia di Gaza sembrano quelli di una friggitoria.

Ma per gli islamici, le prospettive non sono solo soldi, ma la giustizia e la domanda di giustizia. Dopo il colpo di Hamas, Abbas ha invitato i giudici nella striscia di Gaza a non lavorare. Questo ha consentito ad Hamas di assumere la direzione delle corti dal novembre scorso e di nominare i nuovi giudici favorevoli alla sua causa. Qualcuno, tuttavia, vorrebbe persino vedere queste corti abolite.

Uno di loro, forse l’più influente, è Marwan Abu Ras, conosciuto come ” Hamas’ mufti.” I capi politici dell’organizzazione preferiscono non essere accomunati con Abu Ras e lo descrivono come “peculiare”. Ma Ismail Haniyeh (amministratore capo a Gaza) e Mahmoud Zahar, uno dei fondatori di Hamas, amano discutere sugli argomenti religiosi con Abu Ras, che ha studiato a Medina. L’erudito religioso porta un abito di jalabiya lungo fino al pavimento ed il suo stomaco è premuto contro il bordo del suo scrittorio, su cui è posto un Corano su una stuoia fatta di cuoio rosso imitazione coccodrillo. Le bandierine palestinesi sul suo scrittorio fluttuano nella brezza che viene dal ventilatore del suo ufficio. Osserva più sonnolento che pericoloso, che si è trattato di una coincidenza il fatto che una bomba sia esplosa davanti alla sua casa due venerdì fa. Nel suo caso, il bombardamento tentato era presumibilmente un atto di vendetta da Fatah.

Tutto ciò a causa di un fatwah, o editto religioso, pubblicato da Abu Ras che è costato la vita a circa 100 membri del Fatah durante e dopo la lotta di potere di quattro giorni l’anno scorso. “Chiunque che abbia commesso l’omicidio deve anche essere punito con la morte”, dice i muftì. “Prima che Hamas prendesse il potere, c’era molto crimine qui. Ora abbiamo ristabilito l’ordine”.

Ordine anche attraverso mezzi di tortura, anche se questo non è qualche cosa che Abu Ras sia disposto ad ammettere. Palestinesi che sono fuggiti nella West Bank parlano di inchiodati alla parete, chiusi in bare o sottoposti a false esecuzioni da parte di Hamas. “Prenderemo i migliori aspetti del sistema iraniano e del sistema saudita”, dice Abu Ras, sottolineando che le donne, naturalmente, putranno continuare a frequentare l’università, andare al mercato e guidare. “Noi non siamo Talibani, dopo tutto”, dice.

L’influenza islamica sta diventando sempre più visibile. La maggior parte degli uomini ora portano la barba e molte donne sono completamente velate. Nuovi minareti si stanno costruendo a Gaza, l’alcool non è più disponibile e Hamas ha limitato il dancing misto alle cerimonie nuziali ed ha esteso lo studio religioso in scuole. Ci sono stati attacchi con incendi dolosi contro le organizzazioni Cristiane e gli Internet cafés cristiani e alcuni mesi fa islamici radicali hanno persino lanciato una granata davanti all’hotel Deira, perché era stato detto che un cameriere là aveva servito il whisky in tazze del caffè espresso. Il terrazzo al Deira è un rifugio per la borghesia e le famiglie allargate passano là le loro sere che giocando a rummy.

Sharhabeel Zaeem viene all’hotel Deira giornalmente con sua moglie ed i loro quattro bambini. Egli è proprietario di uno dei magggiori studi di avvocati di Palestina e fino a due anni fa supportava le organizzazioni non governative internazionali e gli investitori arabi. Ma dopo il colpo di Hamas questo investimento si è arrestato: non si fanno più cause e quelle passate vengono archiviate. Ora Zaeem, insieme alla sua moglie, ha completato l’esame di stato di scienze politiche e sta studiando per guadagnare un master in legge. “Ora ho molto tempo”, dice.

Insieme a Palestinesi che hanno le sue stesse idee, Zaeem sta creando un nuovo partito, il “Palestine Forum”, che è sostenuto da Munib Masri, un multimilionario di Nablus. “Abbiamo bisogno di almeno cinque anni prima che possiamo confrontarci con Hamas”. Ma è una situazione promettente, visto che già molti sono delusi dagli islamici.

Anche se la gente può camminare nelle strade anche di notte, perché c’è un ufficiale di polizia ad ogni angolo, dice Zaeem, questo è il limite dei successi di Hamas.”Hamas ha il potere, ma pensa ancora come un partito di opposizione”, dice. Ignora l’immondizia che si accatasta nelle vie, non fa niente per riparare i semafori, le strade e i tubi di acqua e non presta attenzione ai bambini che elemosinano agli incroci.

Hamas persino ha rinnegato la sua promessa più importante: la lotta alla corruzione. “Potete comprare la vostra uscita da questa prigione ed è ancora meno costosa di quando si era sotto Fatah”, dice un uomo che preferisce rimanere anonimo. Un vigile urbano recentemente gli ha chiesto una “donazione per comprare il breakfast”. Ma la corruzione sta derivando dalla parte superiore piuttosto che la parte inferiore della struttura di potere di Gaza.

Ismail Haniyeh, il capo de facto a Gaza, ha guadagnato 28 chili (62 libbre) ed ha installato il suo ufficio nella residenza del precedente governo, con una vista sull’oceano (che per la verità è solo il Mediterraneo, ndr), naturalmente. Oltre ad Haniyeh, gli uomini in carica includono Tahir Nunu, il portavoce di Hamas, che gradisce tenere la sua corte all’hotel Deira e si presenta ai suoi ospiti con un sorriso senza fine, incorniciato da una barba curata con attenzione. Chiunque ascolti Nunu scopre che Hamas è disposto a liberare il soldato israeliano rapito Gilad Shalit, a formare un governo di unità con Fatah, e persino a fare la pace.

Nunu fuma la sua pipa ad acqua. Può appoggiarsi a indietro e distendersi, perché le cose stanno andando bene per Hamas. Ha emarginato Fatah a tal punto che Abbas è disperato persino tanto da minacciare, la settimana scorsa, di dissolvere l’Autorità Autonoma se Israele accettasse di scambiare dei prigionieri importanti di Hamas in cambio di Shalit. Questo è significativo, perché il rilascio di Palestinesi, finora e costantemente, era stato considerato un obiettivo comune di tutti i partiti.

Nunu è la faccia pubblica di Hamas. L’altro volto di Hamas non ha il suo sorriso. Appartiene a Ayman, di 26 anni, con una barba incolta che sogna di diventare un martire. “Morirò prima o poi”, dice. “Sarebbe meglio morire in un attacco a Israele”. Mostra un videoclip sul suo telefono mobile con lui che spara con un Kalashnikov, quindi una foto della figlia, che ha soltanto alcuni mesi.

Ayman ha fatto parte delle brigate di Al-Aksa come combattente sei anni fa, poi è diventato membro della guardia presidenziale di Fatah. E’ passato ad Hamas dopo il colpo. Oggi è un ufficiale di polizia di giorno e un membro delle brigate di Qassam alla notte. Non deve neppure cambiarsi i vestiti passando da un lavoro al seguente. Utilizza la stessa uniforme per entrambi.

Prima del cessate il fuoco, ha trasportato razzi nel nord della Striscia di Gaza e li ha tirati da là. Ora c’è ancora un cessate il fuoco, ma lui non è meno occupato. “Al contrario”, dice, “ci stiamo addestrando per il prossimo grande attacco”. Ciò significa spiare le posizioni israeliane e predisporre gli esplosivi in depositi vicino al confine. Le esplosioni si sono sentite spesso attualmente, poichè i combattenti di Qassam si addestrano per guerra di guerriglia. Allo stesso tempo, Hamas sta provando a rimodellare le brigate in un efficace esercito con una chiara catena di comando, un esercito che, come Hezbollah nel Libano, sarebbe capace di resistere a una invasione israeliana.

“Siamo delusi, perché Israele non apre i confini completamente, come promesso. Ed è per questo che presto finirà il cessate il fuoco”, dice Ayman. Spera che questo, alla fine, gli darà la possibilità di trasformare il suo sogno in realtà. (In effetti tensioni su la mancata completa apertura dei valichi non mancano e raggiungono addirittura la forma di una minaccia diretta a Israele, ndr)

Abu Ibrahim, il re del tunnel di Rafah, ne sarà altrettanto contento.

Gaza. I tunnels sono le linee vitali della Striscia

Fonte: libera traduzione da “Der Spiegel on line” 04.08.08

… e a Gaza, stretta da “un assedio mortale”, … si contrabbanda di tutto: leoni e scimmie compresi!

Marsspirit

Gaza, Hamas attacca Fatah: fuga di massa a Ramallah

Resa dei conti. Raid dopo un attentato contro i miliziani fondamentalisti

Gaza, Hamas attacca Fatah.Fuga di massa a Ramallah

Sotto assedio un clan vicino ad Abu Mazen: 9 morti. La rappresaglia di Fatah è arrivata in Cisgiordania: uno dei leader di Hamas a Nablus è stato rapito e minacciato di morte

Le tappe della crisi

1. La conquista della Striscia 15 giugno 2007: dopo violenti scontri con il Fatah, Hamas ha preso il controllo di Gaza

2. Morti al corteo Novembre 2007 A novembre Hamas uccise 7 persone a una manifestazione di Fatah a Gaza, in memoria di Arafat

3. L’ autobomba e le accuse 25 luglio: 5 membri di Hamas e una bimba sono stati uccisi da un’ autobomba. Accusato il Fatah

9. I morti durante gli scontri di ieri: almeno 95 i feriti. Più di 180 membri del clan Hilles, legato a Fatah, sono scappati in Israele per sfuggire alle violenze

200. I membri di Fatah arrestati a Gaza da Hamas dalla scorsa settimana, quando un attentato ha riacceso la crisi. Nell’ attacco erano morte sei persone, tra cui una bimba

GERUSALEMME – Qualcuno ha provato a scappare vestito da donna. Altri hanno puntato verso il confine e la salvezza, aiutati dagli israeliani ad arrivare in Cisgiordania, dopo le pressioni di Abu Mazen. Come un anno fa, quando Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza: le milizie fondamentaliste mettono sotto assedio le roccaforti di Fatah, i fedeli del presidente fuggono a Ramallah. L’ attacco è cominciato ieri all’ alba ed è stato pianificato da una settimana. Da quando una bomba piazzata sotto un’ auto ha ucciso cinque integralisti e una bambina.

I leader di Hamas hanno accusato la fazione di Abu Mazen, il premier deposto Ismail Haniyeh ha promesso di arrestare i responsabili. I soldati della forza esecutiva hanno circondato l’area dove vive il clan Hilles, in un quartiere nel centro di Gaza. I cecchini si sono piazzati sui tetti, centinaia di miliziani hanno pattugliato le strade e perquisito gli appartamenti. Gli Hilles sono accusati di nascondere i ricercati per l’attentato. Ahmed, il capoclan, si è rifiutato di arrendersi. «Ci hanno tagliato l’ elettricità – ha detto alla radio, durante l’ assedio -. E’ il momento di decidere: essere schiacciati da Hamas o mantenere la dignità». Gli Hilles hanno deciso di combattere, almeno all’ inizio, prima di scegliere in 180 di scappare verso la Cisgiordania.

Tre agenti della forza esecutiva di Hamas e sei uomini di Fatah sono stati uccisi, i feriti sono oltre 90, perché negli scontri le case sono state bersagliate con i lanciagranate. «Siamo determinati a continuare con il raid – ha spiegato un portavoce – fino a quando non arresteremo tutte le persone coinvolte. Questo è solo l’ inizio».

Abu Mazen ha definito la campagna di Hamas «inaccettabile» e «un colpo» ai suoi tentativi di far ripartire il dialogo nazionale. La rappresaglia di Fatah è arrivata in Cisgiordania, dove la fazione è più forte. Un gruppo di uomini mascherati ha rapito Mohammed Ghazal, docente universitario e tra i leader fondamentalisti a Nablus. Hanno minacciato di ammazzarlo, se l’ assedio a Gaza non fosse stato fermato. E’ stato rilasciato qualche ora dopo.

Da una settimana, Hamas porta avanti operazioni contro gli uffici del partito avversario. Dopo l’ esplosione di venerdì scorso, duecento attivisti sono stati arrestati, i giornali dell’ Autorità palestinese non entrano più nella Striscia di Gaza, l’ agenzia stampa ufficiale è stata chiusa. Ieri la forza esecutiva ha bloccato la stazione radio del Fronte per la liberazione della Palestina, con l’ accusa di diffondere notizie false e di incitare alla ribellione. Il governo di Salam Fayyad, nominato da Abu Mazen, ha risposto incarcerando sostenitori di Hamas in Cisgiordania. Il presidente ha minacciato gli israeliani di interrompere i negoziati di pace, se il governo di Ehud Olmert dovesse accettare di rilasciare prigionieri fondamentalisti in uno scambio per la liberazione di Gilad Shalit, il caporale dell’ esercito rapito nel giugno del 2006.

Davide Frattini

(Fonte: Corriere della Sera, 3 Agosto 2008, pag.14)

Gaza: scontri Hamas-Fatah, 9 morti e decine feriti. Israele accoglie 180 sostenitori Abu Mazen in fuga

Gaza: scontri Hamas-Fatah, 9 morti e decine feriti. Israele accoglie 180 sostenitori Abu Mazen in fuga

(ANSA-AFP-REUTERS) 23:57 – Gaza, 2 ago – Almeno nove palestinesi – in gran parte civili, secondo fonti ospedaliere – hanno perso la vita e una novantina sono rimasti feriti oggi in scontri fra militanti di Hamas e di Fatah a Gaza, nel confronto più sanguinoso tra le due fazioni da quando il movimento integralista islamico ha assunto il controllo della Striscia un anno fa. Sull’identità delle vittime esistono due diverse versioni. Una fonte di Hamas – citata dalla Reuters – afferma che si tratta di tre poliziotti del partito islamico e di sei miliziani di Fatah, il movimento legato al presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmud Abbas (Abu Mazen). Secondo la medesima fonte, altri cinque agenti e altre 90 persone, inclusi 16 bambini, sono rimaste ferite. Un’altra fonte di Hamas – citata dalla France Presse – ha parlato di due miliziani uccisi, mentre, secondo fonti mediche, le altre sette vittime sono civili e oltre 90 persone sono rimaste ferite.

Le violenze sono durate buona parte della giornata e sono divampate quando le forze di Hamas hanno tentato di arrestare, nel sobborgo di Shejaia, alcuni membri del clan Helis, legato a Fatah, accusati per l’attentato del 25 luglio in cui sono morti cinque miliziani del movimento islamico e una bambina. A scatenare i combattimenti sono stati gli oltre 300 arresti eseguiti da Hamas tra i sostenitori di Fatah, alcuni dei quali nel frattempo sono stati rilasciati. Anche le forze di Abu Mazen hanno arrestato, e in parte rilasciato, decine di uomini di Hamas in Cisgiordania.

In serata 180 membri del clan Helis sono fuggiti dalla Striscia di Gaza in Israele attraverso il valico di Nahal Oz. Tra i fuggitivi anche Ahmad Helis, uno dei leader del clan, ricercato insieme ai suoi uomini per il recente attentato. Israele ha detto di aver aperto la frontiera per “circostanze eccezionali” e su richiesta dello stesso Abu Mazen e del premier palestinese Salam Fayyad. I combattenti di Fatah feriti sono stati ricoverati nello Stato ebraico, mentre gli altri sono stati portati a Ramallah, quartier generale dell’Anp in Cisgiordania, secondo fonti israeliane. Secondo un comunicato dell’Anp, Abu Mazen ha telefonato a Ahmad Helis per esprimergli solidarietà e denunciare gli attacchi di Hamas, che vanno contro il mio appello per un dialogo nazionale fra i palestinesi”.